Roma – Porto Streaming Gratis Diretta come vedere Live Tv Link su Rojadirecta

È la sua notte e l’aspettava proprio così, con l’adrenalina che lo consuma alla vigilia, con la posta in palio altissima. Daniele De Rossi guiderà da capitano la Roma di Di Francesco, che ha sempre sostenuto, anche quando presunti amici chiedevano la sua testa.

Il centrocampista è pronto, con i suoi acciacchi, con l’età che avanza, ma con l’entusiasmo e il cuore che suppliscono a inevitabili limiti fisici. Il feeling con l’allenatore è stato una delle certezze quando altre venivano meno. E ora vuole proseguire il cammino insieme al tecnico abruzzese. «Ci sono stati momenti negativi, in cui si è parlato del suo futuro, ma ha sempre tenuto la barra dritta, non ha perso la trebisonda anche in una città in cui è difficile restare saldi di testa e di polso. Questo è stato un grande merito, anche se ritengo che non siamo stati così tante volte sull’orlo del baratro come si dice. Siamo quinti in classifica e ci giochiamo gli ottavi di Champions, ho vissuto momenti in cui eravamo quintultimi e fuori da tutto. Mi sono sentito più sotto pressione in passato». 

Anche su Kolarov ci mette la faccia e garantisce lui per il compagno di squadra finito nel mirino degli ultras e contestato nelle ultime partite: «Ai tifosi dico di fidarsi ancora di me, visto che lo hanno sempre fatto. Alex è un grande professionista, come ne ho conosciuti pochi in vita mia. Mi sento in mezzo, perché sono legato ai tifosi e considero Alex un fratello. Se si dovesse ricomporre questa frattura sarei il più contento del mondo, spero che sia arrivato il giorno giusto. Non dico che è romanista da quando è piccolo, ma è un grande professionista, dà sempre quello che deve dare, non salta un allenamento, gioca in condizioni anche difficili. Io preferisco quelli così a quelli che baciano la maglia o fanno dichiarazioni al miele ai tifosi e al primo dolorino si fermano o storcono la bocca quando devono giocare fuori ruolo. Comunque il tifoso va rispettato, e anche assecondato quando mostra un po’ di insofferenza». 

Con questo entusiasmo e questo profondo senso di appartenenza si allontana il giorno dell’addio al calcio: «Non ho mai pensato di aver smesso durante i tre mesi di inattività, e questo perché ho fatto tutto il necessario per rientrare nella maniera giusta. Mi sono allenato sempre, ho fatto tutto quello che c’era da fare. Se il ginocchio continuerà a rispondere bene come sta facendo non vedo perché io debba smettere. Se starò bene fisicamente continuerò a giocare, l’ho sempre detto. Con la giusta gestione del minutaggio sento di poter continuare. L’interrogativo che avevo, e che ancora ho, è quanto reggerà la mia condizione fisica, come reagirà il ginocchio. In questo momento non vedo ragione per ritirarmi. A trentacinque anni non potevo sostenere un intervento al ginocchio per la cartilagine».  

Dove vedere Roma Porto, diretta tv e streaming

La partita che si giocherà questa sera 12 Febbraio 2019 alle ore 21:00, sarà trasmessa in esclusiva diretta streaming su Dazn, ma ovviamente sarà visibile anche su altri dispositivi. La versione integrale della partita si potrà anche guardare on demand e quindi tutti gli appassionati e tifosi potranno rivedere la gara quando vorranno. Ovviamente sarà possibile guardare il big match in televisione qualora si possiede una smart TV, scaricando l’applicazione, avendo sottoscritto un abbonamento a Mediaset Premium o a Sky Q. In questo caso però bisognerà vedere se la TV di cui si è in possesso è compatibile con il servizio Dazn. Se non siete ancora abbonati a Dazn, potrete vedere la partita in modo assolutamente gratuito, visto che il primo mese lo offre la piattaforma. Dovrete solo effettuare la registrazione ed attivare l’abbonamento per un mese gratuitamente. Poi se vi troverete bene con la visione, potrete continuare con l’abbonamento al costo di 10 euro al mese.

Rojadirecta Roma – Porto

ROJADIRECTA Roma Porto – Come sito di streaming gratuito uno dei più famosi è Rojadirecta. Il sito spagnolo dovrebbe presentare il link della gara poco prima dell’inizio del match. Vi ricordiamo, come sempre, di non usare questa pratica, visto che potreste incorrere in multe e sanzioni elevate.

Cinque squadre davanti alle altre: Juventus, Manchester City, Liverpool, Barcellona e Real Madrid. Se dovessimo indicare la favorita delle favorite, sensibili agli ultimi risultati diremmo Manchester City perché i 6 gol al Chelsea fanno un bel fracasso.  

 Ma restando sempre all’ultima giornata dei tre campionati in questione, hanno vinto tutte tranne il Barcellona, fermato a Bilbao. Quattro di queste 5 sono in testa alla classifica, ma l’unica che sta dietro, il Real Madrid, sta volando. In Premier, al comando c’è la coppia City-Liverpool, i Reds hanno una partita in meno, mentre i celesti di Guardiola, come detto, arrivano dal 6-0 a Sarri. Oggi la Champions riprende con gli ottavi, da qui alla finale di Madrid cambieranno di nuovo gli equilibri, però in questo momento le cinque citate sono un passo oltre. Così come lo sono i loro fuoriclasse, capaci di affinare la lama proprio nell’ultima giornata: Ronaldo a Reggio Emilia col Sassuolo (un gol, un assist e un altro gol propiziato nel 3-0 finale), Aguero con la tripletta ai Blues (e primo posto fra i bomber d’Inghilterra), Salah con un’altra rete nel 3-0 al Bournemouth per ribadire il primato nella classifica dei cannonieri della Premier (anche se in coppia proprio con Aguero), Bale con il gol all’Atletico per fissare il suo rilancio. Non ha segnato Messi a Bilbao, ma sul suo conto può bastare la doppietta al Valencia nel turno precedente, utile per rafforzare il primo posto nei cannonieri della Liga 18-19.  

