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La prima volta di chi l’Olimpico lo ha conosciuto da avversario e la prima volta di chi, invece, lo scoprirà passo passo. Qualcuno, come Pau Lopez e Diawara, giocherà dal primo minuto. E qualcun altro, invece, dovrebbe partire dalla panchina, come Mancini o Spinazzola. Senza contare chi, come Veretout, sarebbe voluto essere in campo invece dovrà accontentarsi di vedere la partita dalla tribuna, rinnovata così come la Roma di Fonseca.

Non ci sarà, come accadeva in passato, la presentazione di tecnico e giocatori, alle 20 si inizierà direttamente con la partita. In ogni caso, occhi puntati sui nuovi acquisti. Qualcuno sicuro di sé, qualcun altro in cerca di conferme. Emozioni Pau Lopez, che conosce bene il Real Madrid, è quello che avrà meno problemi d’emozione. È un portiere esperto, ha già capito che tipo di ambiente c’è stato a Roma negli ultimi mesi, ma non ne è spaventato.

E voleva così tanto il club giallorosso che si è abbassato lo stipendio pur di trasferirsi. Per questo non vede l’ora di giocare nel suo nuovo stadio e pazienza se, dopo il flop Olsen, sa di avere tutti gli occhi puntati addosso. Più complicato l’inserimento di Diawara. Nelle ultime amichevoli ha alternato cose buone a cose meno buone, sbagliando palloni in fase di impostazione che sono costati carissimo alla Roma. Lui l’Olimpico lo conosce bene, ci ha giocato sia con il Bologna sia con il Napoli, e sa che è uno stadio che dà tantissimo ma mette anche pressione. A 22 anni, con una squadra che vuole affidargli uno dei due posti da titolare a centrocampo, sa che è arrivato il momento del salto di qualità. Ce la sta mettendo tutta, dopo la coppa d’Africa si è tagliato le vacanze per mettersi a disposizione di Fonseca il prima possibile, ma sa che la strada è ancora lunga. E, per ora, in salita. Magari gli applausi dei tifosi, stasera, lo aiuteranno a sbloccarsi. La coppia Non dovrebbero partire dall’inizio, invece, Spinazzola e Mancini, gli altri due nuovi acquisti che la Roma presenterà ai tifosi.

Entrambi, come Pau Lopez, hanno spinto molto per venire a Roma, soprattutto il centrale. Anche per lui l’inserimento non è semplicissimo, considerando che manca il titolare, e a Perugia contro l’Athletic Bilbao ha sofferto parecchio. Il ragazzo, però, sembra avere il carattere e la personalità giusti e sta lavorando tanto con Fonseca e il suo staff per farsi trovare pronto per l’inizio della stagione. Stesso discorso per Spinazzola, compagno (quasi) inseparabile di Mancini. È venuto a Roma per giocare titolare ma sa di avere davanti un totem come Kolarov, un campione al quale qualsiasi allenatore fa fatica a rinunciare. Alternativa Il terzino di spinta serbo è una sorta di regista della Roma, Spinazzola fa un lavoro diverso e per questo possono alternarsi ed essere complementari a seconda delle situazioni. Il futuro, in ogni caso, è dell’ex juventino, che è appena arrivato mentre Kolarov è all’ultimo anno di contratto. All’occorrenza, poi, Spinazzola può giocare anche a destra, dove la Roma ha mandato via Karsdorp e si ritrova con i soli Florenzi e Santon. Di certo, lui come gli altri, non vede l’ora di ricevere l’abbraccio dei suoi nuovi tifosi e pazienza se non dovesse partire dal primo minuto. Il tempo per contendere il posto da titolare a Kolarov c’è, mentre ce n’è meno per Veretout. Anche lui avrebbe voluto ricevere gli applausi dei romanisti e conoscere, da giocatore della Roma, l’Olimpico, ma dovrà rimandare tutto al debutto in campionato. Considerando quanto è stata complicata la sua estate già tornare ad allenarsi in gruppo sarà un successo.

