Continuano i dubbi su quella che è la misura più attesa del nuovo anno in tema di pensioni, ovvero Quota 100. Come sappiamo, la misura non è stata ancora inserita nella Legge di Bilancio 2019 e verrà attuata e resa ufficiale attraverso un apposito decreto che verrà emanato entro il prossimo 12 gennaio. E’ proprio per questo motivo che ad oggi i dubbi su Quota 100 sono tanti e soprattutto a questi si può rispondere in modo approssimativo, perché per approfondire i dettagli bisognerà attendere proprio il decreto. Ad esempio una nostra lettrice ci espone il suo caso, chiedendo il nostro aiuto per cercare di capire se effettivamente rientra in questo contesto e se, dunque, può usufruire nel 2019 di Quota 100. La lettrice in questione ha 64 anni e 34 anni di contributi versati come dipendente, 1 anno figurativi per disoccupazione, 4 anni e 4 mesi di versamenti nella gestione separata. Quello che si chiede è se questi anni si possono sommare e se riesce ad avere una totalizzazione contributi, rientrando quindi tra i beneficiari di Quota 100.

Ad oggi, è possibile rispondere sulla base delle indiscrezioni giunte nelle scorse settimane. Quota 100 è quella misura pensionistica che darebbe la possibilità a partire da quest’anno di poter andare in pensione una volta compiuti 62 anni di età e maturato 38 anni di contributi. Per i dipendenti privati la prima finestra utile sarà quella del mese di aprile 2019, mentre i dipendenti pubblici dovranno aspettare ancora qualche mese, ovvero quello di ottobre 2019.   Un’altra cosa certa o che almeno dovrebbe esserlo è il divieto di cumulo con i redditi da lavoro, fino al raggiungimento del requisito previsto per la pensione di vecchiaia ovvero 67 anni.

Ciò  significa che se si esce dal mondo del lavoro a 62 anni, non si potrà cumulare il reddito della pensione quota 100, con qualsiasi altro reddito che derivi da attività lavorativa contemporanea, per questo motivo si parla di divieto di cumulo dei redditi da lavoro, ma non di divieto di cumulo di contributi perché nel caso in cui ci dovesse essere questo divieto, la platea dei beneficiari o almeno dei potenziali beneficiari della misura, sarebbe ridotta andando a penalizzare piuttosto duramente i lavoratori che hanno avuto purtroppo delle carriere discontinue.

Anche riguardo i contributi figurativi non sembrano esserci ad oggi delle novità e nelle scorse settimane si è parlato di un possibile riconoscimento fino a 23 anni dei contributi figurativi, ma non ci sono certezze, così come novità in questo senso. Non resta che attendere l’uscita del decreto che conterrà questa misura, ovvero Quota 100 che, come abbiamo anticipato, dovrebbe arrivare entro il prossimo 12 gennaio.

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