IL SECONDO GRUPPO. Fra le grandi non c’è una squadra con una condizione da perfezionare. Hanno puntato tutte le lancetta sugli ottavi e all’ora fatidica eccole pronte. Solo il Psg non ha fatto bene i conti e, per sua sfortuna, andrà a incrociarsi con lo United. Per il livello dell’organico, i parigini potrebbero rientrare fra le elette, ma qualcosa scricchiola dalle parti del Parco dei Principi e Buffon, dopo lo striminzito 1-0 sul Bordeaux, ha richiamato la squadra alle sue responsabilità: il tono era diverso, ma ha ricordato il Buffon del dopo-Sassuolo. Nel secondo schieramento, insieme al Psg (che non avrà Neymar), abbiamo inserito Atletico Madrid, Manchester United, Bayern Monaco, Borussia Dortmund e Tottenham, seppure quest’ultima con qualche riserva, legata a un tipo di gioco che non si addice troppo alla Champions, dove è richiesta la massima cattiveria. L’Atletico di Simeone ha perso le ultime due partite di fila nella Liga (sabato scorso il derby contro il Real in casa) e si avvicina alla Juve con qualche inatteso timore. Gli juventini, da parte loro, temono un vecchio caro ex, Alvaro Morata. Per le tedesche il nome del Bayern suggerisce rispetto, ma la forza del Borussia, capolista della Bundesliga con 5 punti in più dei bavaresi, incute timore.  

LE ALTERNATIVE. Siamo alla parte bassa delle prime 16 d’Europa, la parte rappresentata da formazioni che sarebbero soddisfatte anche solo conquistando l’accesso ai quarti. Fra queste la Roma ha qualcosa in più, come il Porto suo prossimo sfidante. Pur con tutto lo sforzo possibile e immaginabile, alle loro spalle nessuno può sognare in grande. 

L’obiettivo, non dichiarato apertamente ma quello sarà, è di dare anche alla coppa più importante d’Europa più giustizia. Per capirci: quello che è successo lo scorso anno alla Roma (soprattutto in semifinale contro il Liverpool, due gol su cinque irregolari all’andata, due rigori negati al ritorno, citofonare Brych e Skomina) e alla Juve (nei quarti a Madrid, ricordate l’inglese Oliver? Allegri se lo sogna anche la notte…) non dovrà più ripetersi. Per questo alla fine il presidente (rieletto giovedì scorso a Roma) Ceferin ha ceduto. Liberata la strada dal passo indietro di Collina (rimasto designatore Fifa), arrivato in plancia di comando Rosetti (che del VAR è stato proprio il papà, seguendolo dai primissimi passi), ora possiamo dire: Benvenuto amico VAR. Da oggi e per il futuro (perché indietro non si torna), la tecnologia del Video Assistente Arbitrale sbarca anche in Champions. E così sia. 

 ARIA NUOVA. Non era più sostenibile (e le polemiche, negli anni precedenti, hanno riguardato anche il Bayern, il Chelsea, per dire) assegnare una coppa importante (anche da un punto di vista economico) come la Champions con la brutta sensazione che gli equilibri ed il peso politico avesse la meglio su quello sportivo. Ecco perché, dopo tanti tentennamenti, anche chi era restio all’utilizzo del VAR nelle coppe dell’Uefa ha ceduto. Il Mondo ha virato direttamente in quella direzione (e con lui, anche molti detrattori della tecnologia, costretti a fare dietrofront, noi ne conosciamo diversi…), inutile rimanere ancorati al passato. Anche in questo senso, le designazioni di Rosetti sono mirate. Basta guardare quelle dell’esordio: Makkelie è stato uno degli infallibili del VAR (meglio al video che in campo, sostiene qualcuno) che proprio in Olanda ha messo radici. Lui al video, Kuipers in campo. Stavolta, invece, in campo andrà lui, mentre al VAR ci sarà il bancario (e soprattutto ex calciatore professionista con il VVV-Venlo, 126 presenze e 6 reti in Eredivise) Pol van Boekel. Perché Makkelie, come il nostro Orsato (che sarà arbitro centrale in United-Psg, VAR il finalista mondiale Irrati e qui basta la parola), saranno gli arbitri dell’Europeo itinerante del 2020, che già si sa avrà il supporto di un VAR 2.0 (con le migliorie che saranno apportate in capo a un anno e mezzo). 

PROTOCOLLO. Mercoledì scorso Rosetti ha spiegato, in un simposio che ha preceduto la rielezione di Ceferin, il VAR. In Italia, ormai, sappiamo tutto. Ed anche il contrario di tutto (visto che è stato utilizzato, soprattutto quest’anno, come sulle montagne russe: prima niente, poi tutto, poi ancora niente, infine anche le virgole). Il protocollo è quello che sappiamo a memoria: si interviene sui gol, rigori, cartellini rossi diretti e scambi di persona. Situazioni “fattuali” a totale esclusiva del VAR (off side di posizione, ad esempio), quelli che prevedono l’interpretazione ad esclusivo appannaggio dell’arbitro centrale (tramite OFR). Il problema sono le zone grigie, e non sono poche. «Al VAR servono le prove» ha detto Rosetti (vedrà i match nel quartier generale di Nyon), per far capire che non ci saranno interventi a pioggia. Speriamo che le prove vengano sempre trovate… 

Questa partita, per quello che ha rapprensentato nel suo passato, per cancellare quella espulsione di due anni e mezzo fa, è il giusto coronamento dopo tre mesi di ansie e inquietudini: «Giorno dopo giorno ogni risposta che mi dà il ginocchio è un piccolo coronamento di un percorso che sto facendo. Io penso che devo concentrarmi sulla partita, il mio attaccamento alla maglia vuol dire pensare a questa gara come a qualsiasi altra, come ho sempre fatto anche quando ero fuori. L’importante non è sapere se giocherò sei mesi, un anno e mezzo o due anni e mezzo, ma è continuare a preparare bene questa partita e pensare da squadra. È logico che terrò aggiornati sempre l’allenatore e il medico sulle mie condizioni fisiche, ma per me non è il motivo principale in questo momento. Conta la Roma e abbiamo una partita da vincere, non dobbiamo fare test sulla mia condizione fisica. È importante la squadra». 