La Spagna gli riporta sempre alla mente dei dolci ricordi, se non altro perché quel gol segnato all’Olimpico contro il Barcellona nel 2015 resterà per sempre uno dei gol più belli di sempre. Così tanto che qualche mese dopo la Fifa lo premiò come il secondo gol più bello al mondo, alle spalle di quello del brasiliano Wendell Lira, che con la rovesciata segnata con la Goianésia nel derby con l’Atletico Goianense si aggiudicò il Puskas Award 2016. Florenzi quel gol lo segnò proprio all’Olimpico, lo stadio dove oggi farà il suo esordio da capitano. Non che sia la prima volta che Alessandro indossa la fascia nel proprio stadio, ci mancherebbe, ma sarà la prima volta da capitano designato. Nelle ultime due stagioni ha fatto il vice di Daniele De Rossi, adesso toccherà proprio a lui la responsabilità della fascia.Onere e onore, come sempre in questi casi… Un’estate particolare Florenzi ha vissuto un’estate particolare. Prima la «stoccata » di Totti nella conferenza con cui il dirigente giallorosso ha dato il suo addio alla Roma, poi le tante voci di mercato ed i suoi dubbi, lui che non si sentiva più sicuro di restare nella Capitale, dopo che appena dodici mesi prima aveva rinunciato anche a delle offerte economicamente migliori pur di restare in giallorosso. Poi, invece, strada facendo ha trovato fiducia ed entusiasmo, anche perché Fonseca ha iniziato ad apprezzarne la duttilità e la versatilità. Così il tecnico portoghese gli ha parlato molte volte, assicurandogli anche che nel corso della stagione lo impiegherà in un doppio ruolo, quello di esterno alto d’attacco e quello di terzino destro. Esattamente come successo in questo pre-campionato, dove nelle prime partite Florenzi ha giocato nel tridente di trequartisti alle spalle della punta, poi è scivolato di nuovo dietro, in difesa, giocando a tutta fascia. E lì giocherà anche questa sera, quando tornerà a sfidare il Real Madrid, una delle squadre con cui ha perso quasi sempre. Del resto, che poi la Spagna sia un po’ nel suo destino lo dimostrano anche gli interessamenti estivi dell’Atletico Madrid prima e del Siviglia poi. Interessamenti che poi non si sono concretizzati, permettendo a Florenzi di non dover rispondere a delle tentazioni. A circa tre settimane dalla fine del mercato, il suo futuro sembra essere tornato in sicurezza. Sarà lui il capitano di questa Roma e lo sarà, di fatto, proprio da stasera, quando «guiderà» per la prima volta la Roma nel suo Olimpico…

