Streaming Roma – Napoli Gratis su Rojadirecta

Roma – Napoli Streaming, dove vedere la partita in tv

La partita Roma – Napoli verrà trasmessa Domenica 31 Marzo in diretta e in esclusiva da Sky e nello specifico su Sky sport Serie A canale 102 Sky Sport 251. Tutti gli abbonati Sky potranno seguire la partita in streaming anche da dispositivi mobili come smartphone, pc, tablet e attraverso le piattaforme online Sky Go e Now TV. Molti sono i portali che danno la possibilità di assistere ad eventi sportivi in diretta streaming e sono davvero tanti. Esistono anche tanti siti che propongono eventi dal vivo, ma che non sono legali e danno anche nella stragrande maggioranza dei casi problemi e scarsa qualità video e audio. In genere questi siti vengono anche essere oscurati dalla Polizia informatica, proprio per la violazione del diritto di riproduzione. Esistono quindi dei portali legali che danno la possibilità di poter vedere le partite di calcio in streaming live, offrendo anche una qualità HD. Tra queste non possiamo non citare Sky Go e Premium Play che sono a pagamento, mentre altri sono gratuiti.

Rojadirecta Roma – Napoli

ROJADIRECTA Roma – Napoli – Come sito di streaming gratuito uno dei più famosi è Rojadirecta. Il sito spagnolo dovrebbe presentare il link della gara poco prima dell’inizio del match. Vi ricordiamo, come sempre, di non usare questa pratica, visto che potreste incorrere in multe e sanzioni elevate.

Il fischio di inizio di Roma Napoli è fissato per domenica 31 marzo alle ore 15:00. Il match, valevole per la ventinovesima giornata di Serie A, si preannuncia davvero molto interessante. Nello specifico i giallorossi  al momento sembrano essere proiettati a conquistare un posto in Europa e per questo la Roma è la diretta inseguitrice del Milan e lotta per il quarto posto. Per queste ragioni, la Roma ha necessità di fare il massimo risultato per poter mantenere la corsa Viva. Il Napoli al contrario sembra aver subito nell’ultimo periodo e quindi tenterà di ritrovare la continuità perduta. Le squadre si preparano a tornare in campo, dopo la sosta per le nazionali e dare il via così alla ventinovesima giornata di Serie A.

Roma-Napoli, probabili formazioni

Claudio Ranieri è al comando della Roma ed è chiamato ad aiutare la Roma in questo Sprint finale di stagione per conquistare un posto in Champions ed è convinto di poter raggiungere l’obiettivo, anche se comunque gli avversari non sono da sottovalutare. “Secondo me la Roma ha le potenzialità per entrare in Champions League. Ci sono altre squadre che spingono forte, davanti e dietro di noi, mi auguro i nostri reagiscano alle avversità”, è questo quanto dichiarato da Ranieri in conferenza stampa. “Finalmente ho rivisto lo spogliatoio pieno. Li ho visti belli propositivi, ed è la cosa più importante. Tutti vorrebbero giocare e mi fa piacere, ma devo fare delle scelte in base alla condizione fisica. Stanno tornando tutti, ma non sono al 100%. Devo valutare bene le risorse a disposizione, a me non piace rischiare di perdere un giocatore per 3-4 partite, meglio fargliene saltare una. Valuterò bene ogni scelta, sperando di non portarli ad una fase critica“, ha aggiunto Ranieri.

RoPer Ancelotti non sarà molto semplice scegliere la formazione da schierare all’Olimpico contro la Roma. Lorenzo Insigne ha fatto interrotto la seduta di allenamento e tenuta sabato 30 marzo per un problema muscolare e la prima diagnosi parla di contrattura al dottore della coscia destra e quindi bisogna valutare se riuscirà addirittura tornare a disposizione in vista della gara di Europa League contro l’Arsenal.

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Il match si potrà seguire in esclusiva su Sky e gli abbonati dovranno sintonizzarsi sui canali Sky sport Serie A dal satellite, digitale terrestre e Fibra e Sky Sport canale 252. Il meteo in oltre sarà anche disponibile in streaming attraverso Sky Go un servizio che gli abbonati alla pay tv possono utilizzare su smartphone e PC e tablet in modo assolutamente gratuito. In alternativa è possibile usufruire di Now TV la TV via Internet che non prevede alcuna sottoscrizione e ad abbonamento a vincolante.

