Juventus – Atletico Madrid Streaming Gratis Diretta Tv Come vedere Link No Rojadirecta

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Juventus – Atletico Madrid Streaming, dove vedere la partita in tv

La partita Juventus – Atletico Madrid verrà trasmessa Martedi 12 Marzo in diretta e in esclusiva da Sky e nello specifico su Sky sport Serie A canale 102 Sky Sport 251. Tutti gli abbonati Sky potranno seguire la partita in streaming anche da dispositivi mobili come smartphone, pc, tablet e attraverso le piattaforme online Sky Go e Now TV. Molti sono i portali che danno la possibilità di assistere ad eventi sportivi in diretta streaming e sono davvero tanti. Esistono anche tanti siti che propongono eventi dal vivo, ma che non sono legali e danno anche nella stragrande maggioranza dei casi problemi e scarsa qualità video e audio. In genere questi siti vengono anche essere oscurati dalla Polizia informatica, proprio per la violazione del diritto di riproduzione. Esistono quindi dei portali legali che danno la possibilità di poter vedere le partite di calcio in streaming live, offrendo anche una qualità HD. Tra queste non possiamo non citare Sky Go e Premium Play che sono a pagamento, mentre altri sono gratuiti.

Rojadirecta Juventus – Atletico Madrid

ROJADIRECTA Juventus – Atletico Madrid– Come sito di streaming gratuito uno dei più famosi è Rojadirecta. Il sito spagnolo dovrebbe presentare il link della gara poco prima dell’inizio del match. Vi ricordiamo, come sempre, di non usare questa pratica, visto che potreste incorrere in multe e sanzioni elevate.

Florentino Pérez ci è riuscito di nuovo. Il presidente del Real Madrid aveva solo un modo per recuperare la simpatia dei propri tifosi: riportare Zinedine Zidane, «il miglior allenatore del mondo», al Santiago Bernabéu. Ed è per questo che dopo l’eliminazione in Champions League contro l’Ajax, il numero uno merengue aveva chiamato immediatamente Zizou per chiedergli di tornare. Il tecnico francese, tuttavia, non ha ceduto subito, facendo capire a don Florentino che sarebbe tornato a Chamartín solo se avesse avuto carta bianca, la stessa che gli era stata negata la scorsa primavera quando, cinque giorni dopo aver vinto la terza Champions League consecutiva, decise di dimettersi.

Il tecnico francese, che ha firmato fino al 2022 a ragione di 15 milioni a stagione, ha dimostrato di essere un grande negoziatore, utilizzando alla perfezione le carte a propria disposizione. E già, perché sapeva di poter tirare un po’ la corda, considerato che Pérez era cosciente della concorrenza di Juventus e Psg. Una mossa azzeccata, perché la possibilità di perdere l’unica sua ancora di salvataggio ha obbligato il presidente galáctico a mettere da parte il proprio orgoglio e cedere un po’ del proprio potere. Ed è per questo che don Florentino ha assicurato a Zizou che gli avrebbe costruito attorno una squadra a sua immagine e somiglianza. E, del resto, nella conferenza stampa dello scorso maggio, il francese aveva messo in chiaro le ragioni del suo addio («ho la sensazione che per continuare a vincere ci sia bisogno di un cambio»), sottolineando anche che non si trattava di un addio, bensì di «hasta luego»: «Sono felice di tornare a casa. Ho ricaricato le pile e sono di nuovo pronto.

La verità, però, è che il cambio in panchina non è servito a far continuare a vincere il Real, ma solo a far capire a Florentino Pérez che Zizou aveva ragione: «Quando prendo una decisione del genere è perché ci ho riflettuto molto». La ragione principale del divorzio risiedeva, infatti, nella convinzione di Zidane (che probabilmente sapeva già che Cristiano Ronaldo sarebbe andato via) di non poter competere come avrebbe voluto, perché aveva capito che la maggiore preoccupazione di Pérez era diventata trovare i fondi non per migliorare la squadra, ma per ristrutturare il Bernabéu. E aveva ragione. Lo sa bene Julen Lopetegui che, perso CR7, si è dovuto accontentare di Mariano. Riuscire a vincere senza Cristiano è ora la sfida più appassionante per un allenatore che ha già conquistato tutto.

