George Clooney si trasforma nell’anziano scienziato Augustine, che vive isolato dal mondo

La lunga barba bianca e le rughe intorno agli occhi, l’espressione cupa, lontana dal glamour che dispensa di solito a piene mani: così George Clooney si trasforma nell’anziano scienziato Augustine, che vive isolato dal mondo in un osservatorio astronomico nell’Artico. Stiamo parlando del film The Midnight Sky, di cui l’attore è anche il regista, che sarà disponibile su Netflix dal 23 dicembre. Strana coincidenza: il film arriva a Natale e l’attore assomiglia davvero molto a Santa Claus.

Certo, il fascino non si cancella del tutto, ma così invecchiato per ragioni di copione George è quasi irriconoscibile. Tratta dal bestseller La distanza tra le stelle dell’americana Lily Brooks-Dalton (ed. Nord), la pellicola racconta due storie in parallelo. Una è quella del misantropo Augustine, che sceglie di rimanere da solo nella base artica quando tutti gli altri partono, in seguito a un non specificato cataclisma mondiale. “Aveva l’aspetto di un animale selvaggio: arruffato, coi denti in mostra e lo sguardo fisso”.

Così è descritto all’inizio del romanzo Augustine, prima di scoprire che con lui è rimasta per errore una bambina di otto anni, che gli farà ritrovare la voglia di resistere e di vivere. La seconda vicenda, all’altro capo del sistema solare, è quella di una navicella spaziale con a bordo un equipaggio di sei astronauti di ritorno da un missione su Giove, che si trova improvvisamente tagliata fuori da tutto perchè la Terra è diventata muta.

La connessione è interrotta, come se a casa non fosse rimasto più nessuno ad aspettarli. Non sveliamo altro, se non che la storia è molto avvincente e il romanzo, irresistibile, si legge in pochi giorni: chi scrive l’ha divorato in un weekend. Clooney, alla sua nona esperienza da regista, si mette alla prova per la prima volta alla direzione di un film di ambientazione fantascientifica, ma di astronavi se ne intende perché con la tuta spaziale l’abbiamo visto nel bellissimo Gravity di Alfonso Cuaron, che aprì la Mostra del cinema di Venezia nel 2013 e vinse sette Oscar l’anno dopo.

Al suo fianco in questa epopea, per la quale sembra che Netflix abbia messo a disposizione un budget davvero stellare, c’è un cast di divi internazionali, come l’inglese Felicity Jones, l’americano Kyle Chandler, il britannico di origini nigeriane David Oyelowo, e il messicano Demián Bichir. Il colpo di genio di Clooney non è quello di aver investito sulla televisione in un periodo di evidente crisi del cinema, com’è questo, ma di aver creduto in una storia pubblicata quattro anni fa che ha fortissimi riscontri e suggestioni in comune con i giorni di isolamento che viviamo a causa del Covid.

L’ansia suscitata da frasi come: “Il mondo era sprofondato nel silenzio” è la stessa che tocchiamo con mano ora nella vita quotidiana. È questo il motivo per cui il film fa già molto parlare ed è carico di aspettative, anche in vista dei prossimi premi Oscar. C’era un tempo in cui i film apocalittici erano una comoda distrazione, ora invece sembra che raccontino la realtà, ora creano uno strano senso di disagio, oppure di appartenenza, a seconda di come ci sentiamo.

E il divo Clooney questo l’ha capito, in anticipo rispetto a tanti. Sembra strano pensare che un tempo non era affatto così, che George da ragazzo fosse un tagliatore di tabacco nel suo nativo Kentucky, poi un aspirante attore in cerca di fama per quasi quindici anni. Una gavetta eterna, culminata con il ruolo della vita: la serie Tv E.R. che negli anni Novanta lo consacra sex symbol del piccolo schermo. La strada sembrava spianata, ma poi, dopo alcuni film minori, arriva il kolossal Batman & Robin, un disastro. L’ha ricordato l’attore stesso in questi giorni parlando in collegamento con il London Film Festival dalla sua villa di Los Angeles, dov’è rintanato con la moglie Amal Alamuddin e i loro gemelli di tre anni, Ella e Alexander.

La sua carriera è rinata nel 1998 grazie alla commedia Out of sight con Jennifer Lopez. «Il regista era Steven Soderberg, ma prima di lui ce n’era un altro legato al progetto, che però mollò tutto dicendo che io non ero una stella del cinema», ha rivelato Clooney. Buon per lui. Il resto è storia. L’ascesa del bellissimo George non si è mai più arrestata. Negli anni ha debuttato da regista, sceneggiatore e produttore, allontanandosi dalle storie di garantito successo. Vediamo questa volta come andrà.

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