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Al momento la classifica dice 4 punti di distacco, che potrebbero ridursi quando verrà recuperata la partita contro il Napoli. Un’osservazione qualitativa, accanto al mero dato, spiega come Inter e Juventus siano arrivate in modo diverso al big match della penultima d’andata. I nerazzurri di Antonio Conte sono senz’altro la squadra più attrezzata, ottimi giocatori in quasi tutti i ruoli, pochi punti deboli sulla carta, tranne il fatto che periodicamente devono affrontare le crisi di nervi.

Da inizio campionato è già capitato diverse volte che allenatore e società entrassero in rotta di collisione. L’inizio stentato, culminato con la sconfitta nel derby; l’eliminazione dalla Champions League (ultimi nel girone, neppure la coppa di consolazione); un punto nelle ultime due partite; il danese Eriksen in cima alla graduatoria degli scontenti; le voci sempre più insistenti di una possibile vendita da parte della società cinese.

Dall’altra parte la Juve, costretta come sempre a vincere, pur avendo intrapreso un processo di radicale rinnovamento che potrebbe essere più lungo del previsto. Insicurezza, inesperienza, ingenuità sono scotti da pagare e i troppi pareggi contro avversari certo non irresistibili hanno causato il distacco dai primi posti. Eppure, lo abbiamo sottolineato più volte, in alcune partite Andrea Pirlo ha impartito lezioni di calcio a colleghi ben più titolati. Si sta imponendo una Juve disinvolta: non ha più la difesa impenetrabile di un tempo -anche se resta la meno battuta della serie A- eppure dà l’impressione che un gol lo può segnare in qualsiasi momento.

Molto positiva la prima parte di stagione per Danilo (il più impiegato dal Maestro), McKennie, Chiesa, Morata. Per CR7 è ormai inutile spendere altre parole, ma in particolare quest’anno ha voglia di prendere in mano la squadra e guidare dei ragazzini che si galvanizzano con la sua sola presenza.
C’è una differenza psicologica che ancora avvantaggia la Juventus rispetto all’Inter. A fronte di organici entrambi robusti, i bianconeri sono capaci di affrontare meglio l’emergenza rispetto ai nerazzurri, ampiamente dimostrato nelle ultime partite contro Milan, Sassuolo e Genoa in Coppa Italia. I critici sostengono che si rischia sempre troppo, io ribatto che questa Juve diverte e, guarda caso, sta pure vincendo.
Sarà la partita verità? Al momento non credo – e non dimentichiamo certo il Milan – però l’antico Derby d’Italia a campi inversi a maggio potrebbe assegnare lo scudetto. Speriamo davanti ai tifosi.

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Un altro scontro al vertice, un altro scontro diretto. Da quando è arrivato all’Inter, Romelu Lukaku, prendendo in esame le prime sette della classifica del campionato scorso e di questo – al momento sono le stesse -, ha giocato 17 partite contro Juventus, Milan, Atalanta, Roma, Lazio e Napoli, segnando 7 gol.
Non pochissimi, ma neanche tanti tenendo presente la media realizzativa del belga e il fatto che 6 di queste 7 reti siano arrivate contro Milan e Napoli. Poi un rigore con la Roma nel girone di ritorno dell’anno passato e scene mute contro le altre formazioni, in particolare la Juventus. Due gare, due prove opache e due sconfitte dell’Inter.

Stasera Lukaku – 17 gol in 22 partite stagionali – ha voglia di essere protagonista anche contro la formazione più forte d’Italia negli ultimi dieci anni e chissà che una sorta di aiuto non gli arrivi dall’assenza di Matthijs de Ligt, ancora out per il Covid. Il difensore olandese era presente in entrambi i match della scorsa stagione e con la sua fisicità riuscì a stoppare il gigante di Anversa. Oggi Andrea Pirlo dovrebbe affidarsi alla coppia d’esperienza formata da Leonardo Bonucci e Giorgio Chiellini, due che nella Juventus e in Nazionale hanno già saputo tenere a bada il centravanti belga. Lukaku, però, ha intenzione di cancellare lo zero dalla casella dei gol segnati ai campioni d’Italia e certificare con una sua rete l’azzeramento del gap con i bianconeri rispetto al passato.
L’Inter, con una partita in più, ha 37 punti contro i 33 della Juventus: una vittoria permetterebbe di allungare sui bianconeri. Big Rom dopo aver smaltito una contrattura al quadricipite della coscia destra accusata nella prima gara del 2021 contro il Crotone – ha poi iniziato in panchina con la Sampdoria a Genova, gara che l’Inter ha perso -, sta ritrovando la condizione migliore. Contro la Roma non ha segnato, ma ha vinto a sportellate il duello con Chris Smalling. Mercoledì in Coppa Italia a Firenze è subentrato a metà ripresa e all’ultimo minuto dei supplementari ha evitato i rigori con un potente colpo di testa. In campionato non segna dal 3 gennaio con il Crotone, quando si fece male, quindi due gare a secco (ma contro la Samp ha giocato 30 minuti): in questa Serie A un digiuno del genere, quando è stato a disposizione, non gli era mai successo.