L’ ultima volta che la Roma ha battuto il Real Madrid è stato cinque anni fa a Dallas, nel 2014, con quel gol di Francesco Totti che nella ripresa non lasciò scampo a Lopez. Di quella Roma non è rimasto più nessuno se non Alessandro Florenzi, che stasera scenderà in campo con la fascia da capitano. E toccherà proprio a lui dare la scossa, trasmettere l’adrenalina giusta ad un gruppo che anche a Perugia – mercoledì scorso contro l’Athletic Bilbao – ha palesato evidenti difficoltà. Più in generale, quella di stasera sarà la 21a volta che i giallorossi sfidano il Real, di cui 12 in partite ufficiali e 8 non. Il bilancio totale parla di cinque vittorie giallorosse, 4 pareggi e 11 successi iberici. Chissà, magari la sfida di stasera – la prima stagionale all’Olimpico, davanti alla sua gente – potrebbe anche aiutare la Roma a migliorare i conti, in tal senso. Tra campo ed Edin Di certo c’è che Fonseca punta a vedere miglioramenti sopratutto dal punto di vista del gioco, della circolazione della palla e della tenuta difensiva. I meccanismi del suo 4-2-3-1 sono particolari, ma c’è da crescere anche sulla pressione alta e sui movimenti degli esterni d’attacco, che giocando molto dentro il campo a volte intasano gli spazi. «Questa partita con il Real è un buon test per capire realmente quali sono le nostre capacità – ha detto il tecnico portoghese a Sky –. Siamo all’inizio di un grande processo di trasformazione, soprattutto nel modulo di gioco. Per me la cosa più importante stasera sarà vedere se la squadra attaccherà e difenderà con coraggio. L’identità è anche più importante del risultato ». Questo, ovviamente, al netto della situazione di Edin Dzeko, che stasera potrebbe vivere anche la sua ultima partita all’Olimpico in maglia giallorossa. «In questo momento non prendiamo in considerazione una sua uscita, conto su di lui stasera e per il Genoa, nella prima di campionato. Icardi? Un grande calciatore, ma parlo solo di quelli che ho qui con me». Al centro della difesa E con sé stasera ancora non avrà il difensore centrale che ha chiesto, quello che deve andare a chiudere il pacchetto da quattro, al fianco dei vari Fazio, Juan Jesus eMancini.«Non sono preoccupato dalle carenze sul piano difensivo, a me interessa soprattutto mettere a punto una proposta di calcio offensivo. Troveremo l’equilibrio, ci stiamo lavorando. Ma dal mercato mi aspetto un difensore centrale». Già, che poi è uno dei due obiettivi che la Roma sta cercando oramai da tempo, da quando sono andati via Manolas (Napoli) e Marcano (tornato al Porto). Alderweireld ieri era in campo con il Tottenham, ma la Roma spera sempre che il belga possa rompere con gli Spurs da un momento all’altro. Lovren è lì, vivo, ma ci sono delle difficoltà per le alte richieste del Liverpool e per l’ingaggio del giocatore (che guadagna 4 milioni più bonus, che alla Roma sarebbero meno certi). Così è tornata viva anche l’ipotesi- Rugani, con Petrachi che nei prossimi giorni cercherà di capire se ci sarà la possibilità di trovare un accordo con la Juve. Dopo aver rifiutato lo scorso anno 50 milioni dal Chelsea e 35 dall’Arsenal, oggi i bianconeri ne chiedono circa 30, visto che il giocatore è chiuso e ha perso un po’ di valore. La formula potrebbe essere un prestito con diritto di riscatto condizionato. Se ne parlerà nei prossimi giorni, ma anche questa pista non è facilissima.