La terra di Dzeko. Forse non è semplicemente vero, come dice Di Francesco, che «gli piacciono le notturne, sotto i riflettori rende al massimo». Dzeko non è un pipistrello che si sazia con un Chievo-Roma qualsiasi. Dzeko è semmai l’allodola che canta al suono della musichetta magica, The Chaaaampions, squarciando il silenzio di una stagione grigia, convogliando energia sul processo di trasformazione di un branco umorale. Seguitemi, vi porto a vedere il mondo. 

NUMERI. Ha segnato cinque gol in campionato, tutti in trasferta. E altrettanti in Champions, tutti in casa. Vai a capire perché. Ma qui forse si spiega una buona parte dei disagi della Roma, assai poco disciplinata nelle faccende domestiche ma spesso elegante con i vestiti di gala addosso, nei party multilingua. Analizzando più in profondità certe statistiche, emerge che Dzeko ha fatto 8 reti nelle ultime 5 partite di Champions all’Olimpico, senza mai sbagliare una serata, mentre in Serie A non scassina le porte più familiari addirittura dal 28 aprile. Capito che roba? 

OCCASIONE. E siccome stasera la Roma riceve un avversario imbattuto in campo europeo, sarebbe auspicabile continuare la striscia vincente. Dzeko è uno di quelli che non dimenticano lo sciagurato playoff di tre anni fa quando un autolesionistico 0-3, dopo l’1-1 ottenuto nello stadio dei dragoni, sbarrò l’accesso ai gironi e costò, a conti fatti, almeno tre perdite sanguinolente: Salah, Paredes e Rüdiger, venduti in tutta fretta da Monchi in una situazione finanziaria resasi insostenibile. Lo stesso Dzeko ha rischiato di andare via dalla Roma, storia del gennaio 2018, per colpa di quella partita, di quell’eliminazione, tranciante per gli equilibri del bilancio. 

RECORD. Per fortuna dei tifosi romanisti, non è successo. La signora Amra – così raccontano le cronache giallorosa – ha convinto il marito a preferire il sole di Roma alle incognite londinesi, con tutto ciò che ne è conseguito: se la squadra ha raggiunto le semifinali di Champions League, lo deve in buona parte a Dzeko. Che in totale al club ha versato 15 reti nel torneo, 2 in meno del primato assoluto. E’ questo ormai l’unico record che Francesco Totti potrebbe perdere, davanti alla magnificenza di un centravanti che verrà adeguatamente celebrato soltanto ex post, come quegli artisti che in vita non sono riusciti a trasmettere fino in fondo il loro talento perché non erano stati capiti. Intanto Dzeko, segnando a Verona, ha agganciato Marco Delvecchio all’ottavo posto dei bomber di sempre della Roma, 83 reti, con vista abbastanza nitida su Abel Balbo che è settimo a quota 87. Non sarà facile sostituirlo, un giorn

CARICA. Ma Dzeko al “dopo” non pensa. Sì ok, ci sarebbero i 33 anni in arrivo e un contratto che scade nel giugno del 2020, ma in questo momento sono discorsi insignificanti. 

Roma-Porto è qui e ora, è una notte di ambizione e denaro, di classe e temperamento, che può stravolgere i giudizi e mutare le prospettive. E le ultime settimane, l’inizio dell’anno solare, sembrano affermare una legittima candidatura internazionale: superato un infortunio, annientato il nervosismo, Dzeko è tornato in sé giusto in tempo per afferrare le chiavi di casa. Casa Champions. 

Curve sold out, sia in Sud che in Nord; idem per i Distinti, a parte qualche manciata di biglietti ancora disponibili nel settore Nord; tribune con pochi spazi vuoti: lo Stadio Olimpico questa sera avrà il vestito delle grandi occasioni, anche se mancherà il tutto esaurito. Ieri la prevendita si collocava a cavallo dei 50000 biglietti venduti, un traguardo che quest’anno è stato superato soltanto con il Real Madrid (59 mila). Per fare un raffronto con la stagione scorsa a pari turno, il ritorno degli ottavi contro lo Shakhtar richiamò quasi 48 mila spettatori. All’affluenza contribuiranno sensibilmente i sostenitori del Porto, circa 4000, che riempiranno il settore ospiti, nonché una parte della Tribuna Monte Mario. Secondo quanto emerso dal tavolo tecnico presieduto ieri dal questore Marino, per i tifosi Dragoes è stato predisposto il consueto punto di raccolta in Piazzale delle Canestre. Da lì saranno trasferiti allo stadio con i pullman dell’Atac. La tifoseria ospite potrà raggiungere l’Area Nord dello stadio attraversando esclusivamente Ponte Milvio. 

CANCELLI ALLE 19. I cancelli saranno aperti alle 19, un’eventuale anticipo alle 18.30 potrebbe essere riservato al settore ospiti per facilitare le operazioni di afflusso.  

