Michele Buoninconti, torna a far discutere con le sue teorie sul caso di Elena Ceste

Il denudamento di Elena Ceste è la riprova della sua crisi psicotica”. A dichiararlo è stata la criminologa Ursula Franco, che in passato è stata consulente dell!avvocato Giuseppe Marazzita, difensore di Michele Buoninconti. Quest’ultimo è stato condannato in via definitiva a 30 anni di carcere per l’omicidio della moglie Elena Ceste, ma non ha mai smesso di dirsi innocente. Tanto da essere intenzionato a chiedere la revisione del processo nella speranza di annullare la condanna. A sostenere l’innocenza dell!uomo, adesso, è tornata anche la criminologa Ursula Franco.

La donna si è espressa nuovamente sul caso di Elena Ceste mettendolo in parallelo con alcuni recenti fa#i di cronaca in cui persone evidentemente alterate sono state bloccate in strada completamente nude. In questi episodi la criminologa ha infatti trovato terreno fertile per ribadire la sua tesi.

A suo parere, Elena Ceste non sarebbe stata uccisa. Al contrario, la mattina del 24 gennaio del 2014, giorno della scomparsa, sarebbe uscita in stato confusionale dalla sua casa di Costigliole d’Asti, si sarebbe completamente spogliata e sarebbe morta di freddo vicino al canale in cui nove mesi più tardi fu ritrovato il suo corpo. Ha spiegato infatti Ursula Franco: «I denudamenti quotidiani di soggetti in preda alla psicosi sono la riprova che Elena Ceste si denudò, raggiunse il Rio Mersa volontariamente e morì a causa delle basse temperature. Solo questa ricostruzione dei fatti spiega l!assenza di segni di una morte violenta sui suoi resti, l!assenza di segni di una colluttazione sul corpo di Michele Buoninconti, l!assenza di segni del trasporto di un cadavere sulle auto di famiglia e l!incapacità da parte della Procura di ricostruire i fa”i in modo logico ».

La ricostruzione di Ursula Franco corrisponde in sostanza a quella di Michele Buoninconti. Nei giorni successivi alla scomparsa della donna, fu infatti il marito a sostenere che la moglie, come già accaduto la sera precedente, fosse caduta in preda a un delirio psicotico.

Prosegue Ursula Franco: «Il primo a diagnosticare la psicosi di Elena Ceste era stato lo psichiatra Elvezio Pirfo, consulente della Procura, ma il giudice Roberto Amerio, invece di accogliere le conclusioni dell!esperto, ha preferito “svalutarle” perché non erano funzionali alla ricostruzione errata della Procura.

Nelle motivazioni della sentenza di primo grado, il giudice ha affermato erroneamente che un disturbo di personalità non è un disturbo psicopatologico e che il “delirio a intermittenza è privo di riscontro scientifico”, mentre invece è provato che l!andamento di un disturbo delirante è variabile. Quello che il giudice definisce “delirio a intermittenza” è di comune riscontro nella pratica psichiatrica, specie nei soggetti psicotici non sottoposti alla terapia farmacologica. Piaccia o no al sistema, Elena non è stata uccisa». Il continuo lo trovi in edicola sul Settimanale Giallo

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