L’ ultima volta che la Roma ha battuto il Real Madrid è stato cinque anni fa a Dallas, nel 2014, con quel gol di Francesco Totti che nella ripresa non lasciò scampo a Lopez. Di quella Roma non è rimasto più nessuno se non Alessandro Florenzi, che stasera scenderà in campo con la fascia da capitano. E toccherà proprio a lui dare la scossa, trasmettere l’adrenalina giusta ad un gruppo che anche a Perugia – mercoledì scorso contro l’Athletic Bilbao – ha palesato evidenti difficoltà. Più in generale, quella di stasera sarà la 21a volta che i giallorossi sfidano il Real, di cui 12 in partite ufficiali e 8 non. Il bilancio totale parla di cinque vittorie giallorosse, 4 pareggi e 11 successi iberici. Chissà, magari la sfida di stasera – la prima stagionale all’Olimpico, davanti alla sua gente – potrebbe anche aiutare la Roma a migliorare i conti, in tal senso. Tra campo ed Edin Di certo c’è che Fonseca punta a vedere miglioramenti sopratutto dal punto di vista del gioco, della circolazione della palla e della tenuta difensiva. I meccanismi del suo 4-2-3-1 sono particolari, ma c’è da crescere anche sulla pressione alta e sui movimenti degli esterni d’attacco, che giocando molto dentro il campo a volte intasano gli spazi. «Questa partita con il Real è un buon test per capire realmente quali sono le nostre capacità – ha detto il tecnico portoghese a Sky –. Siamo all’inizio di un grande processo di trasformazione, soprattutto nel modulo di gioco. Per me la cosa più importante stasera sarà vedere se la squadra attaccherà e difenderà con coraggio. L’identità è anche più importante del risultato ». Questo, ovviamente, al netto della situazione di Edin Dzeko, che stasera potrebbe vivere anche la sua ultima partita all’Olimpico in maglia giallorossa. «In questo momento non prendiamo in considerazione una sua uscita, conto su di lui stasera e per il Genoa, nella prima di campionato. Icardi? Un grande calciatore, ma parlo solo di quelli che ho qui con me». Al centro della difesa E con sé stasera ancora non avrà il difensore centrale che ha chiesto, quello che deve andare a chiudere il pacchetto da quattro, al fianco dei vari Fazio, Juan Jesus eMancini.«Non sono preoccupato dalle carenze sul piano difensivo, a me interessa soprattutto mettere a punto una proposta di calcio offensivo. Troveremo l’equilibrio, ci stiamo lavorando. Ma dal mercato mi aspetto un difensore centrale». Già, che poi è uno dei due obiettivi che la Roma sta cercando oramai da tempo, da quando sono andati via Manolas (Napoli) e Marcano (tornato al Porto). Alderweireld ieri era in campo con il Tottenham, ma la Roma spera sempre che il belga possa rompere con gli Spurs da un momento all’altro. Lovren è lì, vivo, ma ci sono delle difficoltà per le alte richieste del Liverpool e per l’ingaggio del giocatore (che guadagna 4 milioni più bonus, che alla Roma sarebbero meno certi). Così è tornata viva anche l’ipotesi- Rugani, con Petrachi che nei prossimi giorni cercherà di capire se ci sarà la possibilità di trovare un accordo con la Juve. Dopo aver rifiutato lo scorso anno 50 milioni dal Chelsea e 35 dall’Arsenal, oggi i bianconeri ne chiedono circa 30, visto che il giocatore è chiuso e ha perso un po’ di valore. La formula potrebbe essere un prestito con diritto di riscatto condizionato. Se ne parlerà nei prossimi giorni, ma anche questa pista non è facilissima

Le leggende in maglia bianca gli ballavano attorno: gente come Modric, Benzema, Marcelo, Bale. E se solo alzava lo sguardo, sbatteva contro il muro dei settantamila del Bernabeu. Storia di undici mesi fa, quando Di Francesco, a costo di passare per folle, decise di schierare nel tempio madrileno dal primo minuto il diciannovenne Nicolò Zaniolo, il quale si trovò così sbattuto sul palcoscenico della Champions senza aver mai messo il naso nel calcio dei grandi. Quel giorno, mentre la Roma affondava senza opporre grande resistenza, Zaniolo cominciò una personale e rapidissima ascesa, culminata a febbraio con la doppietta al Porto all’Olimpico (poi rivelatasi, però, inutile) e seguita da un progressivo calo, non privo di peccati di gioventù. Così, il fatto che oggi nel suo orizzonte riappaia il Real ha qualcosa di simbolico: laddove tutto è cominciato si può ripartire, dopo mesi senza squilli in campo e con qualche bega di troppo fuori. Potrebbe giovargli, sul piano della tranquillità, la conclusione della lunga vicenda legata al rinnovo contrattuale.
NUOVO APPUNTAMENTO. L’incontro tra il suo procuratore Vigorelli e la Roma, previsto nei giorni scorsi e successivamente slittato, avverrà tra domani e mercoledì. Insomma, non si andrà oltre Ferragosto. Il contratto attuale sarà allungato di un anno, fino al 2024 e l’intesa è già abbastanza avviata. Esiste però ancora un gap da colmare sul quantum: l’entourage del giocatore non vorrebbe scendere di molto dai due milioni a stagione, la Roma si attesta a quota 1,7, un milione in più di quanto il ragazzo prende attualmente. Il club ha comunque già comunicato al procuratore la decisione di togliere Zaniolo dal mercato, mettendo la parola fine a ogni trattativa. Del resto il capitolo Tottenham, forse il più caldo, si è chiuso giovedì scorso con il gong finale del mercato inglese in entrata. Gli Spurs, in cerca di un centrocampista giovane e talentuoso, hanno risolto la questione con l’acquisto in extremis dell’argentino Lo Celso.