Dopo Lopetegui, non è andata bene nemmeno a Santiago Solari – al quale il club ha chiesto di rimanere legato «a quella che è casa sua» – che lascia in eredità parecchi fronti aperti. Il ritorno di ZZ, oltre a spingere verso l’uscita Bale, rimette in discussione il futuro di Isco e Marcelo. Non vuol dire che rimarranno, anche perché il probabile ingaggio di Eden Hazard (pallino di Zizou) potrebbe non essere (né economicamente né tatticamente) compatibile con la permanenza di Isco. E, allo stesso tempo, perché Marcelo potrebbe aver già preso altri impegni: «Prima di pensare ai cambi che ci saranno in vista della prossima stagione dobbiamo finire bene quest’anno».

Decisamente più low profile, più basso profilo, il Diego Simeone da conferenza stampa (ieri allo Stadium) rispetto al Diego Simeone che avevamo lasciato al Wanda Metropolitano mentre ostentava orgogliosamente le pudenda. Non stuzzica, non sfida la sorte. Sa già bene che l’atmosfera che lo attende questa sera sarà calda al punto giusto e che quella sua esuberante dimostrazione di cholismo/machismo rischia di ritorcerglisi contro in stile boomerang qualora le cose dovessero andare in maniera diversa dall’auspicato. E’ riuscito a scampare la squalifica, il tecnico, asserendo che la sue fosse solo una esultanza e non uno sfotto verso i rivali, ma difficilmente le sue dissertazioni avranno effetto sul pubblico dello Stadium.
Pertanto parla di una Juventus da temere e, soprattutto, sgombra il campo da distrazioni varie ed eventuali. Le novità inerenti il Real Madrid e Zinedine Zidane, ad esempio («Ma vi sembra che alla vigilia di una partita così importante io possa pensare ad altro?»); nonché, soprattutto, in merito ai suoi trascorsi interisti. Quando gli si chiede se quella parte di interista che c’è in lui nutra voglia di rivalsa ripensando anche a vicende passate, lui dribbla seccamente: «Ogni partita, ogni esperienza è una storia a sé».

Sul fatto che non abbia molto senso pensare al passato, in verità, insiste anche a proposito di questioni più pratiche tipo il match che tendenzialmente bisogna attendersi. «L’andata è una cosa, il ritorno un’altra. Dovremo stare attenti, essere umili, uniti e concentrati sino alla fine della partita».
Grande importanza la dedica al ruolo che potrà ricoprire Alvaro Morata (giocoforza in campo anche in virtù della squalifica di Diego Costa), e non è soltanto questione di classica legge da gol dell’ex bensì di considerazioni prettamente tattiche. «Come tutti gli attaccanti del mondo, Morata sarà importante e forse decisivo per dare più soluzioni, per far salire i compagni, per attaccare gli spazi che una squadra che ti aggredisce può concederti. Noi dovremo giocare in modo da mettere Morata a suo agio»

Quanto ai bianconeri, invece, tende e non farne una questione di singoli quando si tratta di individuare specifiche difficoltà, bensì amplia il campo all’analisi di tutto il gruppo: «Può essere pericoloso Cristiano Ronaldo, ovviamente, ma non soltanto lui. Anche Dybala, Douglas Costa, Mandzukic… La Juventus in generale è fortissima. E dovremo limitarla, lottare. In campo ci saranno tante battaglie, noi dovremo vincerle tutte».

Serviranno tecnica e ampiezza», aveva anticipato Massimiliano Allegri già venerdì sera, dopo il 4-1 all’Udinese, parlando della sfida di stasera con l’Atletico Madrid. Della prima, la tecnica, è perfino superfluo parlare: è la base indispensabile. L’ampiezza è una delle 5 chiavi utili per superare la squadra di Simeone

Chiave mancata al Wanda. La Juventus aveva attaccato pochissimo sulle fasce, atteggiamento dettato anche da modulo (4-3-1-2) e caratteristiche dei giocatori: un trequartista come Dybala che tende ad accentrarsi e un solo terzino di spinta, Alex Sandro. Allegri è orientato a cambiare: i terzini dovrebbero essere Cancelo e Spinazzola, due ali aggiunte, e l’attacco schierato con un tridente con Bernardeschi e Ronaldo larghi. In caso di difesa a tre, Cancelo e Bernardeschi giocherebbero sulla linea del centrocampo, garantendo comunque spinta sulle fasce.

