Pena Ciudad Barrios, ecco il carcere più pericoloso al mondo

All’interno del carcere Pena Ciudad Barrios ci sarebbero più di 2500 prigionieri. Per chi non lo conoscesse si tratta del penitenziario che si trova nello Stato centramericano di El Salvator, al cui interno si trovano spacciatori violenti, trafficanti d’armi, assassini spietati. Si potrebbe pensare che Pena Ciudad Barrios sia un carcere come tanti altri, ma effettivamente non è così. Si tratta di uno degli istituti di pena più pericolosi al mondo, tanto che nemmeno i secondini entrano all’interno del carcere e ne pattugliano soltanto il perimetro. La struttura carceraria è stata aperta nel 1999 ed è stato inizialmente progettato per 800 persone, ma ad oggi ne ospita il doppio ed è passato dalle mani dello Stato a quello della gang Mara Salvatrucha, famosa per i suoi crimini e i tanti tatuaggi sul volpo e sul corpo dei suoi adepti.

Si dice che quest’ultimi addirittura abbiano ottenuto il permesso di gestire la prigione, rinchiudendosi all’interno ed organizzandosi tra di loro per cibo ed assistenza sanitaria. Nel tempo i prigionieri sembra siano riusciti a sviluppare un intero ecosistema e sono riusciti a gestire anche un ospedale interno alla prigione. L‘Ospedale che fa capo ad un gruppo di 2500-2600 detenuti a fronte di una capienza iniziale prevista di 800 persone. Qualcuno però sembra abbia avuto il coraggio di entrare all’interno del carcere, un luogo considerato proibiti ormai da parecchio tempo. Chi ha provato a varcare questi cancelli, lo ha fatto semplicemente per una cosa ovvero raccontare ciò che effettivamente avviene all’interno e dunque raccontare la vita di tutti i giorni.

Pena Ciudad Barrios, gli scatti che hanno indignato il mondo

Uno tra questi è stato Adam Hinton che nel 2013 pare sia riuscito ad entrare all’interno della struttura, ritraendo i prigionieri che si sono lasciati immortalare in alcuni ritratti che sono stati tutti raccolti all’interno del libro “MS-13”, pubblicato recentemente dalla casa editrice Panos.

“La stragrande maggioranza dei detenuti vengono dalle baraccopoli. In Salvador questo è un luogo che non offre alcuna speranza o opportunità, e la banda è l’unica opzione reale. Se le autorità ti catturano, questo è il posto in cui ti scaricano, letteralmente, e si dimenticano di te, ogni detenuto si sente proprio così“, ha raccontato Adam. Gli scatti che si trovano all’interno di questo libro, sono molto forti emotivamente parlando ed anche terribili, ma raccontano la storia di uno Stato in cui il problema della criminalità organizzata e della guerra tra gang continui a persistere e ad essere irrisolto. Purtroppo sempre in questo Stato il numero delle vittime per violenza di strada ha raggiunto delle cifre record.

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