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Antonino Cannavacciuolo, lo chef il cui ristorante è stato eletto il terzo migliore al mondo

Molti lo conoscono solo come il bravo e simpatico chef che in tv aiuta i ristoranti a migliorare gli affari o come giudice di “Masterchef” ma Antonino Cannavacciuolo è soprattutto uno dei migliori chef italiani, anzi, del mondo visto che la app specializzata nella ristorazione, “Trip advisor”, lo ha premiato come il terzo ristorante migliore del mondo.

Il suo “Villa Crespi” di Orta San Giulio, infatti, si è classificato dietro al “TRB Hutong” di Pechino e all’“Epicure” di Parigi nella prestigiosa classifica del “Trip advisor choice restaurant” grazie al risultato ottenuto sulla base delle recensioni di tutti i ristoranti del mondo.

Un risultato eccellente che è la ciliegina sulla torta di un periodo d’oro per lo chef che in queste settimane è in tv con tante trasmissioni. Oltre alla nuova edizione di “Masterchef” dove è affiancato da Bruno Barbieri e Giorgio Locatelli, da novembre è in tv anche con “Antonino Chef Academy” dove degli aspiranti cuochi si sfidano per vincere uno stage presso il ristorante di Cannavacciuolo.

Una novità nel panorama della cucina in tv perché qui si tratta di una vera e propria scuola: «si entra proprio in una scuola di cucina osservando tutte le fasi per la realizzazione di un piatto. Sui vari passaggi si può creare un’idea di cucina. – ha raccontato a “Blogo” – Anche gli ospiti porteranno sempre un qualcosa di speciale. Non si vedrà, per esempio, solo la preparazione del coniglio alla cacciatora ma dietro ci saranno argomentazioni, idee, tecniche».

Questa di realizzare una vera e propria accademia è un’idea che gli balenava in testa da tempo: non solo una competizione, non solo un premio finale, ma anche gli insegnamenti e la possibilità di mostrare ciò che lui fa quotidianamente nel suo ristorante. E poi c’è “Family food fight”, una nuova trasmissione che vedrà sfidarsi non più dei singoli concorrenti ma delle intere famiglie.

Qui lui sarà uno dei giudici insieme anche a Linda Bastianich, madre di Joe e già giudice di “Junior Masterchef”. Senza considerare, poi, “Cucine da incubo”, “O mare mio” su Sky e “I menù di Cannavacciuolo” su Food Network. O i vari libri che continua a sfornare e che sono sempre amatissimi. La tv gli ha dato grande notorietà ma la sua storia parte da lontano: «tante persone credono, forse, che Cannavacciuolo è nato quando ha iniziato a fare televisione.

In realtà ho 30 anni di duro lavoro. Ho esperienze francesi, in Giappone, in Italia dal Nord al Sud. Sono un ragazzo partito da Napoli a 18 anni per inseguire il proprio sogno». Un sogno che lo ha portato ad una gavetta in giro per il mondo fino ad arrivare al ristorante “Villa Crespi” che lo ha consacrato come un cuoco di fama mondiale.

Ne sa qualcosa sua moglie Cinzia Primatesta che lavora con lui e che, forse, è stata anche la sua talent scout: suo padre infatti lo spedì a farsi le ossa in Piemonte e quando un giorno il padre di Cinzia ebbe bisogno di assumere un cuoco si fece consigliare dal gestore dell’albergo che gli suggerì proprio Antonino, che a quei tempi era già fidanzato: «quando ce lo propose eravamo in macchina fermi a un semaforo.

Avevo 20 anni, ma me lo ricordo bene. – ha spiegato la Primatesta al “Corriere della sera” – Eravamo davanti a “Villa Crespi”. Fu un segno. Con Tony siamo diventati subito amici, poi lui è partito per fare esperienze in giro. Lo andavo a trovare sempre. Senza quella mia determinazione iniziale ci saremmo persi».

Da allora i due non si sono mai separati e lei gli è sempre stata vicino anche quando ad un certo punto lui ha dovuto affrontare un forte stress: «Tony ha sofferto lo stress. E così è ingrassato. Quando l’ho conosciuto pesava 82 chili per un metro e novanta di altezza. Era magro». Di certo non si è mai abbattuto e sempre per amore della cucina visto che va bene la tv, va bene il successo ma lui sa bene quali sono le sue passioni: «per me, viene prima la cucina e, poi, il resto.

Faccio davvero tanto per essere presente a Villa Crespi assieme ai miei ragazzi. Non è che sto facendo televisione, sto diventando famoso, e non entro più in cucina. Per me la cucina è hobby, divertimento, è passione. Io sto bene in cucina. Lo ribadisco sono nato cuoco». E su questo non lo smuove nessuno, anche se può sembrare un’ossessione: «la mia è una malattia, non mi accontento mai, ogni giorno voglio fare qualcosa di nuovo.

Chi mi conosce mi dice spesso: “Perché non credi in te?”. Non sono un falso modesto, ma sento sempre di sbagliare in qualcosa. Forse non è normale, forse è insito nel mio dna», ha rivelato a “Panorama” aggiungendo che non ha intenzione di fermarsi, ma di «alzare ancora l’asticella: ogni traguardo mi spinge a pretendere ancora di più.

Arrivare è facile, restare è difficile». Ovviamente si stanca e a quel punto lui si concede qualche giorno di riposo totale e poi riparte perché il segreto è non considerare la cucina come un lavoro, ma come un hobby, come quando era un ragazzo e leggeva libri su libri di cucina e sognava di diventare un grande chef. Ecco perché non finirebbe mai di raccontarla e di insegnarla. Anche in tv e non solo per gli ospiti del suo ristorante.

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