Il gioco creato sulle fasce dovrà essere sostenuto degli inserimenti dei centrocampisti: per aumentare la pericolosità nel gioco aereo in caso di cross alti (Can e Matuidi, o Bentancur), sia per andare al tiro sui palloni rimessi indietro dal fondo (Pjanic). Gli inserimenti degli interni saranno preziosi anche per sfruttare verticalizzazioni centrali, quando dovessero aprirsi spazi.

Sulle fasce o al centro, la Juventus dovrà far circolare la palla velocemente (e con precisione, ovvio), per evitare che l’Atletico si compatti e chiuda i varchi.

La Juventus dovrà segnare almeno due gol, ma se ne subisse uno quelli da realizzare salirebbero a quattro. Attaccare, dunque, evitando di concedere spazi in contropiede. La difesa a tre garantirebbe coperture preventive al centro, con quella a quattro sarà fondamentale il lavoro dei centrocampisti.

La partita durerà almeno 90 minuti, forse 120: l’infortunio di Douglas Costa ha tolto ad Allegri (già privo di Cuadrado) un’arma micidiale a gara in corso. Dybala (o Bernardeschi) e Kean sono comunque cambi preziosi per sparigliare le carte.

Quinto di tutti i tempi per presenze Giorgio Chiellini lo era diventato al momento di superare Roberto Bettega, fermo a quota 482. Ma questa sera il capitano della Juventus entra in un club ancora più ristretto, di quelli che hanno indossato la maglia bianconera per almeno 500 volte. Ne fanno parte altre quattro persone, in una classifica aperta da Alex Del Piero con 705 partite. A seguire Gigi Buffon (656), Gaetano Scirea (552) e Beppe Furino (528). Un traguardo che Chiellini taglia in un momento decisivo per le sorti stagionali, nella partita in cui la Juventus dovrà ribaltare il 2-0 incassato all’andata per approdare ai quarti di Champions League: «Lo so, per me è un momento storico: sono onesto – sottolinea il difensore -. Tra l’altro, tutte le ricorrenze precedenti sono state partite speciali. Mi auguro che anche quella con l’Atletico meriti di essere ricordata, degna di essere la mia 500ª alla Juve. La più bella? Forse lo 0-0 al Barcellona in Champions nel 2017. Il 3-0 in casa era stata adrenalina pura, non prendere gol al Camp Nou un’impresa: penso capiti a pochi. Ma ripeto: spero che sia la partita con l’Atletico quella da ricordare».
In questo giorni Massimiliano Allegri si è scaldato parecchio quando gli hanno fatto osservare che un’eliminazione anticipata verrebbe considerata un fallimento. Chiellini va oltre: «Questa cosa non ci scalfisce minimamente. Dentro di noi ci sono entusiasmo e voglia di fare perché ci giochiamo un ottavo e vogliamo passare il turno per giocarci tutto fino alla fine. Chi sta alla Juve è abituato a sentire la pressione, non ci fa né caldo né freddo. Io penso solo che serviranno grande entusiasmo e un ambiente elettrizzante per vivere una serata magica. In questi giorni un pensierino alla partita, prima di andare a dormire, c’è sempre stato. Ora si deve fare, andare e osare. E volerlo più di loro. Non siamo folli, ma sappiamo che non è impossibile Ci crediamo e potrebbe darci un grande slancio».
La strada verso la rimonta è percorribile, lo hanno insegnato nei giorni scorsi Ajax e Manchester United. Quest’ultimo ai danni del Psg: «Mi spiace per Buffon, perché da amico tifavo per lui. Nel calcio di oggi c’è equilibrio: un episodio può far cambiare l’andamento di una gara, soprattutto a livello emozionale. In un attimo ti crollano le certezze. Non ci aspettavamo certi risultati, ma è la dimostrazione che basta poco». Frangenti in cui serve la classe di chi è abituato a frequentare certi palcoscenici, come Ronaldo: «Non so come stia vivendo questo momento, ma sono convinto al 200% che Cristiano farà Cristiano, come in questi mesi».
Partita che si presenta complicata, al di là dei due gol incassati all’andata. L’Atletico è tornata squadra tignosa, da cinque partite non prende reti: «Simeone? Vogliamo vincere per noi, ma non per esultare in faccia a lui. I nostri obiettivi sono importanti, non ci curiamo di quello che fanno gli altri. Meglio stare attenti a Morata, un bravissimo ragazzo: quando era alla Juve speravamo tutti che restasse e speravamo anche che non andasse all’Atletico a gennaio, perché non volevamo affrontarlo. Dovremo controllare come si muove negli spazi. E poi occhio a Griezmann, ai calci piazzati, ma sarà importante la voglia di fare, senza ansia di segnare subito, ma con lucidità e fermezza. A Madrid, forse, ci è mancata spensieratezza e dovremo averla. L’Atletico è la squadra europea più simile alla nostra: solida, difficile farle gol. Ma hanno punti deboli come noi e dovremo essere bravi a sfruttarli. Bisognerà volerlo un po’ di più e non ho dubbi che lo vorremo».

