“Mazzette per 20mila euro”. Omicidio Luca Sacchi, i misteri della fidanzata: spunta un video che la smentisce

Pubblicato il: 27 Ottobre 2019 alle 6:01

No, c’è qualcosa di molto pesante che proprio non torna su Anastasiya Kylemnyk, la 25enne fidanzata di Luca Sacchi, il ragazzo ammazzato con un colpo di pistola mercoledì sera a Roma. Bella, bionda, faccia d’angelo, una baby-sitter affidabile e con referenze, molto sport, tantissima palestra, altrettanto lavoro. Il punto, però, è che in procura non le credono. Al vaglio, in particolare, il contenuto dello zaino che aveva con sé al momento dell’aggressione.

Il punto è che Nastia, così la chiamano tutti, aveva detto di avere con sé soltanto pochi euro nella sera dell’omicidio. Ma un testimone ha riferito di aver visto all’interno della borsa diverse mazzette di banconote, per un totale di 2mila euro. Ma non è tutto. Repubblica dà conto del fatto che gli investigatori sospettano ben di peggio, ovvero che nello zainetto ci fossero 10mila, forse addirittura 20mila euro. Cifra sufficiente per acquistare un grosso quantitativo di cocaina o marijuana. E che la droga in questa vicenda abbia un ruolo pare ormai sostanzialmente certo.

Il punto, però, è che quelle banconote non sono ancora state trovate. Gli inquirenti, comunque, sono convinti che il contante fosse l’obiettivo della rapina progettata dai due assalitori, Valerio Del Grosso (che ha sparato) e Paolo Pirino. Il colpo, fallito, si è trasformato nella tragedia che è costata a Luca la vita. A cosa servivano quei soldi? Dalla procura filtra una sostanziale certezza: a comprare droga, come detto. Ma la giovane continua a negare con forza questa ricostruzione.

La posizione di Anastasiya, insomma, si complica maledettamente. Secondo Il Fatto Quotidiano potrebbe essere presto indagata, la sua posizione è al vaglio così come quella degli intermediari, Giovanni P., Valerio R. e Simone P., i quali avrebbero messo in contatto i due arrestati con la ragazza. Per ora viene esclusa, ma dietro l’angolo potrebbe esserci l’accusa di favoreggiamento.

Le immagini di videosorveglianza del negozio di tatuaggi che si trova in via Franco Bartoloni quella notte riprendono la strada di fronte, fino al marciapiede: alle 22.50 si vede passare la Smart di Del Grosso e Pirino: supera il pub John Cabot, svolta a sinistra in via Mommsen, fa il giro dell’isolato, prende due sensi unici e poco dopo rispunta dalla parte opposta di via Bartoloni. Si ferma. Poi riparte e gira a destra in via Mommsen. Si blocca in seconda fila. Sono le 22.59. Alle 23 lo sparo. Dalle immagini appare chiaro che non c’è il tempo di un’aggressione, di una colluttazione, di una mazzata in testa. In più il ragazzo viene ucciso con un colpo di pistola alla nuca: il proiettile va a schiantarsi nella vetrina del pub per poi finire, ormai senza più forza, all’interno del locale, davanti ai piedi di una ragazza. La telecamera riprende due giovani che bevono birra di fronte alla vetrina. Sentono il colpo di pistola.

Terrorizzati, a uno cade di mano il bicchiere, poi si precipita dall’altra parte della strada dove è arrivata Anastasiya che sta tamponando il volto di Luca: il ragazzo torna indietro con le mani nei capelli, chiaramente in panico. L’altro gira in tondo senza sapere cosa fare. Più tardi Anastasiya entrerà nel negozio di tatuaggi per lavarsi le mani e fino alle 1.30 starà seduta su un gradino lì davanti: ” Non aveva nessuna escoriazione, nessuna lesione, nessuna ferita” dicono. Gli amici di Luca avevano parlato di esecuzione e tale sembra: i soldi custoditi nella borsa pare fossero molti più dei duemila euro di cui si era parlato all’inizio, una cifra compresa tra 10 e 20 mila euro. Ma su questo gli inquirenti stanno facendo verifiche. Il che giustificherebbe la rapina, anche se niente giustifica quel colpo di pistola sparato alle spalle a bruciapelo. Il denaro inoltre è sparito. Nel quartiere tutti descrivono Luca come un ragazzo tranquillo, salutista, attento. Suo padre e lo zio Fabrizio sostengono che si sia trattato ” senza dubbio ” di uno scambio di persona. Ma fonti investigative spiegano che “non c’è stato nessun equivoco”. Forse non era coinvolto in nulla, ma sembrerebbe aver ricoperto il ruolo di guardaspalle. Tra i testimoni oculari dell’omicidio due amici delle vittime che, insieme a Luca e alla ragazza, sarebbero coinvolti nello scambio di droga.

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