Riforma Pensioni, Quota 100 discriminante, insorge Landini (Cgil)

Ai sindacati sembra non piacere proprio questo decreto sull’anticipo pensionistico e nello specifico quello relativo a quota 100 così come le regole che introducono l’altra misura piuttosto attesa del 2019 che è il reddito di cittadinanza.

Per la CGIL sarebbero delle misure entrambi discriminati nei confronti di coloro che hanno requisiti uguali oppure maggiori, ma che non vi possono accedere per una qualche ragione. Nello specifico a parlare è stato il segretario confederale Maurizio Landini, il quale è intervenuto durante l’assemblea di lavoro società a Roma ha esordito sostenendo che nel decreto quota 100, ci siano una serie di contraddizioni perché effettivamente si tratterebbe di una misura che non va a cambiare la legge Fornero, ma che prevede soltanto delle piccole modifiche. Stando a quanto riferito dal sindacalista, questo provvedimento che va ad introdurre quota 100 che a giorni poi sarà approvato grazie al via libera arrivato dal Consiglio dei Ministri, conterrebbe una sorta di iniquità, perché ci saranno coloro che potranno accedere a quota 100 e chi con quota 41 di contributi, non potrà effettivamente andare ancora in pensione.

Nello specifico il sindacalista si riferisce a tutte quelle persone che hanno superato 40 anni di contributi, ma che non hanno compiuto 62 anni entro i termini stabiliti e che quindi sarà in qualche modo costretto a dover rimandare il pensionamento al 2020.

Riguarda il reddito di cittadinanza, invece il sindacalista ha fatto un esempio pratico ritenendo che si tratta di una vera e propria discriminazione alla quale si andrà incontro purtroppo nei prossimi mesi. “La bracciante che si è fatta il mazzo per pagare i contributi e prenderà 680 euro, invece chi non ne ha mai versati, magari moglie di un imprenditore, prenderà 780 euro. Che c…o di giustizia è?”, ha dichiarato ancora Landini. Effettivamente però, le critiche non sono state mosse soltanto da Landini, ma da tutta la CGIL perché parla di disparità intollerabili tra il settore pubblico e privato, soprattutto riguardante l’accesso anticipato alla pensione al rispetto all’età di vecchiaia.

“Propagandavano la riforma della legge Fornero hanno finito col peggiorare le norme relative ai dipendenti pubblici con un trattamento differenziato rispetto ai lavoratori del privato. Sono già in corso verifiche sulla legittimità del provvedimento, in attesa di avere un testo definitivo, visto che il Governo non discute con nessuno, tiene fuori il Parlamento e le parti sociali, agendo in maniera autoritaria”. E’ questo quanto si legge in una nota diffusa dalla Cgil Funzione Pubblica. A non piacere ai sindacati è anche la situazione relativa alla liquidazione del trattamento di fine servizio e del trattamento di fine rapporto. Secondo il sindacato effettivamente ci sarebbe tanta confusione sull’ intervento delle banche per l’erogazione anticipata del TFR, una delle promesse tra l’altro del nuovo governo Conte.

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