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Juventus – Milan Streaming Gratis Come Vedere Diretta Live Link Tv No Rojadirecta 6 Aprile 2019 ore 18:00

Juventus – Milan  Streaming, dove vedere la partita in tv

La partita Juventus – Milan verrà trasmessa Sabato 6 Aprile in diretta e in esclusiva da Sky e nello specifico su Sky sport Serie A canale 102 Sky Sport 251. Tutti gli abbonati Sky potranno seguire la partita in streaming anche da dispositivi mobili come smartphone, pc, tablet e attraverso le piattaforme online Sky Go e Now TV. Molti sono i portali che danno la possibilità di assistere ad eventi sportivi in diretta streaming e sono davvero tanti. Esistono anche tanti siti che propongono eventi dal vivo, ma che non sono legali e danno anche nella stragrande maggioranza dei casi problemi e scarsa qualità video e audio. In genere questi siti vengono anche essere oscurati dalla Polizia informatica, proprio per la violazione del diritto di riproduzione. Esistono quindi dei portali legali che danno la possibilità di poter vedere le partite di calcio in streaming live, offrendo anche una qualità HD. Tra queste non possiamo non citare Sky Go e Premium Play che sono a pagamento, mentre altri sono gratuiti.

Rojadirecta Juventus – Milan

ROJADIRECTA Juventus – Milan – Come sito di streaming gratuito uno dei più famosi è Rojadirecta. Il sito spagnolo dovrebbe presentare il link della gara poco prima dell’inizio del match. Vi ricordiamo, come sempre, di non usare questa pratica, visto che potreste incorrere in multe e sanzioni elevate.

Se il famoso marziano che sbarca sulla terra ignaro di tutto fosse atterrato ieri a Milanello, difficilmente avrebbe capito il filo del ragionamento di Gattuso, soprattutto osservando classifica e stato di salute della sua squadra. «La partita con la Juve cade proprio a pennello», ha detto Rino. Ah, ecco. Potrebbe sembrare una provocazione, ma è ben distante dall’esserlo. Molto più semplicemente, il tecnico rossonero confida in una reazione, in quella scossa che «per noi potrebbe essere la svolta». Quindi: la sfida ai più forti, là dove il Milan ha sempre perso, dopo un punto nelle ultime tre partite, per riempire di nuovo il serbatoio quel tanto che basta sino a fine maggio. Un grido di battaglia a cui in realtà si può dare una valenza molto più ampia: quasi una sorta di «ora o mai più», provare a sbancare lo Stadium per dimostrare che il dislivello dai bianconeri è molto ampio ma in prospettiva colmabile, lavorando al meglio sul campo e al quarto piano di Casa Milan. Dare un cenno di speranza per il futuro insomma, trasformando questa partita non nei novanta minuti di una vittima designata, ma in un’opportunità.

REALISMO Una tentazione che arriva proprio dal coefficiente fuori scala della difficoltà. I benefici postumi sarebbero proporzionali al valore dell’impresa. E’ una parola che ha usato ieri Gattuso, perché pur sempre di quello si tratta. Ed è ovviamente convinto che la sua squadra abbia le potenzialità per compierla. Sì, certo, una tentazione. Quella, per esempio, di tornare con qualche punto da Torino e poter poi raccontare: visto? Non siamo morti. E siamo ancora in linea con gli obiettivi. Quel quarto posto che da giugno in avanti farà tutta la differenza del mondo e che, a questo punto della stagione, mancava da sei anni. Rino volendo potrebbe scegliere di partire da qui, rivendicando un rendimento complessivo che manca da diversi anni, ma non ama attaccarsi alle esibizioni personali. La sua visione è guidata dal realismo e dalla modestia, tanto da non avere problemi a raccontare: «Il nostro esempio dev’essere proprio la Juve. Loro insegnano. Con l’Atletico tutti a dire che non si reggevano in piedi e non ce l’avrebbero fatta, e invece è stata la partita che le ha cambiato la stagione. E non parlatemi di squadra distratta dalla Champions: non è possibile aspettarsi una Juve così, sotto questo aspetto è da anni che sono impressionanti». Prendere spunto dai più bravi: non è copiare, è l’intelligenza dell’umiltà.

CHILI Poi, ovvio, meglio non soffermarsi troppo sui numeri che accompagnano questa sfida. Gattuso in quattro incroci da allenatore contro la Juve, fra coppe e campionato, ha sempre perso, con un gol fatto e dieci sulla schiena. Anche il Milan allo Stadium ha sempre perso e l’ultimo sorriso è stato proprio grazie a un gol di Rino, quella «ciofeca» (ipse dixit) di otto anni fa all’Olimpico che nella conferenza di ieri il tecnico non ha nemmeno sfiorato. Gattuso non è tipo da amarcord, altrimenti giocherebbe sempre col 4312. Ci ha provato con l’Udinese e per un po’ è stato solleticato – ecco un’altra tentazione – anche in vista di Torino. Ha studiato se la cosa era sostenibile e ha poi dedotto di no. Oggi si tornerà al 433 della casa, usato tattico sicuro che se ben applicato copre efficacemente il campo. E che nell’idea di Rino dovrebbe far calare il pallone da quei 120 chili pesati contro l’Udinese. «Occorre mettere la squadra che dà più garanzie – conferma infatti l’allenatore –. Anche perché si sente che c’è un po’ di nervosismo ».

