Milan-Inter streaming gratis e diretta Live Tv No Rojadirecta, come vedere il derby oggi dalle 20.30

Milan – Inter Streaming, dove vedere la partita in tv

La partita Milan – Inter verrà trasmessa Domenica 17 Marzo in diretta e in esclusiva da Sky e nello specifico su Sky sport Serie A canale 102 Sky Sport 251. Tutti gli abbonati Sky potranno seguire la partita in streaming anche da dispositivi mobili come smartphone, pc, tablet e attraverso le piattaforme online Sky Go e Now TV. Molti sono i portali che danno la possibilità di assistere ad eventi sportivi in diretta streaming e sono davvero tanti. Esistono anche tanti siti che propongono eventi dal vivo, ma che non sono legali e danno anche nella stragrande maggioranza dei casi problemi e scarsa qualità video e audio. In genere questi siti vengono anche essere oscurati dalla Polizia informatica, proprio per la violazione del diritto di riproduzione. Esistono quindi dei portali legali che danno la possibilità di poter vedere le partite di calcio in streaming live, offrendo anche una qualità HD. Tra queste non possiamo non citare Sky Go e Premium Play che sono a pagamento, mentre altri sono gratuiti.

Rojadirecta Milan – Inter

ROJADIRECTA Milan – Inter – Come sito di streaming gratuito uno dei più famosi è Rojadirecta. Il sito spagnolo dovrebbe presentare il link della gara poco prima dell’inizio del match. Vi ricordiamo, come sempre, di non usare questa pratica, visto che potreste incorrere in multe e sanzioni elevate.

E’ una squadra che arde, il Milan, e una che brucia, l’Inter. Sarà un derby di fuoco. Non ci piove. Centosettanta fari proietteranno fiamme sulle pareti dello stadio: San Siro sarà un inferno. Pubblico da record d’incasso per la Serie A: 5,8 milioni euro; 220 Paesi collegati. Una bolgia di emozioni. Il Diavolo ci arriva meglio e con un punto in più, ma Gattuso ha masticato troppo calcio per non sapere che le fiamme di un derby spesso scottano i favoriti, perciò fa il pompiere come neanche Grisù. Lo sa bene anche Spalletti che conserva cicatrici romane. Nel 2006 perse 3-0 dalla Lazio che stava 14 punti sotto e 3-2 nel 2008, contro avversari a -27. Il fuoco incenerisce anche i pronostici. Di sicuro è un derby che conta tantissimo, anche se in modo diverso.

MATURITÀ O SCOSSA Si abusa speso dell’etichetta «esame di maturità», ma questa notte per il Milan lo sarà a tutti gli effetti. Perentorio. Gattuso vuole scoprire se la sua creatura rampante sa giocare un derby da favorito; se sa imporsi una condotta autoritaria, con la personalità e il coraggio mancate nella partita d’andata; se sa portarsi a +4 sui cugini, come l’Inter un derby fa. Il Milan viene da 5 vittorie consecutive, da 7 anni non toccava i 51 punti alla 27a giornata, da 6 non si trovava in zona Champions a quest’altezza del campionato. Nell’avvicinarsi al derby sta respirando aria antica, buona, che eccita, ma che appesantisce anche i pensieri. Le gambe correranno sciolte, la pressione farà brutti scherzi? Questo vuole scoprire Rino, questa è la prova di maturità. Spalletti invece impugna il derby come un defibrillatore. Il brutto della sconfitta con l’Eintracht non è stato il risultato e neppure l’eliminazione, ma gli occhi vuoti di Perisic, le braccia a ciondoloni di troppi, i corpi molli. Una squadra senza cuore. Appunto. Non c’è scossa migliore di un derby per ridare vita a una squadra. Battere il Milan, sorpassarlo, consentirebbe all’Inter di riappacificarsi con il suo popolo e di rilanciare lo sprint Champions, decisivo per il futuro. Detto questo, la sconfitta della Roma potrebbe valere come una spruzzata sul fuoco. Vero che entrambe, con una vittoria, hanno l’occasione di rafforzare la propria posizione sprofondando i giallorossi; ma è anche vero che l’allontanerebbero comunque, con un punticino, senza il rischio di sconfitta e strascichi.

SENZA IL 9 Dall’andata al ritorno è cambiato il mondo. Avevamo lasciato Icardi con le mani alle orecchie, eroe del derby all’ultimo respiro. Lo ritroviamo nella stessa posa, ma su Instagram. Virtuale. Il suo corpo si è dissolto. Petagna ieri lo ha superato. Higuain si avvicinò al derby d’andata con una doppietta al Chievo. Poi dissolto anche lui. Ma mentre l’Inter si è impaludato in un Vietnam diplomatico, il Milan ha sostituito il Pipita con i gol di Piatek: 6 in 7 match di campionato. La classifica è cambiata anche per questo. Sulla copertina del derby: Lautaro Martinez, il Toro che festeggia incrociando sul petto braccia scariche, e il Pistolero Piatek che le incrocia e fa Pum Pum. Il fuoco da gol è il loro. I due corpi dissolti si sono portati via il numero 9, uno sfregio, ma un derby resterà sempre l’appassionante duello tra due centravanti. Avranno alle calcagna degli sceriffi. Quali stanno meglio?

SCERIFFI Dopo il derby d’andata, quindi in 9 giornate, l’Inter aveva subito solo 6 gol, il Milan il doppio. Mezzo campionato dopo i rossoneri contano solo un gol preso in più (23-22). L’errore suicida di De Vrij con l’Eintracht è la spia del calo difensivo che è parte della crisi, così come l’impermeabilità della coppia Skriniar-De Vrij era stata una virtù della migliore Inter di Spalletti. Il duello, molto fisico, tra il Pistolero e i due sceriffi nerazzurri sarà un fattore del derby. Al contrario, Gattuso ha costruito la sua risalita sulla solidità difensiva: cresciuto Romagnoli, rifiorito Musacchio, spesso decisivo Donnarumma che ha trovato la continuità del campione. La difesa ha subito solo 4 gol nelle ultime 10 gare. Il Toro Lautaro, che ha forza, tecnica e movimento, è un bel crash-test.

