Pensioni 2019: le ultime notizie su Quota 100 e Opzione Donna

Le ultime notizie riguardo le pensioni e nello specifico su opzione donna e lavoro di cura giungono da fonti differenti. Alcuni dati mostrerebbero come effettivamente le donne abbiano difficoltà a conciliare il lavoro con la famiglia e come questo effettivamente vada a ripercuotersi poi ai fini previdenziali e nello specifico nella difficoltà a raggiungere la Quota 100. Invece, altre fonti sembra abbiano evidenziato quanto possa essere penalizzante uscire dal mondo del lavoro con opzione donna. Su questo argomento è intervenuto Ezio Cigna ovvero il responsabile dell’ufficio previdenza CGIL che ha portato verso la consapevolezza di quanto effettivamente sarebbe importante il riconoscimento del lavoro di cura che in genere è affidato alle donne che questo ad oggi risulta essere una battaglia portata avanti da Orietta Armiliato che è l’amministratrice del comitato opzione donna. Nonostante l’Inps abbia tentato di rincuorare evidenziando un numero sempre maggiore di istanze crescenti per l’uscita anticipata dal mondo del lavoro con Quota 100, le testimonianze degli esclusi così come dei precoci, sembra vogliano dimostrare in realtà come questa misura temporanea sia letta come un non superamento della Fornero ma come una manovra che creerà ancora più disparità ed ingiustizie, tutto ciò a danno delle persone più deboli.

Pensioni ultime notizie: Opzione Donna misura penalizzante, Quota 100 irrangiungibile

A parlare è stata la Dirigente HR director Ministero dell’Economia e Finanze Monica Parrella, la quale sembra abbia commentato i dati sulle dimissioni delle donne dal lavoro e che ha evidenziato come i risultati inerenti Opzione Donna e Quota 100 siano piuttosto sconfortanti, oltre che allarmanti. Monica Parrella, a tal riguardo avrebbe detto: “Dal 2011 al 2017 – secondo l’Ispettorato del lavoro – 165.562 hanno lasciato il lavoro, principalmente per “incompatibilità tra l’occupazione lavorativa e le esigenze di cura della prole”.

Il monitoraggio riferito al 2017, con 30.672 dimissioni e risoluzioni contrattuali di lavoratrici madri, ha fatto registrare il numero più alto degli ultimi anni. La crescita è stata costante: nel 2011 le madri che si sono dimesse erano 17.175, poi 18.454 nel 2012, 21.282 nel 2013, 22.480 nel 2014, 25.620 nel 2015, fino a toccare quota 29.879 nel 2016 e 30.672 nel 2017. Le principali cause: assenza di nidi aziendali, costi elevati per l’assistenza dei neonati, organizzazione e condizioni di lavoro ritenute difficilmente compatibili con l’esigenza di occuparsi dei figli; ragioni, alle quali in alcuni casi si aggiunge la mancanza di una rete parentale di supporto”.

Queste cause di cui ha parlato Parrella, sembra abbiano portato le donne anche in passato ad allontanarsi dal mercato del lavoro prima ed essere poi oggi in difficoltà per poter accedere alla quiescenza. Molte donne si trovano a dover prestare assistenza a genitori malati e anziani, avendo sulle proprie spalle anche il lavoro domestico, che ad oggi non è riconosciuto ai fini previdenziali. Per questo Opzione Donna si pone come una misura deludente e arrivare a Quota 100 per tante sembra essere un miraggio. “Per quanto riguarda Quota 100 soltanto una domanda su quattro é stata presentata dalle donne, mentre la stessa Opzione Donna è penalizzante e riduttiva poiché prevede il calcolo interamente contributivo, 35 anni di contributi e 58 d’età se dipendenti, o 59 se autonome, cui si aggiungono 12/18 mesi di finestra d’attesa”, questo quanto dichiarato ancora dal responsabile dell’Ufficio Previdenza CGIL Ezio Cigna in riferimento alla Previdenza Femminile.

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