SABBIE «Una grande occasione », allora. Gattuso riassume così la sfida dello Stadium. «Basta un risultato, un episodio per ritrovare l’entusiasmo». Vale ovviamente anche per lui, che ammette: «È un momento che non sto vivendo benissimo, sono deluso perché anch’io avevo fatto la bocca buona a quel periodo in cui filavamo via bene. C’è tanta rabbia addosso, nel momento più bello ci siamo inceppati ». Ma c’è anche qualche appiglio a cui aggrapparsi, qualche certezza diventata tale perché il suo Milan ha già saputo tirarsi fuori dalle sabbie mobili: «La storia recente dice che nei momenti di difficoltà questa squadra sa reagire e compattarsi ». Era successo quando la lista dell’infermeria era una pergamena che si srotolava lunga così, può succedere anche ora che viene a mancare qualche altro protagonista illustre. Come dice lui gran parte della questione ruota attorno all’aspetto mentale. «Ora l’errore da non commettere è farsi prendere dalla paura e dalla frenesia: o mamma, l’obiettivo sta sfuggendo… E adesso, se sbaglio? Ecco, non voglio nulla di tutto questo. Prima non ci pensavamo e infatti filava tutto liscio. Che poi, in fondo, non siamo certo gli unici a fare fatica nel gruppone in lotta per l’Europa. Vedo grande equilibrio, con più di un risultato inatteso». Lo è stato il pareggio con l’Udinese, evidentemente. E lo sarebbe anche una vittoria oggi a Torino. Le cose che non ti aspetti, però, devi essere bravo a portarle della tua parte.

La linea è chiara, evidente e molto sensata dal punto di vista aziendale: evitare di prestare ancora il fianco alle chiacchiere dopo quel 29 marzo – vigilia di Samp-Milan – in cui aveva spalancato le ipotesi più disparate dicendo che il suo futuro l’avrebbe «chiarito fra due mesi». Gattuso ora sta attento a pesare le parole quando le domande posano lo sguardo al di là di maggio. La squadra ha bisogno di tranquillità e di raccogliersi attorno al proprio allenatore nel nome del bene comune. E non di domandarsi fin da ora chi siederà in panchina dal prossimo luglio.

OBIETTIVI Ieri Rino ha fatto subito chiarezza. «Avviso tutti che è l’ultima volta che intendo parlarne: con Leonardo e Maldini non c’è assolutamente nulla, si parla fra allenatore e dirigenti come succede in tutti i club. Invece leggo cose non vere, e che alla fine restano anche un po’ nello spogliatoio». Ritmo scandito, tono deciso. «Io qui sto benissimo, il mio unico problema sono le ultime partite. Il mio futuro è qua, ovvero raggiungere gli obiettivi che vuole il club e che voglio anch’io». E ancora: «Ho altri due anni di contratto, ma il mio futuro è avere la testa su quello che dobbiamo fare oggi». Il futuro quindi è il presente: in questo slogan usato parlando di campo e obiettivi stagionali, c’è probabilmente anche un concetto più ad ampio respiro. E’ oggi in quanto del doman non v’è certezza. Perché quelle parole dette prima della Samp erano apparse tutt’altro che casuali e sprovvedute.

CONDIZIONI La netta sensazione era stata che si fosse trattato di una spia rossa sul cruscotto. Un alert che non riusciva più a stare sotto coperta, alimentato da rapporti con la dirigenza a quanto pare andati in alcuni casi sopra il livello di guardia, oltre alla sensazione di essersi ritrovato solo in diversi momenti della stagione. E così, siccome queste sono le pagine delle tentazioni, ci potrebbe essere anche quella di valutare il proprio futuro in ogni caso, a prescindere da come finirà l’annata. Fermarsi a riflettere dal 27 maggio in poi e chiedersi: ci sono ancora le condizioni per andare avanti? Un quarto posto, è evidente, agevolerebbe abbastanza i pensieri, ma non è una scienza esatta. Questa per Gattuso è stata una stagione in altalena non solo in classifica, ma anche mediaticamente e nei rapporti interni. Ed è anche stata una stagione in cui, al netto dei risultati ondivaghi, la grande maggioranza degli addetti ai lavori gli ha riconosciuto lo status di allenatore vero. Cosa che gli apre eventuali prospettive di mercato che la scorsa estate non c’erano. Soprattutto all’estero, sebbene – è doveroso sottolinearlo – non risulta in alcun modo che Rino abbia in mano vere e proprie offerte, né che lui si sia mosso per cercarle. Come ha detto ieri, il focus ora è arrivare in Champions, cosa che è convinto di poter raggiungere. Con le proprie forze: «Le scelte che faccio sono soltanto mie. Tante volte a Leonardo e Maldini comunico chi gioca solo il giorno della partita». Orgoglio e focolai da spegnere: ora è così, poi si vedrà.

Signori, benvenuti nel 1996. Mancano Braveheart al cinema, Bill Clinton al telegiornale e Michael Johnson all’Olimpiade ma per il resto, per uno juventino, c’è tutto: il Milan rivale in campionato, l’Ajax all’orizzonte e una coppa coi manici al centro dei pensieri. Chi c’era, si sente invecchiato. Massimiliano Allegri, che ai tempi giocava a Perugia, non ha tempo per pensarci: in questi giorni ragiona su due partite contemporaneamente, parecchio legate. Le scelte di JuveMilan di stasera sono condizionate da AjaxJuve di mercoledì e in questo c’è un velo di tristezza: una partita simbolo della A è degradata ad aperitivo della grande serata di Champions. Non per caso, si gioca alle 18, l’ora dello spritz.