Come di consueto, nella zona dello stadio sarà vietata la vendita di bevande in bottiglia, da tre ore prima dell’incontro fino a due ore dopo. Lo stesso divieto è scattato ieri sera fino a questa mattina nelle zone di raccolta dei tifosi portoghesi. Chiuse al traffico dalle 18.00 le strade in prossimità dell’Olimpico: via Tommaso Tittoni, largo Ferraris IV, via Macchia Farnesina, Ponte Duca D’Aosta, piazzale della Farnesina, via Alberto Blanc, viale Paolo Boselli. 

Questo allenatore che è stato messo sulla graticola per ogni sconfitta lo scorso anno ha portato la Roma tra le prime quattro squadre d’Europa. Quest’anno Eusebio Di Francesco ci riprova e intanto insieme ad Allegri è l’unico tecnico che rappresenta l’Italia nell’Europa che conta. Stasera contro il Porto per entrare nei quarti di finale, lo scorso anno a questo punto la Roma eliminò lo Shaktar Donetsk, poi fece il capolavoro ai quarti contro il Barcellona. Per Di Francesco niente è impossibile: «Dobbiamo essere ambiziosi, questa è una bella occasione per fare una grande partita e riportare anche un po’ di entusiasmo all’interno dell’ambiente». L’allenatore è stato il primo a chiedere scusa ai tifosi dopo l’umiliante sconfitta di Firenze, ma adesso guarda avanti e sa che questa è un’altra Roma: «Se ricordo bene la Roma non ha avuto mai feeling col Porto, essere arrivati a questo punto per noi è motivo di orgoglio». Quattro precedenti, con due sconfitte e due pareggi. L’ultimo ko per 3-0 all’Olimpico nel preliminare di Champions del 2016 ancora brucia. Di Francesco sa dove potrà mettere in difficoltà i portoghesi: «Il Porto è compatto, sa quello che vuole. È una delle squadre che ha vinto più duelli difensivi. Conceicao sta facendo un grande lavoro, sta proseguendo il suo percorso di crescita cominciato al Nantes. Ha dato un’identità anche dal punto di vista caratteriale: prima era una squadra con più palleggiatori che andava alla ricerca della qualità, adesso la vedo molto più concreta. Sarà una partita molto dispendiosa dal punto di vista fisico. Servirà il giusto mix di esperienza e freschezza perché senza corsa non si va da nessuna parte. E poi dobbiamo fare una grande fase difensiva, sarà determinante cercare di mantenere inviolata la nostra porta senza perdere l’identità di squadra».  

porto tosto. Si è informato con il suo collaboratore Marini sulla formazione del Porto, che dovrà fare a meno di Marega e Corona: «Credo abbiano degli ottimi sostituti. Otavio e Tiquinho Soares sono giocatori forti, anche se con caratteristiche differenti, con qualità importanti. Il Porto al di là dei singoli è una squadra compatta, tosta, dura, che sa quello che vuole».  

l’olimpico bunker. Nella passata edizione della Champions l’Olimpico era diventato un fortino, la Roma aveva collezionato cinque vittorie e un pareggio e per cinque partite aveva mantenuto la porta inviolata. Oggi deve ritrovare quella solidità difensiva: «Per sperare di andare avanti dobbiamo concedere pochissimo e non prendere gol. Per farlo è fondamentale fare una grande fase difensiva. Però non dobbiamo perdere l’identità di squadra contro giocatori che sanno ripartire in velocità». 

Con il 4-3-3 la squadra difende meglio e per il tecnico è fondamentale essere tornato al modulo che preferisce: «Sapete quanto sia legato a questo sistema di gioco. De Rossi e Nzonzi ho il dubbio di farli giocare insieme. Se Daniele sta bene giocherà sicuramente lui». L’impressione è che nel 4-3-3 possa giocare uno solo tra i due e il francese entrerà quando De Rossi ha bisogno di gestirsi. 

Dapprima, se nel calcio conta ancora qualcosa, per via di quel dettaglio del colore della maglia; poi, lo ammetto, per una mia incapacità nel cancellare il passato come se non fosse mai avvenuto. 

Quando il serbo è arrivato a Roma, mi sono sentita molto matura nel dichiarare: “Se farà il suo, gli dirò bravo, ma non gli vorrò mai bene”. Mi era sembrato un onorevole compromesso: l’avrei applaudito, ringraziato. Non l’avrei abbracciato ma gli avrei stretto la mano, insomma. 

“Atteggiamento provinciale”, “a Milano si scambiano i giocatori da una vita”, “se è forte che ti frega”, “mica possono essere tutti Francesco Totti”, “così non si farà mai il salto di mentalità”. Tutto giusto. Ma, altro mio limite, faccio fatica accettare la morale da chi sostiene che si debbano sostituire i sentimenti con gli investimenti e, nel frattempo, è fermo ancora alla prima metà dell’opera. 

D’altra parte – si diceva – anche a Kolarov i tifosi non sono mai piaciuti. Certo per via di quella tendenza a voler commentare il campo “come se ci capissero qualcosa”. E come se avessero tutti gli elementi per una visione di insieme che, lei sola, in effetti, potrebbe garantire oggettività di giudizio.  

Ma “se gente smette di parlare di calcio, calcio muore” – commenta lapidario Zdenek Zeman all’indomani delle suddette dichiarazioni – ricordando al difensore giallorosso che nel lauto stipendio di un calciatore è compresa l’indennità di “rischio chiacchiere da bar”, a cui fatalmente si viene esposti. Così come il rischio contestazione nel caso le cose non vadano bene. Perché il tifoso che paga e – ancor prima – ama, non riceve invece indennizzo alcuno. Neanche dopo 7 gol. 

