Giorgio Panariello chi è: età, moglie, figli, fratello, compagna e vita privata

Sono tanti i libri scritti da persone famose, di divi e divetti (o divette) dello spettacolo che raccontando la loro vita la loro infanzia, la loro scalata al successo. Qualche volta sono pieni di luoghi comuni e frasi fatte. Altre volte sono divertenti, interessanti, ricchi di aneddoti curiosi e di autoironia.

Ma nessuno, almeno a nostra memoria, ti prende alla gola come Io sono mio fratello, di Giorgio Panariello. E sorprendente che proprio da un comico arrivi un racconto così forte, così duro, così spietato, su stesso, sulla sua famiglia rattoppata, sulle miserie e sui dolori vissuti prima di approdare, superati i 30 anni, alla fama televisiva. Fa impressione leggere quello che si cela nel passato di un cabarettista esuberante come lui, dalla battuta irriverente sempre pronta, dal sorriso sempre stampato in faccia.

E fa impressione che a raccontarlo, mettendosi a nudo, sia lui stesso, svelando l’uomo sofferente e tormentato che è stato in gioventù. Sara diffìcile, dopo aver letto questo libro, guardare a uno spettacolo di Panariello con gli stessi occhi di prima.

E senza pensare a quanto sia stata lunga e piena di tornanti la strada che ha percorso per salire su un palco, o arrivare in La storia era in parte già nota. Panariello aveva un fratello minore, Franco, morto a soli 51 anni, abbandonato in strada con gli amici con cui aveva trascorso la sera di Natale del 2011. «Non è morto per overdose», ci tiene a precisare Panariello, anche se tutti lo avevano pensato.

Era stato abbandonato per strada dopo essersi sentito male, ed è morto di freddo. Il libro inizia così, con la telefonata di Carlo Conti che lo avverte della disgrazia, del funerale a fianco di Pieraccioni (gli amici di sempre) dell’ondata di ricordi scatenata dall’evento, avvenuto proprio quando, dopo 50 anni di vita selvaggia, il fratello Franco sembrava finalmente aver trovato la sua strada verso la felicità. Poi Panariello inizia a parla della sua infanzia poverissima. Con due “genitori” anziani, il Ba’, originario di Torre del Greco, la Ma’ di Cinquale, il borgo in provincia di Massa, dove Panariello è cresciuto.

E tanti fratelli grandi. E poi alle feste, la visita di una «donna giovane, che si faceva vedere soltanto durante le feste, carica di regali e di sorrisi, una specie di Babbo Natale femmina, profumato ed elegante». Un giorno questa donna si porta dietro un bambino e dice al piccolo Giorgio: «Questo è tuo fratello». «Alla fine della giornata Franco era già più di un amico, più di un compagno di giochi, moltissimo di più di un compagno di scuola.

Era mio fratello, e qualsiasi cosa volesse dire gli avrei voluto bene. Non immaginavo poi che fosse anche l’unica persona al suo posto nella mia vita». L’unica al suo posto, perché era l’unico che non era diverso da quel che sembrava. Perché, Giorgio lo verrà a sapere dai compagni di scuola, i suoi “genitori” sono in realtà i nonni, gli altri fratelli sono gli zii, e la “signora elegante” è la madre.

«Si chiamava Raffaella, quinta di cinque fratelli, scappata da casa ancora minorenne per inseguire chissà quali chimere, poi per evitarne le conseguenze e le sue responsabilità di madre bambina. Aveva avuto me e poi Franco a distanza di un anno con due uomini diversi, spariti, vaporizzati, sciolti nel nulla, probabilmente all’oscuro di tutto. Ancora oggi non so chi sia mio padre, né se lui sappia di me. Sono convinto di no, con la popolarità spuntano parenti come funghi e finora un padre non è mai spuntato».

Per la madre, che ha lasciato lui dai nonni, e Franco in un istituto, Panariello ha parole dure: «Non ho mai nutrito nessun risentimento nei confronti di mia madre, né rabbia, né odio. Sembra triste dirlo, ma non ho mai provato niente per lei, nemmeno amore.

Non l’ho mai amata perché non mi ha mai insegnato a farlo». Da qui inizia il racconto del rapporto tra i fratelli. Mentre Giorgio, classico bravo ragazzo, la prende con filosofìa, e continua a considerare i nonni come i veri genitori, il “marchio” di non avere padre né madre, e la lontananza dalla famiglia (ha trascorso l’infanzia in un collegio di suore) fanno diventare Franco un disadattato, un ribelle.

