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Da ieri sera, le zone del centro della città sono sotto controllo da parte delle forze di polizia. Un’azione preventiva, disposta dal Questore, Antonio De Iesu, per evitare che la presenza di eventuali tifosi dell’Arsenal possa scatenare la follia di qualche scalmanato. Secondo i responsabili dell’ordine pubblico, l’arrivo dei supporters inglesi non dovrebbe creare particolare apprensione, ad accoglierli ci saranno 800 agenti che vigileranno su di essi. Fino a ieri sera, sono stati venduti 1000 biglietti del settore ospiti e, difficilmente, se ne venderanno di più. CECKPOINT Le autorità hanno destinato due zone per raggruppare i sostenitori dell’Arsenal. Si tratta della Stazione marittima e di un’area a San Nicola la Strada, nei pressi di Caserta nord. I tifosi verranno accolti e scortati fino allo stadio dove verranno condotti direttamente nel settore loro destinati. Insomma, il servizio è stato predisposto in modo che le due tifoserie non vengano a contatto nemmeno per un istante. Intanto, la Questura ha assicurato anche sulla questione hooligans: i dirigenti napoletani sono in contatto con i colleghi inglesi. IN ANTICIPO Il Napoli ha invitato i propri tifosi ad arrivare anzitempo allo stadio per evitare problemi all’ingresso dei tornelli. I cancelli saranno aperti alle ore 18 per consentire di effettuare i controlli di sicurezza previsti dalla legge, necessari per garantire un afflusso più agevole all’interno dello stadio.

Gli italiani non si fidano più. Anzi, detta meglio: sono tornati a non fidarsi degli arbitri. Eccolo, evidente nella sua drammaticità, il risultato di un’annata di equivoci ed incomprensioni. La fiducia ispirata dal primo anno di utilizzo della Var si è a poco a poco esaurita, lasciando campo libero al sentimento che storicamente, e disgraziatamente, ha riempito il dibattito italiano sulle vicende arbitrali: il sospetto.

NUMERI IMPIETOSI Il campione raccolto da Gazzetta.it non intende stabilire una verità assoluta. Però racconta di un sentimento crescente, appunto, e dà un responso che anche numericamente è significativo: per circa l’80% degli oltre tremilasettecento utenti che hanno partecipato nelle ultime ore ad uno dei due sondaggi di Gazzetta.it, infatti, giocatori tecnici, società e tifosi «hanno ragione a protestare», perché «certi errori fanno pensare male».

RIPENSAMENTO Più che un atto di accusa, la denuncia di uno stato di insofferenza. Gli errori degli arbitri, l’utilizzo continuamente difforme della video assistenza, il disorientamento che decisioni diverse per episodi molti simili hanno provocato, il silenzio dei vertici arbitrali, interrotto solo recentemente per ribadire che «le idee sono chiare, non c’è alcuna confusione, si tratta di errori individuali e isolati», insomma tutto questo ha generato il grande scetticismo che oggi, a campionato quasi concluso, sfocia in cattivi pensieri. È un peccato, per il calcio italiano ma innanzitutto per la classe arbitrale. La Var non è in discussione, non si può tornare indietro. Chi la applica a corrente alternata, però, è finito nel mirino. Per la video assistenza, doveva essere la stagione del consolidamento, si è rivelata invece la stagione del ripensamento. Partita dopo partita, errore dopo errore, la crepa si è allargata.

COLPEVOLI E infatti il verdetto dei due sondaggi Gazzetta non lascia spazio a molti dubbi. Nel primo abbiamo chiesto ai nostri lettori di chi o cosa sia la responsabilità della crisi in cui sono precipitati i nostri arbitri. Per più di un lettore su due, il 53,8% dei 3.070 partecipanti al sondaggio (dato registrato alle ore 15 di ieri), la responsabilità è di «arbitri che fanno pensare male». Al secondo posto nelle preferenze c’è un «cattivo utilizzo del Var», scelto dal 27,4% degli utenti, seguito da «arbitri ritenuti non all’altezza » (12,4%). Più staccata la «formazione e dall’organizzazione di competenza dell’Aia (5%)», staccatissima l’opzione «gestione del gruppo e designazioni», scelta solo dall’1,4%. Un dato che sembra mettere al riparo almeno in parte il lavoro di Nicola Rizzoli, a cui evidentemente si riconoscono gli sforzi profusi nel corso della stagione per raddrizzare la barca e favorire un ricambio generazione che in questo momento sembra essere il vero tallone d’Achille della classe arbitrale. E si arriva alla domanda finale, se le proteste che montano ormai da mesi siano legittime o esagerate: il dato riscontrato, 79,3% contro il 20,7%, racconta di una crisi di fiducia che a ben guardare è il primo problema cui far fronte. Senza continuare a chiudersi nel proprio recinto, prima che sia troppo tardi