LE DIFFERENZE Il problema è che Milan e Ajax sono molto diverse. La grande questione, quando giochi con l’Ajax, è superare l’esuberanza fisica: la squadra è giovane e Ten Hag l’ha istruita a essere intensa, pressare i difensori e considerare i palloni in verticale un gesto di sfida. Riguardando l’inizio di AjaxReal, si resta colpiti: quando il Real rischiava una giocata in avanti, spesso veniva assaltato. Con il Milan no, va diversamente. Gattuso non vuole lasciare troppi metri tra i difensori e il portiere così resta spesso più basso, limita l’aggressione ad alcuni momenti della partita. Ovviamente, c’è il rovescio della medaglia. Con l’Ajax, superata la prima pressione, si ha campo per giocare e fare male, mentre le due linee davanti a Reina (o Donnarumma) sono un muro più duro da attaccare. TRIS BDM Eppure non è escluso che alcune soluzioni di stasera tornino utili per mercoledì. Anzi, il tris Bernardeschi Dybala Mandzukic, candidato a giocare dal primo minuto, potrebbe essere lo stesso di Amsterdam. Kean, almeno per stasera, sembra dover andare in panchina. La prima domanda nella conferenza di ieri è stata un classico: come sta Ronaldo? «Meglio», ha risposto Allegri. Pausa scenica. Poi ha aggiunto: «Ci sono buoni segnali, sta facendo di tutto per esserci contro l’Ajax, speriamo sia a disposizione ». Questo è ottimismo, nemmeno troppo mascherato. Se Cristiano ci sarà dall’inizio, avrà probabilmente vicino Mandzukice Bernai. Se invece Allegri deciderà di portarlo solo in panchina, la combinazione BDM potrebbe tornare utile. Utile e quasi inedita perché si è vista solo con lo Young Boys. Allegri, in ogni caso, ha spiegato che la condizione atletica non lo preoccupa: «Stiamo bene, pronti a giocarci questo mese e mezzo». Chi ha visto CagliariJuve, lo ha notato.

SITUAZIONE INFORTUNI La condizione generale però non sempre va d’accordo con la situazione dei singoli. Allegri stasera terrà fuori Chiellini e dovrebbe mandare in panchina anche Pjanic, Matuidi e Alex Sandro. Per tutti, soprattutto i primi due, è un riposo strategico in vista della Champions. Potrebbero entrare nel secondo tempo, un piano di volo che può applicarsi anche a Khedira, alla prima convocazione dopo l’operazione al cuore, ma non a Cuadrado e Douglas Costa. Torna il bollettino di Allegri: «Douglas dovrebbe essere a disposizione per l’Ajax, Barzagli farà un controllo in questi giorni e Cuadrado ci sarà sabato prossimo a Ferrara. Ah, Caceres è fuori per tre settimane, mentre Perin con il Milan non ci sarà». Non grandi notizie. La grande notizia all’orizzonte, in effetti, sarebbe un’altra. La Juventus, vincendo, potrebbe sperare in un colpo del Genoa a Napoli e, in quel caso, sarebbe scudetto con sette giornate di anticipo. «JuveMilan sarà molto equilibrata, il Milan è cresciuto molto e lotta per la Champions», ha detto Allegri. Poi, a precisa domanda, ha ammesso: «No, in caso di scudetto non temo i festeggiamenti». In quel caso, almeno, basta spritz. Champagne.

Gli investigatori della Digos stanno studiando tutte le immagini della partita dopo l’apertura di un’inchiesta sui buu razzisti all’indirizzo di Moise Kean e Blaise Matuidi durante l’ultimo CagliariJuve. Al di là di tutto il clamore che ha generato la vicenda, anche per le prime parole di Leonardo Bonucci dopo l’esultanza di Kean, si cerca di stabilire se i fischi all’indirizzo del giovane bianconero siano in realtà cominciati prima del suo gol, realizzato a 5’ dal 90°. Un’altra vicenda che fa pensare a un cambio di linea rispetto ad alcune situazioni. E al fatto che non valga più la classica distribuzione dei compiti: da una parte la giustizia sportiva che analizza ciò che accade «dentro» e ovviamente decreta le sue sanzioni per i cori razzisti (fino all’eventualità di una sospensione della partita, in questo caso la parola spetta al responsabile dell’ordine pubblico) dall’altra le forze dell’ordine che intervengono sul «fuori» in caso di incidenti o comunque di momenti di tensione. Proprio alla Sardegna Arena, questa volta in CagliariFiorentina del 15 marzo, il giorno del ricordo di Davide Astori, c’era stata la vicenda dell’incredibile «devi morire» di alcuni ultrà viola quando un tifoso cagliaritano veniva colto da un infarto sugli spalti. Anche allora la questura aveva aperto un’inchiesta.

L’INCHIESTALa giornata di CagliariJuve è stata particolarmente difficile dal punto di vista dell’ordine pubblico e il questore Pierluigi D’Angelo ha chiesto di andare a fondo non solo sui buu per Matuidi e Kean, ma anche su altri episodi verificatisi alla Sardegna Arena e nelle sue vicinanze. Fra l’altro ieri è arrivato nell’isola anche il capo della Polizia, che ha risposto all’invito dei bambini della scuola primaria di Sinnai. Naturalmente la visita era prevista da tempo e non si è parlato degli episodi di CagliariJuve, ma Gabrielli era accompagnato proprio dal Questore ed è possibile che i due abbiano parlato anche dell’inchiesta aperta nei giorni scorsi.