Una volta li chiamavano «corazzieri». Ovvero, attaccanti alti e forti, perciò abili di testa ed in grado di fare a sportellate con difensori di stazza inevitabilmente simile alla loro. Il problema per questi ultimi, però, è che Edin Dzeko e Arkadiusz Milik hanno anche piedi assai educati. Quanto basta per diventare punti di riferimento per Roma e Napoli, che arrivano a questa partita con spiriti ed obiettivi molto diversi. Se i partenopei – saldamente secondi in classifica – rodano gamba e strategie in vista della sfida di Europa League contro l’Arsenal, i giallorossi giocano l’ormai consueta partita della vita, visto che l’ingresso in Champions resta l’ultimo (e per certi versi anche il primo) obiettivo stagionale.

SCUSE E DUBBI Per sperare, Claudio Ranieri avrebbe bisogno però della migliore versione dell’attaccante bosniaco. Non quella, per intenderci, che dal 28 aprile, quasi un anno, non riesce a trovare il gol all’Olimpico in campionato. Questione anche di testa, naturalmente. Se è vero che dal punto di vista fisico è reduce da un infortunio muscolare rimediato con la sua nazionale, è la serenità che Dzeko in questo momento cerca. Per informazioni, basta riavvolgere il nastro e riandare all’ultimo giocato in campionato, quello di Ferrara, dove all’intervallo proprio il bosniaco ha acceso una lite furiosa con El Shaarawy, che gli è costata una multa non banale e le scuse pubbliche tre giorni fa davanti a tutta la squadra, oltre che una «confessione » con un preoccupato Ranieri. Al netto del piccolo infortunio, forse però il periodo in nazionale lo ha tranquillizzato. Certo, dalla Bosnia rimbalzano un paio di concetti: Edin si sente un leader ma quest’anno vede che tanti di compagni col suo carattere sono stati ceduti. Inoltre, a 33 anni, vorrebbe vivere il tramonto di carriera in una squadra ambiziosa, che giochi per vincere. Cosa che Roma – dove pure lui e la sua famiglia stanno benissimo – non può garantirgli. Senza contare che lo stesso club giallorosso, qualora non arrivasse in Champions, avrebbe un qualche ridimensionamento a partire dal monte ingaggi da tagliare almeno del 20%, a cominciare magari proprio con Dzeko, che è quello che guadagna di più (circa 4,5 milioni). Resta sempre in piedi l’ipotesi di allungamento con spalmatura dello stipendio, ma forse è più robusta l’idea di una sua cessione, con Inter (soprattutto), West Ham ed Everton alla finestra, con la Roma che al momento chiede una ventina di milioni. Morale: arrivando in Champions, sarebbe più facile che il matrimonio continui.

IL SOLE DI AREK Matrimonio invece senza crisi e scricchiolii quello di Milik con il Napoli. Perché dopo due anni costellati di infortuni adesso finalmente i tifosi azzurri stanno scoprendo il valore di questo centravanti che segna con continuità e si è scoperto un’ottimo specialista su punizione: 3 gol diretti in questo campionato, nessuno come lui. «È tornato il sole, a Napoli sto bene e penso di restarci a lungo», ha detto ai microfoni di Sky Sport. Il polacco mostra così gratitudine al club che ha avuto la pazienza di aspettarlo e metterlo nelle condizioni di rialzarsi dopo due gravi infortuni. In più con Ancelotti – che non perde occasione di incensare anche quando si trova in nazionale – sta maturando anche sotto il profilo tattico, nella manovra della squadra. Per questo quando parla di Dzeko, il suo rivale odierno rispettosamente osserva: «Sta facendo bene. All’inizio no, ma quest’anno tiene la palla, fa salire la squadra e segna. È un esempio per tante persone».

I NASONI E in un Napoli sorridente e che arriva all’Olimpico senza troppe pressioni, spicca l’intesa che stanno costruendo da qualche tempo a questa parte la coppia d’attacco MilikMertens, forzata anche dall’infortunio di Insigne. «Ciro» Mertens, dopo aver servito al polacco uno splendido assist contro il Salisburgo, al San Paolo, per festeggiarlo lo ha preso per il naso, abbastanza prominente. Affettuosità ricambiata da Arek quando contro l’Udinese è andato in gol il belga, dopo quasi tre mesi di digiuno. Ci s c h e r z a n o su:«Abbiamo nasi importanti ». Che servono anche per avere fiuto del gol. E oggi all’Olimpico – dove Dries ha segnato 3 dei suoi 5 gol contro i giallorossi – la coppia azzurra farà le prove generali per la grande sfida dell’Emirates contro l’Arsenal, quando il Napoli si giocherà l’obiettivo della stagione.