Il Napoli è chiamato all’impresa contro l’Arsenal, al San Paolo, per conquistare la semifinale di Europa League (diretta Sky Sport Uno dalle 21). La formazione di Ancelotti è l’unica squdra italiana a essere ancora in corsa nelle competizioni Uefa, ma ribaltare la sconfitta dell’andata all’Emirates per 2-0 (rete di Ramsey e autogol di Koulibaly) non sarà facile. Il mister, che vuole mettere in bacheca l’ultimo trofeo europeo che ancora manca nella sua gloriosa carriera, ha indicato la via ai suoi giocatori: «La ricetta per la rimonta? Coraggio, intelligenza, cuore. Il coraggio l’ho visto poco all’andata, soprattutto all’inizio, il cuore è quello che metteremo oltre all’intensità». I partenopei questa volta potranno contare sul fattore campo: «L’ambiente sarà un supporto importante. Se la squadra gioca bene il San Paolo ti aiuta, altrimenti è difficile. Tutto può diventare possibile».

Il Napoli si gioca la partita più importante, più pesante e decisiva della stagione – con il secondo posto in campionato ormai congeltato – potendo contare sull’attaco titolare. Insigne e Milik scenderanno in campo dal primo minuto, mano nè da escludere una formazione super offensiva con Mertens a chiudere il tridente. A differenza del match di domenica contro il Chievo, è certo il rientro in campo di Allan ma la novità è l’inversione tra Fabian Ruiz e Zielinski: spagnolo a sinistra, polacco centrale. In difesa la coppia formata da Maksimovic e Koulibaly davanti a Meret. Gli unici assenti per la gara di stasera sono Albiol, Diawara e Ounas, quest’ultimo alle prese con un risentimento muscolare. Una iEmery sebbene parta in vantaggio non sente il passaggio del turno così vicino e lunedì contro il Watford (vittoria per 1-0) ha attuato il turnover per far rifiatare i titolari in vista del match contro il Napoli. La formazione sarà di conseguenza la stessa dell’andata con coppia offensiva formata da Aubameyang e Lacazette. Il passaggio del turno per il Napoli sarebbe una boccata d’ossigeno in grado di dare una svolta ad una stagione che fino a qui non ha rispettato le aspettative iniziali.

Napoli – Arsenal  Streaming, dove vedere la partita in tv

La partita Napoli – Arsenal verrà trasmessa Giovedi 18 Aprile in diretta e in esclusiva da Sky e nello specifico su Sky sport Serie A canale 102 Sky Sport 251. Tutti gli abbonati Sky potranno seguire la partita in streaming anche da dispositivi mobili come smartphone, pc, tablet e attraverso le piattaforme online Sky Go e Now TV. Molti sono i portali che danno la possibilità di assistere ad eventi sportivi in diretta streaming e sono davvero tanti. Esistono anche tanti siti che propongono eventi dal vivo, ma che non sono legali e danno anche nella stragrande maggioranza dei casi problemi e scarsa qualità video e audio. In genere questi siti vengono anche essere oscurati dalla Polizia informatica, proprio per la violazione del diritto di riproduzione. Esistono quindi dei portali legali che danno la possibilità di poter vedere le partite di calcio in streaming live, offrendo anche una qualità HD. Tra queste non possiamo non citare Sky Go e Premium Play che sono a pagamento, mentre altri sono gratuiti.

Rojadirecta Napoli – Arsenal

ROJADIRECTA Napoli – Arsenal – Come sito di streaming gratuito uno dei più famosi è Rojadirecta. Il sito spagnolo dovrebbe presentare il link della gara poco prima dell’inizio del match. Vi ricordiamo, come sempre, di non usare questa pratica, visto che potreste incorrere in multe e sanzioni elevate.

