Michael Jackson, Neverland era una trappola per bambini: un documento lo rivela

Brande scalpore negli Stati Uniti per l’uscita di un documentario in due parti trasmesso da HBO, “Leaving Neverland”, basato sulle accuse di pedofilia che due ex bambini rivolgono alla star planetaria Michael Jackson. Gli eredi della famiglia Jackson (madre, i tre figli e varie organizzazioni del settore infanzia) hanno dichiarato guerra facendo causa per danni da cento milioni di dollari. “Ce sempre stata questa ombra sulla figura di Michael», ha dichiarato in modo molto esplicito al New York Times Charles Koppelman, ex consigliere finanziario dell’artista: “Il documentario è stato visto da milioni e milioni di persone.

Inevitabili le sue ripercussioni negative sulla sua fortuna finanziaria”. Alcune stazioni radio in Australia, Canada e Nuova Zelanda, avrebbero deciso di bandire la sue canzoni, come atto di rispetto verso il pubblico. “Non stiamo decidendo se Michael Jackson è colpevole o no, ma ci stiamo assicurando che le nostre stazioni radio, riproducano la musica che la gente vuole ascoltare”, afferma uno dei dirigenti di un network neozelandese.

Nel documentario parlano Wade Robson e James Safechuck, che accusano Jackson di avere avuto ripetuti rapporti sessuali con loro quando avevano rispettivamente sette e dieci anni e lui era all’apice iella sua carriera. La tesi sostenuta dal documentario è che Jackson era un “uomo-bambino” per cui le lussuose suite di hotel, gli aerei privati e, soprattutto, la principesca tenuta di Neverland non erano piaceri fini a se stessi, ma sorta di “esche” per attirare bambini e i loro genitori. “Jacko” – così era soprannominato – giustificava queste azioni perchè lui stesso si considerava un bambino.

Le accuse del programma HBO non sono certamente inedite ma si tingono di nuova luce pell’era del #MeToo, in cui famosi uomini dell’entertainment come Bill Cosby e Harvey Weinstein sono finiti nei guai per molestie sessuali. Trasmesso per la prima volta il 25 gennaio scorso al Sundance Film Festival (il festival fortemente voluto da Robert Redford), il documentario diretto Dan Reed alimenta nuovamente le voci dei presunti abusi sessuali commessi da Jackson ai danni dei bambini ospiti nel suo ranch californiano. Safechuck e Robson con le loro dichiarazioni ribaltano le testimonianze fatte quando erano bambini, allora ascoltati come testimoni nel processo per pedofilia contro il cantante. Soprattutto Robson sottolinea come la sua iniziale negazione degli abusi sia direttamente condizionata dal lavaggio del cervello fattogli all’epoca da Jackson stesso… e di come la ritrattazione delle sue testi- monanzie sia stata motivata dall’essere diventato padre a sua volta e dopo due esaurimenti nervosi tra il 2011 e il 2012. Ai posteri la sentenza definitiva.

Il dottor Conrad Murray, ex medico della popstar, ha dichiarato in un libro che il cantante, morto nel 2009 per overdose da medicinali, aveva chiesto a sua figlia Paris di aiutarlo nei trattamenti per schiarire la pelle. In alcuni estratti del libro si legge: “Ogni sera applicavo la crema. Indossavo guanti perché maneggiarla senza precauzioni avrebbe creato macchie anche sulla mia pelle. Mi preoccupavo quando Michael mi diceva che a volte era Paris a somministragli la crema. Paris aveva la pelle più bianca degli altri figli e il padre credeva che non ci sarebbe stato nessun rischio, ma io l’avevo avvisato di non farlo. Michael mi ha promesso che non l’avrebbe più chiesto, ma era così tenace nell’applicare quotidianamente la crema che non mi sorprenderebbe se qualche volta avesse chiesto nuovamente a Paris di aiutarlo ad applicarla”. Jackson aveva cominciato a schiarire gradualmente la sua pelle nel corso degli anni, dicendo alla stampa di soffrire di un tipo di malattia della pelle conosciuta come vitiligine. Ma il Dottor Murray ha confessato a chiare lettere , che questa non era la verità. Sempre nel suo libro si ‘|| legge: “Mi ha confessato che doveva dire piccole bugie per negare l’uso di prodotti schiarenti. Ma su una cosa non mentiva: voleva essere bianco”. Moltissime operazioni chirurgiche, lo sbiancamento, la voglia di attirare l’attenzione, i problemi psicologici che lo portavano a non riuscire ad accettarsi per l’aspetto che aveva: una serie di ragioni che hanno portato progressivamente Michael alla deriva, soprattutto interiore.

Per i suoi fan si tratta solo di innocenti testimonianze fotografiche del suo sentirsi “eternamente bambino”… per altri sono una delle prove della sua passione – tutt’altro che lecita – per l’infanzia. In una perquisizione compiuta nel suo ranch da parte di 70 membri dell’ufficio della procura della contea di Santa Barbara e del dipartimento dello sceriffo fece venire alla luce una sorprendente collezione di materiale e foto pornografici, di giovani ragazzi nudi, ma anche immagini sconvolgenti di torture e sadomaso, oltre che manichini a grandezza naturale, alcuni dei quali rappresentavano Superman e Lara Croft.

Berlino 2002: di fronte alla ressa e alle urla dei fan, accalcati sotto l’hotel Adlon in cui soggiornava, il cantante non ha trovato di meglio, per accontentare gli ammiratori, che prendere il suo terzo figlio – un bimbo di appena nove mesi – portarlo sul balcone e sporgerlo pericolosamente nel vuoto. Il corpicino del piccolo, il volto coperto da un fazzoletto, come dimostra la foto è completamente fuori dal parapetto. Al quarto piano di altezza! Una follia, quella compiuta da Jackson, che provocò le ire delle associazioni a tutela dell’infanzia. In particolare quelle di “Prevent child abuse America”, che, dopo avere visto le immagini, ha stigmatizzato il comportamento “gravemente irresponsabile” di papà Michael. Lui commentò: “Un terribile errore. Sono stato spinto dall’eccitazione ma non ho mai pensato di mettere in pericolo la vita di mio figlio”.

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