Alessandra Mastronardi chi è?

Interpretare sul piccolo I schermo l’étoile Carla Fracci è una grande responsabilità e anche un grande atto di coraggio e di forza. Ma Alessandra Mastronardi, splendida e talentuosissima attrice, non si è certo tirata indietro. Lei  che è abituata a interpretare donne di un certo rilievo, che hanno lasciato un segno | anche nella storia (pensiamo  per esempio a Lucrezia Donati, la nobildonna amata da Lorenzo il Magnifico nella serie Tv Medici) ha scelto di raccontare chi c’è e cosa  c’è (per noi resta intramontabile, sempre presente, anche ’ se ci ha lasciati il 27 maggio scorso) dietro il sorriso della ballerina che ha lasciato un segno indelebile nel mondo della danza, calcando i palchi più importanti, sulle punte, fino a 75 anni. Abbiamo incontrato l’attrice al Teatro alla Scala in occasione della presentazione del film “Carla”, che sarà trasmesso su Rai uno in prima serata il prossimo 5 dicembre.

«E stata una grande emozione» Alessandra, come è stato indossare i panni di Carla Fracci? «È stata una emozione indescrivibile. Indossare delle scarpette da danza classica è stato difficile, è stata la prima volta per me. Ho fatto ginnastica artistica, atletica… completamente un altro tipo di eleganza».

Senti la responsabilità di mostrare a tutti chi era la Fracci? «Moltissimo. Ogni scena che ho giravo, ogni frase che ho detto, ogni emozione che ho cercato di ridare l’ho fatta per la signora Fracci. Ho fatto tutto per lei. 11 più grande rammarico è che lei non è riuscita a vederlo».

Chi era Carla Fracci? Che cosa ci mostri? «Siamo abituati a vedere la signora Fracci così, leggera, che balla con il sorriso, ma non abbiamo mai visto le sue lacrime, non abbiamo mai visto la sua forza, le sue cadute, le ferite sui piedi».

Quando vi siete incontrate la prima volta che cosa hai provato? Che cosa le hai detto? «L’ho incontrata dal vivo mentre ballavamo sul palco e lei era dietro le quinte. È stata una cosa strana, di solito è il contrario, ma è stato meraviglioso. Una troupe cinematografica e televisiva fa tanto rumore, siamo tanti e si sente quando ci muoviamo. Quando la signora Fracci è arrivata sul set è calato quasi un silenzio reverenziale, si sentiva la magia, l’ansia di tutti noi.

Mi ricordo che tra un ciak e l’altro lei è andata vicino a un carrello dei macchinisti, lo ha stretto è si è messa a fare degli esercizi alla sbarra. Era più forte di lei. Credo che sia l’immagine più memorabile che porto di quella giornata insieme alla signora Carla Fracci». Le hai chiesto qualche consiglio? «Ci hi provato. I primi incontri sono stati via zoom, quando le riprese erano iniziate da poco. Mi ricordo di averle fatto una domanda complicatissima, mi sono incartata e lei mi ha chiesto: “Non ho capito, può ripetere la domanda?”.

Quello che volevo chiederle era che tipo di emozione o che tipo di messaggio volesse che uscisse dal nostro film, che tipo di accento volesse che io calcolassi. Lei mi ha risposto: “La forza e la serietà degli esercizi, della preparazione, dell’impegno”. Allora io ho calcato quella parte li».

Come è stato preparare un ruolo così impegnativo come quello di Carla Fracci? «E stato molto complicato. Abbiamo iniziato la preparazione di questo film durante il secondo lockdown. La prima parte della preparazione, visto che ero impegnata anche su un altro set, l’abbiamo fatta su zoom come tutti. Non avevo una sbarra, ovviamente, a casa, per cui lavoravo con un asse da stiro (ride, ndr). Mi aggrappavo all’asse da stiro e facevo i miei esercizi di danza così.

Quando siamo entrati in sala, hanno tutti avuto una grandissima pazienza con me (ride)». Carla Fracci era pura disciplina, tu sei l’opposto, le regole non ti piacciono. Cosi hai più. volte dichiarato… «Esattamente, io con le regole non vado molto d’accordo (sorride, ndr). Dopo questo film stimo ancora di più tutti i ballerini di danza classica».

«Era una donna molto moderna» Carla Fracci era una donna decisamente moderna. Nel film Carla avete voluto evidenziare anche questo aspetto della Fracci donna, che ha questo conflitto tra maternità e carriera. Il tuo punto di vista su questo? «Sicuramente non abbiamo voluto né fare un santino né tantomeno patinarlo.

Abbiamo voluto raccontare emozioni vere. La modernità della signora Fracci nel rompere gli schemi che soprattutto all’epoca erano molto severi per le donne, in particolare per quelle che cercavano di affacciarsi al mondo del lavoro per avere una carriera internazionale come quella della signora Fracci. Ma non solo. La maternità era un tabù, quasi una ghigliottina, era un far morire una carriera. Invece la signora Fracci è stata pioniera di una sferzata moderna non solo verso l’essere donna ma anche verso la vita. Lei diceva: “Io non smetto di essere donna per diventare ballerina, è una cosa unica, un tutt’uno”».

Dietro alla donna Carla Fracci c’era anche un grande uomo, suo marito L, Beppe Menegatti, che aveva sposato nel 1964. Un amore durato ben sessant’anni.
«Penso che il sorriso della signora Carla sul palco arrivi dal maestro Menegatti, che arrivava dal cinema e dal teatro. Quando in una coppia c’è un connubio perfetto anche di due culture completamente diverse, quella della danza e quella del teatro che si fondono insieme, nascono delle magie».

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