Stasera gli azzurri di Ancelotti giocano per l’Italia. Non solo perché sono rimasti in lizza da soli in Europa, dopo il collasso bianconero. Non solo perché la loro è un’impresa estrema, di quelle che possono compattare un certo orgoglio nazionale, contro gli inglesi che pure a Londra sono parsi più creativi, più allenati, più determinati e più maturi. Ma perché, se il Napoli stasera si arrende ai due gol di vantaggio dell’Arsenal, certifica che tra il calcio italiano e le eccellenze europee c’è una distanza sul breve incolmabile. Allora quell’incompiutezza, che mixa il vecchio con il nuovo e che si difende e si pretende come un segno dell’identità nazionale, apparirà una muffa che ha l’odore e il sapore delle cose irrancidite. E tutto, dalle società senza stadi alle plusvalenze farlocche, dagli illusionismi dei procuratori al ricatto degli ultrà, dal sonno dei vivai al tatticismo esasperato dei cento passaggi indietro al portiere, tutto sarà prova di un ritardo insormontabile, di un vecchiume inaccettabile, di un virus inestirpabile. Stasera il Napoli può spalmare un balsamo analgesico sui mali del calcio italiano, oppure spalancare la porta di un giudizio universale. E rendere non più differibile un’analisi su quanto tardi e quanto male sia cresciuto il suo sistema. Su quanto abbia volato basso, inseguendo i modelli difettivi del gigantismo degli sceicchi e dei fondi stranieri, invece di coltivare e valorizzare le sue risorse sportive. Perché la qualificazione dell’Aiax sulla Juve è uno schiaffo all’idea che l’unico futuro possibile per il calcio stia nelle figurine del Paris Saint Germain. È il successo di una filosofia sportiva che punta sui giovani e di una scuola calcistica che aggiorna il primato del suo pionieristico calcio totale nelle nuove geometrie del calcio glocal, nelle triangolazioni strette e ubriacanti di un gruppo che s’intende a memoria. Perché ha investito sul talento e sull’intesa, ed è capace con quattro ventenni di trasformare l’area di rigore avversaria in un campo di calcetto e di nascondere la palla agli avversari prima di gettarla in porta. Stasera Insigne giocherà per provare, un’altra volta ancora, che non è un mezzo giocatore, ma piuttosto un campione vero, non sempre aiutato dal contesto. Ma giocherà anche per dimostrare che Kean, Barella, Chiesa, Zaniolo, Mandragora e Sensi sono il germoglio di una grande scuola che può ancora rinascere dalle sue ceneri, e non la velleitaria utopia di un calcio rimasto provinciale. La sfida del Napoli s’intesta perciò una responsabilità doppia: smentire la sindrome dell’eterno secondo, condannato dalla sua mollezza caratteriale a capitolare sempre a un passo dal traguardo. E tenere aperto il sipario del calcio che conta, oltre il sabato pasquale dell’ottavo e scontato scudetto bianconero. È un’impresa tanto difficile quanto necessaria per salvare una stagione e dare l’ultima sveglia possibile a un sistema chiamato a cambiare. Senza più sotterfugi, senza più imitazioni. 

C’è una labilissima differenza tra la felicità e la disperazione, è una striscia sottilissima, che diviene uno stato d’animo: novanta minuti, cosa volete che siano nella vita di chi ne ha viste tante e vinte almeno altrettante, forse anche di più? E si può ondeggiare nel vuoto, o starsene a guardar le stelle, ma è lungo quella frontiera, in cui può rimescolarsi un destino. «Ma noi siamo qui per riuscire nell’impresa». Napoli, Italia: l’ultimo passaporto sta avvolto nei fili d’erba del san Paolo, può avvicinare a Baku oppure alla Brexit nostrana, ma se un uomo ha attraversato mezzo Mondo, e mica con una canoa, non sarà certo adesso che sparirà quel senso di orientamento che può essere necessario per scrutare anche nella bacheca di casa. «Ci vorranno coraggio, intelligenza e cuore». E bisognerà scovarli, ora o mai più, nel san Paolo che Carlo Ancelotti ha ormai eletto a residence della sua futura carriera da allenatore, quella che è cominciata nel luglio scorso e vorrebbe gli facesse compagnia sino alla pensione. Però stasera, andrà recuperato quel che a Londra è sparito nel fumo d’una serrata pallida che ha reso questa sfida perfida: «E perché perfida?». E si potrà discutere sugli aggettivi della vigilia di Napoli-Arsenal, sulla consistenza di questo faccia a faccia a distanza ravvicinata tra i due Re di coppe, Ancelotti and Emery, ma non sulle modalità d’uso d’una gara che può lasciare un domani oppure negarlo. «Siamo rimasti gli unici italiani in corsa e vogliamo restarci anche venerdì. Giocheremo come sappiamo, lucidamente, senza alterare gli equilibri, che all’andata ci sono costati tanto. Siamo gente di calcio, sappiamo che non bisognerà aver fretta, che due gol si possono fare ma che sarà importante non subirne: e comunque, oseremo». 

