Streaming Tv Cagliari – Juventus Come Vedere Diretta Live Tv No Rojadirecta

Cagliari – Juventus  Streaming, dove vedere la partita in tv

La partita Cagliari – Juventus verrà trasmessa Martedi 2 Aprile in diretta e in esclusiva da Sky e nello specifico su Sky sport Serie A canale 102 Sky Sport 251. Tutti gli abbonati Sky potranno seguire la partita in streaming anche da dispositivi mobili come smartphone, pc, tablet e attraverso le piattaforme online Sky Go e Now TV. Molti sono i portali che danno la possibilità di assistere ad eventi sportivi in diretta streaming e sono davvero tanti. Esistono anche tanti siti che propongono eventi dal vivo, ma che non sono legali e danno anche nella stragrande maggioranza dei casi problemi e scarsa qualità video e audio. In genere questi siti vengono anche essere oscurati dalla Polizia informatica, proprio per la violazione del diritto di riproduzione. Esistono quindi dei portali legali che danno la possibilità di poter vedere le partite di calcio in streaming live, offrendo anche una qualità HD. Tra queste non possiamo non citare Sky Go e Premium Play che sono a pagamento, mentre altri sono gratuiti.

Rojadirecta Cagliari – Juventus

ROJADIRECTA Cagliari – Juventus – Come sito di streaming gratuito uno dei più famosi è Rojadirecta. Il sito spagnolo dovrebbe presentare il link della gara poco prima dell’inizio del match. Vi ricordiamo, come sempre, di non usare questa pratica, visto che potreste incorrere in multe e sanzioni elevate.

Se mercoledì fosse la finale di Champions League non ci sarebbero dubbi: CristianoRonaldo scenderebbe in campo, anche perché gli esami strumentali effettuati ieri hanno sostanzialmente confermato le buone sensazioni del giocatore e giutificato il suo ottimismo dei giorni scorsi. Ronaldo, con una settimana di tempo davanti a sé, sarebbe in grado di giocare ai suoi livelli o quasi nella sfida di mercoledì 10 aprile contro l’Ajax ad Amsterdam.

Tuttavia, il problema che si pongono i dirigenti e lo staff di Allegri è: ne vale la pena? Vale, cioè, la pena rischiare di mandare in campo CR7 reduce da una lesione muscolare, seppure lieve, al flessore della coscia destra con la possibilità che abbia una ricaduta e, questa volta, più grave della prima volta? La risposta per ora non c’è: aspetteranno tutti la vigilia della partita per prendere una delle decisioni più spinose della stagione. Da una parte l’entusiasta smania di Cristiano Ronaldo che vorrebbe scendere in campo, dall’altra la prudenza di chi non vuole compromettere tutta la stagione per una partita. Da che parte penderà la bilancia lo si scoprirà probabilmente solo alla vigilia.

In questo momento le possibilità di vedere Ronaldo in campo superano di pochissimo il 50%, proprio perché la convinzione del giocatore, grande professionista e conoscitore del suo corpo, sposta qualche punto percentuale.  Ma quante possibilità ci sono che Ronaldo si faccia male qualora scendesse in campo tra una settimana? Data una completa guarigione clinica, senza la quale i dottori non darebbero in nessuno modo il via libera, le probabilità di infortunarsi variano da soggetto a soggetto. CR7 dalla sua parte ha un fisico curato in modo maniacale e un recupero effettuato senza trascurare nessun dettaglio (da quando si è fatto male ha seguito alla lettera il protocollo) e queste circostanze di sicuro diminuiscono le possibilità di una ricaduta, ma certamente non le azzerano. Durante l’ultima settimana Ronaldo si è sottoposto ogni giorno a trattamenti fisioterapici, ma non ha voluto perdere il tono muscolare e la forma fisica, quindi si è comunque allenato in piscina, come testimoniato in un video pubblicato da CR7 su Instagram in cui mostra il suo allenamento in acqua. Avanti e indietro in una vasca da circa 10 metri (quella di casa sua), alle caviglie anche quelle che sembrano delle cavigliere zavorrate, utili ad appesantire la parte inferiore del corpo e a fare, dunque, più fatica. Insomma, ha fatto veramente di tutto per rimettersi in perfetta forma, non solo per guarire.