SARTO E TOPPE Come sempre, si deciderà tutto in mezzo. Il Milan dovrà alzare la qualità di gioco delle ultime uscite. Con ammirevole umiltà, Gattuso spiegava ieri: «Non sono ancora un sarto perfetto». Se copre la difesa, gli si scopre l’attacco… Rispetto all’andata ha un Paquetà in più e comunque Spalletti è ridotto alle toppe: Brozovic convalescente, assenze tremende, enfatizzate da un mercato sbagliato. Ma la sensazione forte è che a decidere questo derby di fuoco saranno le motivazioni, l’attaccamento. Come diceva quello spot famoso: «Chi ama, brucia». E vince.

Se davvero Milan e Inter emigreranno da San Siro, torneranno nostalgicamente in mente serate come questa: con il grandioso spettacolo del Meazza pieno in tutti e tre gli anelli, le curve nascoste dalle coreografie e quasi ottantamila cuori a battere su uno dei più affascinanti palcoscenici sportivi del mondo. San Siro oggi si veste a festa per una delle partite più significative degli ultimi anni. E il primo a esserne felice è il cassiere rossonero: l’incasso si aggira sui 5,8 milioni (servizi hospitality compresi), ovvero un doppio record. Primato assoluto per una partita di A e primato assoluto nella storia del Milan (quindi, coppe comprese).

BOTTEGHINI D’altra parte era difficile immaginare uno scenario diverso visto il momento dei rossoneri. Il terzo posto strappato due partite fa proprio all’Inter sembra fatto apposta per esaltare il popolo milanista in attesa dei cugini. E così San Siro va verso il tutto esaurito. Tecnicamente, fino a ieri sera, non lo era perché i tifosi rossoneri hanno occupato fino all’ultimo posto (record il 5 febbraio, con 10.655 tagliandi staccati), mentre nel secondo anello verde occupato da quelli nerazzurri erano ancora disponibili poco più di 800 biglietti. Per i quali è comunque stata concessa una deroga: nella serata di ieri è stata riaperta la vendita sui consueti canali ufficiali dell’Inter, vendita che proseguirà fino a oggi pomeriggio. Botteghini chiusi invece – a meno che non sopravvengano cambi di programma nelle ultime ore – allo stadio. In attesa del dato definitivo di stasera, la notizia è che questo Milan-Inter si avvicinerà parecchio al record assoluto per una partita di calcio in Italia, ovvero Inter-Barcellona dello scorso novembre (5,8 milioni anche in quel caso).

STRANIERI E stavolta lo spettacolo sarà anche fuori. Il Meazza sarà davvero infuocato: tutto il perimetro esterno dello stadio sarà illuminato da oltre 170 fari che proietteranno fasci di luce a ricreare l’effetto del fuoco. Dentro (cancelli aperti dalle 18.30), spalti molto eterogenei: sono più di quattromila i biglietti acquistati da tifosi stranieri e saranno oltre 590 i Milan club presenti, il più lontano dei quali proveniente dal Bahrein. Tutto esaurito anche in tribuna stampa, con oltre 600 fra giornalisti, fotografi e operatori accreditati. La partita sarà trasmessa in circa 200 Paesi. Nell’intervallo alcuni ex rossoneri (Abbiati, Ambrosini, Cafu, Dida, Inzaghi, Nesta e Oddo) presenteranno le maglie con cui il Milan Glorie giocherà ad Anfield il 23 marzo contro il Liverpool Legends. Maglie che poi verranno messe all’asta per beneficenza con Fondazione Milan.

Se si potesse scegliere la colonna sonora della vigilia rossonera, sarebbe «Rispetto», di Zucchero. Un po’ Eighties, d’accordo, ma è quella la parola più gettonata del pomeriggio a Milanello. Rispetto. Rino Gattuso la usa una decina di volte, in riferimento all’Inter. Ma con due accezioni differenti: da un lato c’è il suo Milan che non deve sottovalutare un avversario in difficoltà, dall’altro c’è il caso Icardi-Wanda, sul quale il tecnico milanista fa capire bene il proprio pensiero: «Per come vedo il calcio io – dice – anche il giocatore più forte al mondo deve avere rispetto di ogni componente del suo spogliatoio. Lui e chiunque gli giri intorno. Se questo non succede, e parlo dei miei ragazzi, posso diventare anche l’uomo più cattivo del mondo». Più chiaro di così…

CALORE Vorrebbe silenzio, Rino, nella preparazione di un derby che si porta dietro già tante tensioni. Assicura di non aver mai alzato la voce, in questa settimana di preparazione alla partitissima. La alzano i tifosi fuori dal centro d’allenamento, invece. La soundtrack la scelgono loro: niente Zucchero, ma classiconi del tipo «c’è solo un capitano » agli arrivi in auto di Paolo Maldini – subito dietro a Leonardo – e Alessio Romagnoli. Passato e presente che si intrecciano. L’entusiasmo a Gattuso piace (da calciatore ha battuto l’Inter più di ogni altra squadra, ben 16 volte tra Serie A e coppe), ma rischia di trasformarsi in una trappola: «Nel derby non ci sono favoriti, l’Inter è viva e mi aspetto una partita simile all’andata, quando la pressione nerazzurra non ci fece respirare – riflette –. Non avrei mai pensato di ritrovarmi terzo adesso, ma non è una rivincita personale. Noi abbiamo avuto una crisi prima dell’Inter e ne siamousciti, ecco perché ora non dobbiamo fidarci dei loro problemi. Una partita così, se sbagliata, incide sul morale». Per cercare il colpo del k.o. («non è pugilato, ma certo che mi piacerebbe»), Rino parla poco di tattica e molto di atteggiamento: «Voglio testa, cuore e voglia». E magari i soliti gol di Piatek: «Finalmente comincia a sorridermi – scherza Gattuso, con la battuta migliore del giorno –. Quand’è arrivato era muto, pensavo di stargli antipatico… ».