IO (NON) PRETENDO. Un’ora e mezza e poi, ladies and gentlmen, la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità, tecnicamente da ricercare, eventualmente, in un supplementare che non appare come un’eresia. «Noi vogliamo passare il turno e non ci interessa quanto tempo dovremmo impiegare: so che daremo tutto quello che abbiamo e lo faremo con la nostra qualità». Il calcio del Terzo Millennio, ora, è diventato anche altro, è un’eco che s’allunga via etere o attraverso i social e fa rimbalzare – e anzi amplifica, tutto ciò che ruota intorno ad un pallone: uno, due, tre, quattro striscioni «estremi», nel linguaggio ultras, inseguono un sogno «pretendendo l’Europa League» ma in questa ansia da prestazione e da successo ad ogni costo, poi basta l’espressione lieve, saggia e modulata di Ancelotti che sa come affrontare le insidie dialettiche e non ritrovarsi in fuorigioco. «Io dai miei ragazzi pretendo impegno, e ce ne metteranno, e un’applicazione rigorosa, e sono sicuro che lo faranno. Poi sul risultato è chiaro che non si potrà garantire. Ma so che il san Paolo ci aiuterà, il binomio ha sempre funzionato, lo dicono i risultati di questa stagione europea e anche il passato. Sarà diverso dall’Emirates, l’ambiente: su questo non ci saranno dubbi». E soffierà il vento e si avvertirà quel fascino dell’Europa: nelle ombre, resterà Baku, lontana o vicina, che sa di Storia….  

Do you remember, Lorenzo? Il viaggio nella memoria è una parabola ricorrente, un talento ch’emerge dai ricordi e s’incolla alle pareti dell’anima: c’è sempre un capolavoro, in quest’Europa d’Insigne, e basta perdersi tra i fotogrammi del vissuto, per stropicciarsi gli occhi e ripensare che bisogna provarci. Napoli-Borussia Dortmund, come si fa a dimenticarsene?, con quel boato che spacca in due il cielo, mentre dolce, tenera, la palla accarezza l’incrocio dei pali, poi scivola lieve lungo la rete e scatena il delirio. E di Madrid, volete parlarne: il «miedo escenico», o mamma, l’avevano narrato ripetutamente; ma chi ha recitato, sin dalla culla, sui marciapiedi di Frattamaggiore, sa come si affronta una notte-simbolo e come si entra nella galleria degli artisti, con una prodezza da trenta metri, magari di più. Ma questo è ormai diventato il passato remoto, mentre invece il calcio va di fretta, chiede testimonianze «contemporanea»: con il Liverpool, fu fascino e genialità, al minuto ottantanove o su di lì, proprio quando il Big Ben pareva dovesse dire stop. Ma Insigne è per sempre, non ha barriere, e quando andò sul dischetto, contro il Psg, si ricordò di quella volta a Torino quando Buffon riuscì ad arrivarci con la manona: stavolta, palo interno, gol. 

LO SHOW. Le notti sono fatte per segnare, lo dicono persino in tv, e Insigne s’è scelto il proprio destino, mettere assieme la trecentesima con la maglia del Napoli proprio mentre dentro di sé si sta scatenando quell’idea meravigliosa di prendersi il palcoscenico e tenerlo per sé e per il Napoli. Ci vuole un’impresa, uno spettacolo a cielo aperto in cui combinare le capacità balistiche con quelle caratteriali: e questa Napoli-Arsenal, con la fascia di capitano al braccio che Marek Hamsik gli ha lasciato in eredità, è l’opportunità per riempire una stagione di sé, di quell’estro che attecchisce nelle serate di gala, si direbbero speciali, già vissute a modo suo, nell’atmosfera tipica d’un sogno. 

LA SETE, LA FAME. L’ultima invenzione, ormai, risale a quaranta giorni fa (circa): a Reggio Emilia, e pure in quell’uggioso pomeriggio s’avverti il venticello calunnioso del sospiro diffidente, mentre intorno stava per scendere il gelo, Insigne esce dal tunnel ambientale e si regala una pennellata, pallone a giro, nell’angolo opposto, un marchio di fabbrica, un pezzo da collezione. Ma il tempo sta scivolando via rapidamente e stavolta non ci saranno appelli, al massimo i supplementari: sarà un’ora e mezza o forse due, sarà Napoli-Arsenal, sarà il tormento o anche l’estasi, sarà Insigne che inseguirà una scia luminosa, lo splendore di una traiettoria che offra spensieratezza. Ricorda, certo che ricorda, con quella faccia da «monello» che va a sfidare l’impossibile: e chi sa come si dice, se si dice, scugnizzo in inglese….  

