Bruno Vespa insieme ad Al Bano nella sua masseria

Come un piatto di portata che sa di tradizione o un dolce dal sapore variegato, anche l’amicizia che lega Bruno Vespa ad Al Bano ha un impasto ricchissimo fatto di stima, affetto, rispetto e una passione comune, un filo rosso, schietto e profumato: il vino.

Quel Primitivo dal nome evocativo, Raccontami, che il giornalista produce e che poche sere fa ha stappato per il cantante, ospite con la figlia Jasmine nel suo nuovo ristorante, il Santa Chiara, nella splendida masseria Li Reni, a Manduria.

Li Reni è una meraviglia immersa nella campagna salentina, a quindici minuti dal mare, di proprietà della famiglia Vespa dal 2015, circondata da 25 ettari di vigneti, che profuma di fiori, zeppa di tappeti di margheritine gialle, avvolta da macchia mediterranea. «Questo posto è un incanto. E curato, speciale, ovunque luce e pace che rendono l’atmosfera che si respira magica», racconta il Leone di Cellino San Marco mentre alza il calice per un brindisi.

A riempirgli il bicchiere è Bruno Vespa che, per meglio servire i suoi ospiti, ha arrotolato le maniche della camicia. Poi inizia a raccontare l’ennesima avventura della sua vita.  Oltre al giornalismo, alla Tv con Porta a porta, ai libri – l’ultimo, appena uscito è Quirinale e uno è  previsto per l’autunno – oltre alla produzione del vino, passione da 40 anni e attività dal 2010, da quattro primavere si occupa di hotellerie in masseria e, ora, di ristorazione.

«Ho pensato: chi viene a dormire da noi deve avere la possibilità di mangiare. Era un passaggio ulteriore che sentivo di fare. Cosi, armato di impegno e coraggio, e delle migliori intenzioni per non deludere chi siede ai nostri tavoli, abbiamo dato il via al ristorante. La squadra e gli chef provengono da Turi (Bari), dal ristorante Menelao a Santa Chiara. Si sono trasferiti qui per la stagione», racconta.

Non si pensi che il giornalista abruzzese ormai pugliese di adozione si metta anche ai fornelli. «In cucina, al massimo e magari, posso dare indicazioni, ma, essendo io geloso del mio lavoro, penso lo siano anche gli altri, e quindi rispetto senza interferire. L’importante è che la cucina sia riconoscibile, si deve capire di essere in Puglia.

Perciò il motto è: stare nella tradizione con innovazione. Le materie prime devono essere eccellenti, si possono scegliere piatti di terra e piatti di mare, ovviamente accompagnati da buon vino. La nostra lista conta cento eticosferica braciola di manzo podolico con fonduta di pecorino arricchita con il suo ragù di carne e salsa al prezzemolo.

I coperti del ristorante sono 40, ben distribuiti in un’area sotto le volte a stella in pietra chiara di quello che fu un convento. Oppure si mangia all’esterno, nella corte di ingresso, o in un’aia con pietre del cinquecento. ”Tutto ciò che vedete è frutto dell’impegno, della cura, del comfort dentro.

Ci sonol3 suite, 6 nel fabbricato storico, 7 esterne. Ognuna ha uno spazio privato all’aperto che dà sui giardini. La suite King ha una piccola piscina idromassaggio, la Helena una vasca illuminata con luci emozionali. Il tema della masseria è ò l’oro: ogni stanza, ogni locale, è impreziosito g da questo tono caldo e avvolgente. Ci siamo 1 lasciati ispirare da una mostra dell’artista Lucio Fontana», racconta il giornalista.

L’esterno è un trionfo di natura rigogliosa, un susseguirsi di roseti e gelsomini e a ° rubare lo sguardo c’è una grande piscina  con due lettini in pietra per godersi l’idro-massaggio a cielo aperto. «Ma c’è di più: un tg giardino segreto dove se ne trova un’altra più piccina, scavata nella roccia, riscaldata e 2 con idromassaggio».

Jasmine non resiste e si lascia baciare | dal sole a bordo vasca. «Si sta una meraviglia. Questo luogo infonde una profonda quiete», confida la ventenne che sta spopolando con il singolo Calamite.
Proseguiamo il tour della masseria: all’interno c’è un salone con il pavimento del ‘500 arredato con divani e librerie.

Ovunque volumi d’arte che arrivano direttamente dalla casa romana dei Vespa. La location è perfetta per ospitare serate ed eventi speciali. E infatti è stato inaugurato a giugno il primo “Forum in masseria”, rassegna nata da un’idea del giornalista che ha aperto le porte di Li Reni a ministri, industriali, manager e dirigenti d’azienda.

«È inusuale ma stimolante chiacchierare di tematiche interessanti in un ambiente di totale relax», commenta a conclusione dell’evento nel quale, tra gli altri, si sono confrontati i ministri Carfagna e Garavaglia, il presidente di Confindustria Bonomi, gli a.d. di Alitalia e Leonardo, i top manager per l’Italia di Booking, Amazon, Google e Walter Ruffinoni ceo di NTT Data per parlare delle prospettive dello sviluppo del turismo anche attraverso il mondo digitale.

Bruno Vespa apre un’altra bottiglia, un rosso che si chiama Helena: è un Nero di Troia prodotto da vigne di oltre 50 anni di età. «Anni fa questo vino ha fatto il suo debutto a Buckingham Palace, durante una cena di gala per 250 persone.

Un’amica era riuscita a portarlo e a farlo assaggiare: il principe Carlo, grande appassionato di vini, dopo il primo sorso, appagato, ha esclamato: “Super Tuscany”, e mio figlio Alessandro ha educatamente replicato “Super Apulian”», racconta orgoglioso Vespa. Un aneddoto che ci porta in ambienti esclusivi, ma Vespa tiene a precisare che tutto ciò di cui si occupa, dalla Tv ai vini, all’ospitalità in masseria vuole essere trasversale. «Mi piace che ciò che faccio sia accessibile a tutti». Qualcosa che scegli e ti fa stare bene. Come un bicchiere di rosso del Sud corposo e profumato da condividere con le persone del cuore.


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