Come verrà presa la decisione? Il parere di Ronaldo peserà sicuramente molto. In questi mesi ha conquistato la fiducia di tutti e della sua estrema professionalità non dubito nessuno, ma dovrà essere una decisione collegiale, nella quale avranno un ruolo fondamentale anche i pareri dello staff di Allegri e dei dirigenti. Solo qualche giorno fa, il presidente bianconero AndreaAgnelli è stato molto chiaro sulla vicenda: «Cristiano Ronaldo sta bene, ma quando hai infortuni muscolari, anche di piccola entità, bisogna stare attenti a rischiare. Abbiamo comunque 25 giocatori di qualità, è la fortuna della Juve. Per rischiare di rientrare per una singola partita puoi compromettere il finale di stagione, è più importante tutelare due mesi che una partita sola. Poi certo avere in campo Cristiano Ronaldo, il miglior giocatore del mondo, ti dà più sicurezza ma serve attenzione».

Cosa succederà nei prossimi giorni? Ronaldo continuerà con le cure e inizierà un parziale lavoro sul campo insieme ai compagni, anche per avere delle sensazioni sempre più realistiche delle condizioni di gioco. Saranno i giorni decisivi, nei quali CR7 si autoanalizzerà, i medici lo terranno sotto controllo e Allegri valuterà insieme con il giocatore qual è la scelta migliore, se giocare direttamente il 10 aprile o se rinviare al 16, nella gara di ritorno, il rientro di Ronaldo.

Spinazzola, che si aggiungono ai vari Cristiano Ronaldo, Paulo Dybala e compagnia claudicante. Una “malaparata” che effettivamente può preoccupare soltanto fino ad un certo punto in ottica campionato: alla luce, si intende, dello strapotere tecnico bianconero e dello sproposito di punti di vantaggio (15 sul Napoli secondo in classifica e 45 sul Cagliari avversario di giornata). Ma che allarma in maniera più sensibile se contestualizzata in prospettiva Champions League: l’andata dei quarti di finale contro l’Ajax di mercoledì 10 aprile incombe.

Pressoché certa, in Olanda, l’assenza di Spinazzola: è – anzi era – uno dei bianconeri (e azzurri, visto quanto fatto con la Nazionale oltre che contro l’Atletico pochi giorni prima), ma il laterale è alle prese con un dolore al ginocchio che necessita di ulteriori accertamenti. Fortunatamente il ginocchio in questione è il sinistro (non, dunque, quello operato lo scorso maggio per lesione al legamento crociato anteriore), ciò non toglie che nel migliore dei casi Spinazzola dovrà stare fermo per almeno 10 giorni.

In dubbio per Amsterdam è invece Mattia Perin: il vice Szczesny ha rimediato una botta a una spalla pertanto non è stato convocato per Cagliari e non sarà in panchina nemmeno in occasione dell’incontro di sabato prossimo contro il Milan. Nel suo caso, però, trapela un cauto ottimismo. Quello – di ottimismo – che il tecnico bianconero Massimiliano Allegri può cullare in merito ad altre pedine che non sono partite per Cagliari ma che nei prossimi giorni riprenderanno a lavorare con il gruppo. Mandzukic in primis. Solo febbre nel suo caso. E pure Paulo Dybala – polpaccio – è in questi giorni maneggiato con cautela proprio con l’intento di preparare il graduale recupero con vista Champions. Si capisce, insomma, come la Juventus stia camminando sopra una sottile linea di demarcazione tra l’emergenza quasi totale in attacco (Ronaldo, Mandzukic, Dybala) e un sospirone di sollievo quasi onnicomprensivo, figlio dell’esodo quasi in toto dall’infermeria da parte degli offensivi. Basti dire che addirittura Douglas Costa (fuori dai radar a lunghi tratti e per i motivi più variegati) confida di potersi finalmente presentare alla Johan Cruijff Arena tra gli abili e arruolati, onde provare a dare una svolta a questa annata. Annata finora scandita da intemperanze in campo e fuori (squalifica per lo sputo a Federico Di Francesco, blitz da molti ritenuto inopportuno alla festa di Neymar), incidenti di percorso (in senso letterale: sull’autostrada), infortuni. E’ stato lo stesso Allegri, però, in conferenza stampa, a sottolineare che «Douglas Costa è in buona condizione e dovrebbe essere a posto per l’Ajax».

E le buone notizie, in realtà, possono arrivare anche a centrocampo. Punta al suo grande rientro nel massimo torneo continentale (foss’anche solo per uno spezzone finale di partita) Sami Khedira. Il tedesco è fermo da Juve-Frosinone del 15 febbraio: una aritmia cardiaca lo ha costretto a subire un intervento al cuore. Il 5 marzo è arrivato, per lui, il via libera alla ripresa degli allenamenti e sabato prossimo – per il match contro il Milan – potrebbe scattare la prima convocazione, anche in questo caso propedeutica al rientro in Coppa. Si sa che Khedira è per Allegri un elemento preziosissimo e pressoché imprescindibile in partite di livello: questione di esperienza, carisma, lettura dei momenti, tempi di inserimento. Il tecnico conta su di lui.