Le storie dei due fratelli e dei loro nonni si incrociano, in un continuo crescendo, in un dramma familiare sempre imminente e mai, per fortuna, consumato del tutto. Giorgio, che si accorge di avere il talento di far ridere, lascia il posto fìsso da operaio e gira prima la Toscana, e poi l’Italia, per piccoli spettacoli.

Franco invece si perde in amicizie sbagliate, nell’alcol e nella droga, che lo induce a commettere anche atti di piccola delinquenza. «Mio fratello», scrive Panariello, «ha sempre preteso di essere amato, credeva gli spettasse di diritto, per la sua condizione, per quello che aveva passato, per il male che gli era stato fatto e il bene che gli era stato negato. Come se lo meritasse per tutto il suo soffrire».

La situazione precipita: la Ma’ muore all’improvviso, e il rapporto di Franco con il Ba’, che lo considera disgraziato buono a nulla senza voglia di lavorare, diventa al calor bianco. «Nessuno dei due faceva un passo verso l’altro e bastava un niente per far scaturire una discussione accesa, un litigio. Più di una volta ho tolto il coltello da cucina dalle mani del Ba’ o una pietra dalle mani di mio fratello. Sedevamo su una polveriera che poteva esplodere da un momento all’altro. Una notte rientrai stanco morto da una serata chissà dove e trovai mio fratello con il braccio intorno al collo del Ba’ nel tentativo di strozzarlo. Se fossi arrivato due minuti dopo ci sarebbe riuscito»

Commenta Giorgio: «non potevo più permettermi di andare a lavorare col pensiero di quello che sarebbe potuto succedere in mia assenza. Non riuscivo a concentrarmi, a crescere, a studiare, a tenere la testa V sgombra. Avevo perso serenità.

E diffìcile far ridere se hai la tragedia dentro». A rendere aggressivo il fratello Franco è soprattutto il suo abuso di droga, eroina in particolare. Per salvarlo, il giovane Giorgio tenta di entrare nel suo giro.

E alla fine rischia di venirne risucchiato. Panariello racconta quanto è stato vicino al passo fatale: «Una sera mi proposero di sniffare un po’ di eroina. Così, tanto per provare. L’avrei fatto, anche solo per dimostrare a mio fratello che avrei avuto la lucidità di non diventarne schiavo, per dimostrargli che dipendeva tutto solo dalla forza di volontà.

L’avrei fatto anche per mettermi alla prova, per capire fino a che punto mi sarei potuto spingere, per capire se davvero ero così diverso da loro. L’avrei fatto se non ci fosse stato un piccolo, fortuito dettaglio a salvarmi: non si trattava di polvere, ma di un cristallo da sciogliere su un cucchiaio scaldato alla fiamma di una candela. Quel rito mi inorridì, mi spaventò. Era il punto di non ritorno. Trovai una scusa e me ne andai, anzi scappai, inseguito dagli sfottò di mio fratello.

Chi è Giorgio Panariello? Giorgio ha origini napoletane, ma nasce a Firenze il 30 settembre 1960. Subito dopo il parto la madre lo abbandona, affidandolo ai nonni, così come rivelato anche da lui in un’intervista fatta al Quotidiano. Qui, infatti, definisce chi lo ha cresciuto come genitori meravigliosi.

La vita privata di Giorgio Panariello: fidanzata e moglie

Scopriamo, adesso, qualcosa di più riguardo alla vita privata di Giorgio Panariello. In particolar modo soffermiamoci su quella sentimentale. Per molto tempo, lo troviamo legato alla ballerina Dalila Frassinato. Una volta conclusa la relazione ha rilasciato una dichiarazione a La Stampa. Le parole le riporta Donna Glamour:

Ci siamo lasciati bene ed è un gran segno per me. Non rinuncio all’idea dell’amore e di avere una famiglia. Forse non farò un figlio come Carlo Conti e Leonardo Pieraccioni, ma l’idea della famiglia bussa sempre di più alla porta dei miei sogni.

Nell’estate 2016, quindi, incontra la nuova fidanzataClaudia Maria Capellini. Nonostante la ragazza abbia 25 anni meno di Giorgio Panariello, i due sembrano molto innamorati. Infatti, la loro relazione continua ancora adesso. Negli ultimi tempi, inoltre, hanno iniziato a girare voci su una possibile gravidanza di lei. Al momento non si sa se la prenderà in moglie.


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