Se ci fermassimo a questo punto, sarebbe facile individuare i torti e le ragioni. Ma, indossando tutti la stessa Maglia, non penso sia quello che oggi serva. La priorità, infatti, è affermare, nei risultati, il supremo interesse della Roma. Vincere. In ogni modo. Senza forme, princìpi o sottigliezze. Una roba da squadra con la maglia a strisce, per capirci. Compatibilmente con le nostre possibilità. 

Ecco perché sono accorsi il mister in panchina e quello in campo. Il primo con il bollettino medico del calciatore, l’altro con un salvifico “fratello mio”: a rimarcare quanto Kolarov stia dando alla causa. Indisponente quel tweet di Daniele, proprio in quel momento. Eppure, maledettamente pesato, pensato, progettato. 

Siamo nuovamente onesti: io De Rossi non è che lo abbia sempre condiviso. Sarà per quella tendenza a volte conflittuale nei confronti dei tifosi, sarà per delle scelte in campo e fuori che non mi hanno sempre fatta sentire in linea. Ma gli ho sempre riconosciuto un’intelligenza strategica fuori dal comune.  

Daniele, se dice una cosa, ha scelto di dirla. Daniele, se scrive una cosa, conosce le conseguenze del gesto. 

E allora, mi piace pensare, con tutto il fastidio del caso, che in questo momento il 16 della Roma abbia deciso che compattare l’ambiente all’interno, anche a dispetto dei tifosi, possa essere la chiave giusta perché tutti diano il massimo. Mi piace pensare che se Kolarov fa il suo non per noi, non per la maglia, ma per se stesso, per i compagni, per chi lo paga o per chi cavolo vuole lui, oggi a me può e deve andare bene lo stesso. 

Perché c’è un bene superiore – maledizione – che è quello che la Roma vinca. Facciamo un patto, però, Aleksandar. Perché so anch’io quanto sia indisponente sentirsi fischiati dopo un gol, peraltro bello.  

Io credo che quell’inchino fosse un gesto distensivo, chiudo la polemica e passo da cretina per amore della Roma. Tu, però, non chiedermi di farlo un’altra volta. 

Ci sono due dubbi che assillano Di Francesco e che l’allenatore si porterà dietro fino a oggi. Uno riguarda il portiere. Ieri Olsen si è allenato, ha lavorato a parte, ma ha fatto tutto quello che deve fare un estremo difensore. Tuffi, uscite, rinvii, parate alte e a terra. Lo svedese ha riportato una piccola lesione al polpaccio negli ultimi minuti di Roma-Milan. E’ rimasto a riposo una settimana, è tornato in campo solo ieri. Di Francesco vuole aspettare oggi per capire se potrà recuperarlo.  

fino all’ultimo. Questa mattina è previsto un test, se sarà superato, anche in base alle sensazioni che avrà il portiere, sarà lui ad andare in campo. Altrimenti toccherà a Mirante, che a Verona ha confermato di essere affidabile. Ieri dopo un consulto al termine dell’allenamento è stato deciso di inserire Olsen tra i convocati, ma la lista sarà diramata solo questa mattina. In Champions in panchina vanno sette giocatori e un solo portiere. Se lo svedese non superasse il provino, in panchina andrebbe Fuzato. Il numero uno vuole esserci, ha dato già la sua disponibilità, ma basta un rinvio per rischiare una ricaduta e uno stop molto più lungo.  

florenzi spera. L’altro dubbio riguardava il ruolo di terzino destro, ma si è sciolto in serata. Ieri nell’allenamento di rifinitura Di Francesco aveva provato sempre Karsdorp, ma l’olandese, che dall’inizio dell’anno ha saltato solo la partita di Firenze, accusava già un po’ la fatica ed è emerso un risentimento muscolare che gli toglierà anche la panchina. In quel ruolo quindi tornerà Florenzi, che anche a Verona contro il Chievo era andato in panchina. Il centrocampo sarà tutto italiano, con Cristante, De Rossi e Pellegrini, mentre Zaniolo andrà a fare l’esterno alto a destra, ruolo che ha ricoperto con buoni risultati contro il Milan. Ieri il giovane rivelazione è stato provato sempre in quella posizione. Di Francesco non vuole rinunciare a lui in questo momento, anche se in alternativa in quel ruolo è stato provato anche Kluivert. 

schick stop. L’attaccante ceco dovrà fermarsi almeno due settimane. Ancora un infortunio muscolare alla Roma. Venerdì l’ex sampdoriano è stato sostituito nel secondo tempo della partita contro il Chievo e gli esami strumentali hanno evidenziato una lesione al flessore della coscia sinistra. Schick dovrà saltare almeno le prossime tre partite, resterà fuori una ventina di giorni. Ma dalla prossima partita contro il Bologna (la Roma giocherà lunedì sera) torneranno a disposizione Ünder e Perotti. Di Francesco deve sempre fare i conti con l’emergenza.  

«Rispondo in portoghese, se posso». Ma ha capito. E forse se l’era già preparata, questa replica acidula mescolata ai toni garbati. Sergio Conceiçao non ha apprezzato le parole pronunciate da Totti, ieri capitano e oggi dirigente della Roma, nei giorni del sorteggio. Totti disse in sostanza che, rispetto alle altre ipotesi, aver incrociato il Porto fosse una fortuna. A dicembre Conceiçao, ala della Lazio dello scudetto, aveva evitato di entrare in polemica con l’avversario limitandosi a mandare un incitamento alla “sua” squadra romana. Ieri invece, con un filo di barba incolta e una voce grave, si è tolto lo sfizio di accendere un derby personale: «Non so perché Totti si sia espresso in questi termini. Forse gli sono antipatico perché con la Lazio ho vinto sei titoli in due anni». Conceiçao ricorda bene: tra il 1998 e il 2000, partecipò in effetti da primattore al ciclo di successi dell’era Cragnotti. Tra l’altro la Roma avrebbe vinto lo scudetto l’anno successivo, quando Conceiçao era già passato al Parma. 

