Kate Middleton vuole fare lo sgambetto a Camilla

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Ci siamo talmente concentrati sulla guerra tra Kate e Meghan, cognate dei lunghi coltelli, che quasi perdevamo di vista la vera faida che da almeno una decina danni imperversa sottotraccia alla corte d’Inghilterra: quella tra la duchessa di Cambridge e Camilla.

Prima di addentrarci nella succulenta storia dei rapporti tra le due donne in questo momento più vicine al ruolo di regina consorte del Regno Unito, vai la pena dar conto degli sviluppi più recenti. A proposito di trono, da mesi il dibattito sul futuro della monarchia ruota intorno a una data: 21 aprile 2021, quando la regina Elisabetta II, a Dio piacendo, girerà la boa dei 95 anni. Lucida continua a esserlo, in forze pure, tuttavia casa reale ritiene che l’età sia congrua per toglierle più d’un fardello dalle ormai ricurve spalle.

O facendola sostituire da un reggente – cioè trasferendo al suo erede i poteri che la Costituizione assegna alla corona – o convincendola ad abdicare. Verbo maledetto per gli Windsor: solo a pronunciarlo torna alla mente la crisi del 1936, quando Edoardo Vili lasciò il trono (anche) per sposare Wallis Simpson. Tuttavia quella che sembrava questione di chiara definizione fino a qualche tempo fa, ora sta diventando un tema dibattuto: chi sarà il prossimo re d’Inghilterra? E chi la regina? Risposta di prammatica: Carlo.

Il principe di Galles ha appena compiuto 72 anni e ha trascorso tutta la vita aspettando di ricoprire il ruolo per cui, da figlio maggiore di un sovrano, è nato. Ma l’età è per converso anche il più grande vulnus della sua ascesa: molti ritengono che sia necessario lasciar spazio alle nuove leve. In una parola, a William. Ma se i maschi Windsor in questione di questa faccenda non paiono volersi occupare, almeno per ora, le loro consorti invece stanno lavorando al dossier trono.

Kate, dicono fonti di Palazzo raccolte dal magazine americano In Touch, in cuor suo starebbe auspicando la soluzione “verde”, anche perché se William sarà re a lei toccherà il titolo di regina. D’altra parte la ex signorina Middleton si starebbe muovendo con tale sicurezza sulla scena reale da aver fatto drizzare le antenne a Camilla. Soprattutto perché la duchessa di Cambridge, anche qualora il suocero, com’è suo diritto, salisse al trono, comunque giocherebbe la sua influenza affinché la ex signora Parker Bowles mai sia regina, al massimo principessa consorte.

Destinandola dunque a una posizione subalterna a quella di suo marito. Lei, subodorata la situazione, avrebbe iniziato a premere sul consorte per scongiurare qualunque soluzione per lei frustrante. E Carlo certamente la accontenterà. Nonostante Clarence House, la macchina di Palazzo che gestisce gli affari del principe di Galles, abbia di recente chiarito che Camilla “al momento in cui il principe salirà al torno sarà principessa consorte, come stabilito in occasione del loro matrimonio” (era il 2005), è diritto della moglie di un re essere chiamata regina.

Questa la tesi di un professore di legge di Oxford, Pavlos Eleftheriadis, il quale ha rintracciato i punti di sostegno alla legittimità dell’aspettativa della corona che in cuor suo la duchessa di Cornovaglia coltiva in due documenti legislativi: il Treason Act del 1351, che disciplina gli atti di tradimento verso la corona, e il Regency Act del 1937. Sarà comunque Carlo a stabilire il ruolo della moglie, una volta salito al trono e sempre che vi salga, a questo punto.

Ma sul titolo futuro di Camilla influisce anche la considerazione che Elisabetta ha tributato alla nuora, che un tempo non poteva vedere e che oggi apprezza. Nel 2016 sua maestà l’ha inserita nel Privy Council, il consiglio privato, un piccolo nucleo di fedelissimi cui la regina può chiedere pareri su questioni di varia natura. Ne fanno parte Carlo, dal 1977, Camilla e William, entrambi dal 2016.

Inoltre la duchessa di Cornovaglia è la donna di famiglia che gerarchicamente precede tutte le altre signore Windsor quando è accompagnata dal marito, mentre Kate è solo quarta dopo Sophie di Wessex, moglie del principe Edoardo, e la principessa Anna. Ma se il pecking order- letteralmente “ordine di beccata” – regola saluti, riverenze e precedenze nella famiglia reale, sono i veleni personali a classificare i rapporti. Iniziò Camilla, a dire il vero.

Nel libro- bomba del 2016, Game of Crowns, il giornalista Christopher Andersen raccontò tutti i retroscena dell’incompatibilità e antipatia reciproca delle due. Secondo la duchessa di Cornovaglia, Catherine Middleton era troppo borghese, troppo commoner, per entrare nella famiglia reale. Ricostruzione che stupisce, visto che Camilla per prima ha subito anni di disapprovazione pubblica e privata per il rapporto con Carlo prima, durante e dopo il suo matrimonio con Diana.

Quale pecca invece rintracciare in Kate, che al massimo può essere accusata di aver pazientato ben dieci anni – e ingoiato forse più d un rospo – per coronare il suo sogno d’amore con William? Il giudizio di Camilla è però stato da sempre molto netto, a leggere le ricostruzioni di Andersen. Tanto che nell’aprile 2007, quando il figlio di Carlo e la fidanzata si lasciarono per un breve periodo, la ex signora Parker Bowles suggerì al marito di convincere il primogenito a troncare definitivamente il rapporto. Incredibile a dirsi, forse impossibile.

L’autore non ha però dubbi sull’attendibilità della sua tesi. «Seguo la famiglia reale da oltre 40 anni», disse quando gli venne chiesto conto della “sparata”, «ho informatori di fiducia. Il punto è che Camilla ha una percezione molto aristocratica di sé: è una dona snob, che si è sempre mossa nei circoli reali. Considera Kate socialmente impresentabile, discendente di una dinastia non di baroni ma di minatori (dal lato materno) che poi si sono arricchiti».

Tutto il contrario di lei, bis nipote di Alice Kappell nata Edmonstone, una (lei sì) baronessa diventata amante di Edoardo VII, avo di Carlo, vedi i ricorsi genealogici. Qualunque trama sia stata ordita contro Kate, dopo 13 anni sappiamo che non è andata in porto. Mentre la vendetta della duchessa di Cambridge deve ancora essere servita.

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