ALTRE TENSIONI Sul caso Kean ieri si è pronunciato ancora Massimiliano Allegri: «Una cosa è il razzismo, che va sempre combattuto e non è mai giustificabile. Altra il comportamento dei giocatori, che devono essere rispettosi verso tutti. Bonucci? Si è espresso male, in trance agonistica e si è subito scusato», ha detto il tecnico Juve. In realtà la vicenda dei fischi, su cui peraltro il giudice sportivo ha deciso di rinviare il suo pronunciamento forse proprio per attendere i primi accertamenti della Polizia, non è stata la sola ad accendere l’interesse delle forze dell’ordine. In particolare, c’è l’episodio accaduto nella tribuna centrale: un tifoso del Cagliari è stato infatti e denunciato e ora rischia un Daspo. L’accusa è quella di aver colpito un minorenne che stava esultando per il 20. Nell’indagine si sta tentando anche di capire la genesi di altri momenti di tensione, dal lancio di fumogeni allo scontro fallito fra due gruppi di ultrà. Le indagini della Questura stanno tentando di verificare anche se c’è una relazione fra i vari momenti di un’altra giornata da dimenticare.

Prepara una Juventus di lotta e di festa, Massimiliano Allegri, mentre si gode la viglia della sfida al Milan e l’avvicinamento di quella all’Ajax. «Da domani fino alla partita con la Fiorentina dobbiamo essere pronti ad affrontare 15 giorni molto intensi», annuncia. Quindici giorni di lotta, contro Milan, Spal e viola e soprattutto Ajax, e probabilmente di festa. Non si sbilancia sulle date, Allegri, ma mette da parte i calcoli sui punti da fare per rimarcare i meriti bianconeri: «Quando vinceremo lo scudetto, dovremo festeggiarlo e celebrarlo nel migliore dei modi. Conquistare otto titoli di fila è speciale: significa che ci sono lavoro quotidiano e forza mentale impressionanti. La Juve sta facendo numeri straordinari, come i suoi meriti. Meriti e non demeriti delle avversarie: il Napoli sta viaggiando alla media scudetto di un campionato normale, è la Juventus che sta andando oltre». In realtà la media attuale porterebbe la squadra di Ancelotti a 80 punti, pochi per trionfare, ma vincendo sempre gli azzurri potrebbero chiudere a 87: buoni per tre dei sette tricolori di fila bianconeri. Ottantasette punti che invece rischiano di essere artimeticamente troppo pochi già tra una settimana, se la Juve vincesse oggi e poi in casa della Spal (per i calcoli vi rimandiamo a pagina 7): «Intanto battiamo il Milan – torna sul presente e sulla lotta Allegri – perché tre punti intanto ci servono e perché Juventus-Milan è sempre una sfida che dà grandi stimoli. Dovremo fare una bella partita, che ci prepari per mercoledì».

Il pensiero dell’Ajax occupa già una parte importante delle riflessioni di Allegri e aleggerà stasera sull’Allianz Stadium: affascinante da cullare, anche perché all’andata dei quarti di Champions la Juventus pare avviata a presentarsi al top. «Ronaldo sta meglio – ha gettato un altro po’ di luce sul grande dubbio della vigilia il tecnico – Lui sta facendo di tutto per esserci e speriamo di averlo a disposizione. Contro il Milan? No, assolutamente». Contro i rossoneri però calerà un poker di rientri: «Mandzukic, Dybala e Spinazzola sono a disposizione, di Khedira devo valutare la condizione, ma sta meglio di quanto pensassi». E infatti anche il tedesco è entrato nell’elenco dei convocati, destinato ad allargarsi per l’Ajax e poi nei giorni successivi: «Douglas Costa sarà disponibile ad Amsterdam, Cuadrado a Ferrara e Barzagli tra 8-10 giorni. Perin lo valutiamo giorno per giorno». Resta fuori solo Caceres, vittima di un problema ai flessori della coscia sinistra e «fuori per tre settimane».

Con l’infermeria vuota, Allegri torna a poter scegliere la formazione e a poter dosare Moise Kean, che dopo la partita da titolare a Cagliari, il quarto gol consecutivo tra Nazionale e Juve e i buu razzisti, sembra destinato a partire dalla panchina stasera. «Il clamore di questi giorni non influenzerà le mie scelte, Moise l’ho visto bene e oggi deciderò. Sarà una partita in cui serviranno cambi», ha spiegato l’allenatore, prima di tornare sul caso esploso alla Sardegna Arena e sulla maturazione del diciannovenne talento bianconero: «Su quello che è successo martedì bisogna distinguere. Da un lato c’è il razzismo, che va sempre combattuto e non è mai giustificabile. Mai – ripete più volte -. Dall’altro c’è il comportamento dei giocatori e quando dopo la partita ho parlato di quello di Kean non l’ho certo fatto per giustificare il razzismo, ma perché anche contro l’Udinese sul 4-0 aveva fatto un colpo di tacco che non mi era piaciuto, perché mancava di rispetto agli avversari. E il rispetto va sempre mostrato». Severo come sempre, Allegri con Kean, in modo forse anche volutamente accentuato, per scongiurare il rischio che si perda come accaduto ad altri talenti precoci: «Sono contento di quello che sta facendo, ma l’importante, e lo ripeterò fino alla noia, è che acquisisca la forza mentale e l’equilibrio per stare 10-15 anni alla Juventus. Dipende da lui, come per tutti: se dopo poche partite uno pensa di essere un campione, dura più sott’acqua».

Dicono che l’ambiente a Milanello sia piuttosto teso, che si stia sentendo la terra Champions franare sotto i piedi e questo procuri un nervosismo diffuso. Girano ovunque i nomi dei suoi sostituti possibili, si raccontano episodi inenarrabili tra lui e Leonardo. O dicono e raccontano cose errate, o Gattuso maschera non bene ma benissimo. E affronta con grande lucidità la raffica di domande che gli vengono poste alla vigilia, a cominciare a quella che dà il titolo alla giornata: «Ci serve una grande prestazione che ci porti alla vittoria. La Juventus insegna questo, anche la Juventus era morta prima del ritorno con l’Atletico Madrid. Una partita gli ha cambiato lo stagione. Noi possiamo fare lo stesso percorso che hanno fatto loro». Ecco, quella formidabile rabbia che non manca mai, nella testa di Gattuso. Non è tipo da arrendersi, anche se i risultati sono quelli che sono. Riconosce la fortuna di avere dei “competitor” che stanno dando una mano a tener viva la speranza Champions: «Non siamo gli unici che stanno facendo fatica, tranne l’Atalanta, che sta dando continuità di risultati. Siamo ancora al quarto posto, siamo anche stati a tratti fortunati. Un motivo in più per non dover mollare”.