 Nessuno, nella numerosa pattuglia di giornalisti portoghesi, si aspettava un’uscita così esplicita. Tanto è vero che durante l’allenamento di rifinitura, con l’umidità che si impadroniva del Foro Italico, in tanti chiedevano informazioni sulla vecchia rivalità tra i due. La frase era da titolo per noi, ma anche per loro. Ma a parte la diatriba con Totti, il passato non gli interessa. Non lo riguarda: «Ora sono l’allenatore del Porto e sono qui per rappresentare la mia squadra. Non dimentico gli anni laziali, qui sono stato molto bene, conosco la passione dei tifosi. E mi emoziono sempre, quando entro in questo stadio. Però adesso c’è una partita di Champions League, i miei sentimenti sono tutti indirizzati verso la divisa che indosso». 

DIFFICOLTà. Dopo una prima fase da percorso netto, e un primato nazionale mai in discussione, il Porto ha incontrato qualche problema. Nelle ultime due giornate il Benfica e il Braga hanno recuperato quattro punti, salendo rispettivamente a -1 e a -2 in classifica. E stasera l’infortunio di Marega, a segno in tutte le ultime cinque di Champions, e la squalifica di Corona complicano i piani. Eppure Conceiçao alza il tiro: «Siamo in corsa per un grande obiettivo e vogliamo passare il turno. Non mi sentirete mai parlare delle assenze perché il mio lavoro non è denunciare un problema ma trovare una soluzione. Cercheremo di segnare qualche gol all’Olimpico per avvantaggiarci in vista della partita di ritorno». Chiude con un’osservazione sull’ex allievo Marcano: «Difficile giudicare il suo inserimento a Roma da lontano. Per quanto lo conosca io, posso solo assicurare che è un professionista eccellente e una persona sopra la media».

C’è un tempo per tutto. Per guardarsi indietro, per avere paura, per sognare ancora. Poi all’improvviso, arriva una notte in cui ogni cosa si ghiaccia in un istante interminabile, che nella liturgia del calcio vale 90 minuti. Ecco, Daniele De Rossi stasera è pronto ad officiare questo rito laico e avrà la testa piena di pensieri. Il Porto del presente, ma anche il ricordo di quello del 2016, la sua espulsione e poi il tonfo finale. Ma c’è anche altro. Un futuro possibile, con un rinnovo a portata di mano. Con la responsabilità di un capitano che difende tutti, anche (e soprattutto) Kolarov in lite con gli ultrà. E allora cominciamo con l’avvenire. «Se starò bene fisicamente, continuerò a giocare – chiarisce De Rossi –. Credo che le mie prestazioni siano in linea con quelle del gruppo. Non ho mai pensato di smettere. Ho fatto tre mesi fuori da calciatore serio, ho lavorato tanto e ho fatto tutto quello che dovevo per rientrare. Il punto di domanda che avevo – e che in parte ho ancora adesso – era quanto avrebbe retto la mia condizione fisica, come rientrerò con il ginocchio. Probabile che un’operazione alla cartilagine non l’avrei sopportata a 35 anni. Se continuerò a rispondere bene non vedo perché io debba smettere. Tra l’altro, sento grande affetto ultimamente, con una percentuale più alta di tifosi che mi vuole bene. Penso che questo sia anche il percorso che ha fatto Totti, che ha avuto anche gente che lo criticava, ma poi alla fine si sono tutti inchinati alla sua grandezza». La grandezza si costruisce anche stasera. Magari sull’onda di quanto fatto lo scorso anno. «È un valore aggiunto. Ci fa arrivare un pochino più pronti a sfide delicate.

Fermo restando che il Porto di gare così è abituato a giocarne tante, anche per noi può essere motivo di sicurezza. L’esperienza è stata positiva. Il Porto lo rispettiamo, ma non ci fa paura». CASO KOLAROV Sfortunato, forse, lo è stato anche Kolarov, ancora in frizione con gli ultrà. «Qualche volta coi tifosi è giusto non rispondere e girarsi dall’altra parte, ma vorrei essere sempre rappresentato da uno come lui. Se si dovesse ricomporre questa piccola frattura io sarei il più contento del mondo, anche perché mi sento un po’ in mezzo. Alex lo considero un fratello. Ai tifosi dico di continuare a fidarsi di me quando dico che è un professionista come ne ho visti pochi in vita mia. È uno che dà sempre quello che deve dare, gioca in condizioni a volte difficili. Io preferisco quelli così a chi magari bacia la maglia o fa dichiarazioni al miele a i tifosi e poi al primo dolorino si ferma o se il mister gli chiede di giocare COSÌ IN CAMPO ALLE 21 ALL’OLIMPICO GDS in un altro ruolo storce la bocca. Poi c’è da ricordarsi che il tifoso va assecondato quando mostra insofferenza per i risultati che non arrivano. Se tutto si ricomponesse col Porto, sarei felice». NESSUN BARATRO Felice lo è comunque per il carattere di Di Francesco. «Ha sempre tenuto la barra dritta, non ha mai perso la trebisonda. Questo è stato un grande merito. Poi sull’orlo del baratro non ci siamo stati così tante volte. Ci sono stati momenti negativi, momenti in cui si è parlato tanto del suo futuro, ma comunque da quarti o quinti. Secondo me essere sull’orlo del baratro è un altra cosa. Io sono stato quint’ultimo o quart’ultimo e fuori da ogni competizione: vi assicuro che mi sentivo un po’ più sottopressione lì». Proprio per questo, in fondo, gli ottavi di Champions – vada come vada – possono essere anche il migliore dei mondi possibili.

