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Prima ancora che a settembre inizi la scuola, il Milan è già impegnato con gli esami: mancano quattro giorni alla fine del mercato, la metà di questi impegnati anche dalla vigilia e dalla partita contro il Brescia.

L’anticipo di campionato è già decisivo per capovolgere le pessime impressioni del debutto: una prova d’appello per giocatore e allenatore. Il mercato è una verifica a cui è chiamata la dirigenza: finora ha investito in cinque giovani di prospettiva ma la partita di Udine ha dimostrato che servono giocatori immediatamente pronti all’uso. La trattativa per Correa identifica il profilo del giocatore che il club ritiene funzionale: un attaccante moderno, duttile, giovane ma già con buona esperienza internazionale. La stessa trattativa dimostra anche l’attuale difficoltà rossonera sul mercato, ulteriormente complicata dai vincoli del Fair Play che restringono le opzioni e che impongono di vendere prima di riacquistare. La cessione di Laxalt al Torino non aiuta: l’uruguaiano parte in prestito (oneroso, 1 milione) con diritto di riscatto a 13.

Ricatto L’affare con l’Atletico è quasi chiuso, nel senso che nessuno ha più intenzione di aprirsi alle richieste dell’altro. Dopo aver dialogato per settimane, ora i club non si parlano più: silenzio risentito da entrambi. Parti distanti, freddezza nei rapporti e pochissimo tempo a disposizione per riavvicinare le posizioni con un confronto sereno: tutto molto difficile, quasi impossibile. Il Milan contesta all’Atletico una valutazione del giocatore sproporzionata e totalmente fuori mercato. Sembrava essersi aperto allo sconto e alla fine è tornato al punto di partenza: 50 milioni per cedere Correa, che Simeone ha ripreso a considerare un’alternativa di lusso agli attaccanti titolari.

Una mossa che i rossoneri hanno interpretato come qualcosa di simile a un ricatto: ora che il Milan ha fretta di rinforzare l’attacco, l’Atletico chiede più di quello che sarebbe legittimo aspettarsi. Sempre secondo i rossoneri l’offerta corretta è quella che hanno messo sul tavolo: 35 milioni più cinque di bonus, oppure un iniziale prestito oneroso di 25 milioni, che di fatto obbligava poi il club a completare l’acquisto. Non un euro in più, perché il prezzo rispecchia il valore del giocatore, e ora anche per una questione di principio. Nel mercato però tutto è possibile e l’umore può cambiare in fretta. Fare in fretta In quattro giorni Boban e Maldini, cfo e d.t., hanno il compito di rinforzare il reparto: la discrezione è totale, per non compromettere eventuali piste alternative. Il lavoro su Correa è stato impegnativo e l’attenzione era concentrata esclusivamente su di lui. Non convince Everton, per De Paul la concorrenza è più avanti. Le scelte di sistema di Giampaolo non incideranno più di tanto.

Gli obiettivi devono avere ottime capacità di adattamento alle esigenze dell’allenatore. Oggi Giampaolo presenterà la partita contro il Brescia e darà una traccia del modulo da cui intende ripartire, probabilmente il 4-3-2-1: unamossa che dovrà necessariamente funzionare. Suso e Bonaventura (non Calhanoglu) sono gli indiziati a sostenere Piatek in attacco. Sono le risorse oggi in rosa e non è escluso che restino le stesse anche dopo le ventidue del prossimo 2 settembre.

In questo Milan che non ha un vero e proprio leader, tanto da sembrare di cercarne uno domenicalmente, ecco che adesso tocca a Ismael Bennacer. Sarà lui, infatti, il regista della squadra ce, contro il Brescia, dovrà cercare riscatto dopo il ko con l’Udinese, e magari cominciare un altro campionato. Perché quello che si è avviato domenica scorsa, è stato brutto assai.

LEGITTIMO, MA DIFFICILE Bennacer ha 21 anni, 18 mesi fa giocava ancora in B e domani sarà a guidare il centrocampo del Milan, 7 Champions League alle spalle e ricordate con il simbolo sulla maglia, davanti a più di 50 mila spettatori che dopo la sconfitta di Udine si attendono immediato riscatto. Certo, Bennacer è anche il giocatore che a luglio ha condotto l’Algeria sul tetto dell’Africa, ma di sicuro non sarà facile azzeccare subito la prima uscita in rossonero.

La scelta di Giampaolo, tuttavia, è non solo legittima, ma anche sacrosanta: nel senso che con Biglia infortunato e con Calhanoglu che proprio a Udine ha dimostrato la sua inadeguatezza a occupare quel ruolo, non poteva che essere Bennacer a giocare in mezzo al campo, malgrado una condizione forzatamente inadeguata, visto che si allena soltanto da due settimane e sicuramente non avrà ancora i 90 minuti nelle gambe. Sperando poi che eventuali debacle non siano sottolineate negativamente da fischi ingenerosi, che rischierebbero di minare dalle fondamenta il rapporto tra il regista algerino e il pubblico rossonero,