L’OBIETTIVO. Ora per Zaniolo si tratta di recuperare centralità anche dal punto di vista tecnico. Ha cominciato la stagione in parziale ritardo rispetto al gruppo, è parso imballato nei primi test e più sciolto con il passare dei giorni. Fonseca lo ha alternato come trequartista e come esterno offensivo di destra. Lui si sente una mezzala (ruolo non previsto nel telaio del tecnico portoghese), gradisce anche giostrare sulla trequarti e non esulta quando gli chiedono compiti da esterno. Le differenze però sono evidenti solo sulla carta, almeno nella fase offensiva: nel gioco predicato da Fonseca i trequartisti sono tre, perché anche gli esterni si accentrano e si offrono all’uno-due per vie interne. Si tratta semmai di far funzionare gli interscambi, per evitare che i tre che giocano dietro la punta non si rubino spazio a vicenda. Meccanismi tattici a parte, Zaniolo deve innanzitutto riallacciarsi a se stesso: il giocatore visto fino a febbraio aveva sublimi strappi di tecnica e potenza, dominava nei corpo a corpo e s’imponeva nelle percussioni verticali. Poi tutto è diventato più opaco, per stress fisico e psicologico. Ma ora, proprio davanti al “suo” Real, la storia può ricominciare.

Sveglia presto, ma non prestissimo, è pur sempre domenica. Tutti a Valdebebas alle 9.50, poi dritti in pullman all’aeroporto di Barajas, dove c’è un volo per Roma alle 10.30. Quella del Real Madrid, in Italia, è una toccata e fuga. Ha fatto lo stesso lo scorso 7 agosto, a Salisburgo: Zidane non vuole occhi indiscreti a spiare i suoi allenamenti, chiede che la sua squadra, che sta cambiando tanto, si eserciti a Valdebebas in vista della stagione che comincerà ufficialmente il 17 agosto (alle 17) a Vigo contro il Celta. Oggi, però, intorno alle 13 atterrerà a Fiumicino, dove poi raggiungerà il Waldorf Astoria di Monte Mario. Pranzo, riposo, merenda, un po’ di esercizio fisico in albergo e via verso l’Olimpico, dove lo attende la Roma per l’ultima amichevole di una “pretemporada” con più bassi che alti. La squadra di Zidane ha infatti vinto solo le ultime due delle 6 partite giocate sino ad oggi: contro il Fenerbahce (5-3) e mercoledì scorso, in Austria, dove si è imposto 1-0 sul RedBull Salisburgo grazie al primo gol con la maglia blanca da parte di Eden Hazard.

L’ANALISI. «È stato un precampionato difficile, la gente vuole vedere vincere il Real Madrid – ha raccontato Zinedine Zidane a SkySport -. Faremo vedere il nostro impegno, il piacere di giocare a calcio e sono sicuro che ci metteremo tutto alle spalle, ma con calma. Ci serve calma per rassicurare tutti i tifosi». Zizou ha studiato i suoi avversari, ha dato un’occhiata alla rosa attuale a disposizione di Fonseca e ha tratto un suo personale bilancio: «La Roma è una grande squadra, si è rinforzata parecchio ed è sempre competitiva. Le squadre italiane sono organizzate difensivamente, la Roma è una di quelle e per questo motivo farà una grande stagione». Lui che a Roma, rilevando Rafa Benitez, ha debuttato proprio come allenatore del Real Madrid nella stagione 2015/2016, ottavi di finale di Champions. Vinse 2-0, il resto è storia, fatta di tre Champions di fila. «Tornare in Italia per giocare è sempre emozionante – continua -. Ho vissuto cinque anni a Torino, lì sono diventato uomo e la gente è stata affettuosa». Sulle differenze tra Liga e Serie A, Zizou sposa un vecchio classico: «Stile differente: in Italia si gioca un calcio più tattico e chiuso, al contrario in Spagna si gioca più a viso aperto e all’attacco».