Chi indosserà le ali per volare? Logica e gerarchie direbbero senz’altro Robin Olsen, ma un polpaccio galeotto lo ha tenuto fuori a Verona contro il Chievo e rischia di fare lo stesso stasera contro il Porto, visto che ieri non si è neppure allenato in gruppo. Ma occhio ai miracoli. Eusebio Di Francesco lo proverà anche stamattina («sarà in dubbio fino all’ultimo») per vedere se è possibile recuperarlo, altrimenti si affiderà ad Antonio Mirante, su cui peraltro pochi giorni fa ha espresso parole di stima. «È in crescita e sono contento di lui. Mi dà pieno affidamento ». L’OCCASIONE D’altronde, l’ex del Bologna già venerdì a Verona ha dimostrato di essere in gran forma, pur conscio del fatto che le gerarchie lo vedranno sempre dietro al portiere svedese. «Conosco il mio ruolo – ha detto Mirante –. D’altra parte, so cosa devo fare alla Roma, come mi devo allenare, e in questo il nostro preparatore Savorani mi aiuta. È molto pretenzioso e meticoloso: questo mi piace e mi fa bene perché alla mia età non posso sedermi e accontentarmi di fare il secondo. Gioco per la Roma e anche in quelle partite che gioco devo sempre farmi trovare pronto».

FARE IL BIS Pronto lo è anche Di Francesco, che nel cuore culla un proposito. «Il desiderio sarebbe quello di rifare il percorso della scorsa stagione, quando siamo arrivati in semifinale – spiega –. Contro il Porto è una bella occasione per fare una grande partita e riportare anche grande entusiasmo all’interno dell’ambiente. D’altronde sono rimaste solo due squadre italiane in Champions e questo deve essere grande motivo d’orgoglio». La squadra di Conceiçao però, nonostante le assenza, è da temere. «Credo che abbiano degli ottimi sostituti e in ogni caso, al di là dei singoli, penso che il Porto sia una squadra compatta, tosta, dura, che sa quello che vuole. È una delle squadre in Champions che ha vinto più duelli difensivi. Sta a significare che dal punto di vista di gruppo si comportano veramente bene, ma non ho dubbi. Li ho visti in partita e sarà una partita dal punto di vista fisico molto dispendiosa. Perciò servirà il mix giusto tra esperienza e corsa, anche se la “gamba” ci vuole sempre».

KARSDORP VA K.O. Sarà per questo che l’allenatore mastica qualche dubbio di formazione. Non in difesa, perché Karsdorp è andato k.o. nella rifinitura e oggi sarà valutato. È il 31° infortunio muscolare, l’ultimo dopo quello di Schick, che potrebbe saltare 3 partite. Il vero ballottaggio, perciò, sembra Cristante e Nzonzi con l’ex atalantino in vantaggio sul francese, che però a partita in corso potrebbe dare fiato a un De Rossi ancora alla ricerca della migliore condizione dopo tre mesi di stop.

OCCHIO ALLA DIFESA Se però a dominare è ovviamente la voglia di vincere, Di Francesco sa bene come sia importante non subire gol in casa. «Specialmente in una gara da 180’ è fondamentale nella prima gara avere grande solidità – afferma –. Giocando all’Olimpico, ancor di più dobbiamo fare una grande fase difensiva per poter fare anche una grande fase offensiva. Ciò non significa perdere l’identità di squadra, bensì difendere meglio di squadra, avere qualche accorgimento in più, specialmente contro giocatori capaci di ripartire con grande velocità e con esperienza in queste gare. Insomma, sarà determinante mantenere la porta inviolata, specialmente in questa partita». Un messaggio forte e chiaro per Olsen e Mirante: a chiunque tocchi volare, stasera non deluda.

Dov’eravamo rimasti? Ad un sogno chiamato Champions League. O più che altro alla voglia di prendersi tutto. Lorenzo Pellegrini, ormai, ha testa e gambe per caricarsi la Roma sulle spalle. Per questo il Porto, in fondo, lo considera solo una tappa verso la grandezza. «Lo scorso anno non ho raggiunto i miei obiettivi – dice a Teleradiostereo – perciò quest’anno volevo essere più continuo». Non c’è serata migliore, in fondo, per dimostrarlo, visto che il Porto è dietro l’uscio. «Vi assicuro che il Porto non è al livello top, ma è una grande squadra. Sarà difficile. Sappiamo quali emozioni porta passare il turno. Ti cambia una stagione, nonostante le difficoltà che abbiamo trovato finora. In campionato vogliamo arrivare tra le prime 4 e in Champions superare il turno. Sarà una battaglia da fare tutti insieme. Sarebbe importante arrivare allo stadio e trovare il nostro tifo. È una cosa che gli altri non possono capire. Un avversario prende forza se vede che i tifosi non sono con noi».

FUTUROROSEOIl messaggio, in fondo, sembra essere anche per quella parte di supporter critici nei confronti della dirigenza. «Per me la Roma è una grande squadra e una grande società, con grandi uomini prima che giocatori . È un club che deve, tramite il proprio progetto, porsi degli obiettivi più importanti, che non si possono raggiungere dopo tre mesi. Deve costruire la propria casa, il proprio stadio, una pietra alla volta. Deve porsi degli “step”, raggiungerli e poi superarli. Così, da qui a pochi anni diventerà una delle più grandi in Europa. Non siamo consapevoli della nostra forza? Sono un po’ in disaccordo. Il campo lo viviamo tutti i giorni, conosciamo le qualità dei compagni. Quest’anno abbiamo sbagliato tanto, non ci nascondiamo. Se rigiocassimo la gara con la Fiorentina, non finirebbe mai di nuovo 71 per loro. Dobbiamo migliorare tutti quanti. Questa squadra è fatta di ragazzi giovani, si deve crescere ed acquisire esperienza. Non c’è mai stato un dubbio sulle qualità di ognuno. Sappiamo di essere stati costruiti per stare in alto, che è dove vogliamo stare».

