Bruno Vespa: dove e quando è nato, età, moglie, figli, vita privata, Politica, Porta a Porta


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Nato a L’Aquila il 27 maggio 1944, Bruno Vespa inizia a lavorare come giornalista all’età di sedici anni nella redazione aquilana de “Il Tempo” e a diciotto anni inizia a collaborare con la RAI

Dopo la laurea in giurisprudenza a Roma (con una tesi sul diritto di cronaca), nel 1968 arriva primo in un concorso nazionale di annunciatori radiofonici indetto dalla RAI, e viene assegnato al telegiornale. Dal 1990 al 1993 è stato direttore del TG1, dove è rimasto come corrispondente per grandi eventi.

Per diversi anni, il suo programma “Porta a Porta” è stato il programma politico di maggior successo. Tra i suoi numerosi libri (ne produce almeno uno all’anno, ma a volte anche due), che si sforzano in qualche modo di riassumere le vicende del paese e il suo panorama politico, rappresentano un termometro valido per comprendere l’evoluzione della società in cui viviamo e i cambiamenti che avvengono, cambiamenti a volte così minimi e impercettibili da non essere percepiti.

Tra i suoi titoli di maggior successo, sempre in cima alle classifiche, ci sono: “E anche Leone votò Pertini”, “Intervista sul socialismo in Europa”, “Telecamera con vista”, “Il cambio”, “Il duello”, “La svolta”, “La sfida”.

A Bruno Vespa e alla sua “Porta a Porta” è stato affidato il compito di dirigere il “dopo-festival”, approfondendo i temi degli eventi legati all’edizione 2004 del Festival di Sanremo.

Bruno Vespa nel 2010

Tra i suoi numerosi libri pubblicati negli ultimi anni vorremmo citarne alcuni. “Questo amore. Il sentimento misterioso che muove il mondo” (2011). “Il Palazzo e la Piazza. Crisi, consenso e protesta da Mussolini a Beppe Grillo» (2012). “Gli italiani traditori”. Dalla Prima Guerra Mondiale alla Terza Repubblica sempre nel carro dei vincitori” (2014). “Donne d’Italia. Da Cleopatra a Maria Elena Boschi. Storia del potere femminile” (2015). “Solo sul controller. Da Stalin a Renzi, da Mussolini a Berlusconi, da Hitler a Grillo. Storia, amori, errori” (2017).

Giornalista precoce e scrittore compulsivo di libri di successo – è autore di una Storia d’Italia da Mussolini a Berlusconi – Vespa è un personaggio tanto odiato quanto amato. È stato definito un fascista e un ballerino, un virtuoso e un insegnante; è stato affermato che è il figlio naturale di Benito Mussolini (anche se lo ha categoricamente negato). Del suo programma è stato detto che è puro bazooka, assoluta frivolezza e opera d’arte. Fatto sta che governavano Prodi o Berlusconi, regnavano Papa Wojtyla o Papa Ratzinger, Vespa era sempre lì, sorridente e ufano, agile e esagerata, aprendo le due porte del suo set (da qui il titolo) a politici, uomini d’affari, giornalisti e, qualunque cosa si parlasse, una o meglio due signore di bell’aspetto.

Con questa formula capace di esaurire chiunque, Porta a Porta ha completato mille programmi nel giugno 2005. Il suo momento di gloria è stato senza dubbio nel 1998, durante il programma commemorativo del ventesimo anniversario del pontificato di Giovanni Paolo II, quando il Papa stesso ha preso il telefono, ha chiamato ed è intervenuto in diretta. Il giorno della morte di Wojtyla, Vespa, ai piedi del canyon, riusciva a malapena ad articolare una parola.

Logicamente, in 11 anni ci sono stati brutti momenti. Il peggiore, forse, nel 2005, quando una conversazione telefonica con il portavoce di Gianfranco Fini fu intercettata per ordine di un pubblico ministero e la registrazione venne alla luce. “Ce l’abbiamo fatta a loro piacimento”, ha detto Vespa, riferendosi al programma dedicato al leader di Alleanza Nazionale.

Ma la vespa di Bruno non brucia facilmente. “Sono l’unico moderato che è riuscito a stare in onda per così tanto tempo”, dice. Il segreto? Secondo Curzio Maltese, Vespa è “sempre a favore di qualsiasi potente che riceve nel suo salone, politico o industriale, editoriale o spettacolo. Maggiore è la potenza, migliore è lo spettacolo. E se è una grande potenza, e ci sono tutti i settori citati, allora Vespa tocca il sublime”.

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