Le garanzie per il futuro le ha esibite lui. Non c’è nulla di scritto, però. Ma la serietà di Carlo Ancelotti vale più di mille firme. E allora, la gente di Napoli può starsene tranquilla, può mettere da parte le ansie scatenate dalle ultime indiscrezioni di mercato che darebbero per partenti, a fine stagione, alcuni pezzi forti della squadra. «Allan e Koulibaly sono giocatori del Napoli e tali resteranno. Quando mi vedrete incatenato a Castel Volturno significherà che sono andati via. Non c’è la volontà di cedere e soprattutto non c’è l’esigenza di vendere», ha spiegato l’allenatore del Napoli. Chiaro? Ritrovino la pace, allora, i club che hanno fatto un pensierino sui due giocatori: da qui non si muoveranno. «Tutte voci che circolano, al 99 per cento, non sono vere. Addirittura si dice che io abbia chiamato miei ex giocatori, ma l’ultimo che ho sentito è un ex, Xabi Alonso», sorride Ancelotti che, invece, ha già incluso tra i suoi promossi per la prossima stagione, Dries Mertens. «Sta facendo bene in campo e sul piano comportamentale, trasmette serenità e positività. Poi è dotato di personalità. Il futuro lo penso con lui».

NIENTE ALIBI Un chiarimento che si è reso necessario dopo le tante discussioni avviate nelle due settimane in cui il campionato è stato fermo e che hanno aperto a varie considerazioni. Soprattutto sulle cessioni, sulla possibilità che Aurelio De Laurentiis potesse cedere alle tentazioni sempre più intriganti. Col suo intervento, Ancelotti ha voluto chiudere un argomento che potrebbe essere motivo di turbativa in un momento in cui lui e la squadra sono impegnati a blindare il secondo posto in campionato e a tentare di vincere l’Europa League. «Sarebbe un colpo importante per l’autostima, se dovessimo battere la Roma. Mi aspetto una prova importante, perché i segnali percepiti sono questi». L’Olimpico e la Roma hanno rappresentato un momento significativo della sua carriera di calciatore. «Quel periodo lì mi è rimasto nel cuore, ero giovane ed ho vissuto otto anni che hanno lasciato un segno indelebile nonostante gli infortuni che ho subito».

PERICOLO ARSENAL Il rischio c’è, anche se l’allenatore del Napoli lo esclude in maniera categorica, ed è quello che richiama l’impegno con l’Arsenal. Potrebbe esserci il pericolo che il suo Napoli non trovi la concentrazione necessaria per difendere il secondo posto. «Noi pensiamo solo ai punti che servono ed all’autostima. Una gara fatta bene la aumenta, una fatta male la abbassa». Ed il Napoli sfiderà la Roma un tantino rabberciato per le assenze di Zielinski, squalificato, e di Insigne, infortunato. E sulle condizioni del capitano ci sono buone notizie. «Ha fatto un’ecografia, non ci sono lesioni particolari, ma solo una contrattura all’adduttore, che non era il muscolo già interessato nel precedente infortunio. Il recupero sarà breve, tra 23 giorni starà bene. Valuteremo per mercoledì, a Empoli. Di certo, non è a rischio per l’Arsenal », ha spiegato il tecnico.

Cosa c’entrano lo chef Simone De Gennaro, il cantante Mahmood e il sindaco di Bardi (Parma) Valentina Pontremoli con Nicolò Zaniolo? Sono tutti e quattro nella lista dei cento talenti italiani Under 30 selezionati dalla rivista Forbes nelle varie discipline. Zaniolo è l’unico calciatore in un contesto di sportivi che comprende il velocista Tortu, il baby-tennista Musetti, la pattinatrice Fontana e la pallavolista Egonu. Non deve quindi (più) sorprendere che la Roma affidi a lui la responsabilità di una difficile scalata. Anche a Ferrara, nel buio pesto, ha mostrato la sua differenza. E nemmeno stava bene. 