INVIATO A CASTELVOLTURNO – Poi ci sono le scelte di vita: e bisognerà farsene in fretta una ragione, infilarsi in quel tunnel in cui la solitudine del numero 1 diventa condizione inevitabile, poi tuffarsi nell’ignoto, nel mistero da una partita da dentro o fuori. Giocarsela, ovvio, ma come, in che modo, attraverso quali uomini: perché una formazione non è uno stato d’animo ma una strategia – tout court – da spalmare in quest’ora che può introdurre nel futuro o nella malinconia. E oltre la Pineta, in quel bunker in cui volano idee, ci sono due Napoli che «scendono» in campo per crederci, al di là d’ogni ragionevole dubbio. Il Napoli-1, quello più verosimile, è il figlio naturale della logica e di qualche suggerimento arrivato domenica pomeriggio, osservando l’incoraggiante naturalezza con cui Ghoulam ha affrontato la partita: e la novità, la più evidente, più netta, è in quel 4-4-2 con la fascia sinistra concessa al principe del passato d’una terra attraversata con sontuosa eleganza. Il resto rientra tra le altre probabilità di una vigilia infinita: Fabian scelto per la regia, Zielinski alto dinnanzi a Ghoulam e, davanti, Insigne da sposare con Milik. Ma c’è anche il piano-B, sarebbe il Napoli della Formula 3, riveduto e corretto ovunque, con Maksimovic a destra, Chiriches e Koulibaly dinnanzi a Meret, Mario Rui mancino; centrocampo inconsueto: Callejon, Allan, Zielinski; e il terzetto Insigne-Miklik-Mertens per attaccare. Ma questo potrebbe succedere dopo, diversamente, ma dopo: se dovesse servire tuffarsi senza freni in una notte torrida, new style. 

Coraggio, intelligenza, cuore e… San Paolo. Carlo Ancelotti affida ai social un nuovo «ingrediente» per tentare, questa sera, la rimonta contro l’Arsenal. L’allenatore del Napoli invita i tifosi ad esserci, vuole uno stadio gremito per rimediare al due a zero maturato a Londra. Secondo i dati della prevendita, sarà accontentato solo a metà: venduti, fino a questo momento, circa 40.000 biglietti. Non pochi, neppure troppi. Ma ci sarà un ritorno speciale: quello di Aurelio De Laurentiis. Il presidente del Napoli, assente a Londra, si metterà comodo, pronto a godersi lo spettacolo, avrà occhi per i suoi calciatori, per quel desiderio – che coinvolge l’intera città – di rimontare il verdetto dell’Emirates e conquistare le semifinali di Europa League.  

LA GIORNATA DI AURELIO. Suonerà presto, questa mattina, la sveglia: sarà una giornata lunga, intensa, che condurrà al fischio d’inizio, alle ore 21, alla partita come apice di un giovedì europeo da vivere rispettando il consueto programma. De Laurentiis accoglierà l’Arsenal, parteciperà coi dirigenti inglesi al classico pranzo Uefa, sullo sfondo una splendida location e la bellezza di una città che vivrà sospesa, per diverse ore, in attesa di ritrovarsi al San Paolo.  

IL RITORNO ALLO STADIO. De Laurentiis seguirà la squadra dal vivo, tornerà allo stadio e guiderà la passione dei presenti, di chi ci sarà, di chi non ha mai avuto dubbi e ha prenotato, da giorni, il proprio posto sugli spalti. Il presidente del Napoli s’augura di vivere una notte speciale, sa che la sua presenza sarà uno stimolo ulteriore per la squadra, pronta alla «partita perfetta» – citando Callejon – per ribaltare il due a zero dell’andata o almeno provandoci, evitando di seminare rimpianti. 

NESSUN PIENONE. Ma il San Paolo, nonostante il prestigio di una gara potenzialmente storica, sarà pieno solo per metà: attesi 40.000 spettatori, a chi s’è già assicurato un posto – cancelli aperti dalle ore 18 – potrebbero unirsi i ritardatari, gli indecisi che, magari, si lasceranno ingolosire nelle prossime ore. Curve e Distinti quasi esauriti, restano disponibilità per Tribuna e settori inferiori. Già superati (virtualmente) i 33mila presenti col Salisburgo agli ottavi, ma le previsioni erano differenti perché supportate dal peso di questa notte, dalla necessità di ricavare un’impresa (anche) attraverso il sostegno del pubblico.  