Il dibattito sulla formazione rossonera da schierare nel derby l’ha acceso Silvio Berlusconi, che sente il Milan sempre un po’ suo. Fra meno di un mese saranno due anni da una separazione dolorosissima ma inevitabile: oggi governa il Monza assieme all’amico di sempre Galliani, ma il Diavolo è ancora un tema di discussione, soprattutto alla vigilia di una sfida con l’Inter. Ieri Berlusconi era a Melfi per motivi elettorali e ha rispolverato un vecchio cavallo di battaglia: «Non so chi vincerà il derby, ma se mettessero Suso dietro le punte lo vincerebbe di sicuro il Milan, con diversi gol di scarto». Concetto tutt’altro che nuovo: Silvio è legatissimo a quel 4-3-1-2 con cui il Milan ha dettato legge a lungo, e ha sempre visto Suso come un ottimo trequartista, criticando invece il modulo col tridente a prescindere da chi alleni la squadra.

UN SOLODUBBIO In panchina, però, c’è Gattuso, uno che ama tirare dritto e seguire le proprie convinzioni. Incassata la stoccata berlusconiana (usando, una volta di più, la parola «rispetto» nei confronti dell’ex presidente), Rino non devierà dalla sua strada: 4-3-3 con Piatek supportato in avanti dagli attaccanti esterni Suso e Calhanoglu. Nessun dubbio in difesa, dove Donnarumma sarà protetto dalla coppia centrale Musacchio-Romagnoli e i terzini saranno i titolari Calabria e Rodriguez. Potrebbe essere assegnato solo in mattinata, invece, il posto da regista: Biglia ha ancora una piccola chance di scalzare Bakayoko all’ultimo chilometro, visti il buon rendimento dell’argentino nel derby d’andata e la freschezza dimostrata al rientro. Intoccabile Kessie da mezzala destra, confermato Paquetà a sinistra, nonostante il super utilizzo. Fuori dai convocati, invece, l’ex capitano Montolivo, come Plizzari, Strinic e Mauri. s.can.

Èun po’ come quando metti la sveglia. Senti qua: «Quel che ti danneggia è credere di non essere all’altezza. Ma non è il nostro caso». È lo slogan di Luciano Spalletti, che prende di petto l’Inter e la scuote. Lo vedi e lo senti, toni bassi ma parole ferme. Anche se per questo derby può convocare solo 19 uomini, compresi tre portieri: niente Nainggolan, niente Miranda, niente Joao Mario dopo la scomparsa del padre. Scelte di formazione obbligate, come obbligata è la svolta, al netto della sconfitta della Roma che un po’ di pressione la toglie. La pensa così pure Zhang: il presidente ieri ha cenato con la squadra insieme a tutta la dirigenza, all’hotel Melià, sede del ritiro. Ad Appiano, invece, una delegazione di ultrà è entrata nel centro sportivo per parlare con alcuni giocatori e dare la carica.

LOTTARE Obbligo di svolta. Perché se è vero che la panchina di Spalletti non considerata a rischio – a meno di tracolli –, una sconfitta col Milan aprirebbe scenari inquietanti. E lo fa capire lo stesso allenatore: «Di partite ce ne sono tante, dopo questa. Ma il k.o. creerebbe dei problemi di gestione, di convinzione. Quindi è meglio provare a vincere». A differenza di quanto s’è visto con l’Eintracht: «Potevamo passare il turno e quindi c’è amarezza – ancora il tecnico –. Ora ci sono da ristabilire compiti e ruoli, e poi ricreare una struttura forte di squadra, facendo ordine sui comportamenti. È fondamentale che la squadra riacquisti le capacità di lottare e giocare, sappiamo e dobbiamo fare meglio ». Il Milan non aspetta, perdere vorrebbe dire scendere a meno quattro: «Il derby annulla ogni pronostico. Per me è importante arrivare davanti a chiunque, non solo al Milan. Ma è fondamentale il quarto posto, quello è l’obiettivo. Se poi saremo terzi, tanto meglio». E ancora: «No comment sulle parole di Moratti. Piuttosto, dico che Lautaro è in grado di fare la differenza tanto quanto Piatek. Io non torno indietro, significherebbe perder tempo e io invece vado avanti. Siamo dietro al Milan, ma solo di un punto. State tranquilli, i calciatori non lasciano mai sola l’Inter ». E pare tanto un messaggio a chi non s’è alzato dal lettino.

Sono passati quasi 150 giorni ma sembra un’eternità visto tutto quello che è successo in casa Inter. Domenica 21 ottobre Mauro Icardi regalava il derby ai nerazzurri segnando di testa al 92’. Domenica 17 marzo, cioè oggi, l’argentino vivrà il derby numero 170 in campionato da spettatore. Ne ha giocati 11 segnando 5 gol, ma stavolta sarà il grandissimo assente. Difficile anche immaginarlo a San Siro a fare il tifo nel parterre. Presente (e fischiato dal Meazza) nelle prime due partite post «degradazione» da capitano insieme con la moglieagente Wanda, Maurito ha preferito non prendere posto in tribuna al Meazza né contro la Spal domenica né contro l’Eintracht Francoforte giovedì sera. LA FOTO La separazione in casa, cominciata il 13 marzo prima della partenza per la trasferta di Vienna, continua. Le posizioni della società e del clan Icardi restano ancora lontane e il tavolo di mediazione con Beppe Marotta (che continua a dirsi ottimista) e l’avvocato Nicoletti si dovrebbe rimettere al lavoro dopo il Milan. E ieri una foto pubblicata su Instagram dall’argentino ha avuto come sempre una doppia interpretazione: segno di riavvicinamento o messaggio polemico verso la società? Nello scatto in bianco e nero si vede Mauro in maglia Inter, con la fascia da capitano in bella mostra, nella classica esultanza con le mani alle orecchie: le foto in nerazzurro mancavano sui social del numero 9 dalla partita di Parma, giocata il 9 febbraio, l’ultima di Mauro. Post criptico anche per Wanda, che ha scritto: «Sto zitta perché è più facile ingannare se stessi». E dopo Icardi è arrivato Andrea Ranocchia: l’ex capitano, ha messo il like alla nuova immagine di Mauro e poi a sua volta ha postato lo stemma dell’Inter. Come a dire: la squadra viene prima di tutto.