E così, nell’ottica di una valorizzazione massimale del prodotto, Zaniolo potrebbe anche fisicamente tornare nel cuore del gioco, come mezz’ala del 4-3-3. Era il modulo caro a Di Francesco, tornerà utile anche a Ranieri che lo ha provato negli ultimi allenamenti. Del resto di Zaniolo, per cui stravede come tanti colleghi, il nuovo allenatore aveva detto chiaro e tondo: «Deve giocare nel mezzo, avere il possesso del pallone». Dopo averlo tenuto all’ala, contro il Napoli gli chiederà una maggiore presenza fisica a centrocampo per ingolfare i motori avversari, in particolare nel pressing su Fabian Ruiz. Ranieri gli ha parlato a lungo in questi giorni, chiedendogli di sprigionare tutta l’energia di cui dispone. 

CONDIZIONI OK. In questo senso l’esordio part time in Nazionale gli ha giovato. Zaniolo era partito con qualche acciacco, un affaticamento a un polpaccio che aveva fatto tremare la Roma, ed è tornato in ottime condizioni fisiche e atletiche. In un contesto preoccupante, tra infortuni e altri problemi, il suo lavoro di qualità e quantità rappresenta una garanzia per la Roma. 

Perché una cosa va sottilineata: dalla partita di andata contro il Porto, in cui aveva segnato una favolosa doppietta sotto la Curva Sud, non si è più visto il giocatore esplosivo che aveva fatto innamorare i tifosi e spinto la società a trattare velocemente il rinnovo del contratto (che arriverà di sicuro). Ha galleggiato sul limite della normalità, che non gli appartiene, tra partite ordinarie e altre inefficienti. La mancanza di continuità è persino logica, per i giovani in cerca di gloria ed esperienza, ma in una stagione tormentata si è incastrata nel caos della Roma, senza contenerne gli effetti nefasti. 

LA SFIDA. La sosta rigeneratrice e il Napoli stimolatore possono facilitare la sterzata, ricordando che i 5 gol segnati fin qui con la Roma sono arrivati tutti all’Olimpico. Ma al di là del contributo realizzativo, Ranieri da Zaniolo si aspetta vigore e coraggio. Che dia l’esempio quasi, lui che è il più giovane della cricca, in un agglomerato umano che spesso non è stato una squadra.  

 Zaniolo si è già esposto sui progetti personali: a prescindere dalla qualificazione alla Champions League vuole restare alla Roma per completare il percorso di crescita. Se la società non gli comunicherà l’intenzione/necessità di venderlo per ragioni di bilancio, non chiederà di andare via. E anzi, come ha aveva comunicato il procuratore Vigorelli a Monchi, è pronto a firmare fino al 2024 con un ingaggio moltiplicato per sei: passerà dai 350.000 pattuiti l’estate scorsa a 2 milioni, bonus esclusi. La cifra è impegnativa ma risponde alla filosofia ordinata dalla proprietà: la nuova Roma ripartirà dai giovani bravi, che sappiano tramettere un’immagine vincente e ambiziosa. Zaniolo è un fenomenale veicolo promozionale oltre a un progetto di campione. Del resto anche Pallotta legge Forbes. 

Spostate lo sguardo e concentratevi sull’ordinario. Nei giorni caldi dello stadio di Tor di Valle, il vestito trendy da esporre nei gala internazionali, la Roma deve riaprire l’armadio più casual per non sfigurare al party della domenica. Resta (quasi) solo l’Olimpico adesso come alleato nella rincorsa Champions: magari scomodo, magari vetusto, magari freddo, ma adesso location essenziale per costruire la speranza. Due partite in quattro giorni, oggi il Napoli e mercoledì la Fiorentina, entrambe allenate in passato da Claudio Ranieri. C’è poco da calcolare, serve il massimo dei punti per agganciare il plotone degli europeisti. 

 ANALISI. Non sempre la Roma ha saputo sfruttare il giardino di casa, specialmente in campionato: ha pareggiato male contro il Chievo, ha perso malissimo con la Spal, tanto per citare due ostacoli sui quali la squadra è inciampata. Eppure il rendimento domestico è da Champions League: con 28 punti in 13 partite, la Roma ha una media di 2,17 punti, la quarta della Serie A dietro a Juventus, Napoli e Inter. Meglio del Milan dunque. Sono stati invece i viaggi fuori porta a complicare la classifica. Con la media di 1,27 punti (19 in 15 partite), la Roma è addirittura ottava per il consuntivo in trasferta, sui livelli della Sampdoria e peggio di Atalanta e Torino. 