Se il buongiorno si vedesse dal mattino, questa avrebbe dovuto essere la Champions League della consacrazione europea di Federico Bernardeschi. Non lo è stata, finora, ma può ancora diventarlo e questa sera il venticinquenne mancino avrà la chance di lottare in prima persona per riannodare il filo con la sera del 19 settembre: quando al Mestalla di Valencia, 1ª giornata della fase a gironi, aveva disputato una partita fenomenale per qualità tecnica, intelligenza tattica e prepotenza atletica. Della grande prova con cui la Juventus, in 10 per un’ora per l’ingiusta espulsione di Cristiano Ronaldo, aveva dominato il Valencia, era stato l’attore protagonista, anche se i due gol li aveva firmati Miralem Pjanic su rigore.

Le promesse di quella notte spagnola si sono invece congelate all’arrivare dell’inverno, con la decisione di Massimiliano Allegri di dare spazio a Paulo Dybala come trequartista alle spalle di Cristiano Ronaldo e Mario Mandzukic e con un problema agli adduttori che ha frenato Bernardeschi tra ottobre e gennaio. Impedendo anche al tecnico di tentare di far coesistere l’azzurro con gli altri tre attaccanti, schierandolo mezzala. Ronaldo, Mandzukic, Dybala e Bernardeschi tutti assieme: immagine allettante, che però difficilmente si trasformerà in realtà questa sera, almeno dal primo minuto. Se Allegri è stato tentato, la ricaduta di Douglas Costa, privandolo di un cambio con cui spaccare la partita, ha allontanato quella tentazione. Così si ripropone la corsa a un posto tra i due talenti mancini, Bernardeschi e Dybala, costante delle ultime vigilie bianconere. All’andata proprio alla vigilia Allegri aveva annunciato il vincitore, dichiarando che la Joya avrebbe giocato. Ieri non si è pronunciato e solo nel tardo pomeriggio sapremo chi l’avrà spuntata, ma Bernardeschi è il favorito.

Questioni tattiche e fisiche spingono per la presenza dell’ex fiorentino. L’allenatore bianconero vuole colpire sulle fasce e per Dybala la linea laterale, quella di destra, rappresenta al massimo un punto di partenza, da dove puntare verso il centro per inventare con il suo sinistro. Giocata che anche Bernardeschi ama fare quando è impiegato a destra, ma lui è molto più portato anche a cercare il fondo, destra o sinistra che sia, e ad agire stabilmente sulla fascia. Anche in fase di copertura: dote da non trascurare se, come pare, la Juventus si schiererà con una difesa a quattro con Cancelo e Spinazzola terzini. E neppure se Allegri optasse per una difesa a tre, visto che in quel caso a Bernardeschi spetterebbe coprire l’intera fascia. Dal punto di vista fisico, poi, l’azzurro è uno dei bianconeri più freschi e in forma, lato positivo delle scelte tecniche e dei problemi fisici che lo hanno forzatamente preservato nei mesi scorsi. Non che Dybala non sia in condizione, anzi, ma l’impressione è che Bernardeschi scoppi di salute: pronto a correre e lottare dal primo al novantesimo minuto. E se necessario anche al centoventesimo.