San Siro e Milanello sono ormai destinati a diventare luoghi di pellegrinaggio per centinaia, forse migliaia di polacchi in… adorazione del loro nuovo idolo Kris Piatek. INVIATI. Ieri, la sala stampa del quartier generale rossonero ha ospitato due inviati della emittente Tv Eleven Sports Polonia. Hanno espressamente chiesto a Gattuso di svelare il segreto dell’esplosione del «pistolero» che ha impressionato anche i suoi stessi connazionali. «Piatek è il giocatore più seguito in Polonia, ha superato anche Lewan- dowski – ha confessato l’inviato di Eleven Sports a Milan Tv- Le partite del Milan sono le più seguite dai nostri tifosi. È una sorpresa anche per noi, nessuno pensava che Piatek fosse così forte». Questa sera in tribuna stampa saranno almeno una ventina i giornalisti polacchi presenti per celebrare la possibile consacrazione del loro connazionale che cercherà di fare gol anche all’In- ter, una delle 4 squadre (escluse Genoa e Milan), alla quale non ha ancora segnato nel suo esordio in Serie A.

STAKANOVISTA. Gattuso ha spiegato che «io ho fatto poco con il “pistolero”». Non parlo nemmeno tantissimo con lui perché è uno che non ama perdersi in chiacchiere. Adesso inizia a sorridere un po’ di più, i primi giorni pensavo fosse arrabbiato con me… Gli piace lavorare, viene ad allenarsi a Milanello anche nei giorni liberi e in questo momento non serve nemmeno parlargli perché sa quello che deve fare. Va bene così».

IL GATTUSO-PENSIERO. Ma Rino, comunque, ha preferito attenuare l’eccessivo entusiasmo che circonda il super-bomber polacco: «Sarà Piatek a fare la differenza nel derby? No, la deve fare il collettivo, dobbiamo giocare da squadra ed abbiamo bisogno di tutti. Pochi giocatori vincono le gare da soli e noi oggi non siamo in grado di vincere con le individualità, ma con la squadra compatta, questa è la strada da seguire».

VITTIMA. Quindi nel mirino del «pistolero» c’è anche l’Inter di Spalletti. Nella gara d’andata (3 novembre 2018) finì molto male per il Genoa. La “cura” Juric era al culmine della sua negatività dove Piatek veniva considerato poco e male. Infatti, l’allo- ra tecnico del Genoa si presen- tò a San Siro contro l’Inter con il polacco in panchina. Solo sul 3-0 Piatek entrò in campo (6’st), ma la partita era ormai segnata con i nerazzurri che poi dilagarono (5-0). DOPPIA SFIDA. Quindi per il «pistolero» quella odierna sarà una partita speciale anche a livello personale. Idolatrato dai milanisti come tutti i grandi bomber dei 120 anni (16 dicembre 1999) della leggenda rossonera, Kris vuole scatenarsi all’inseguimento di Quagliarella che ieri ha segnato un’altra rete, portando a due lunghezze (21-19) il vantaggio nei confronti di Ronaldo e di Piatek. Il quale vuole, fra l’altro, tentare una clamorosa doppietta: capocannoniere in Serie A e in Coppa Italia. Missione riuscita, per quanto riguarda gli attaccanti stranieri, solo a Ma- radona (1987-1988). Sì, ma con una differenza: il «pistolero» è al suo esordio assoluto in entrambe le competizioni…

Squadra (quasi) imbattuta non si cambia. L’eccezionale «score» nel 2019 del Milan di Gattuso (8 vittorie, 6 in campionato e 3 pareggi, uno in Coppa Italia) indicano una sola strategia al tecnico rossonero. La sconfitta in Supercoppa d’Italia (1-0 contro la Juventus), non fa del tutto testo: a quei tempi (16 gennaio) il «pistolero» Piatek non era ancora abile e arruolabile. Quindi questa sera si replica con la formazione-tipo dopo che Gattuso ha ricevuto ottime risposte dal rientrante Biglia e dai rivitalizzati Conti e Castillejo. Intanto in panchina ci sarà una novità assai gradita. Due sabati fa ha fatto il suo… esordio-bis fra le seconde scelte Mattia Caldara. Questa sera si rivedrà a referto il colombiano Zapata che si era infortunato (problema muscolare) lo scorso 21 gennaio. Praticamente in infermeria è presente il solo sfortunato lungodegente Bertolacci. Quindi Gattuso spera di trascorrere la lunga sosta per le qualificazioni all’Europeo 2020 nel migliore dei modi. Anche perchè alla ripresa del campionato il Milan sarà di scena (sabato 30 marzo, ore 20,30) a Marassi contro la Sampdoria, rilanciata in zona Europa League dal successo (5-2) di ieri contro il Sassuolo.

Qualche cerotto è stato tolto, ma anche nel derby ci sarà un’Inter ammaccata e acciaccata. Nulla da fare per Nainggolan, è rimasto out pure Miranda, che ha il volto ancora gonfio e dolorante dopo l’intervento al naso. Forfait anche per Joao Mario, che non è rientrato dall’Angola, dove è volato a inizio settimana per la morte del padre. Brozovic pur non al massimo, sarà in campo dall’inizio, con Vecino al suo fianco e, probabilmente, Gagliardini. Nemmeno Borja Valero è al meglio, come non lo era con l’Eintracht. Giovedì scorso ha accettato di buon grado il sacrificio, ma evidentemente non è il caso di esagerare. Lo spagnolo potrà essere utile a gara in corso, magari proprio per dare fiato a Brozovic o per migliorare la qualità della mediana. Anche Perisic, in Europa League, è stato condizionato dalle non perfette condizioni fisiche. In questi due giorni, però, ha dato segnagli confortanti e sarà regolarmente al suo posto. Magari, potrebbe avere problemi a concludere la gara. Ma a quel punto ci sarebbe Keita. I suoi 90’ contro l’Eintracht non erano previsti, dopo i due mesi di stop. Ma l’ex Lazio sembra aver assorbito bene lo sforzo. Per il resto, quello che manca in casa nerazzurra, dovrà essere compensato dall’adrenalina del derby e magari dall’incitamento della Curva: una delegazione ieri è salita appositamente alla Pinetina. pgua.