In questo senso quindi appare ininfluente, o addirittura contraddittorio, il bilancio di Edin Dzeko, che ha segnato tutti i suoi 7 gol in trasferta. In casa è innocuo da 11 mesi per un totale di 10 partite. Dunque si può osservare che la Roma, con o senza Dzeko, all’Olimpico sa farsi rispettare in termini di risultati. In trasferta invece la fatica aumenta. E’ un motivo per essere ottimisti, dal momento che di qui alla fine Ranieri giocherà 6 partite in casa e 4 fuori. 

PRECEDENTI. Naturalmente la Roma dovrà interrompere un’antipatica abitudine: perdere in casa contro il Napoli. E’ successo negli ultimi due incroci di campionato: lo scorso anno la sfida venne decisa da Insigne – oggi assente – abile a sfruttare un errore di De Rossi. Due anni fa invece un miracolo di Reina negò il pareggio nel finale alla Roma, a lungo sottomessa sul piano del gioco da Sarri ma rilanciata nei minuti di recupero da un gol di Strootman.  

PREVENDITA. Purtroppo, l’Olimpico dovrà fornire un supporto senza supporters. Se in altri tempi, con altre classifiche, una partita come Roma-Napoli avrebbe richiamato il tutto esaurito o comunque un grande pubblico. Stavolta invece nonostante il sole e le temperature calde della domenica pomeriggio si faticherà a raggiungere quota 40.000. Ranieri anche nella conferenza di venerdì ha fatto appello al pubblico, chiedendo ai tifosi di sostenere la squadra in difficoltà. Ma la sconfitta di Ferrara ha riaperto la ferita di una stagione densa di problemi: non è esclusa una nuova contestazione della Curva Sud all’indirizzo della società.  

L’aggiustatore vuole provarle tutte. Dopo il debutto vincente ma stentato con il 4-2-3-1, dopo il flop di Ferrara con il 4-4-2, Ranieri sta pensando al 4-3-3 per sorprendere il Napoli. Una Roma vicina alle idee di calcio di Eusebio Di Francesco, insomma, anche se con atteggiamento più prudente. Sarebbe in realtà un ibrido, un sistema di gioco elastico, che aumenti il tasso di sostanza nella zona nevralgica del campo e sfrutti la creatività di Schick e Perotti. 

Non avendo ancora trovato equilibrio in fase difensiva, il principio ispiratore è il rafforzamento della linea mediana: Nzonzi vertice basso, Cristante e Zaniolo interni dinamici. Ma c’è anche un altro motivo che sta orientando Ranieri in questa direzione: Zaniolo come mezz’ala può essere più performante, adesso che ha smaltito il lieve infortunio al polpaccio. Se prevalesse questa soluzione, il tridente d’attacco sarebbe composto da Schick, Dzeko e Perotti. Non cambiano gli uomini, cambia lo scacchiere. Schick partirebbe dunque largo, in una posizione che sente poco sua. Ma con tanti infortuni non ci sono troppe alternative: Ranieri preferisce comunque schierarlo insieme a Dzeko, rinunciando a Kluivert che ha bocciato già nell’intervallo di Ferrara. 

AMLETICO. Il dubbio principale è però un altro: Kostas Manolas. «Vuole giocare» ha detto l’allenatore in conferenza stampa venerdì. Ma dopo un solo vero allenamento con il gruppo, la decisione definitiva verrà presa soltanto stamattina. Siamo al cinquanta e cinquanta. La Roma avrebbe un enorme bisogno del suo centrale più forte ma al tempo stesso, con altre due partite da qui a sabato, non può permettersi di perderlo per eventuali ricadute che in questa stagione, in tanti momenti, hanno aumentato il disagio della squadra. 

RECUPERI. E’ la logica che ha portato i medici a frenare il rientro di Lorenzo Pellegrini, non convocato come Pastore e ovviamente gli infortunati più recenti El Shaarawy e Florenzi. «Non farò giocare tutti insieme i reduci da infortuni» ha chiarito Ranieri. E così anche De Rossi e Ünder sono destinati alla panchina. Ünder mancava addirittura da due mesi e mezzo, non ha più di mezz’ora nelle gambe. De Rossi, fermato dal polpaccio a Oporto, non correrà rischi. Saranno Dzeko e Kolarov, tra coloro che arrivano alla partita contro il Napoli in condizioni imperfette, a giocare dal primo minuto. Kolarov peraltro è all’esordio assoluto nella nuova gestione tecnica: aveva saltato l’Empoli per squalifica e la Spal per infortunio. Come terzino destro invece è favorito Santon su Karsdorp.  

