Uccisa a 12 anni e gettata nel pozzo Il “biondino” di Primavalle se la cavò

Pubblicato il: 27 Marzo 2020 alle 7:52

Un freddisismo inverno del lontano 1950, una bambina di soli tredici anni desiderosa di scaldarsi un po’ mangiando qualche caldarrosta, un “rassicurante” vicino di casa, un degradato quartiere di una Roma del primo dopoguerra. Dettagli a parte, è questa la location, sono questi i personaggi che daranno vita – e morte! – ad una vicenda che nella Città Eterna ha lasciato a lungo una viva impressione e la paura che qualcosa di analogo potesse accadere ad ogni bambina in grado di suscitare perversi interessi di qualche pedofilo a piede libero.

Nonostante ciò che era accduto una ventina di anni prima ad un certo Gino Girolimoni, innocente vittima di una inarrestabile “caccia al Mostro”… Anna Bracci – per tutta la borgata di Primavalle, soltanto “Annarella” – quella maledetta sera del 18 Febbraio 1950 aveva solo fame, una fame atavica, una fame frutto di anni di stenti durante il periodo bellico e delle quasi inconfessabili condizioni della sua disagiatissima famiglia. Una famiglia in cui mamma portava a casa qualche soldo dedicandosi saltuariamente anima e “corpo” al più antico mestiere del mondo, una famiglia in cui ogni tanto appariva qualche nuovo “fidanzato” di chi avrebbe dovuto avere il compito di badare alla numerosa figliolanza , abbandonata in pratica alla generosità di qualche vicino di buon cuore. A volte anche troppo “premuroso”…

Fa freddo a Roma. Fa freddo in quel dannato 18 Febbraio del 1950. Sono le 18,30, è quasi sera, è buio intorno al Lotto 25, Scala L, interno 96, in via Federico Borromeo, a Primavalle, all’epoca una sorta di “quartiere dormitorio” del primo dopoguerra. Fa freddo, è buio, molto buio e la piccola Anna Bracci, per tutti “Annarella”, non vuole proprio andare a comprare un po’ di carbone con cui sua madre, Marta Fiocchi, cucinerà una cena costituita da un po’ di pasta e olio e… basta. Già, l’olio! Annarella se lo dovrà far prestare da qualche vicino di buon cuore, a meno che anche il buon cuore non sia finito come sono finiti quei pochi soldi che mamma ha guadagnato… non si sa come.

Annarella è nata il 15 Febbario del 1937, ha quasi tredici anni, si sente un po’ “grande” e non vuole ammettere che un po’ di paura ce l’ha ad avventurarsi tra le vie non molto illuminate della borgata in cui abita, ma è “grande” e in qualche modo anche quella sera si deve mettere qualcosa in tavola per la madre, per lei e anche per due dei suoi fratelli, il sedicenne Mariano e Teresa di soli due anni. Gli altri due fratelli, Bruno di dieci anni e Giulio di otto sono al momento ricoverati presso un Istituto che a loro provvede, mentre il padre, Riziero Bracci, separato da Marta, ora risiede altrove, al civico 95 di via Giovanni Amendola.

Così, Annarella si incammina verso la bottega del carbonaio e il carbone lo compra davvero. Riesce anche a trovare una vicina “di buon cuore” e rimedia un po’ di olio per condire la verdura che costituirà la loro cena. Come al solito! Dopo qualche metro vede una persona che ben conosce, Leonello Egidi, un amico, un vicino di casa un po’ “tuttofare” e un po’ anche “giardiniere”. O meglio, in tempi andati, guardia campestre per conto del Principe Torlonia nella zona della Pineta Sacchetti, poi – dopo una curiosa messa in scena per mettersi in mostra e “far carriera” – è stato licenziato e adesso è senza un lavoro fisso…

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