Dal derby di Maurito al derby di Lautaro. Da un paio di stagioni, infatti, la stracittadina milanese era diventata affare di Icardi. Che, non solo, aveva messo la sua firma sugli ultimi due successi nerazzurri (il primo addir ittura con una tripletta), ma è stato pure l’autore degli ultimi 5 gol ” interisti contro il Diavolo. Ba- \ stano questi numeri per far ‘ capir e cosa o chi mancherà questa sera a Spalletti. Dun- ’ que, tocca al “Toro” non far | pesar e questa assenza. Come 1 ‘ ha già fatto in queste settimane, mettendo insieme 2 reti in 7 presenze da centravanti tito- lare, ma soprattutto con una se* rie di prestazioni da giocatore di spessore, che sa reggere la scena. Un derby, però, è qualcosa di più, tanto più che quello di questa sera non vale solo per la supremazia cittadina, ma rischia di avere un peso non indifferente nella corsa Champions. Un altro esame di laurea, insomma, per Lautaro, che ne ha già affrontati in questa sua prima annata nerazzurra, con qualche stecca (vedi gol mancati contro Psv e Lazio), ma complessivamente la sua “media voto” è certamente più che buona.

DALL’INTERALLASELECCION. Intendiamoci, il “Toro” non è leardi e non lo sarà mai perché ha caratteristiche diverse, nonostante giochi nello stesso ruolo. Il primo a sottolinearlo è sempre stato Spal- letti. Con Lautaro in campo, l’In- ter ha un attaccante sempre pronto al dialogo con i compagni, che si abbassa, che gioca spalle alla porta e che agevola gli inserimenti. Con Maurito, invece, c’era un bomber implacabile, glaciale davanti alla porta e sempre pronto a capitalizzare anche una minima occasione. Questa differenza ha permesso loro di giocare insieme in diverse occasioni, anche se quando lo hanno fatto dall’inizio, l’Inter ha sempre fatto fatica. Icardi è anche il compagno che ha accolto Lautaro in Italia, gli ha aperto le porte di casa sua, agevolando in suo inserimento in squadra. E quell’intesa non si è spezzata nemmeno in queste settimane da separato in casa di Maurito. E’ chiaro, però, che il “Toro” ha capito che si trattava di un’occasione da sfruttare e, puntualmente, lo sta facendo. Gli effetti dello stop di Icardi, peraltro, si sono avvertiti anche in nazionale. Per le amichevoli dell’Argentina con Venezuela e Marocco, infatti, il numero 10 interista è stato regolarmente chiamato, mentre il numero 9 se ne resterà a casa. E, a questo punto, è facile che proprio il “Toro” farà il titolare nella Seleccion, mettendo nel mirino la prossima Coppa America.

FATTORE SORPRESA. Ma tutto passa dall’Inter, evidentemente. E’ in nerazzurro, infatti, cha Lautaro dovrà certificare il suo percorso di crescita. Il derby, in questo senso, come già evidenziato, è un’altra tappa. E, per lui, anche un inedito, visto che all’andata era rimasto seduto in panchina fino alla fine. Fino ai minuti di recupero, il risultato era fermo sullo 0-0 e Spalletti, pur avendo condotto le danze sin dalle prime battute del match, non voleva alterare l’equilibrio della sua squadra, inserendo un altro attaccante. La prodezza di Icardi, agevolata dagli errori, di Musacchio e Donna-rumma gli diede ragione. Da allora la difesa milanista ha completamente svoltato. Un patatrac simile a quello dell’andata ora sarebbe davvero sorprendente per come Gattuso ha saputo registrare i suoi. Già, ma là dietro, tra i rossoneri, nessuno ha mai avuto a che fare con il “Toro”. E chissà che alla fine il fattore sorpresa non si riveli decisivo…

Nel derby Rino Gattuso punta al colpo grosso. «Certo che voglio vincere – ha ammesso nella vigilia di Milanello – perché per noi è fondamentale restare al terzo posto e staccare chi ci insegue». Ma il tecnico rossonero mette in guardia tutti sulle difficoltà di una partita per nulla scontata. «LInter non è morta – ha ammonito – L’eliminazione dei nerazzurri dall’Europa League? Noi siamo passati dalla crisi prima dell’Inter, abbiamo fatto una figuraccia venendo eliminati dall’Olympia- kos dopo aver rischiato di perdere a San Siro contro il Dudelange. Non dobbiamo cadere nella trappola pensando che affronteremo un avversario in difficoltà. L’Inter sa fare pressione molto alta, nell’andata non ci ha fatto respirare e uscire in palleggio, mi aspetto la stessa partita». Gattuso ha cambiato la sua consueta agenda settimanale per preparare una sfida così speciale? «No, ho seguito il mio solito schema: toni bassi e senza urlare, queste partite si preparano cercando il silenzio perché c’è già fin troppa pressione da fronteggiare».