Per troppo tempo DusanTadic è stato roba da intenditori, calciofili che amano scavare nelle rose meno prestigiose, ma non per questo meno talentuose d’Europa. Poi è arrivata la sfida con il Real Madrid, la leggendaria impresa dell’Ajax al Santiago Bernabeu e il centrocampista offensivo serbo (che ha viaggiato tra Vojvodina, Groningen, Twente e Southampton prima di arrivare ad Amsterdam) su è ritrovato tutti i riflettori e gli occhi puntati addosso. Meritatamente.

E’ stata dura dormire dopo quella partita?  «E’ sempre difficile dormire dopo le partite. Non importa quale partita tu abbia giocato, se contro un avversario memorabile o contro una squadra normale. Ma quello che ho pensato in quella notte è che l’Ajax sta tornando. In quella partita lo abbiamo dimostrato e lo faremo anche nelle prossime. L’Ajax è uno dei più grandi club del mondo e il posto dell’Ajax è in cima al mondo. Questo è quello che stiamo provando a fare. Tornare lì dove compete al club».

C’è il rischio che in estate il mercato possa sgretolare un po’ la rosa?  «Siamo arrivati a questo punto perché frutto di un grande progetto. E’ normale che nel calcio qualche giocatore venga ceduto e qualche giocatore venga acquistato. fa parte delle logiche di un grande club. Ma sicuramente i dirigenti dell’Ajax hanno in mente la rinascita del grande Ajax e quindi se qualcuno se ne andrà in estate sono sicuro che verrà sostituito con giocatori altrettanto forti. Quello dell’Ajax è un progetto e quindi tutto è stato calcolato. Probabilmente anche qualche cessione in estate».

De Ligt è uno dei pezzi più pregiati e più corteggiati, come ha ammesso lo stesso ds Overmars. Cosa ne pensa?  «De Ligt è un giocatore straordinario. Prima di tutto è un ragazzo eccezionale, secondo ha enorme potenziale e formidabili qualità, terzo e più importante è ha una mentalità e un carattere fortissimi. E’ un ragazzino, ma ha la testa di un adulto. Sì, è proprio un golden boy. Se io fossi un top club europeo lo acquisterei subito, immediatamente, senza guardare il prezzo perché è un giocatore strepitoso e già maturo. Davvero impressionante giocare di fianco a lui».

Secondo lei la Juventus riuscirà a eliminare l’altra squadra di Madrid con un’altra rimonta?  «E’ difficile da pronosticare. Ma dico che la Juventus è una squadra che può battere qualsiasi avversario al mondo e se sono nella serata giusta possono tranquillamente passare il turno, anche se l’Atletico arriva a Torino con un grande risultato».

Il Real Madrid ha chiuso un ciclo?  «Non credo. E’ un’annata storta, capita ogni tanto. Credo che rimanga uno dei più grandi club del mondo e possa rifarsi subito».

Il Real vi ha affrontati con troppa arroganza forse?  «No, non credo. hanno giocato al massimo delle loro possibilità. Non credo che ci avessero sottovautati, ma noi abbiamo disputato una partita migliore della loro e abbiamo vinto». Quanto è mancato al Real Cristiano Ronaldo?  «Tanto. E’ Cristiano Ronaldo… Mancherebbe a qualsiasi club. In campo soprattutto senti la sua assenza».

A questo punto l’Ajax punta a vincere la Coppa o è solo un sogno?  «E’ dura, ma non si può mai dire. Devi essere umile e ragionare un passo per volta. Siamo forti e lo sappiamo, ma è ancora lunga». Che squadre eviterebbe nei quarti?  «Non mi piacerebbe affrontare il Manchester City, ma a quel punto qualsiasi squadra è temibile, quindi in realtà non ho preferenze».