Una stagione fa, il 6 ottobre 2019, Bonucci prese un 7 in pagella su Tuttosport e nell’accoppiata con De Ligt risultò il difensore più in palla del reparto. Era il periodo in cui l’ex Ajax veniva sanzionato per i falli di mano nella propria area e i giudizi erano un po’ condizionati da quella casualità poi scomparsa. Al ritorno allo Stadium, nella sera dell’ultima battaglia prima della serrata per la pandemia di Covid, altro 7 per il centrale viterbese e anche per il Golden Boy 2018. Voti di Lukaku nei due match? 5 e 4. Leo conosce benissimo il suo avversario di stasera, cosa possano combinare Lukaku e Lautaro. E il fatto che Pirlo, a meno di cambiamenti di programma in mattinata, opti per il duo dall’usato sicuro può essere un ottimo segnale per i campioni d’Italia. Il duetto Bonucci-Chiellini rimanda ai noti tempi che furono, all’epopea della Juve che “cantava” scudetti in serie, ma è tutto tranne che una coppia sull’orlo della consunzione. «Aspetto il big match», ha scritto sui social l’ex milanista, che si è ripreso dalla fatica conseguente agli impegni da onorare ogni tre giorni. Lui che con 1688 minuti è il secondo juventino più spremuto in questa stagione, alle spalle di Danilo (1841) che ormai non stupisce più. Leo è una garanzia per Pirlo che, giusto ieri, ha detto di sentirsi naturalmente al sicuro quando le chiavi della retroguardia sono in mano ai due senatori, al capitano e al suo vice.

E chissà, magari l’incrocio di questa sera a San Siro servirà a Bonucci anche per fornire le ennesime risposte a coloro che, al suo primo errore, non smettono di bollarlo con etichette poco piacevoli e del tutto immeritate. Come se ciclicamente si ripetesse lo stesso ritornello: la Juventus prende gol e la colpa è di Bonucci, fingendo di non sapere che conta il sistema difensivo nel suo complesso. Contro Lukaku non sarà semplice, ma Leo conosce perfettamente il belga, bravissimo nel fare da sponda ai rilanci dal fronte difensivo nerazzurro e lanciarsi in verticale con movimenti da vero bulldozer. Testa alta, senso dell’anticipo, capacità di leggere le situazioni: per un ex centrocampista come Bonucci, andare a prendere Lukaku alto sarà missione complicata, non impossibile.

Chissà che effetto farebbe se gli dicessero che l’Inter il suo Cristiano Ronaldo ce l’ha già in rosa, perlomeno sotto il profilo del rendimento complessivo: i 17 gol in 22 partite giocate da Romelu Lukaku non sono le 19 reti in 18 presenze stagionali del CR7 bianconero, ma l’incidenza dei due colossi sul destino delle loro squadre è simile. Per un ragazzino che a febbraio dirà 36 (nel senso degli anni) i confronti valgono zero, contano piuttosto i suoi numeri, comunque spaziali. E qui non si tratta solamente dei 759 gol realizzati in carriera, con Pelè a +8, ma anche delle gare disputate, per esempio. Sono 1040. E le reti con la Juventus in appena due stagioni e mezza o poco meno? Ottantaquattro. Mumo Orsi e Filippo Inzaghi sono distanti rispettivamente quattro e cinque gol. Un extraterrestre.

Numeri a parte, si può solo immaginare la carica che Ronaldo sta accumulando in corpo aspettando la disfida di San Siro. Questa sera il fuoriclasse non incrocerà la difesa più forte del campionato: cinque squadre finora hanno fatto meglio dell’Inter, che ha subito 23 gol, gli stessi della Fiorentina. Ma l’impegno è duro, l’avversario è di alto lignaggio, il teatro è il tempio della Milano sportiva, l’atmosfera pur in assenza dei tifosi è da grandissimo evento mondiale.