«NEMICI MAI». Fra Gattuso e Spal- letti c’è sempre stata una sana e robusta amicizia. «Dice bene Luciano, per fortuna non andiamo mica a fare la guerra – ha spiegato il milanista – anche se la tensione e la pressione sono intense, continue per noi allenatori e i nostri giocatori. Spalletti rischia più di me? Io non sono abituato a guardare in casa degli altri, devo pensare alla mia squadra, ai problemi che abbiamo e alle cose positive che facciamo. Non sono dentro lo spogliatoio dell’Inter, posso pensare solo al mio. Chi fa questo mestiere, però, sa di essere sempre in discussione. Io ho sempre pensato solo a lavorare e a centrare gli obiettivi. Se mi fossi messo ad ascoltare le “voci” su di me avrei lasciato energie per strada. Non ho mai pensato all’esonero, ma solo a lavorare e mettere in campo la migliore squadra per vincere». La rotta, quindi, resta sempre la stessa: «Dobbiamo continuare a credere nel nostro obiettivo, dobbiamo continuare a fare risultati per tornare in Champions League. Il secondo posto? Il Napoli ha un buon margine di vantaggio (7 punti considerati gli scontri diretti), noi dobbiamo pensare solo al derby».
ICARDI. Il tormentone interista sul suo ex-capitano vede Gattuso schierarsi chiaramente dalla parte di Spalletti e della società: «Su Icardi mi viene difficile rispondere. Per come vedo il calcio io, per come vivo lo spogliatoio, anche il più forte campione del mondo deve avere rispetto per gli altri compagni. E quando qualcuno manca del rispetto dovuto io posso diventare il più cattivo al mondo. E quando parlo di rispetto mi riferisco al giocatore, a chi lo rappresenta e a chi lo circonda. A me piace parlare in faccia, è meglio mandarsi a qual paese, non parlarsi per due giorni e poi mettere il rancore da parte».

Guardando lo stato d’animo delle squadre, non ci dovrebbe essere storia: Milan sulle ali dell’entusiasmo e Inter depressa dopo l’eliminazione dall’Europa League, altro obiettivo stagionale mancato. Ma c’è anche l’orgoglio. Ed è quello che Spalletti fa appello: «Siamo dietro, è vero, ma solo di un punto. In questo periodo, il Milan sta facendo meglio di noi. Però, se siamo ancora lì, significa che abbiamo le nostre possibilità. E non vedo differenze così importanti tra noi e il loro. Quello che ti danneggia è credere di non essere all’altezza. Ma non è il nostro caso. Anzi, si sono giocatori che non lasceranno mai sola l’Intel».

CORSA SUL MILAN? NON SOLO. E da quei giocatori, Spalletti si aspetta lo stesso atteggiamento esibito negli scontri diretti in campionato della sua gestione. I nerazzurri non hanno mai sbracato, perdendo solo conto la Juventus. Chiaro che stavolta la posta in palio è davvero alta. Non c’è solo la supremazia cittadina, ma pure punti pesanti nella corsa Champions. «Non facciamo la corsa sul Milan – precisa il tecnico nerazzurro – Il nostro obiettivo fondamentale è arrivare tra i primi 4. E, se possibile, concludere terzi, o addirittura secondi». Insomma, volendo Spalletti rilancia le ambizioni nerazzurre. Da questo punto di vista, la sconfitta della Roma in casa della Spal è la migliore delle notizie, perché garantisce in qualsiasi caso le 3 lunghezze di vantaggio sul 5° posto. Attenzione, però, perché è certamente vero che la società non intende prendere in considerazione ribaltoni. Cambiare a 10 giornate dalla fine, infatti, sarebbe come un salto nel buio, senza alcuna certezza. Tuttavia, se la sfida con il Diavolo dovesse andare particolarmente male, ovvero qualora ci fosse un vero e proprio tracollo, con annessi dubbi sul fatto che Spalletti abbia ancora in mano la situazione, allora certi discorsi potrebbero venire meno.
RESETTARE E RIPARTIRE. Una sconfitta nel derby, però, la potrà evitare soltanto un’Inter molto diversa da quella vista contro l’Eintracht. «Fbtevamo fare di più e meglio – riconosce l’allenatore toscano – Serviva un approccio diverso. Se avessimo giocato in un certo modo, la qualiflcazione sarebbe stata possibile, giocando diversamente. D’altro canto, non possono essere trascurate alcune difficoltà oggettive». Le attenuanti, però, lasciano il tempo che trovano in certe situazioni. Più importante è reagire: «Facciamo le analisi, ristabiliamo i ruoli e i compiti, rifacciamo ordine sui comportamenti e infine decidiamo cosa cambiare, riacquistando le capacità di lotta e di giocare a calcio. Nonostante tutto non è una gara decisiva, ma una sconfitta potrebbe lasciare scorie. Quindi proviamo a vincerla».
SOLO AVANTI. E per quello che è successo nell’ultimo mese, evidentemente caso-Icardi compreso, nessuno rimpianto. «Se potessi tornare indietro di un mese? Ma che modo di ragionare è? Conta solo non perdere tempo. Piuttosto guadagniamolo, recuperiamolo e pensiamo a fare di più. Io non torno indietro, vado avanti. Le scelte si fanno al momento, dopo che le hai prese stop».

Nella lunga storia del derby milanese, molte sfide portano le firme di fuoriclasse e palloni d’oro, alcune sono state decise da astri nascenti e altre da meteore. Chissà che nell’edizione di questa sera, con vista sulla Champions League, a illuminare San Siro non siano due stelle cadenti come Ivan Perisic e Jesus Suso, protagonisti fin qui di una stagione con più ombre che luci. Già una volta il croato e lo spagnolo si sono presi la scena in un Milan-Inter, il 20 novembre 2016. Suso con una pennellata mancina e un’infilata di destro affrescò una doppietta che fece esplodere il pubblico rossonero, gelato nei minuti di recupero dalla zampata di Perisic, che prima aveva servito un assist a Jeison Murillo. Finì 2-2, prologo di un testa a testa meno esaltante dell’attuale ma altrettanto equilibrato, con i nerazzurri appena acquistati da Suning, protagonisti di una primavera disastrosa e fuori dall’Europa League per un punto, alle spalle del Milan. Era l’anno del tormentato passaggio del club rossonero da Silvio Berlusconi al misterioso Li Yonghong, le ultime occasioni in cui il leader di Forza Italia poteva suggerire direttamente al suo allenatore (nella fattispecie Vincenzo Montella) di schierare Suso trequartista. Un chiodo fisso per Berlusconi, che da qualche mese non mandava messaggi del genere a Rino Gattuso. Alla vigilia di questo derby il leader di Forza Italia, in campagna elettorale in Basilicata, non si è trattenuto: «Se mettessero Suso dietro le punte vincerebbe di sicuro il Milan. Con diversi gol di scarto».

