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Finse il vaccino per il Green Pass: Pippo Franco finisce a processo



Pippo Franco a processo a Roma per presunti certificati falsi legati al green pass



Il comico Pippo Franco andrà a processo con l’accusa di aver utilizzato certificazioni mediche false per ottenere il green pass durante la pandemia di Covid-19. Con lui risultano imputate altre quindici persone, tra cui alcuni familiari, nell’ambito di un procedimento aperto dalla procura di Roma. Le contestazioni, a vario titolo, riguardano il reato di falso in atto pubblico, per la produzione o l’uso di documenti che avrebbero attestato in modo non veritiero l’avvenuta vaccinazione anti Covid, requisito necessario nell’estate 2021 per accedere a bar, ristoranti e a numerosi luoghi aperti al pubblico.

Secondo l’impostazione accusatoria, al centro della vicenda ci sarebbe un medico di base, Natale Cirino Aveni, anche lui imputato, che avrebbe predisposto certificati di vaccinazione non corrispondenti a somministrazioni reali. L’ipotesi contestata è che il professionista abbia iniziato a redigere attestazioni false con lo scopo di consentire ai pazienti l’ottenimento del green pass. Nell’inchiesta viene citata la presunta condotta di “formare false certificazioni attestanti le avvenute vaccinazioni anti covid al fine di ottenere per i suoi pazienti il successivo rilascio del green pass”.

Un punto rilevante dell’indagine riguarda anche il presunto inserimento di tali dati nei sistemi informatici sanitari. In base alla ricostruzione degli inquirenti, le certificazioni sarebbero state caricate nel sistema della regione Lazio, con il risultato di far risultare registrate vaccinazioni in realtà mai effettuate. L’ipotesi investigativa è che ciò abbia potuto alterare anche gli strumenti di controllo e tracciamento legati alla gestione della diffusione del virus, almeno sotto il profilo dell’archiviazione e della consultazione dei dati sanitari.

Il procedimento si inserisce nel contesto delle misure adottate durante l’emergenza, quando il green pass era stato introdotto per contingentare gli accessi e aumentare il livello di sicurezza sanitaria nelle attività sociali e commerciali. Nel 2021, in particolare, la certificazione verde era richiesta per entrare in numerosi locali e per partecipare a eventi, secondo le regole via via definite dai provvedimenti governativi. È in quel contesto che, stando alle accuse, alcune persone avrebbero cercato di evitare la vaccinazione senza rinunciare all’accesso a servizi e spazi pubblici.

Tra gli imputati, oltre a Pippo Franco, figurano la moglie Maria Piera Bassino e il figlio Gabriele. La difesa dell’artista è affidata agli avvocati Paolo Gallinelli e Benedetto Stranieri. Il quadro probatorio indicato nell’articolo di partenza comprende anche attestati di vaccinazione che risulterebbero firmati da Natale Cirino Aveni nell’estate del 2021. Pippo Franco, viene riportato, si è sempre dichiarato innocente rispetto alle contestazioni.

Sul versante difensivo viene inoltre richiamata una valutazione sulle conversazioni intercettate. Come riferito dal legale Benedetto Stranieri, “la responsabilità degli imputati viene dedotta da alcune conversazioni telefoniche tutt’altro che univoche”. La difesa contesta quindi l’interpretazione univoca delle telefonate e sottolinea che, a suo avviso, la ricostruzione accusatoria poggerebbe su elementi non decisivi o comunque suscettibili di letture differenti.

Nello stesso passaggio viene indicato anche un ulteriore elemento che avrebbe contribuito a rafforzare i sospetti investigativi. Sempre secondo quanto dichiarato dal legale, a convincere gli inquirenti della falsità dei certificati ci sarebbe solo “una battuta ironica del signor Pippo Franco nel corso di una trasmissione televisiva”. In quell’occasione, dopo una domanda del conduttore sulla vaccinazione, l’artista avrebbe risposto: “Preferisco non rispondere, vi basti sapere che ho il green pass”.

L’indagine, secondo quanto ricostruito, sarebbe nata da una serie di accertamenti svolti dai carabinieri del Nas. Gli investigatori si sarebbero insospettiti per alcune incongruenze riscontrate tra il numero di dosi di vaccino annotate come somministrate e quelle che risultavano effettivamente disponibili nello studio medico. In sostanza, la contestazione è che il medico avrebbe registrato un numero di somministrazioni superiore alle dosi a disposizione, circostanza ritenuta indicativa di registrazioni non corrispondenti a vaccinazioni reali. Il fascicolo sarebbe stato coordinato dalla sostituta procuratrice Eleonora Fini.

Nel procedimento emerge anche un ulteriore filone che coinvolgerebbe ancora Natale Cirino Aveni, ma che non sarebbe collegato al green pass. Secondo quanto indicato, il medico sarebbe indagato anche per il presunto rilascio di certificati ritenuti falsi che avrebbero consentito a dieci pazienti di ottenere permessi per l’accesso alla Ztl di Roma. Si tratta, quindi, di una contestazione distinta, legata a presunti attestati utilizzati per finalità amministrative diverse da quelle sanitarie.

La fase processuale dovrà chiarire ruoli e responsabilità dei singoli imputati, distinguendo tra chi avrebbe predisposto le certificazioni e chi, secondo l’accusa, le avrebbe utilizzate per ottenere un titolo di accesso ai servizi previsto durante l’emergenza. Il procedimento ricostruisce un meccanismo che, se confermato, avrebbe coinvolto l’emissione di documentazione sanitaria e la successiva registrazione nei sistemi informatici regionali, con conseguente generazione della certificazione verde. Nel frattempo, la posizione di Pippo Franco resta quella di un imputato che respinge le accuse e che, attraverso i propri legali, contesta l’interpretazione degli elementi richiamati dall’accusa.



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