San Siro per Cristiano è la Champions strappata dal Real all’Atletico Madrid con rigore decisivo trasformato schiaffeggiando un pallone bollente per chiunque, non per lui. San Siro è l’unico gol segnato dal CR7 juventino all’Inter: non decisivo, perché lo scudetto era già bianconero, epperò analogamente fonte di goduria per il popolo bianconero. San Siro è il «Siuuu» urlato per tre volte in faccia al Milan a casa sua. San Siro sarebbe la location perfetta in cui vergare l’ennesimo capitolo di una storia infinita, indirizzando così il derby d’Italia per mettere un’altra tacca sul piano di rimonta scudetto dei campioni d’Italia. La Juventus si affiderà al suo indiscusso capocannoniere, che quando non segna brilla per generosità (vedi l’assist a Weston McKennie il giorno dell’Epifania contro il Milan al Meazza) e quando sembra uscire dalla partita, in realtà la sta sempre governando sotto traccia, stimolando i compagni ad alzarsi, ad accompagnarlo nella ricerca del gol, a trascinare la squadra a un successo che stasera sarebbe determinante per le sorti juventine.

Ma se Ronaldo nei precedenti quattro scontri con l’Inter (in Serie A) ha segnato solo un gol, i nerazzurri lo devono anche, in parte, a Milan Skriniar. E’ vero che i risultati non hanno sorriso all’Inter e che proprio il difensore slovacco non fu perfetto in diverse situazioni (vedi lo 0-1 di Paulo Dybala nella gara d’andata e l’1-0 di Aaron Ramsey in quella di ritorno della stagione passata), ma con la sua marcatura, spesso arcigna, era riuscito a limitare l’asso portoghese. Il duello si ripeterà anche stasera, perché Skriniar ormai ha ripreso con forza il posto da titolare come centrale destro della difesa a tre e quindi incrocerà gli scarpini con Ronaldo. Lo slovacco dopo un anno, complicato, di apprendistato – sul finire della scorsa stagione aveva anche perso il posto in favore di Diego Godin -, ha ritrovato lo smalto dei bei tempi, quelli del biennio di Luciano Spalletti in cui si era esaltato, diventando uno dei migliori centrali del campionato (in una difesa però a quattro). Ancora adesso ci sono dettagli in cui Skriniar deve migliorare, ma il suo apporto è tornato su standard alti ed è anche migliorato nella costruzione del gioco. Il tutto senza dimenticare il ritorno al gol – contro Verona e Roma – dopo due stagioni senza acuti.

A Madrid, Achraf Hakimi è tornato giusto il tempo per fare i bagagli. Nonostante l’ultima, ottima stagione al Borussia Dortmund (45 partite giocate, 9 gol e 10 assist), il suo destino era già segnato per motivi bilancistici e per incompatibilità con Zinedine Zidane (lo stesso trattamento è stato riservato a Reguilón, ora al Tottenham). Florentino Pérez, ben conoscendo le scelte del suo allenatore, quanto meno ci ha guadagnato, considerato che l’investimento per Hakimi da parte dell’Inter è stato molto importante per un laterale difensivo (40,5 milioni più 5 di bonus per il cartellino, contratto quinquennale fino al 2025 a 5 milioni a stagione), certo è che mai avrebbe immaginato che il ragazzotto avrebbe avuto un impatto così importante in stagione.

Hakimi ha messo in porta 6 palloni e nessuno ha fatto meglio nei 5 maggiori campionati europei: tanto per fare un paragone con i “Galattici”, Sergio Ramos finora ha segnato la metà dei gol, tre, di cui due su calcio di rigore. Mentre, allargando il discorso a tutta la rosa, dietro all’inarrivabile (anche perché fa un altro mestiere…) Benzema, che di gol ne ha segnati 13, ci sarebbe solo l’interista. Tanti buoni motivi, uniti a un inizio di stagione vissuto all’ombra dell’Atletico Madrid con la fresca eliminazione dalla Supercoppa, che rendono amarissima questa plusvalenza.