Gattuso non ha intenzione di toccare il tridente, né ha mai messo in discussione la sua fiducia nei confronti di Suso, nonostante il rendimento decisamente sotto tono. Ogni tanto i difensori fanno ancora brutta figura davanti alle sue finte, ma finora lo spagnolo ha realizzato solo un gol in Europa League e cinque in campionato, l’ultimo il 21 gennaio. E fa ancor più impressione il suo scarso feeling con i centrocampisti, prima Gonzalo Higuain e poi Krzysztof Piatek, che ha ricevuto assist da vari compagni ma ancora non da Suso. È evidente l’involuzione, iniziata più o meno in contemporanea al riemergere della pubalgia e alla ripresa dei contatti per rivedere il contratto e soprattutto la clausola da 40 milioni di euro. Così il venticinquenne, dopo le prime convocazioni post Mondiale, è rimasto fuori dalla Nazionale per i prossimi impegni. Un motivo in più per rifarsi nel derby, che è pronto ad affrontare con il nome di Alessio (il primogenito nato a novembre) stampato sulle scarpe. «Sguardi, emozioni, delusioni, gol, assist, rimonte, vittorie e sconfitte. Ma il derby, questo derby, è tutta un’altra storia», ha scritto alla vigilia su Instagram lo spagnolo, il cui destino al Milan è comunque meno incerto di quello di Perisic all’Inter.

Il valore del croato, che era stimato in una quarantina di milioni dopo il secondo posto al Mondiale, è calato negli ultimi mesi, mentre sfumava a gennaio la sua cessione e si consumava il dissidio interno con Mauro Icardi. Al di là delle dinamiche dietro la rottura, è un paradosso a livello tecnico. Perché Perisic, 30 anni, è fermo a 4 gol in campionato, metà di quelli segnati di questi tempi un anno fa, quando 7 dei suoi 11 assist sono stati spediti in rete dai piedi o dalla testa del centravanti argentino, incluso uno nel derby di andata. Con o senza Champions, difficilmente Perisic farà parte della prossima Inter, nonostante il numero 44 tatuato in nerazzurro sul polpaccio. Gravemente insufficiente nella partita che giovedì ha estromesso la squadra di Luciano Spalletti dall’Europa League, l’esterno è chiamato a illuminare l’Inter nella partita chiave per acciuffare la Champions. Altrimenti rischia di servire suo malgrado un assist al suo ex capitano.

Se il derby degli amministratori delegati debuttanti. Da una parte Ivan Gazidis, dall’altra Beppe Marotta. Nella sfida del 21 ottobre nessuno dei due era allo stadio: Gazidis per ragioni di opportunità, mentre l’ex ad della Juve perché ancora in un limbo dove tutti sapevano ma nessuno aveva ancora voluto ufficializzare le decisioni prese. Gli eventi hanno fatto il loro corso e stasera i due siederanno a poche file di distanza. In un calcio che ha abbandonato il mecenatismo dei gloriosi tempi in cui a San Siro si presentavano da proprietari Silvio Berlusconi e Massimo Moratti, Gazidis e Marotta saranno le star del derby.

Una stracittadina che può fare da spartiacque per la Milano del calcio che, grazie al ko della Roma a Ferrara, comunque vada la partita, arriverà all’ultima sosta di campionato in stagione con le due squadre al terzo e al quarto posto in classifica (al massimo potrebbero, in caso di successo nerazzurro, invertirsi gli addendi). La Champions è stella polare tanto per Elliott, quanto per Suning che però, in ogni caso, uscirà dal periodo di settlement agreement firmato a suo tempo da Marco Fassone. La partita del Milan con la Uefa è invece ancora tutta da giocare. E si sdoppierà su due fronti che potrebbero però concatenarsi. Il club infatti è in attesa dell’udienza al Tas dopo aver fatto riscorso contro la sentenza in base a cui il Milan è obbligato ad arrivare al pareggio di bilancio entro il 2021 per evitare la esclusione dalle Coppe Europee. L’altro fronte si gioca sul bilancio 2017/18 (la sentenza contestata al Tas si riferisce al triennio 2014/17) e potrebbe chiudersi con una richiesta di settlement agreement da parte del club rossonero. Quasi superfluo sottolineare come i soldi della Champions possano essere ossigeno per i conti: da qui l’idea di Elliott di fare all-in a gennaio acquistando Piatek e Paquetà con i cartellini valutati complessivamente 70 milioni.

Soldi della Uefa che sarebbero ossigeno, ma per altri motivi, pure per l’Inter. L’esperienza Spalletti si concluderà a fine stagione ma per dare solide fondamenta al progetto del suo più probabile sostituto (ovvero Antonio Conte) servirà avere risorse che soltanto la Champions può garantire, il tutto anche considerando il diverso appeal che può avere in sede di trattativa con i giocatori un club appartiene all’aristocrazia del calcio continentale. L’estate segnerà profondamente equilibri cristallizzati da tempo ad Appiano, considerando che – oltre all’uomo di Certaldo – sono in uscita pure Mauro Icardi e Ivan Perisic, le cui partenze ripuliranno l’atmosfera che si respira all’interno dello spogliatoio come evidenziato pure dagli eventi che hanno segnato la quotidianità della Pinetina da gennaio a oggi. Marotta se – come tutto fa pensare – consegnerà l’Inter chiavi in mano a Conte, sa che dovrà costruire una squadra che avrà come sistema di riferimento il 3-5-2. Il primo passo, ovvero l’ingaggio di Diego Godin (a cui verranno garantiti 6,5 milioni per un triennio) è incoraggiante. Però, senza Champions, i piani potrebbero essere giocoforza rivisti al ribasso.

