Rimetti a noi i nostri debiti, recensione del primo film italiano Netflix

Rimetti a noi i nostri debiti è un film di Antonio Morabito, il quale dopo “Il venditore di medicine”, torna con questa pellicola cercando di indagare il lato più oscuro del potere. Questo film altro non è che la storia di debitori e creditori, con protagonista la coppia formata da Claudio Santamaria e Marco Giallini. Il film è disponibile su Netflix già dallo scorso 4 maggio.

Si tratta del primo film italiano originale Netflix diretto come abbiamo visto da Antonio Morabito anche se effettivamente lo ha scritto insieme ad Amedeo Pagani. Il regista in questo film va ad indugiare sulla corruzione delle anime e dei nostri tempi, come aveva fatto già in precedenza con un altro film intitolato Il venditore di medicine, film del 2013 di cui Rimetti a noi i nostri debiti potrebbe essere considerato il seguito ideale e non soltanto a livello di contenuti.

Dal precedente film infatti Morabito eredita anche alcune presenze del cast a partire proprio da Claudio Santamaria che è il protagonista assoluto nel film, che si ritrova poi a dividere la scena con Marco Giallini, una coppia esplosiva ma inedita. Entrambi rivestiranno i panni di due addetti alla riscossione dei crediti piuttosto Bizzarri.

Trama

Claudio Santamaria interpreta Guido ovvero membro del ceto medio basso che si trova purtroppo a vivere ai margini della società. Lavorava come tecnico informatico e dopo avere perso il suo lavoro, Guido si reinventa come magazziniere per poter guadagnare pochi spiccioli. Morabito punta l’attenzione sulla difficoltà di reinserirsi all’interno di circuiti lavorativi, una volta che si perde il proprio. Questa è una questione piuttosto dibattuta nel nostro paese. Il protagonista, così cade nello sconforto perché impossibilitato ad estinguere il debito che lo stesso aveva contratto tempo addietro.

Ad un certo punto, però, gli si presenta l’occasione e si trasforma in poco tempo da vittima ad aguzzino ed accetta di lavorare gratis pur di estinguere il proprio debito. Entra così in scena Franco ed in lui Guido vede se stesso, un uomo che fa parte di un ceto medio che raggruppa al suo interno i morti in vita. Guido così inizia a lavorare per una finanziaria che compra i debiti insoluti delle banche e vestendo questo nuovo ruolo, dovrà comunque tormentare i debitori dapprima umiliandoli e poi con le percosse. Il mestiere gli viene insegnato proprio da Franco che è un esattore professionista al quale basta una confessione per poter liberarsi dai sensi di colpa. Nonostante Guido cambi e si trasformi da vittima a carnefice, rimane sempre una brava persona e cerca di mantenere un forte legame con l’amico, un vicino vecchio professore capace di metterlo in riga e non non fargli dimenticare le giuste priorità della vita. Sarà felice Guido?

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