Lilli Gruber: Nella politica vedo un eccesso di testosterone, io darò più spazio alle ospiti femminili”

Da undici anni è al timone di Otto e mezzo, il salotto politico de La7, Lilli Gruber. La giornalista di Bolzano è reduce da una stagione televisiva memorabile, con ascolti da record. «È stata davvero straordinaria, la più fòrte di sempre», racconta orgogliosa la Gruber a Nuovo, durante la presentazione dei palinsesti autunnali della rete televisiva di Urbano Cairo. E poi aggiunge: «Sono molto contenta, abbiamo raggiunto uno share del 7,5 per cento con una media di 2 milioni e ottocentomila telespettatori a sera».

È una carriera, quella di Lilli – che è stata anche inviata nelle zone più calde del pianeta -, all’insegna dei successi. Rigorosa, preparatissima e molto determinata, la conduttrice de La7 è abituata a tenere testa anche ai big della politica italiana: ha fatto sensazione il suo scambio decisamente animato con il ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Lontano dai riflettori, però, la Gruber mostra il suo lato più tenero: per esempio quando è insieme al marito, il giornalista francese Jacques Char- melot, con cui la conduttrice di Otto e mezzo ha festeggiato 19 anni di matrimonio il 16 luglio. È un legame a distanza, il loro – lui vive a Parigi, lei a Roma -, che funziona nonostante i tanti chilometri che li separano. Il segreto? «In un rapporto devi metterci molto di tuo, come la fiducia, l’attenzione e l’amore», aveva spiegato tempo fa il volto tivù.
Molto riservata, la Gruber non parla volentieri del suo privato, mentre non si tira indietro quando si tratta di televisione, politica e attualità.
Il bilancio di Otto e mezzo – sono parole sue – «è straordinario»: quali novità dobbiamo aspettarci per la dodicesima stagione?
«Voglio portare in trasmissione più ospiti donne, perché nel nostro Paese la loro presenza nei luoghi che contano è minima. E importante, invece, portare avanti questo discorso. E tutte noi, o- gnuna nel proprio settore, dobbiamo farci valere e imparare a pretendere».

A proposito di donne, lei è stata la prima nel nostro Paese a condurre il Tg principale della sera: che ricordo ha di quel momento?
«Era il 1987. Allora la mia conduzione è stata una sorta di rivoluzione per un Paese come l’Italia, di cultura maschilista e molto tradizionalista. Sono trascorsi più di trent’anni da allora, ma il cosiddetto “soffitto di cristallo” della nostra Penisola deve essere ancora rotto. Noi donne abbiamo ancora troppo poco e non abbiamo accesso alle
stanze del potere: nel 2019 è una cosa intollerabile».
Come è riuscita a emergere all’epoca in un ambiente dominato dai maschi?
«Mi è sempre stato chiaro, fin dall’inizio, che avrei dovuto combattere per ottenere il dovuto. Ma ero abituata, anche perché sono sempre stata l’unica donna nelle varie redazioni in cui ho lavorato».
Il suo consiglio alle giovani generazioni femminili?
«Ragazze, siate più combattive possibile e non arretrate».
E del mondo della politica, invece, che cosa pensa?
«Abbiamo un mondo politico in cui il testosterone (ormone sessuale tipicamente maschile, ndr) sembra essere la materia prima più importante. Ce n’è troppo in giro, quindi noi donne dobbiamo unirci e lavorare molto per cambiare questo tipo di situazione».

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