LE SUE PAROLE E mentre ormai si palesava l’ufficialità del suo esordio dall’inizio, Bennacer ha anche rilasciato alcune dichiarazioni a Dazn: “Per me è stato importantissimo ricevere la chiamata di Giampaolo, quando mi ha detto di raggiungerlo in rossonero. Mi ha detto che gli piacciono i giocatori come me per il modo che ho di giocare, mi ha detto che il mio ruolo è il più importante per lui. Questa, allora, sarà una grande sfida per me: amo le sfide. Mi ha detto anche che farò il regista, ma c’è concorrenza in quel ruolo. A me piace tanto il ruolo di regista. Ovvio, gioco anche da mezz’ala, ma il mio ruolo preferito in campo è quello di regista. Lo faccio da meno di un anno, è vero, per la prima volta ho giocato in quella posizione contro la Juventus, l’anno scorso. Però so che ho grandissimi margini di miglioramento ». Insomma, anche l’algerino è conmunque sapevole dei rischi che corrono lui e il Milan, con questa scelta. Ma al tempo stesso è deciso e convinto di riuscire a fare ciò che il tecnico gli ha chiesto. Ricordando anche, con un pizzico di ironia, il suo primo giorno da rossonero, quando si presentò a Milano vestito in modo, per lo meno, bizzarro. “Di solito mi vesto in modo discreto, avevo messo quei vestiti ma non pensavo che tutti ne aveste parlato. Ma tranquilli, il mio procuratore mi ha detto: ‘Meno male che sei arrivato a Milano, così puoi andare a comprarti dei vestiti nuovi!».

LE ALTRE SCELTE C’è molta attesa per capire che squadra manderà in campo Giampaolo contro il Brescia, al di là della certezza Bennacer. E ieri con grande interesse si è assistito all’esperimento di far giocare Bonaventura nell’albero di Natale, dietro a Piatek. Ecco, la presenza dell’ex atalantina fa piacere, visto che non gioca dallo scorso 21 ottobre, ma alla fine la scelta dovrebbe invece ricadere su Calhanoglu e Suso, confermando comunque l’idea di schierare la squadra con l’albero di Natale Ma per Bonaventura si aprono gli spazi per un utilizzo parziale. Paquetà e Kessie completeranno il reparto del centrocampo, a destra e a sinistra di Bennacer.

Il bilancio del Milan relativo alla stagione 2018-19 chiuso lo scorso 30 giugno ha fatto registrare un rosso che si stanzia tra gli 85 e i 90 milioni (il dato ufficiale verrà reso noto ad ottobre nell’assemblea degli azionisti per l’approvazione del bilancio). Un passivo che segue la traiettoria del primo semestre del 2019 (analizzato ieri nel consiglio d’amministrazione tenutosi a Casa Milan) e dello scorso anno. Ad oggi, il Milan ha una struttura di costi non allineata con i propri ricavi. A gravare sui conti della società sono i costi della squadra e gli ammortamenti, la cui somma risulta essere più alti dei ricavi, ai quali vanno aggiunti altri costi che, di fatto, creano questo disavanzo negativo. La questione è stata affrontata in maniera meticolosa, con Elliott che ha già stilato un piano «sensibile e realistico » per riportare il Milan dove merita, sia in campo sia fuori. Ma è evidente che fino a quando i costi della rosa e gli ammortamenti supereranno da soli i ricavi prodotti (situazione ereditata dalla gestione cinese), non si potrà migliorare di molto la situazione. Per questo serviranno tempo e pazienza, perché servirà invertire la tendenza, portando i ricavi ad esser superiori ai costi. Un segnale chiaro, quello emerso dal Consiglio d’Amministrazione milanista, al quale hanno preso parte tutti i membri dello stesso e che è stato presieduto da PaoloScaroni. E pensare che meno di un anno fa, quando il fondo Elliott escusse il pegno diventando proprietario del Milan, il club era sull’orlo della bancarotta, visto che fu decisivo l’ultimo prestito elargito a Yonghong Li da 32 milioni per salvare il club e metterlo nelle condizioni di iscriversi al campionato. Comunque il dato attuale, anche se parziale, risulta migliorativo rispetto ai 128 milioni di passivo fatti registrare al 30 giugno 2018, anche se in quella circostanza vennero inserite le svalutazioni dei cartellini di Bacca e Kalinic.

FAIR PLAY SEMPRE PRESENTE La filosofia di Elliott è sempre quella di operare al piano di risanamento del Milan senza uscire fuori dai confini del Fair Play Finanziario. Il club, in autunno, verrà convocato dalla camera investigativa dell’Uefa per intraprendere il percorso relativo al settlement agreement, che verrà discusso nella primavera del 2020 qualora il Milan dovesse trovarsi in una posizione di classifica tale da auspicarne il ritorno nelle coppe europee dopo l’esclusione dalle medesime sancita questa estate con il Consent Award al Tas, ovvero l’accordo tra Milan e Uefa di tener fuori i rossoneri per un anno dalle competizioni continentali per espiare le colpe precedenti relative alle violazioni per il Fair Play Finanziario. La linea guida del club, da quello che si apprende, è sempre quella di voler ottenere un accordo che non sia troppo restrittivo e che gli consenta, in quattro anni, di essere a posto con i conti e, al tempo stesso, di esser tornato competitivo sia in Italia sia in Europa, con l’obiettivo della presenza fissa in Champions.

NO AUMENTO DI CAPITALE Nel corso della riunione, poi, sono stati aggiornati gli altri dossier aperti, come quello relativo alla costruzione del nuovo stadio e allo sviluppo dell’area commerciale, dalla quale ci si aspetta un apporto che incida nell’aumento dei ricavi del club. Non è stato varato alcun aumento di capitale, anche se l’ipotesi era stata presa in considerazione dall’azionista di maggioranza.

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