PRECEDENTI. Blindati, per ora, i record di presenze a Fuorigrotta per le gare di Europa League: il primato nella stagione 2013/14, con Benitez in panchina, quella dei «dodici punti» con eliminazione ai gironi Champions. Nel ritorno degli ottavi col Porto il San Paolo accolse 54.145 spettatori, entusiasmo straordinario ma vano: dopo l’1-0 dell’andata, il Napoli pareggiò 2-2 e fu eliminato. Due pienoni, o qualcosa di simile, ci furono già nella stagione 2010/11, quella d’esordio in Europa League: 52.910 col Liverpool (finì 0-0) nella fase a gironi, 47.529 col Villarreal nell’andata dei sedicesimi, altra gara senza reti. Da quell’emozione è passato (quasi) un decennio.  

In questi casi si usa dire: vecchia conoscenza del calcio italiano. Insomma, non proprio vecchissima, ma datata. Poiché la storia di Sokratis Papastathopoulos, entro i confini nazionali, è racchiusa in due puntate consecutive. Partendo dal biennio nel Genoa (2008/10), e concludendo – a seguire – nel Milan. Ecco (anche) perché s’è seduto accanto ad Unai Emery, tecnico dei Gunners, nella rituale conferenza della vigilia tenutasi al San Paolo. Il Genoa da protagonista, il Milan più da comprimario (però coi rossoneri ha vinto lo scudetto del 2010/11, con sole 5 presenze), per poi toccare il punto più elevato in carriera: dapprima col Werder Brema, e poi nel Borussia Dortmund, preso addirittura per rimpiazzare gradatamente la colonna portante Mats Hummels. Missione ampiamente riuscita (198 presenze e 10 gol coi nerogialli), che gli fruttò nell’estate scorsa il contratto più ricco in assoluto, quello del passaggio ai Gunners per circa 18 milioni.  

L’ATTUALITA’. Con gli inglesi sinora 33 uscite stagionali e 2 gol (entrambi proprio in Europa League, al Qarabag e Bate Borisov), presenze spezzettate per esigenze dettate dal turnover e qualche infortunio di poco conto. «Sarà una partita molto difficile, dovremo rimanere concentrati rispecchiando il nostro stile di gioco. Giocheremo il nostro match come se fossimo ancora sullo 0 a 0». Invocando quella concentrazione che il corazziere Sokratis in effetti non ha mai smarrito nel corso dell’andata all’Emirates (ne sanno qualcosa sia Insigne che Mertens), agendo da difensore centrale ruvido, particolarmente a suo agio nell’uno contro uno, ma anche in sede d’impostazione.  

DEJA VU. «Conosco molto bene il San Paolo per averci giocato diverse volte anni fa, ma è solo una partita di calcio che noi giocheremo soprattutto sulla base dell’esperienza accumulata in Europa. Il Napoli metterà in campo la migliore formazione possibile, sostenuto dalla forte spinta dei tifosi, l’atmosfera sarà sicuramente molto calda, ma ci faremo trovare pronti. Come sempre. Chiunque vorrebbe giocare questo tipo di partite: per quanto mi riguarda, se giocassi, darei il cento percento».  

UNA FINALE. Le differenze, a distanza di sette giorni: «Sarà una gara diversa rispetto all’andata. Per noi diventerà importante cominciarla bene, con la consapevolezza di dover dare di più rispetto alla precedente. Dovremo semplicemente giocare a calcio e, conoscendo i miei compagni, so per certo che giocheremo un ottimo calcio. Dall’inizio della stagione siamo migliorati tanto. Col Watford? Una vittoria che ci ha dato morale, ma stavolta sarà diverso, perché sarà come una finale». 

Tocca a lui. Col suo Napoli dovrà provare a redimere le voglie dell’Arsenal. C’è da ribaltare il 20 dell’andata e le sensazioni sono positive. A Carlo Ancelotti si è affidato il calcio italiano per restare aggrappato a quel che resta dell’Europa dopo l’eliminazione della Juventus. Il Napoli è rimasto solo, adesso, a rappresentare quel sistema che oggi vive la delusione di un percorso interrotto, di una Champions League lasciata ai giovani dell’Ajax che hanno dimostrato proprio all’Allianz Stadium di poter arrivare fino in fondo e giocarsi la finale. Resta l’Europa League che per Napoli rappresenta l’evento. C’è la possibilità di andare in semifinale e di giocarsela, probabilmente, nella finale di Baku. La  convinzione non manca, l’idea di poter regalare al calcio italiano il secondo trofeo europeo è avvertita come una responsabilità dall’ambiente napoletano. Lo stesso allenatore è stato chiaro nel riconoscere l’importanza della sfida di stasera e su cosa pretenderà dai suoi. «Siamo l’unica squadra italiana presente in Europa, dobbiamo essere orgogliosi, io dico che possiamo farcela. Metteremo il cuore, il coraggio e l’intelligenza, supportati da un ambiente fantastico. Siamo fiduciosi, possiamo fare la storia », ha detto Ancelotti. Già, la storia. Lui ha scritto parecchie pagine importanti, da calciatore prima e da allenatore dopo. Non è casuale se è il tecnico che ha vinto di più in carriera. Nel suo curriculum ci sono 3 Champions League, 3 Supercoppe europee e due coppe del Mondo per club, più una serie di titoli nazionali vinti in giro per il vecchio continente. Gli manca l’Europa League e chissà che questa non sia la volta buona per aggiungerla agli altri trofei.