Ha cambiato, non è andata benissimo, cambierà ancora. Ma avrebbe cambiato anche se contro l’Udinese, con le due punte, avesse vinto. Perché la Juventus è un’altra cosa: «Contro l’Udinese dovevamo vincere a tutti i costi e volevo osare di più, tenendo gli avversari nella loro metà campo. Il problema è come stiamo interpretando le ultime tre partite, non è un problema a livello tattico, di modulo. Abbiamo cambiato atteggiamento perché è subentrata un po’ di paura. Ci siamo fermati sul momento più bello, dobbiamo ricominciare a fare le cose con entusiasmo e liberare la testa». Sempre della gara con l’Udinese, gli sono rimaste due immagini nella testa: «Da un lato guardo l’1-1 e come abbiamo preso quel gol contro l’Udinese, tre conto tre, che non avremmo mai preso mesi fa perché rincorrevamo tutti E poi vedo il miracolo di Calhanoglu nel finale. Eravamo due giocatori contro sette dell’Udinese ed era il quarto minuto di recupero. Non dobbiamo pensare che l’obiettivo stia sfuggendo, ma dobbiamo avere il veleno».

Non prende solo la Juventus ad esempio di come si possa trasformare una stagione in una partita. Anche Allegri entra di diritto tra colo dai quali trarre insegnamenti: «Ci ho giocato insieme a Perugia e poi è stato il mio allenatore per due anni. Si faceva voler bene già da giocatore. E’ un uomo molto positivo, non si piange mai addosso. Su tante cose è all’opposto di come vivevo e vivo io questo lavoro, e sicuramente qualcosa mi è rimasto di lui. Non l’ho mai visto arrabbiato. Ha sempre avuto questa cosa di far giocare i giovani, mi ricordo con Merkel quando si fece male Seedorf». toccando il tema dei giovani, non è possibile non fare riferimento a Kean: «Abbina talento a forza fisica. Sono d’accordo con Allegri quando dice che va lasciato tranquillo. Deve volare basso e lavorare sui margini di miglioramento». La chiusura è ancora sul suo futuro, ma stavolta non cade nel tranello che gli era costato un mare di polemiche prima della sfida con l’Udinese: «Ho due anni di contratto dopo questo. L’altro giorno non sono stato bravo a tenermi la risposta che vi ho dato ed è venuto fuori un polverone. Il mio futuro è qua, il mio futuro è riuscire a raggiungere gli obiettivi che sia io che la società vogliamo a tutti i costi»

Un tabù chiamato Allianz Stadium. Il Milan, da quando la Juventus si è trasferita nel suo stadio di proprietà, non ha mai ottenuto un punto in campionato nella tana dei bianconeri, raccogliendo solo sconfitte e anche eliminazioni in coppa Italia. I rossoneri non vincono in casa della Juventus dal 5 marzo 2011, quando la celeberrima “ciofeca” di Gattuso passò sotto la mano di Buffon per regalare al Milan, allora allenato da MassimilianoAllegri, tre punti importantissimi per la lotta scudetto, che poi terminò con il tricolore sul petto. Già dall’anno successivo, le cose cambiarono, con la Juventus di Conte che riuscì a battere i campioni d’Italia con una doppietta di ClaudioMarchisio. Quella partita è stata l’inizio dell’imbattibilità che è arrivata fino ad oggi, anche se va ricordato come il Milan, in diverse occasioni, sia riuscito a rendere difficile la vita alla Juventus. Adriano Galliani ha sempre sostenuto che il Milan, nei novanta minuti, sia riuscito a battere la Juve il 20 marzo 2012, quando con i gol di Mesbah e MaxiLopez, i rossoneri portarono la semifinale di Coppa Italia ai supplementari, salvo poi incassare il gol di Vucinic che chiuse il discorso qualificazione.  

Due anni fa, il Milan di VincenzoMontella che aveva battuto la Juventus ai rigori nella Supercoppa Italiana giocata a Doha, si presentò allo Stadium senza timori reverenziali e con Bacca pareggiò il vantaggio firmato da Benatia. GigioDonnarumma mise in mostra una delle sue partite più belle, con una serie di parate incredibili e dopo l’ennesimo miracolo, arrivò il contestatissimo rigore per un tocco di braccio di DeSciglio su cross di Lichtsteiner che Dybala trasformò per la vittoria bianconera al 96’. Al termine della sfida ci fu il famoso sfogo proprio di Donnarumma che poi baciò lo stemma del Milan sotto il settore ospiti. Una sconfitta bruciante, che portò a momenti di rabbia da parte dei giocatori del Milan che presero a pugni alcuni dei cartonati ritraenti i trofei vinti dalla Juventus oltre a prendere a calci qualche porta. Lo scorso anno, invece, la partita cambiò attorno alla metà del secondo tempo. Sul punteggio di 1-1 (gol milanista di Bonucci), Calhanoglu colpì la traversa con un gran tiro dalla distanza, col pallone che rimbalzò fuori dalla porta bianconera. Quello fu il punto di svolta della gara, che poi i gol di Cuadrado e Khedira fissarono sul risultato di 3-1. Questa sera, Gattuso, ci riprova. A lui basterebbe anche una ciofeca pur di ottenere punti…