I CONVOCATI. L’allenatore francese, che nell’ultima amichevole ha provato la difesa a tre (o a cinque?) con Carvajal e Marcelo esterni alti, comunicherà ufficialmente la lista dei convocati solo stamattina, poco prima della partenza per Roma. Al di là degli infortunati Asensio, Mendy e Brahim, che sicuramente non saranno della partita, rischia di non esserci anche il capitano Sergio Ramos, che ieri ha lavorato in palestra. A meno di clamorosi cambi d’opinione, come per la sfida di Salisburgo, non faranno parte della comitiva madridista per scelta tecnica neanche James Rodriguez, Gareth Bale e Mariano Diaz. A quest’ultimo, proposto alla Roma, è stata tolta dalla società la maglia numero 7, che da stasera, all’Olimpico, passa ufficialmente sulle spalle di Eden Hazard.

Nelle mani di Wanda. Icardi per il momento considera la Roma l’ultima scelta, vuole fare la Champions e giocare per vincere. Per questo preferisce Juve o Napoli. L’argentino punta i piedi, ormai è in rottura totale con l’Inter, dopo che la sua maglia numero nove è finita sulle spalle di Lukaku. Non vuol favorire Marotta, che se facesse l’operazione Icardi-Dzeko avrebbe molti vantaggi, e spinge per questa soluzione. Anche per questo la Roma resta in coda, ma se le altre soluzioni non si concretizzano allora Petrachi può sperare.

Per incastri di mercato Icardi potrebbe aiutare in ogni caso la Roma: se andasse alla Juve probabilmente Higuain si convincerebbe a partire, se invece finisse al Napoli libererebbe Milik, che piace a Fonseca. La Juve è disposta a dare la buonuscita a Higuain per spingerlo alla Roma. Ma Petrachi è stato chiaro: se non arriva uno dei due centravanti argentini Dzeko non si muove.
La Roma ha preferito restare a lungo fuori dai riflettori nella corsa a Icardi, ma negli ultimi giorni Petrachi è uscito allo scoperto. Non c’è solo da convincere l’Inter, alla quale il club giallorosso ha offerto trenta milioni a conguaglio, oltre a Dzeko, mentre il club nerazzurro valuta il centravanti argentino in partenza settanta milioni. Con l’Inter una soluzione in qualche modo si trova. Ma c’è da convincere soprattutto Icardi, che considera un handicap non poter giocare la Champions. In questo momento Icardi è come Higuain. Non ha voglia di andare in una squadra senza Champions, anche perché ha l’accordo con Paratici, con o senza scambio con Dybala, e considera la Juve la prima opzione. Ma adesso è diventata una partita a tre, con la Roma entrata in scena con il vantaggio di poter mettere sul piatto della bilancia Dzeko, voluto fortemente da Antonio Conte.
Petrachi ha parlato con Wanda Nara, portando ufficialmente la Roma al tavolo delle pretendenti. E’ una partita che si giocherà nei prossimi giorni. Adesso a Trigoria il sogno segreto è Icardi più di Higuain. E le parole di ieri di Fonseca («Icardi è un ottimo giocatore»), contrastano con l’atteggiamento dell’Inter, che ha messo il centravanti all’angolo, impedendogli di avere la minima chance di giostrare di nuovo in prima squadra, ma al tempo stesso con la massima attenzione a non commettere passi falsi o inadempienze che possano portare a battaglie legali.

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