 RIPRESA. La coppia centrale, se Manolas non è al top, sarà composta da Fazio e Marcano. Sarebbe una conferma della parabola ascendente del vituperato spagnolo: con Ranieri è sempre stato titolare. Ironia della sorte, ha trovato continuità di impiego quando è andato via Monchi, il direttore che lo aveva strappato al Porto a parametro zero. 

Un numero dieci mascherato da otto. E’ così dal primo giorno che ha messo piede dentro Trigoria. La Roma si aggrappa anche all’amuleto Diego Perotti per il testa a testa contro il Napoli: l’argentino dovrebbe partite titolare nel 4-3-3 – nel quadrante di sinistra nel tridente – per sfruttare la sua capacità di saltare l’uomo, di essere decisivo quando il gioco si fa duro. «L’obiettivo è arrivare in Champions e andare in vacanza tranquilli, dobbiamo dare tutto per non avere rimpianti – ha detto Perotti alla vigilia del big match – Possiamo farcela se giocheremo da squadra, se lotteremo l’uno per l’altro. Con la consapevolezza che non c’è margine di errore e che qualche punto perso non si potrà recuperare. Contro il Napoli sarà una battaglia».  

DEJA VU. Ranieri conta anche su Perotti per la volata alla Champions, a quel quarto posto che può trasformare il bicchiere da semivuoto in mezzo pieno. Più o meno un deja vu. Perché nel recente passato – nei momenti sliding doors – Perotti ha risposto con i fatti, scaricando in porta palloni pesanti, dribblando anche la sfortuna e qualche palo di troppo. Già, fa parte della storia del club giallorosso il gol del 3-2 contro il Genoa nel giorno dell’addio di Francesco Totti. Un gol da ex che significava secondo posto e accesso diretto alla Champions, senza passare dai preliminari. Meno esplosiva, ma ugualmente pesante, la rete realizzata di testa contro il Qarabag nella famosa cavalcata verso la semifinale di Champions della stagione successiva. Una vittoria scontata sulla carta, a ritroso fondamentale in ottica del primo posto a sorpresa nel girone con Chelsea e Atletico Madrid. Insomma, la contesa con il Napoli potrebbe diventare un nuovo capitolo da scrivere nella storia tra Perotti e la Roma: «Dobbiamo pensare solo a noi, a vincere e dopo vedere come finiscono le altre partite. C’è anche Inter-Lazio, quindi le concorrenti perderanno punti per forza».  

MISSIONE RILANCIO. Poche presenze e pochi acuti. Impossibile finora giudicare la stagione di Perotti, passata tra infortuni e ricadute senza mai trovare continuità. Quest’anno ha raccolto 8 gettoni e 2 gol in campionato. Non ha mai giocato così poco da quando ha lasciato il Genoa per scendere a Roma. Di più. Nel 2019 è partito titolare solamente in due occasioni: nel ritorno contro il Porto (con gol) e contro il Frosinone. Poi spezzoni di gare. Con annesso il giallo di mercato innescato dal padre che lo spingeva verso un ritorno al Boca. Lui ha rinnegato quelle parole dicendo di voler rimanere a Roma. Oggi potrebbe avere la chance delle chance dentro l’Olimpico: dimostrare ancora una volta il suo valore e il suo attaccamento alla maglia con i fatti, con quel piede alla… Diego.  

Che sia “Benedetto” nel vero senso della parola oppure soltanto di nome, al momento conta poco: la Roma cerca un attaccante per tornare nel Paradiso delle grandi. Sul “Gallo” Belotti l’interessamento è concreto, ma il cognome ben augurante del centravanti del Boca Juniors, Dario Benedetto per l’appunto, si continua a sussurrare nelle segrete stanze di Trigoria. Le stesse dove nei giorni scorsi è stato avvistato Burdisso, ex romanista e attuale ds degli argentini. “El Pipa”, classe ’90, potrebbe accompagnare la crescita di Schick quasi come un fratello maggiore. Andrea Belotti, invece, potrebbe rubargli la scena anche per questioni anagrafiche (26 anni l’azzurro, 23 il ceco) a meno di un utilizzo congiunto. Al momento, comunque, siamo ancora nell’ambito dei sondaggi. «Benedetto alla Roma? Per ora nulla di concreto» ha tagliato corto il suo agente Marcelo Valeri al sito “laroma24.it”.  