Forse sarà l’emblema della forza della disperazione con la quale il Milan affronta queste delicatissima trasferta in casa della Juventus. Forse sarà il giocatore meno atteso, che invece si trasforma in una di quelle favole che solo il calcio sa inventare. O forse sarà semplicemente FabioBorini, con i suoi pregi e i suoi difetti, con le sue speranze e le sue certezze. Però, qualcunque cosa accada dalle sue parti questa sera alle ore 18, comunque la sua presenza merita di essere sottolineata, alla vigilia. Perché non gioca una partita da titolare dal 21 gennaio scorso, ovvero 75 giorni fa. Perché in stagione gli è toccato questo onere/onore soltanto altre tre volte, in campionato. E perché, oggettivamente, non è che con queste tipo di partite abbia una grande confidenza. 

Si dice spesso, nel calcio, che nel momento del bisogno ogni allenatore ricorra ai suoi fedelissimi, anche se magari meno quotati. Sinceramente, non sappiamo se Borini sia un fedelissimo di RinoGattuso: sicuramente, però, è uno che non risparmia una goccia di sudore, che non tira mai indietro la gamba, che dove lo metti sta, terzino o attaccante poco importa. E che magari non ha fatto la carriera che un po’ tutti si aspettavano, probabilmente lui in primis, quando a soli 16 anni venne acquistato dal Chelsea (erano i tempi in cui si parlava di saccheggio dei nostri vivai da parte dei club anglosassoni) e due anno dopo divenne il capocannoniere della squadra riserve della società londinese. Tante, forse troppe società nel suo passato e poi nellpestate del 2017 il Milan di YonghongLi lo acquista in mezzo ad altri dodici giocatori. Con Montella gioca quasi sempre, con Gattuso sicuramente meno: ma, come detto, anche nelle partite in cui non ha particolarmente brillato meno, non gli si è mai potuto rimproverare nulla. 

La promozione di oggi a titolare è frutto di tre situazioni differenti, una oggettiva e due soggettive: la prima è l’infortunio di Paquetà, che martedì sera contro l’Udinese ha rimediato una brutta distorsione e starà fuori non meno di venti giorni; la seconda è la scelta di escludere Biglia dalla formazione iniziale di Torino, per garantire da un lato il rientro di Kessie e dall’altro la presenza di un reparto un po’ più muscolare; e infine la decisione di arretrare Calhanoglu a centrocampo, come ha giocato qualche volta in passato, perché comunque in quel reparto è necessaria un po’ di qualità. A quel punto, inserire Borini sulla linea di Piatek e di Suso (Cutrone, ovviamente, non aveva chance di essere confermato in una squadra con due punte, vista la difficoltà della gara contro la Juventus) è stato quasi obbligato. Nell’incertezza che accompagna la formazione della Juventus, Borini potrebbe vedersela sulla stessa fascia in cui dovrebbero giocare DeSceglie e/o Cancelo: insomma, comunque vada, sarà una giornata tutta da vivere. 

Diciamo che oggi la Juventus – tennisticamente parlando – ha la possibilità di portarsi su un 40-30 e di guadagnarsi così un match point scudetto. Ma un match point del tutto anomalo perché il fatto che sia tale, o meno, dipende interamente da ciò che farà il suo avversario, ovvero il Napoli, che in prima persona può annullarlo oppure lasciare campo alla diretta rivale. In termini calcistici: se oggi i bianconeri battono il Milan, si portano a +21, un vantaggio che resterebbe tale in caso di sconfitta degli azzurri domani in casa con il Genoa. Questo significherebbe consegnare lo scudetto ai bianconeri perché il Napoli, in caso di ipotetico arrivo assieme a quota 84, grazie a risultati opposti nelle ultime sette giornate (solo sconfitte per Massimiliano Allegri e solo vittorie per Carlo Ancelotti), sarebbe comunque secondo per lo svantaggio negli scontri diretti, entrambi persi. 

Si tratta di un’ipotesi quasi di scuola, ma un’ipotesi comunque da porre sul tavolo dopo l’inaspettata sconfitta del Napoli a Empoli nel turno infrasettimanale. Così come bisogna mettere sul tavolo il fatto che oggi il Milan darà fondo a ogni energia per uscire imbattuto dall’Allianz Stadium e non perdere così ulteriore terreno in chiave piazzamento Champions League. Scudetto che può concretizzarsi in questo fine settimana oppure tardare fino al prossimo turno. Sabato la Juventus sarà di scena sul campo della Spal e le basta arrivare forte dell’attuale +18. Se tale vantaggio venisse mantenuto a Ferrara, sarebbe l’ottavo titolo consecutivo: tre conquistato da Antonio Conte, i successivi cinque tutti farina del sacco di Allegri. Un anticipo simile nella conquista dello scudetto porterebbe a un nuovo record nel campionato italiano. In passato l’anticipo maggiore era stato per un primo posto finale conquistato cinque giornate prima del termine. Un primato fissato per la prima volta dal Torino nel 1947-48 (quello anomalo a 21 squadre, per il ripescaggio della Triestina) cui hanno fatto seguito la Fiorentina nel 1955-56 (18 squadre) e l’Inter nel 2006-07 (a 20 squadre, l’unico paragonabile a quello attuale). Non sarebbe invece un record a livello delle cinque big europee, visto che il Psg ha conquistato il titolo in Francia nel 2016 ben otto giornate prima della fine del campionato. 