La «halma» che spesso predica ai suoi giocatori dalla panchina, con l’inconfondibile accento livornese colto da telecamere e microfoni, è ormai diventata un marchio di fabbrica di Massimiliano Allegri, che una volta tanto però ha fretta. Fretta di chiudere definitivamente un campionato che chiuso quasi certamente lo è già, per quanto riguarda l’esito finale, ma che potrebbe complicare la vita della Juventus se la certificazione di quell’esito dovesse tardare troppo: «Avevo detto che la partita con l’Empoli era importante, perché poi il Napoli ha vinto a Roma. Il Napoli non ha nulla da perdere e può vincere tutte le nove partite che mancano arrivando a 90 punti: noi dobbiamo farne 12 con la Champions in mezzo. E dobbiamo prenderne tre a Cagliari».

La Champions in mezzo è la chiave della fretta di Allegri. Dodici punti in nove giornate la Juventus al 99 per cento li farà (a quel punto il Napoli potrebbe al massimo chiudere alla pari dei bianconeri, ma sarebbe secondo in virtù degli scontri diretti), ma più tempo impiegherà a farli e più le partite di campionato resteranno importanti. Togliendo energie fisiche e mentali alle due, ma in bianconero ci si augura siano cinque, sfide di Champions League che attendono gli uomini di Allegri. Energie che il tecnico vorrebbe invece poter dosare il prima possibile pensando soltanto all’Europa, a maggior ragione vista la grandinata di infortuni che si è abbattuta sulla sua squadra, oggi impegnata a Cagliari senza nove giocatori.

«Con chi andiamo a Cagliari? Con quelli che abbiamo», ha fatto buon viso a cattivo gioco Allegri. Quelli che ha, però, dovranno «battagliare, perché dobbiamo vincere contro una squadra che in casa ha fatto 24 punti su 33, segna tanto e subisce poco. Si trasforma, perché il campo è piccolo, lottano, crossano molto e di testa ne prendono tante, soprattutto con Pavoletti che è un ottimo giocatore. Per giunta il Cagliari è anche in un buon momento di forma: ha battuto di recente Fiorentina e Inter e vorrà fare un’impresa, tanto più che da molto tempo non batte la Juventus». Dal 29 novembre 2009, per la precisione: gol di Nené e Matri per la squadra allenata da… Allegri. Che ha tutta l’intenzione di tenersi stretto quel primato.

«Dobbiamo essere pronti a fare una bella partita e lo siamo», la semplice ricetta di Allegri: «Al di là degli infortunati la squadra sta bene: ho De Sciglio, Bonucci e Caceres freschi, Pjanic e Matuidi hanno saltato un po’ di partite, Bentancur è rientrato bene ed Emre Can è in buona condizione. Le difficoltà nel primo tempo contro l’Empoli ci stanno: è una squadra che gioca bene al calcio e noi arrivavamo da una settimana di Nazionali, con gente stanca a livello di energie nervose. La squadra sta bene, però non abbiamo tempo di allenarci: abbiamo una partita ogni tre giorni, quindi ci sarà tempo solo per riposare, con il riposo che è importante quanto il lavoro». Ed entrambi potranno essere dosati meglio, quando il discorso scudetto sarà definitivamente chiuso. Ecco perché una volta tanto Allegri ha fretta.

Numeri contatissimi per Massimiliano Allegri, che deve affrontare la trasferta di oggi a Cagliari con ben nove giocatori indisponibili: un’emergenza come raramente si era registrata in tempi recenti in casa Juventus. Per questo motivo il tecnico si è visto costretto a integrare la comitiva volata in Sardegna con elementi presi di peso dall’Under 23 (Del Favero, Kastanos, Mavididi e Nicolussi Caviglia). Ciò nonostante, Allegri si prende fino all’ultimo il tempo per decidere la formazione da mettere in campo contro la formazione di Rolando Maran, una decisione che discende dall’impostazione del sistema di gioco.
Due le opzioni su cui cui ragionerà l’allenatore bianconero. Quella più probabile è legata al 3-5-2, come si era visto in tempi recenti con l’Atletico Madrid nella gara di ritorno dei quarti Champions League a Torino e per gran parte del secondo tempo contro l’Empoli. In questo caso si potrebbe registrare un ballottaggio tra Rugani e Chiellini, stante il ritorno dall’inizio di Bonucci, che aveva riposato sabato dopo gli impegni con la Nazionale, e la scelta di Caceres titolare. Sulle fasce De Sciglio e Alex Sandro larghi, con la conferma di Emre Can,Pjanic e Matuidi trio di centrocampo. Davanti l’inedita coppa di attaccanti, con Bernardeschi a supporto di Kean.
In alternativa ci potrebbe essere la riproposizione dell’abituale 4-3-3, anche se appare un’ipotesi più remota. Con tale alternativa Caceres e Bonucci sarebbero i centrali, con De Sciglio e Alex Sandro terzini. Conferma per i tre di centrocampo e davanti tridente con Kean centravanti, Bernardeschi a sinistra e Cancelo a destra. In entrambi i casi si tratterà, comunque, di una Juventus mai vista in precedenza.