DZEKO E OLSEN. Gonzalo Higuain è solo una suggestione, niente di più. Per prenderlo ci vogliono 36 milioni, la cifra chiesta da Paratici al Chelsea per un riscatto quasi impossibile considerando il momento opaco del calciatore. Tutti questi nomi per dire che Dzeko è sempre più lontano dalla Roma. La linea societaria non cambierà: Pallotta ha posto il veto sul rinnovo di contratti onerosi agli over 30 e Dzeko, oltre ad avere 33 anni, guadagna 4,5 milioni netti a campionato. Attualmente non esiste una trattativa in corso per il prolungamento e la rissa con El Shaarawy ha soltanto peggiorato le cose. In Inghilterra lo vuole il West Ham, lui preferirebbe restare in Italia e andare magari all’Inter. Per il momento sono solo rumor, invece, quelli su Olsen. Il Watford non ha contattato il portiere come invece si pensava nei giorni scorsi, ma alla Roma piace Cragno del Cagliari e un tentativo per portarlo nella capitale verrà fatto. A quel punto lo svedese sarebbe di troppo. 

LA PANCHINA. I casting per la panchina continuano parallelamente a quelli per il direttore sportivo. Il preferito del consulente Baldini è Maurizio Sarri che con il Chelsea si sta ancora giocando il 4° posto in Premier e l’Europa League. Chiunque volesse portarlo via da Londra dovrebbe pagare – anche in caso di esonero – i 6 milioni della clausola e poi garantire all’allenatore la stessa somma di stipendio annuale. Conte è il sogno dei tifosi ma sembra più distante (per le garanzie tecniche che chiede), Gasperini è la via interna alla Serie A (più di Giampaolo) che porta a un duplice vantaggio: il risparmio sull’ingaggio e la possibilità di continuare sulla strada dei giovani. Va monitorata la situazione Gattuso: con un addio al Milan la Roma sonderebbe la sua disponibilità. Ringhio è molto amico di Totti. 

Mancano le pale d’un mulino a vento, e si possono sempre immaginare, per sentirsi come in un’oasi incantata, con il cinguettio degli uccellini e quel profumo d’ottimismo che s’avverte intorno. Il calcio è un gioco, splendido e anche “diabolico”, e va vissuto in un’atmosfera gioiosa, placida, mite, sgrossandola d’ogni pathos e sfuggendo allo stress d’una partita: in fin dei conti, ci si può raccontare pure senza esagerare, un filo di voce, l’espressione distesa che può precedere anche un Roma-Napoli, e una serie di suggerimenti per farsi un’idea che con Ancelotti si viva in una normalità (eccezionale), prendendosi amabilmente anche in giro… Almeno fino alla partita (forse). 

Ancelotti, qualche problema l’ha dovuto fronteggiare. 

«Ma io non sento l’emergenza. Ho un numero ridotto, ma ci sono quelli che bastano per giocare come sappiamo e come penso faremo: dalle Nazionali sono rientrati tutti in salute, chi stava male si è ripreso». 

Ma chi sembrava stesse bene, come Insigne, si è fermato. 

«Però sarà disponibile con l’Empoli e decideremo noi se utilizzarlo o farne a meno. Il problema è minimo, un contrattempo, come testimoniato dall’ecografia. Con l’Arsenal ci sarà». 

Fabian Ruiz l’ha lasciata soffrire. 

«Ma ha smaltito l’influenza che gli è costata la Nazionale e qualche giorno di ospedale ed è pronto, si è allenato bene, come gli altri. E mi lasciano tutti buone sensazioni. Sento che faremo una grande partita con la Roma». 

Vietato pensare all’Arsenal. 

«Sarebbe da folli, farlo. Noi dobbiamo innanzitutto consolidare il secondo posto, trovare i punti che ci servono e anche l’autostima, che arriva attraversa il gioco». 

È anche da partite come queste che si vedono i giocatori. 

«Ci sarà rotazione in questa settimana, com’è giusto che sia. Ma Roma è un test importante e mi aspetto una prestazione di alto livello». 

All’ultimo momento, è saltata la sua visita a Xabi Alonso. Ma ci è andato Callejon. 

