Intrattenimento

Attacco alla Regina Elisabetta, i sudditi vogliono sapere tutto

Qualcuno vuole fare i conti in tasca alla regina. È la testata inglese The Guardian, che in una serie di articoli accusa Elisabetta II di aver interferito nella politica inglese e di aver modificato alcune leggi a suo vantaggio. Secondo l’inchiesta del giornale britannico, sua maestà avrebbe messo lo zampino in diverse riforme, ma due sono le più interessanti: nel 1972, quando impedisce di applicare ai Windsor una legge sulla trasparenza di proprietà e investimenti privati, che venne quindi usata solo per i sudditi, mantenendo salvo il privilegio dei reali a non rivelare l’entità del patrimonio.

Grazie a questo accordo, lo staff di Elisabetta avrebbe creato una società di comodo per nascondere beni e investimenti privati della regina. Poi c’è l’incriminazione evitata nel 2019 al marito, il principe Filippo, che alla guida della sua Range Rover blindata tamponò vicino alla tenuta di Sandringham un’altra auto con a bordo due donne e un bambino. Filippo, che ai tempi aveva 97 anni e disse di essere stato «accecato dal sole», la fece franca perché Elisabetta nel 1968 aveva ottenuto di far escludere i suoi terreni privati dall’applicazione del codice della strada.

Buckingham Palace respinge ogni accusa, nonostante nell’inchiesta siano citati documenti che dimostrano le pressioni dei segretari privati di Elisabetta sui ministri. «Per quanto in Inghilterra la regina sia importante, non può bloccare o rettificare una legge. Infatti si dice che la regina regna, ma non governa», puntualizza la giornalista ed esperta di reali inglesi Luisa Ciuni. «I giornalisti del The Guardian hanno trovato appunti dei consiglieri di Elisabetta su alcune leggi, ma non è strano né anticostituzionale.

Il sovrano, anche se non può ostacolare una legge, gode dell’antico diritto di poter suggerire modifiche, che il governo recepisce o ignora. Può esserci anche stata pressione da parte di gruppi di potere, ma in Inghilterra è lecito».

Resta la richiesta di rendere pubbliche le rendite dei reali. Sembra che la pandemia e il periodo di difficoltà che stanno vivendo i sudditi aumenti il desiderio di trasparenza. «Non è improbabile che si voglia provare a cambiare il diritto della famiglia reale a mantenere il segreto», ipotizza la Ciuni. «Si tratta di un’apperazione difficile, ma non impossibile.

Dopotutto fino agli anni Novanta i Windsor non pagavano le tasse, ma anche questo privilegio è stato abolito. Quindi non è strano che ci sia una corrente che voglia maggiore trasparenza». Una parte del patrimonio reale è nota, come l’appannaggio, cioè lo “stipendio” che il Parlamento elargisce ai reali (quello della regina è stimato sugli 80 milioni di euro l’anno), così come il valore dei gioielli della Corona. custoditi nella Tower of London, che da soli valgono oltre 3 miliardi di euro. Anche delle proprietà immobiliari di Elisabetta si fa una stima: il castello di Balmoral varrebbe oltre 115 milioni di euro, mentre la tenuta di campagna di Sandringham 53 milioni.

Poi ci sono i proventi che Elisabetta riceve da tenute e palazzi sparsi per l’Inghilterra. La regina è la depositaria, a vita, del Crown Estate, immenso patrimonio immobiliare della Corona, stimato in 11 miliardi di euro: comprende decine di palazzi a Londra e terreni in tutto il regno. Queste proprietà porterebbero alla regina ogni anno circa 330 milioni di euro di affitti e rendite. Secondo un’altra stima, il patrimonio complessivo dei Windsor super spartizione  quindi Carlo le succedesse al trono, con la corona riceverebbe anche il Crown Estate. Elisabetta potrebbe invece lasciare la tenuta di Balmoral al nipote William e alla moglie Kate Middleton. Mentre Sandringham potrebbe finire all’altro nipote Harry e alla moglie Meghan, sempre che tornino nelle sue grazie.


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