SERENITÀ Per uno come lui, abituato a ben altre emozioni, le tensioni di questa vigilia sono coinvolgenti, ma solo fino a un certo punto. L’esperienza gli ha insegnato che non bisogna dare mai nulla per scontato, che anche le due reti subite all’Emirates potranno essere recuperate. «Io sono certo che possiamo risolverla nei 90 minuti la questione. Ma siamo pronti anche ad andare oltre». Come dire, anche se ci saranno i supplementari, il suo Napoli avrà la forza di sostenerli. Ci vorrà un dispendio di energie notevole, come sarà importante restare lucidi, senza rinunciare a quell’equilibrio mentale che potrebbe fare la differenza se la gara ritardasse a sbloccarsi. L’Arsenal si sentirà forte del vantaggio di due reti accumulato nella gara d’andata, ma dovrà vedersela col San Paolo, con quella forza esplosiva che lo stadio napoletano sa garantire alla squadra. «Giocare a Fuorigrotta sarà il nostro vantaggio » ha sottolineato l’allenatore convinto che la squadra non potrà avere le paure dell’andata a Londra.

NESSUNA PRETESA L’attesa ha preso un po’ tutto l’ambiente napoletano. La tensione cresce con l’avvicinarsi della sfida. Ad alimentarla ci sono stati pure gli striscioni sistemati dai tifosi della curva B in parecchi punti della città coi quali hanno lanciato una sorta di avvertimento alla squadra: «Pretendiamo la coppa Uefa», hanno scritto in maniera perentoria. Un diktat che non è piaciuto a Ancelotti. «Pretendere è un verbo che non mi carica. Se si parla di desiderio si, perché anch’io vorrei vincere questo trofeo. Ma lo sport ha le sue regole. Pretendere vorrebbe dire garantire e io non posso garantire il risultato di questa partita. L’unica cosa che pretendo è l’impegno massimo della squadra. Su questo sì, garantisco»

Se il Napoli stasera rimonterà l’Arsenal non sarà certamente perché i Gunners avranno sottovalutato l’impegno. Lo si è capito dal modo in cui Emery si è presentato al San Paolo: accorto ma determinato. È un po’ l’atteggiamento che chiede ai suoi, che ha riunito a centrocampo abbastanza a lungo prima di iniziare la seduta di rifinitura per fargli prendere confidenza con il prato del San Paolo. Vuole una squadra che non rinunci a giocare, che nel contempo sia cosciente di ciò che l’aspetta e che, quindi, sappia farsi trovare pronta. Il Napoli non le risparmierà nulla. MUSCOLI Ecco perché potrebbe inserire Xhaka a centrocampo al posto di Ozil, con Ramsey con funzioni da trequartista: serviranno impatto e muscoli per reggere l’urto di un Napoli che non ha nulla da perdere. I muscoli Emery li ha mostrati, con garbo, in conferenza spiegando come gente di esperienza non potrà, anzi non dovrà, farsi condizionare dall’ambiente: «Sarà una partita di calcio tra due squadre di grande tradizione – ha detto Emery –, abbiamo giocato solo l’andata ed abbiamo il 50 per cento di possibilità di passare il turno esattamente come prima che iniziasse questa doppia sfida. Il Napoli in casa è molto forte, siamo coscienti che è qui che ci giocheremo la qualificazione». L’Arsenal proverà a farlo con quel piglio che però spesso in trasferta le è mancato. A proposito di difesa, Emery ha deciso di «giocare a specchio» con Ancelotti anche alla vigilia, quasi mutuando la stessa ricetta proposta dal tecnico del Napoli, quindi affermando che sarà necessario avere coraggio ed intelligenza. PASSAGGI A VUOTO Frasi di prammatica abbastanza scontate. Più interessante il passaggio sul fatto che invece servirà concentrazione per l’intera gara visti i passaggi a vuoto nei quali spesso incappa la difesa dei Gunners: «Sappiamo che novanta minuti qui possono essere lunghi, di conseguenza giocheremo innanzitutto per vincere e ovviamente per segnare, magari attaccando gli spazi nell’ambito di una gara tatticamente accorta perché il Napoli ha tanti calciatori importanti che ci possono creare problemi». Dunque, niente difesa ad oltranza, perché portarsi il nemico in area non è consigliabile, ma la volontà di verticalizzare in fretta. È il calcio di Emery, quello del quale Aurelio De Laurentiis si era invaghito nell’estate del 2015 raggiungendo in Spagna l’attuale tecnico dell’Arsenal per offrirgli la panchina azzurra, gentilmente rifiutata come le domande in merito: «In carriera si incontrano tanti dirigenti e si prospettano tante occasioni, ma il Napoli ha un gran presidente e un grande allenatore ». I Gunners non possono certamente lamentarsi, perché anche loro hanno una grande dirigenza e un grande tecnico. Adesso, però, come per il Napoli è il momento del raccolto. Lo chiedono i tifosi inglesi, presenti in circa mille unità al San Paolo.