Il titolo andrebbe ad arricchire serie incredibili, come quelle di Giorgio Chiellini e Andrea Barzagli, i soli ad aver partecipato alle otto conquiste consecutive. E consegnerebbe ad Allegri un primato difficilmente eguagliabile, quello dei cinque scudetti di seguito. Meglio di Carlo Carcano, che guidò la Juventus del quinquennio 1931-35, senza però concludere l’ultima stagione, per un licenziamento anticipato. Allegri avvicinerebbe poi i due allenatori più vincenti della storia bianconera. In testa c’è Giovanni Trapattoni, con 14 trofei, segue Marcello Lippi con 13. Il toscano è a quota 10, quasi 11 visto lo scudetto a portata di mano. Inoltre è ancora tutto aperto per la Champions League. Se Allegri e la Juventus non si separeranno la prossima stagione, i due grandi vecchi possono tremare. 

 Ha iniziato anche a calciare, anche se con il pallone di gomma e in casa, scambiandosi passaggi con il piccolo Mateo, il suo secondogenito. Scambi documentati postando su Instagram il video in cui incita il bambino: «Forza Mateo», incalza un Cristiano Ronaldo sereno e felice. Sereno anche per quanto riguarda Ajax-Juventus di mercoledì e sempre più determinato a giocarla. E’ sempre stato il più fiducioso di tutti fin dalla sera del 25 marzo, quando si era infortunato ai flessori della coscia destra al 28’ di Portogallo-Serbia: «Sono tranquillo, conosco il mio corpo: una settimana, due al massimo e recupero». Tempistiche che erano sembrate troppo ottimistiche dopo che il primo esame strumentale aveva diagniosticato una lesione di apparentemente modesta entità e dopo i richiami alla prudenza di Andrea Agnelli e Massimiliano Allegri. Poi, alla vigilia di Cagliari-Juventus, il tecnico bianconero è sembrato più ottimista mentre la determinazione di Ronaldo ad essere ad Amsterdam filtrava sempre più forte. «Sta meglio, a cinque giorni dalla partita ci sono buoni segnali», ha rincarato la dose di fiducia ieri Allegri e adesso la sensazione è che martedì CR7 salirà sull’aereo per Amsterdam. 

Se appare sempre più probabile che il fuoriclasse portoghese possa essere convocato per la sfida all’Ajax, è ancora decisamente incerto quale potrà essere, in termini di minuti, il suo contributo. Se andrà in panchina, per non sottoporre il muscolo appena guarito a più di 20-30 minuti di sforzo, è quasi certo che l’attacco bianconero vedrà Pauolo Dybala e Federico Bernardeschi in appoggio a Mario Mandzukic. 

Se invece il recupero di Ronaldo fosse così pieno da garantire più di un tempo di impiego in totale sicurezza, allora CR7 partirebbe addirittura tra gli undici titolari. In quel caso a fargli spazio sarebbe uno tra Dybala e Bernardeschi. Un ballottaggio di classe, in cui l’azzurro sarebbe favorito sulla Joya, grazie allo stato di forma straripante mostrato anche nell’ultima notte di Champions, quella magica contro l’Atletico. E in questo caso l’attacco bianconero sarebbe proprio lo stesso dell’impresa contro i Colchoneros. 

Molto simile a quella della vittoria sulla squadra di Simeone, del resto, sarà tutta la Juventus, anche se l’assetto prevalente sarà probabilmente con una difesa a quattro. L’Ajax gioca con una sola punta centrale, Tadic, e due esterni molto offensivi, Ziyech e Neres: un tipo di schieramento offensivo che Allegri preferisce contrastare con una difesa a quattro, utilizzata del resto anche nel finale con l’Atletico, quando Simeone ha aumentato il numero degli attaccanti. Con Bonucci e Chiellini inamovibili al centro, se la difesa sarà a quattro Alex Sandro sarà nettamente favorito su Spinazzola, mentre a destra un Cancelo in netta ascesa lo sarà comunque su De Sciglio. A centrocampo tre certezze: Emre Can, Pjanic e Matuidi. Il tedesco, tra l’altro, arretrando potrebbe comunque consentire ad Allegri di replicare l’assetto vincente con l’Atletico, con l’unica differenza di Alex Sandro al posto di Spinazzola.  

Specialista nell’incidere sulle partite con le sostituzioni, Allegri ad Amsterdam ritroverà anche il suo spaccapartite preferito: Douglas Costa. Il brasiliano è fermo da due mesi e non certo al top della forma, ma le sue accelerazioni e i suoi dribbling possono essere decisivi anche in pochi minuti. Chi invece è al top della forma è senz’altro Moise Kean: difficile che possa partire titolare, ma potrebbe essere la sorpresa vincente. 

Riavvolgendo il nastro della memoria, Ajax-Juventus è una di quelle partite che nella vita di un tifoso (la mia in particolare) hanno acquisito un significato davvero profondo. E’ il 30 maggio 1973 quando nella Belgrado jugoslava di Tito si gioca la finale di Coppa dei Campioni tra la squadra mito degli olandesi, un’idea di calcio totale realizzata da Crujiff, Neeskens, Krol, e la Juve di Vycpalek arrivata in fondo un po’ a sorpresa. Fu tra le mie prime trasferte europee, ad appena dodici anni, e di quella partita, nonostante la sconfitta per 0-1, ricordo la marea di bandiere e sciarpe rosso-bianco-nere. E quell’amore totale per la Juventus sbocciò definitivamente laggiù. 