MILANO. Il derby è sempre il derby, ma stavolta è addirittura un derby da record: 5,7 milioni di incasso, mai erano entrati tanti soldini nelle casse del Milan, mai se ne erano visti in assoluto, è record anche per la Serie A. Pensate che solo martedì 5 febbraio sono stati venduti 10.655 biglietti e che 4mila biglietti tra i totali sono finiti nelle mani di tifosi stranieri. Arriveranno anche 590 Milan Club per tifare, il più lontano si farà il viaggio dal Bahrein per vedere il match, ma da tutta Europa e da Israele arriveranno convogli rossoneri per sostenere gli uomini di Gattuso. La partita verrà trasmessa in 20 paesi e in tribuna stampa non ci saranno posti liberi: 260 giornalisti, 60 fotografi e 300 addetti alle produzioni copriranno il Derby della Madonnina più seguito degli ultimi anni, grazie alle immagini delle 25 telecamere che filmeranno in 4k. Su Sky, dalle 19.30 Sky Calcio Show accenderà i riflettori sul Meazza con le ultimissime prima del match, che verrà trasmesso in esclusiva su Sky Sport Serie A e Sky Sport Uno dalle 20.30, e anche su Sky Q in 4k Hdr. Ma il canale sportivo, nel giorno del suo ottantesimo compleanno, celebrerà anche una grande icona sportiva della città di Milano e delle sue due squadre: Giovanni Trapattoni, protagonista de “L’uomo della domenica – Giovanni Trapattoni, Un fischio una leggenda”. Come sempre, lo spettacolo si farà in campo, ma anche in tribuna i vip presenti faranno parte dello spettacolo. Annunciati sugli spalti sono l’ex tennista Boris Becker, il pilota dell’Aprilia Andrea Iannone, i comici Teo Teocoli e Umberto Smaila, più il tifosissimo milanista e Ministro dell’Interno, il vice premier Matteo Salvini. Lo slogan coniato dal Milan per la sfida è “Join the flame” e tutto il perimetro esterno dello stadio sarà oggetto di una videoproiezione con oltre 170 corpi illuminanti che proietteranno fasci di luce per ricreare l’effetto del fuoco. Prima del fischio d’inizio, Ghali (noto tifoso rossonero) lancerà con un’esibizione in mezzo al campo il nuovo singolo “I love you”, mentre durante l’intervallo Abbiati, Ambrosini, Cafu, Dida, Inzaghi, Nesta e Oddo presenteranno insieme al presidente Scaroni e all’ad Ivan Gazidis la maglia speciale con la quale la formazione Milan Glorie giocherà ad Anfield il 23 marzo contro il Liverpool Legend. I cancelli apriranno alle 18.30 e i parcheggi nel piazzale dello stadio sono esauriti: la società consiglia quindi ai tifosi di recarsi per tempo al Meazza. I tifosi del secondo anello verde che non avranno acquistato un biglietto in altro settore potranno inoltre scaricare il biglietto sostitutivo dal sito. Al tutto esaurito mancano 876 biglietti del settore ospiti: se la Questura darà l’ok, il Milan è pronto a riaprire i botteghini.

Sarà il primo derby giocato dopo l’intesa firmata a inizio novembre da Inter e Milan per andare oltre l’attuale San Siro. Non è ancora stato definitivamente sciolto il nodo tra la realizzazione di un nuovo impianto a fianco del Meazza oppure la ristrutturazione per ammodernare la struttura esistente (la seconda scelta viene preferita dal sindaco Sala per tenere in vita uno dei simboli cittadini). Ma i passi compiuti insieme dai due club iniziano a essere significativi. I due amministratori delegati Gazidis e Antonello (ad per la parte commerciale dell’Inter) nelle scorse settimane hanno fatto un viaggio negli Stati Uniti per studiare dal vivo alcuni modelli da cui prendere ispirazione. Le tappe: New York e Atlanta. Nella Grande Mela l’attenzione è stata posta sul MetLife Stadium dove convivono Giants e Jets, inaugurato nel 2010 a fianco del vecchio Giants Stadium. Quindi un impianto che può essere preso come riferimento da Inter e Milan per due elementi simili alla situazione di Milano. Nella città sede delle Olimpiadi del 1996 i manager delle due società hanno visitato l’avveniristico Mercedes-Benz Stadium che ha ospitato l’ultimo Super Bowl. La seconda decisione concreta presa in comune da Inter e Milan è stata quella di affidarsi ad alcuni consulenti (tra questi Goldman Sachs per gli aspetti finanziari) per avere un quadro preciso della fattibilità dell’opera in materia di flussi di parcheggi, ingressi, capienza e servizi. I risultati sono attesi entro fine mese. A quel punto i due club milanesi potranno iniziare a preparare quel progetto dettagliato atteso da Palazzo Marino entro l’estate quando il Comune dovrà approvare in via definitiva il Piano di governo del territorio che deve tenere conto delle variazioni commerciali per la zona di San Siro. In particolare per l’area dell’ex Trotto, la più indicata per realizzare negozi, bar, ristoranti cinema e altre attività in grado di aumentare i ricavi durante la settimana e soprattutto nel giorno della partita. Il Milan, dall’arrivo di Gazidis, spinge per un nuovo stadio perché Elliott ha bisogno di un asset in grado di valorizzare il club più di San Siro ristrutturato. Un fatto da tenere in considerazione per un hedge fund che nel medio periodo dovrà rivendere il clubo. L’Inter preferisce evitare fughe in avanti e attende il responso delle consulenze per definire insieme un progetto preciso. Quello che potrebbe far pendere la bilancia a favore di un nuovo stadio è la valutazione dei costi: costruire una nuova struttura potrebbe richiedere investimenti non molto superiori a quelli necessari a rinnovare San Siro. A quel punto la scelta sarebbe scontata.

You may also like...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.