Gira un detto nel mondo del calcio (a volte attribuito a Pep Guardiola), secondo cui «La linea del fallo laterale è il miglior difensore del mondo», visto che nessuno può superarla senza perdere il pallone. Concetto formalmente ineccepibile, da cui nasce la tattica comune di indirizzare verso una fascia il gioco avversario per poi stringere il pressing in quella zona, dove le soluzioni di passaggio diminuiscono. Alla Sardegna Arena di Cagliari i due “difensori” tracciati con il gesso sono più aggressivi che altrove e Massimiliano Allegri ha messo in guardia i suoi giocatori: «Il Cagliari in casa si trasforma, il campo è piccolo e danno battaglia». Sì, il campo dello stadio rossoblù è più piccolo degli altri e questo proprio perché le linee laterali sono più vicine tra loro.

Lo conferma il comunicato diramato dalla Lega a inizio stagione, con le misure di tutti i campi della Serie A. Quello della Sardegna Arena è il più stretto: lungo 105 metri come tutti gli altri, in larghezza ne misura 65 contro i 68 del resto dei terreni di gioco di Serie A (l’unica altra eccezione è l’Empoli con 67). Nulla di clamoroso, ma una differenza totale di 315 metri quadrati in meno che un po’ si fa sentire, togliendo spazi a chi deve far circolare il pallone e riducendo le distanze da coprire per chi deve cercare di intercettarlo, agevolando un po’ il compito di chi difende. Il contrario di quanto avveniva una volta al Camp Nou, oggi 105×68 metri come impongono le norme Champions, ma negli anni Novanta lungo 107 e largo 72: un incubo per chi inseguiva il pallone scambiato da Guardiola e Laudrup, Romario e Stoitchkov.
Ovviamente le conseguenze sul gioco di un campo più piccolo valgono per entrambe le squadre, ma altrettanto ovviamente creano più problemi a chi gioca su quel campo una volta all’anno che a chi lo calca ogni 15 giorni e per giunta ha nel gioco aereo, ottima alternativa alla mancanza di spazi per manovrare, uno dei suoi punti di forza grazie a uno specialista come Pavoletti. Non dipende certo solo da questo fattore, ma è vero che il Cagliari in casa si trasforma: 24 punti alla Sardegna Arena contro i 9 fatti in trasferta, un rendimento da lotta per un posto in Europa League contro uno da zona retrocessione, vittorie di prestigio contro Fiorentina e Inter e appena due sconfitte, contro il Napoli e l’Atalanta inarrestabile di inizio febbraio (e peraltro terza dietro a Juventus e Napoli per punti fatti in trasferta).

La febbre che ha colpito Mario Mandzukic complicherà ulteriormente la vita alla Juventus, rendendo meno proficua la strada del gioco aereo come alternativa per ovviare alla mancanza di spazi. I giocatori bianconeri dovranno dunque fare di necessità virtù, adeguandosi ai ritmi alti che presumibilmente avrà la partita e soprattutto sfruttando la tecnica, di cui sono indubbiamente dotati in misura maggiore rispetto agli avversari. Avere meno spazio in cui giocare crea problemi a qualsiasi calciatore (se così non fosse il pressing non avrebbe ragione di esistere), ma Pjanic, per fare un esempio juventino, riesce sicuramente a risolvere quei problemi meglio della maggior parte dei suoi colleghi. Il bosniaco avrà un ruolo più importante che mai nel dare velocità e precisione alla manovra bianconera, ma tutti i suoi compagni dovranno essere impeccabili nella scelta delle giocate e nella loro esecuzione. Il resto verrà di conseguenza: il campo della Sardegna Arena è un po’ più piccolo degli altri, ma resta un campo da calcio di Serie A assolutamente regolare.

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