Le vie del gol sono infinite. Senza bestemmiare l’evangelico detto parafrasato, è quello che si augurano a Napoli, la squadra e tutta la gente che cercherà di spingere all’impresa il gruppo di Ancelotti. Il tecnico non chiede frenesia ma capacità di sfruttare al massimo tutte le qualità dei propri giocatori calcolando un arco di 90 minuti che potrebbero diventare 120. Ecco perché sembra aver messo da parte l’ipotesi tridente dall’inizio. Non sempre regge l’equazione più attaccanti e più gol, anzi con Milik insieme a Insigne e Mertens dal via, i 3 hanno segnato solo un gol, quello di domenica scorsa al Chievo del centravanti polacco.

MERTENS PRONTO Dunque è probabile vedere dal via Milik con Insigne e il belga pronto a subentrare in corsa, magari per imporre la maggiore freschezza con una difesa dell’Arsenal che non appare impenetrabile. Ieri Dries in allenamento era brillante e scherzoso come sempre, segno che se arrivasse la panchina non la vivrebbe come un declassamento, perché per dare una mano alla squadra sarà importante, probabilmente fondamentale, arrivare nella ripresa senza aver subito gol, per cercare l’1-2 letale.

I TIRI DA FUORI Sono una specialità del Napoli, che ha diversi giocatori dotati dalla distanza. Milik, per esempio, con sei reti in Europa è secondo solo a un certo Leo Messi per gol realizzati da fuori area. Lo stesso Mertens ne ha segnato uno al Genoa dieci giorni fa. Senza dimenticare Zielinski e Fabian Ruiz molto abili con entrambi i piedi. Sempre come tiri da fuori vanno considerate le punizioni dirette, dove sempre Milik è a quota tre in campionato e dai 25 metri sa farsi rispettare anche Mertens, senza dimenticare le botte secche che è capace di tirare uno come Ghoulam, che Ancelotti potrebbe preferire al portoghese Mario Rui, proprio per il piede mancino particolarmente dotato del terzino algerino.

LA TESTA DI KOULIBALY Restando a Ghoulam, dalla bandierina di destra potrà sganciare i suoi missili con due destinazioni privilegiate: le teste di Milik e Koulibaly. In particolare il difensore senegalese – adorato dalla gente del San Paolo per classe e generosità – viene dalla doppietta di domenica scorsa a Verona e poi vuole cancellare quell’autogol dell’andata all’Emirates (sul tiro di Torreira) che oggi pesa molto sull’esito della sfida. dunque dalle sortite offensive di KK sui calci piazzati – insieme a Maksimovic, molto abile anche nello spizzare la palla sul secondo palo da angolo (vedi 1-0 alla Stella Rossa) – potranno nascere ulteriori modi per aggirare la difesa dell’Arsenal e superare Cech, portiere dal grande passato ma dal presente incerto. Tra l’altro i numeri dicono che l’Arsenal in trasferta subisce parecchio e che nei turni precedenti a eliminazione diretta ha sempre perso in trasferta: in Bielorussia contro il Bate Borisov 1-0 e addirittura 3-1 in Francia contro il Rennes. Con qualificazione poi conquistata nel ritorno in casa. Stavolta a campi invertiti cosa accadrà?

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