William malato, non riusciva più a respirare

C’è un’immagine simbolo che ha scaldato i cuori dei sudditi britannici durante la prima ondata della pandemia. È il frammento di un video diramato sul profilo Instagram Kensingtonroyal il 23 aprile in cui i duchi di Cambridge, William e Kate, assieme ai loro bimbi George, Charlotte e Louis, si affacciano sulla porta di ingresso di Anmer Hall, la loro residenza di campagna nel Norfolk, e applaudono gli operatori dell’Nhs, il servizio sanitario del Regno Unito, per il lavoro prestato con enorme fatica e abnegazione.

Quello che non sapevamo vedendo quel video è che William, pochi giorni prima, aveva affrontato il dramma del Covid. La notizia è stata raccolta negli ambienti di palazzo e pubblicata dal Sun, poi ripresa dalla Bbc – che le ha conferito credibilità – e infine confermata dalla casa reale britannica. Sì, William è risultato positivo al tampone dopo aver accusato alcuni sintomi tipici dell’infezione da coronavirus, tra cui l’affanno, che in gergo ormai conosciamo come la terribile “fame d’aria”: nelle sue forme più gravi e prolungate è il campanello d’allarme per il ricovero ospedaliero.

Ricovero che non si è reso necessario per il duca di Cambridge, secondo in linea di successione al trono britannico, che subito dopo essersi sottoposto a tampone si è isolato nella residenza di campagna, scongiurando così la possibilità di trasmettere il virus a moglie e figli, sempre risultati negativi. La notizia è stata accolta con molteplici reazioni dalla popolazione del regno. In primis ha provocato la sensazione di sinistra consapevolezza che l’infezione davvero riesce ad arrivare ovunque, nonostante le precauzioni, e persino nel cuore della monarchia.

Poi si è levato un sospiro di sollievo nell’aver constatato, essendo ormai passati mesi, che il primogenito di Carlo ne è uscito senza complicazioni. Infine, è sorta la domanda: perché non ha parlato al tempo del contagio? Non era forse diritto dei sudditi essere tempestivamente informati su una condizione potenzialmente grave per colui che un giorno siederà sul trono? Oggi si apprende che la decisione di tacere è stata molto discussa dalla macchina reale, ben consapevole che qualunque soluzione fosse stata presa avrebbe sollevato un putiferio. Si decise di tacere anche per la gravità del momento che il Paese stava affrontando.

Non dimentichiamo che il 25 marzo aveva fatto il giro del mondo la notizia della positività del principe Carlo, secondo reale dopo Alberto di Monaco ad aver contratto il virus, fortunatamente in modo quasi asintomatico. Mentre il giorno dopo, il 26, veniva resa nota anche la positività del premier Boris Johnson, primo capo di un esecutivo ad ammalarsi di Covid. Il 5 aprile, dopo il peggioramento di tosse e febbre, Johnson è stato ricoverato al St Thomas Hospital per sette giorni, quattro dei quali passati in terapia intensiva. E proprio in quei momenti fatali, quando la Gran Bretagna piangeva mille vittime al giorno, presumibilmente William si è scoperto infetto.

E la scelta di non condividere pubblicamente il suo stato di salute è nata appunto dal desiderio di non demoralizzare e spaventare ulteriormente la popolazione, già terrorizzata dall’incedere inarrestabile del virus. Insomma, la frase che è risuonata nei palazzi della corona è stata: «Calma e sangue freddo». Il duca di Cambridge nei giorni della quarantena ha continuato le sue attività di solidarietà a distanza, 14 impegni giornalieri tra video call su Zoom e telefonate. Desiderava mostrare ai sudditi che, nonostante l’isolamento a Windsor della regina e l’incertezza sulle condizioni di salute di Carlo, la corona era al loro fianco in quell’ora buia, proprio come fece Giorgio VI, che durante la Seconda guerra mondiale mai abbandonò Londra, malgrado i bombardamenti tedeschi colpissero anche Buckingham Palace. «Certo ha dimostrato un forte senso di responsabilità a non impressionare i sudditi », dice il commentatore di faccende reali Richard Fitzwilliams. «Ma questa mossa suggerisce anche la grande attenzione che William riserva alla propria privacy». Di certo il duca ha evidenziato capacità nel governare gli eventi. Qualità necessaria per chi un giorno solcherà la navata dell’abbazia di Westminster portando in capo la corona di Sant’Edoardo.

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