Anche l’Inter, rottamando Mauro Icardi – ottavo cannoniere di sempre con 124 reti in nerazzurro – si è presa un rischio grossissimo, però l’ha compensato andando a prendere a Manchester Romelu Lukaku che, oltre a non avere una compagna piuttosto ingombrante come procuratore, sta viaggiando pure a medie migliori del suo predecessore. Zidane invece ha preferito non mettere pressione a Carvajal, per lui titolare indiscusso tanto che – quando è assente – adatta nel ruolo un’ala, ovvero Lucas Vazquez (che con l’Athletic ha sbagliato su entrambi i gol…), piuttosto che far giocare Odriozola.

Conte, nelle prime partite, aveva invitato Hakimi a lavorare di più sulla fase difensiva perché abituato a un calcio per i suoi gusti un po’ “enjoy” (anche da queste teorie si capisce perché l’ex ct abbia inanellato fallimenti in serie in Champions, l’ultimo pesantissimo per i conti di Suning), poi Achraf – come semplicemente lo chiamano in Spagna – ha aumentato pure l’attenzione nel proteggere la sua zona di competenza, anche se la specialità del ragazzo è attaccare. E segnare. Di questo passo, Hakimi detronizzerà il record di Giacinto Facchetti (10 gol nel 1966-67) tra i laterali d’attacco, ma può ambire a raggiungere pure i 12 segnati da Marco Materazzi a Perugia nel 2000-01 però grazie a 7 gol su rigore. In assenza di Lukaku, Achraf potrebbe anche provarci dal dischetto, visti i numeri di Sanchez, il ricordo – ancora fresco nella mente di Conte – dell’errore di Lautaro con il Bologna un campionato fa, e la ciabattata – comunque vincente – tirata da Vidal mercoledì a Firenze.

Un nuovo (e rivoluzionario) logo per l’Inter. Mentre procede la trattativa in esclusiva tra Suning e Bc Partners per il pacchetto azionario del club, la società ha deciso – sull’onda di quanto fatto dalla Juventus nel 2017 – di rottamare il simbolo iconico disegnato nel 1908 dall’illustratore Giorgio Muggiani (uno dei fondatori del club) e sempre soltanto adattato ai tempi. Sarà una rivoluzione: il nuovo logo del club, almeno inizialmente, sarà uno shock per i tifosi più ortodossi. Per lanciare l’iniziativa, a marzo partirà una potente campagna mediatica “I Am Milano” che coinvolgerà grandi ex della storia nerazzurra. Obiettivo dell’iniziativa è squisitamente commerciale: c’è la volontà di dare una nuova immagine al club per attrarre ancora di più gli sponsor in un anno comunque storico per il marketing nerazzurro, considerato che Pirelli lascerà il posto sulle maglie al nuovo partner che sta cercando personalmente Steven Zhang sul mercato cinese. Anche se pure questa attività dovrà essere valutata nell’ottica del possibile passaggio di proprietà. Sono tutte situazioni congelate in attesa della fine della due diligence da parte di BC Partners. Il fondo londinese entrerà nel dettaglio di questi aspetti all’inizio di febbraio, dopo aver concluso l’analisi dei conti, quando verrà il momento di formalizzare la prima vera offerta per l’acquisto di quote dell’Inter che, allo stato attuale, dovrebbe riguardare la maggioranza.

Due giorni fa la squadra è stata messa al corrente di queste possibili evoluzioni societarie. I due amministratori delegati, Beppe Marotta e Alessandro Antonello, hanno incontrato i giocatori e lo staff tecnico prima dell’allenamento, parlando di quanto era stato discusso nel consiglio di amministrazione del giorno prima. I calciatori, l’allenatore e i suoi collaboratori sono stati informati del fatto che gli stipendi di novembre e dicembre saranno pagati entro fine di gennaio, quindi due settimane prima del termine previsto dai controlli Figc, fissato al 16 febbraio. Parallelamente, Marotta ha trovato l’accordo con il Real Madrid per posticipare a fine marzo la prima rata per il pagamento del cartellino di Achraf Hakimi. Intanto il possibile ingresso di Bc Partners nell’azionariato dell’Inter viene commentato positivamente dal presidente della Lega Serie A, Paolo Dal Pino, che a sua volta sta ultimando la cessione del 10% della futura media-company di Via Rosellini a una cordata di fondi guidati da CVC: «I fondi di private equity sono operatori industriali che raccolgono soldi per investire e hanno serie competenze – spiega il manager lombardo a Radio Deejay – con loro c’è maggior imprenditorialità che si affianca a quella dei nostri presidenti, che investono di tasca loro. Io vedo molto positivamente il loro ingresso, danno maggior credibilità all’intero sistema».

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