«È andato a sentire come si gioca da centrale di centrocampo. Perché ha le qualità per farlo».  

Con l’Udinese è arrivato il momento di Younes. 

«Sta crescendo in maniera decisiva ed ha ancora ampi margini di miglioramento. Gli manca la condizione, perché non si risparmia mai, ed è positivo che faccia così». 

Si aspetta, invece, Verdi. 

«Ha avuto problemi fisici e questi costituiscono attenuanti. Non è riuscito ad esprimersi come sa ma adesso sta bene e ci sono sessanta giorni davanti a noi». 

È già cominciato il mercato. 

«Leggiamo e resta tutto lì. Siamo concentrati su questa fase della stagione, senza lasciarci distrarre. Qualcuno ha scritto che chiamo i calciatori e non è vero. Allan e Koulibaly sono calciatori del Napoli e resteranno calciatori del Napoli. Non abbiamo necessità di vendere ma se poi mi doveste trovare incatenato a Castel Volturno, vuol dire che saranno andati via». 

Mertens l’ha soddisfatta… 

«Sì, sta facendo bene in campo e anche fuori, sul piano comportamentale. È di aiuto, serio, positivo, ha personalità. Io il nostro futuro lo immagino con lui». 

Si emozionerà ancora, rientrando all’Olimpico. 

«Roma ha rappresentato un periodo importante della mia vita, ci sono stato otto anni, quando ero giovane, e mi è rimasta nel cuore, al di là degli infortuni subiti».

Ancelotti, qualche problema l’ha dovuto fronteggiare. 

«Ma io non sento l’emergenza. Ho un numero ridotto, ma ci sono quelli che bastano per giocare come sappiamo e come penso faremo: dalle Nazionali sono rientrati tutti in salute, chi stava male si è ripreso». 

Ma chi sembrava stesse bene, come Insigne, si è fermato. 

«Però sarà disponibile con l’Empoli e decideremo noi se utilizzarlo o farne a meno. Il problema è minimo, un contrattempo, come testimoniato dall’ecografia. Con l’Arsenal ci sarà». 

Fabian Ruiz l’ha lasciata soffrire. 

«Ma ha smaltito l’influenza che gli è costata la Nazionale e qualche giorno di ospedale ed è pronto, si è allenato bene, come gli altri. E mi lasciano tutti buone sensazioni. Sento che faremo una grande partita con la Roma». 

Vietato pensare all’Arsenal. 

«Sarebbe da folli, farlo. Noi dobbiamo innanzitutto consolidare il secondo posto, trovare i punti che ci servono e anche l’autostima, che arriva attraversa il gioco». 

È anche da partite come queste che si vedono i giocatori. 

«Ci sarà rotazione in questa settimana, com’è giusto che sia. Ma Roma è un test importante e mi aspetto una prestazione di alto livello». 

All’ultimo momento, è saltata la sua visita a Xabi Alonso. Ma ci è andato Callejon. 

«È andato a sentire come si gioca da centrale di centrocampo. Perché ha le qualità per farlo».  

Con l’Udinese è arrivato il momento di Younes. 

«Sta crescendo in maniera decisiva ed ha ancora ampi margini di miglioramento. Gli manca la condizione, perché non si risparmia mai, ed è positivo che faccia così». 

Si aspetta, invece, Verdi. 

«Ha avuto problemi fisici e questi costituiscono attenuanti. Non è riuscito ad esprimersi come sa ma adesso sta bene e ci sono sessanta giorni davanti a noi». 

È già cominciato il mercato. 

«Leggiamo e resta tutto lì. Siamo concentrati su questa fase della stagione, senza lasciarci distrarre. Qualcuno ha scritto che chiamo i calciatori e non è vero. Allan e Koulibaly sono calciatori del Napoli e resteranno calciatori del Napoli. Non abbiamo necessità di vendere ma se poi mi doveste trovare incatenato a Castel Volturno, vuol dire che saranno andati via». 

Mertens l’ha soddisfatta… 

«Sì, sta facendo bene in campo e anche fuori, sul piano comportamentale. È di aiuto, serio, positivo, ha personalità. Io il nostro futuro lo immagino con lui». 

Si emozionerà ancora, rientrando all’Olimpico. 

«Roma ha rappresentato un periodo importante della mia vita, ci sono stato otto anni, quando ero giovane, e mi è rimasta nel cuore, al di là degli infortuni subiti».

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