Il 22 maggio 1996 è il giorno da incorniciare, uno degli ultimi in campo internazionale. Scenario: lo Stadio Olimpico di Roma. La Juve di Lippi, per molti la migliore di tutti i tempi: un mix di classe e temperamento, fantasia e tecnica. C’è da vincerla questa Champions, si gioca in Italia: segna Fabrizio Ravanelli, un gol quasi impossibile, pareggia Litmanen. A Moreno Torricelli, Angelo Di Livio, Gianluca Vialli scoppiano i polmoni ma ci stanno dentro per 120 minuti, fino alla “lotteria” dei rigori. E quando Vladimir Jugovic, dopo che Tyson Peruzzi ha parato tutto, si avvicina al dischetto, trattengo il fiato e capisco che una frazione di secondo dopo l’alzeremo al cielo noi. 

Passa meno di un anno e al Delle Alpi va in scena un’altra lezione di calcio totale, solo che questa volta a impartirla è la Juve. Dopo aver vinto ad Amsterdam 2-1, ne segniamo 4 agli sfortunati lancieri (Lombardo, Bobo Vieri, Amoruso e Zidane), viatico per una finale dove incomprensibilmente (e grazie all’arbitro) ci squaglieremo. Non è la prima volta, non sarà l’ultima. 

Nei gironi della stagione 2004-05 è troppo il divario tra noi e l’Ajax, che ciclicamente entra in crisi e altrettanto ciclicamente si rifonda. Le vinciamo facile entrambe, ma alla fine non faranno testo. Bello anche il ricordo dell’ultima volta all’Amsterdam Arena (stadio da spettacolo), nel tragico campionato di Ferrara-Zaccheroni: 2-1 con doppietta del dimenticabile Amauri. Tra i giovani olandesi c’è anche un certo Suarez, uruguagio che fa paura. Predestinato al successo. D’altra parte, la memoria serve per allentare la tensione, altissima sempre.

Paulo Dybala vestirà ancora la maglia della Juventus nella prossima stagione? La domanda è lecita, perché il destino bianconero del numero dieci argentino è incerto, legato al finale di stagione e, soprattutto, alle offerte che potrebbero arrivare per lui dai grandi club europei. Da una parte il definitivo salto di qualità che la Juventus gli chiede in campo perché tutto il suo enorme potenziale possa esprimersi; dall’altra le tentazioni del mercato. Tentazioni che possono coinvolgere sia Dybala che la Juventus, perché di fronte a un’offerta che superi i cento milioni di euro, Andrea Agnelli, FabioParatici e PavelNedved sarebbero molto tentati a cedere l’attaccante di Laguna Larga, registrando una plusvalenza mostruosa, visto che il valore di Dybala in estate supererà di poco i dieci milioni. Così come lo stesso Dybala, messo di fronte a un sostanzioso aumento dell’ingaggio e della possibilità di rimanere ai piani alti del calcio europeo potrebbe vacillare.  

Naturalmente la Juventus non è obbligata a cedere Dybala e Dybala non ha mostrato, finora, interesse per una delle tante proposte che sono arrivate negli ultimi mesi. Pubblicato ha sempre giurato e ribadito la sua volontà di rimanere fedele alla Juventus. Tant’è che anche la Juventus, per il momento, ha congelato qualsiasi discorso con qualsiasi società. I prossimi, infatti, non sono due mesi qualsiasi: la Juventus e Dybala sono in corsa per quello che potrebbe essere un finale di stagone leggendario fra ottavo scudetto consecutivo (il quarto per il venticinquenne) e il sogno Champions legato ai quarti di finale con l’Ajax.  

Dybala è chiamato a prestazioni degne delle aspettative che sono sempre state legate alle sue qualità, ma soprattutto a esprimersi con continuità, perché a sprazzi da fuoriclasse ha alternato prestazioni più normali, in una stagione in cui la presenza di CristianoRonaldo ha alzato l’asticella per tutti, rappresentando uno stimolo e un esempio. Va detto che MassimilianoAllegri si è sempre detto contento delle prestazioni del suo numero dieci, difendendolo anche dalle critiche. In compenso proprio Allegri è finito nel mirino dei sostenitori di Dybala, che lo accusano di averlo eccessivamente allontanato dalla porta per trovare una compatibilità tattica con Ronaldo e Mandzukic. In realtà Dybala ha sempre avuto la tendenza ad andare a prendersi la palla anche dalle parti del centrocampo e, in questa stagione, Allegri ha solo sfruttato maggiormente le sue capacità di cucire il reparto mediano con l’attacco, piazzandolo come sponda tecnica per gli scambi con CR7. Qualcosa, tuttavia, non ha funzionato alla perfezione, se l’annata della Joya, fin qui, non ha convinto del tutto. Al solito, il popolo juventino chiede prestazioni adeguate nelle partite che contano e pesano, ovvero gli scontri diretti in campionato ma anche, e soprattutto, quelli in Champions League. Dybala, per esempio, ha giocato una partita mediocre a Madrid contro l’Atletico, dove era partito titolare, mentre ha fatto panchina nella grande impresa del ritorno alla quale ha partecipato solo dall’ottantesimo in poi. Questa sera sarà titolare contro il Milan, ma è probabile che mercoledì sera ad Amterdam sarà in panchina qualora Ronaldo dovesse essere in grado di scendere in campo. A quel punto Allegri non rinuncerebbe certamente a Mandzukic e per l’ultimo posto del tridente sarebbe molto più probabile la presenza di Bernardeschi che di Dybala.  

Ma Dybala gode comunque di una linea di credito piuttosto solida e con un grande finale di stagione potrebbe ristabilire le gerarchie, anche nei programmi della Juventus. Il suo futuro, però, sembra più appeso alle maxi offerte che potrebbe innescare con le sue prestazioni: di fronte a tanti soldi e a un’operazione intrigante (si è spesso parlato di uno scambio con Salah del Liverpool), Paratici avvierebbe la trattativa per chiuderla, a meno che il finale di stagione non abbia convinto il club che uno come lui è meglio tenerlo che cederlo. 

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