Si può eliminare l’Atletico Madrid? In giro per l’Europa c’è una sola squadra che sa come si fa: il Real Madrid. Dal 2014 a oggi, infatti, Simeone è uscito nelle sfide a eliminazione diretta soltanto contro gli odiati cugini. Una lista da non crederci. Nel 2014: 1-4 in finale (ai supplementari). Nel 2015: ai quarti. Nel 2016: ancora in finale (ai rigori, 1-1 al 120’). Nel 2017: in semifinale. Niente «derby», l’anno scorso, perché l’Atletico s’era fatto eliminare nei gruppi: retrocesso in Europa League, è poi andato dritto in finale sollevando la Coppa. Morale: nei turni «dentro o fuori», se non sei il Real, contro l’Atletico non hai scampo. Quella della Juve sarebbe un’impresa vera.

PRESSIONE Se non è riproducibile la magia del ciclo madridista di CR7, da questi quattro k.o. consecutivi si può però trarre una lezione istruttiva. L’Atletico subisce la pressione psicologica. Squadra compatta, che sviluppa un calcio irriducibile, di sacrificio collettivo e individuale estremo, ha sempre bisogno di rendere al massimo e di non sentire troppa responsabilità addosso. Soffre quando qualcuno allenta la tensione e la catena s’indebolisce in qualche anello. Il complesso d’inferiorità nella stracittadina, inoltre, è un «mostro » che le è cresciuto dentro: ma quest’anno l’eliminazione anticipata dei blancos contro l’Ajax, e la prospettiva di una finale al Wanda, stanno moltiplicando la carica. Non essendo la Juve un avversario storico, Allegri dovrà inventarsi altre strade per scalfire le sicurezze di Simeone.

SUBITOGOL Quale che sia il sistema di gioco scelto — 433, 352, 442—non c’è che una soluzione. Un’aggressione immediata, insistita, sfacciata, che faccia girare la testa all’Atletico e lo sorprenda. Un gol subito per partire virtualmente dal 2-1. È così che Allegri ha sfiorato le due grandi imprese contro il Bayern nel 2016 e contro il Real l’anno scorso: partendo sparata. E tutti i risultati europei della Juve sono connessi a grandi pronti-via. Nel 2015: 2-1 (gol al 13’ di Tevez) e 3-0 al Borussia (3’ Tevez); 2-1 al Real (8’ Morata). Nel 2016: temporaneo 2-0 al Bayern (5’ Pogba, 28’ Cuadrado, più un gol di Morata regolare annullato). Nel 2017: 3-0 al Barça (7’ e 22’ Dybala). Nel 2018: 3-1 al Real (2’ e 37’ Mandzukic).

MURO ATLETICO Difensivamente l’Atletico non ha eguali. Simeone schiera una linea arretrata a quattro, schermata da una linea mediana di altri quattro elementi che, però, si compattano al centro: in questo modo davanti a Oblak c’è un doppio muro (Partey, squalificato, all’andata è stato il terzo stopper). Ma sulle fasce si aprono spiragli. Allegri sta cercando la soluzione tattica migliore per conquistare gli esterni senza concedersi ai contropiede di Griezmann-Morata. La coppia Cancelo-Spinazzola è una delle più «spinte» d’Europa: se non ora, quando? Certo, Morata proprio con Allegri ha fatto i numeri da seconda punta esterna: Bonucci dovrà allargarsi a destra quando Cancelo affonderà. Ma niente tatticismi: è inevitabile concedere qualcosa dietro. Paradossalmente lo 0-3 con il Real non lasciava scampo e obbligava al tutto per tutto, lo 0-2 potrebbe suggerire più attendismo. IN AREA L’Atletico quasi non prende gol da fuori: Oblak tra i pali è un fenomeno, in uscita è solo fortissimo. Quindi la Juve dovrebbe cercare soluzioni in area, con dribbling e cross bassi a rientrare per Ronaldo o per l’incursione di una mezzala (ah, ci fosse stato Khedira). Di testa non è facile rubare il tempo a Godin e Gimenez. E neanche rinunciare a Dybala è uno scherzo. In 8 stagioni in Europa, Simeone ha preso 3 gol in tre occasioni e 4 gol in altre due. Inoltre il 2-0 d’andata qualifica in più dell’80% dei casi. Ajax e United, partendo dallo 0-2 interno, hanno invertito il trend: dietro, però, Real e Psg non sono l’Atletico.

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