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Serike Tv sky Diavoli con Alessandro Borghi

Ho visto cose che voi umani non immaginate neanche». La famosa frase di Rutger Hauer in Blade Runner potrebbe valere sia per Alessandro Borghi sia per Patrick Dempsey, protagonisti della serie Diavoli, tratta dal libro di Guido Maria Brera, su Sky dal 17 aprile. Il mondo mefistofelico messo in scena dalla coproduzione Sky Italia e Lux Vide è quello dell’alta finanza. È qui, nella sede londinese di una banca d’investimento internazionale, che opera l’ambizioso self made man italiano Massimo Ruggero, un barbuto Alessandro Borghi dall’inglese più che fluente (ma nella versione italiana si è fatto doppiare da Andrea Mete «perché non sono un doppiatore professionista e comunque mi piacerebbe che tutti guardassero la serie in lingua originale»).

Sopra di lui, o forse alle sue spalle, maneggia milioni e vite umane il suo mentore Dominic Morgan, un Patrick Dempsey seducente e spregiudicato come il Gordon Gekko di Wall Street, ma più ambiguo di Michael Douglas nel film del 1987. Del resto all’epoca si parlava di squali della finanza, ora siamo saliti di livello, siamo arrivati al demonio. E, come dice il personaggio di Borghi, «Il più grande inganno del diavolo non è farci credere che non esista, è lusingarci», mentre Dempsey si è immerso nelle ombre del suo Dominic «come nell’esplorazione di un territorio sconosciuto», perché in effetti per il dottore di Grey’s Anatomy e professore de La verità sul caso Harry Quebert «un personaggio così è diverso da tutto».

Per Borghi l’esperienza sul set del financial thriller con tanto di tradimenti e morti, girato tra Roma e Londra tutto in inglese, è stato il nuovo passo di una carriera che guarda anche oltreconfine. «Non è stato semplice», ha ammesso l’attore romano parlando con la rivista Variety, la bibbia americana dello spettacolo. «Ho dovuto imparare tutto di questo mondo, che prima non conoscevo affatto. Non è stato facile soprattutto familiarizzare con la terminologia finanziaria». Per prepararsi ha passato parecchio tempo a Londra a lavorare su lingua e accento british, partecipando anche ai famosi incontri “Ted Talks” (nella serie il suo personaggio è un italiano trapiantato nella City, ma con velleità carrieristiche tanto alte che la parlata impeccabile conta quanto gli abiti di Gucci che indossa), tralasciando temporaneamente la nuova vita romana che lo aveva visto cominciare il 2020 cercando casa alla Garbatella con la fidanzata modella Irene Forti.

E racconta di aver rivisto vari film sulla finanza, come Margin Call e The Wolf of Wall Street, anche se, per lui, «Diavoli è un’altra cosa. Mostriamo lati differenti e raccontiamo molto delle relazioni tra i personaggi (il rapporto tra mentore e protetto è intessuto di sospetti e ha da subito le premesse per trasformarsi in guerra sanguinaria, ndr). Sono persone che hanno molti soldi e molti problemi». Nella realtà, tra lui e Dempsey non solo non ci sono problemi, anzi è nata una grande amicizia, documentata dai tanti selfie postati insieme a Roma e suggellata dalla comune ammirazione per l’autore di Diavoli, Guido Maria Brera. «Con il suo libro ha una vera storia da raccontare, una storia autentica, drammatica e narrata da una prospettiva diversa da quanto visto finora» osserva l’attore americano. Confessandosi inizialmente, e forse anche adesso, inesperto di quel girone dantesco di speculazioni a sei zeri. Per Dempsey è più familiare il potere dello schermo rispetto a quello della finanza: «Sono cresciuto in un paesino di provincia nel Maine, dove l’unico modo per conoscere il mondo era attraverso la tv», ricorda con modestia. «Se qualcosa ha inciso sulle mie ambizioni, questo è il piccolo schermo». Con buona pace dei diavoli della finanza.

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