VOGLIA DI FASCIA Sulla sua posizione in campo è chiaro. «Cerco di essere sempre disponibile per qualsiasi ruolo, ma sinceramente da trequartista mi vedo meglio, mi sento più libero. Da mediano o da mezzala ti devi dividere il campo. Tra l’altro penso di poter migliorare come reti segnate. Al Sassuolo ho fatto qualche gol in più, lo scorso anno ne ho fatti invece solo 3». Non manca un riferimento a Zaniolo. «Nicolò è un ragazzo molto intelligente. Sa quello che gli sta accadendo, non gli succede nulla per caso. Si è meritato tutto questo. Deve sapere che adesso per lui è tutto bello, ma potrà esserci un momento difficile e lì dovrà farsi trovare pronto». Obiettivo che Pellegrini persegue ogni giorno. «Ciò a cui pensò sempre è migliorarmi. Spero di godermi la mia carriera al massimo». Magari un giorno anche da capitano della Roma. «Ovviamente è un mio obiettivo. Certo, ci sono nomi pesanti nella lista, però già essere qui è stare a casa. Io a Trigoria ci sono cresciuto. Ho fatto questa strada con mamma e papà tante volte, adesso invece quella strada la faccio da solo». E lo sta portando lontano. Da stasera, forse, addirittura in Porto.

Èuna partita che aspettiamo da 8 mesi», dissero in coro Luciano Spalletti e Kevin Strootman il 22 agosto del 2016 a Trigoria. La Romasognava, dopo il pareggio dell’andata per 11, di eliminare il Porto in casa e andare alla fase a gironi della Champions, ed era convinta di farcela. Troppo, forse. Tanto che all’Olimpico finì 30 per i portoghesi, con i giallorossi in 9 dopo le espulsioni di De Rossi ed Emerson. La partita che Spalletti e Strootman, oggi distanti anni luce da Trigoria, aspettavano con ansia divenne una delle più grandi amarezze recenti della Roma americana, ma già nella stagione 198182 il Porto era stato la bestia nera del club giallorosso. Ottavi di finale, come oggi, ma di Coppa delle Coppe: la Roma perde 20 in Portogallo, al ritorno, nonostante 70mila spettatori, finisce 00. Era un’altra epoca: le file al botteghino per acquistare i biglietti, lo stadio pieno già due ore prima del fischio d’inizio (oggi, due ore prima, apriranno i cancelli), la voglia di credere in una rimonta che sembrava difficile ma non impossibile. Lo divenne, invece, e la Roma che di lì a poco avrebbe vinto uno scudetto e sfiorato una Coppa dei Campioni, non riuscì nell’impresa. REDUCI Proveranno ad invertire la tradizione negativa De Rossi e compagni, parecchi reduci da quella notte maledetta del 2016. C’erano, quel giorno, tra campo e panchina, lo stesso De Rossi, Manolas, Juan Jesus, Dzeko, Fazio ed El Shaarawy. Molti di loro giocheranno anche stasera e chissà che non sia davvero l’occasione per mettersi alle spalle i fantasmi del passato. D’altronde, oltre al doppio precedente con il Porto, non è che contro le squadre portoghesi la Romasia sempre andata benissimo: nelle gare ad eliminazione diretta, tra andata e ritorno, i giallorossi sono usciti con la qualificazione in tasca in tre occasioni, mentre in altre tre sono stati eliminati.

Cinquantamila spettatori, di cui 4mila portoghesi, una cornice di pubblico importante, anche se non da tutto esaurito, un’allerta alta, come sempre in questi casi, ma che alla vigilia non registra particolari criticità. È tutto pronto all’Olimpico, e in città, per la sfida di stasera tra Roma e Porto, con gli ultimi dettagli messi a punto ieri in Questura durante il consueto tavolo tecnico. I cancelli saranno aperti alle 19, con un’eventuale apertura anticipata alle 18.30 per il settore ospiti. I tifosi del Porto potranno radunarsi a piazzale delle Canestre dalle 17: da qui, con pullman dell’Atac, saranno portati all’Olimpico e, poi, dallo stadio fino alla stazione Termini al termine della partita. La tifoseria ospite potrà raggiungere l’area Nord dello stadio attraversando esclusivamente ponte Milvio. Da tre ore prima dell’inizio dell’incontro, e fino a 2 ore dopo, sarà vietata la vendita per asporto e il trasporto di bevande in bottiglie o contenitori di vetro, ad eccezione di generi alimentari di prima necessità confezionati esclusivamente in vetro, nella zona dello stadio Olimpico e nelle vie intorno. Una task force composta da Polizia, Guardia di Finanza e Polizia di Roma Capitale vigilerà sul rispetto delle ordinanze prefettizie e sulla presenza di bagarini, parcheggiatori e pure venditori abusivi.

STAMPA E BIGLIETTI Dal canto suo, la Roma ieri ha fornito alcune informazioni di servizio, invitando i tifosi che hanno acquistato il tagliando online a presentarsi allo stadio muniti di documento di riconoscimento e di una copia cartacea del biglietto ricevuto precedentemente via email. La partita inizierà alle 21, come sempre nei giorni lavorativi la maggior parte degli ingressi ci sarà a ridosso del fischio d’inizio e la speranza di tutti è che non si registrino le lunghe code e i disagi di RomaTorino. Gli steward previsti sono 850, circa 700 gli uomini delle forze dell’ordine impegnati, i giornalisti e i fotografi accreditati sono oltre 300

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