Come vedere Torino – Verona Streaming Gratis Diretta Live TV Sky o Dzan?

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Vuole spalancare definitivamente il gas, sogna di dare una spallata significativa alla stagione. Il mercoledì della Befana ideale di Marco Giampaolo avrebbe un finale già scritto. Prima, naturalmente, ci sono da affrontare novanta minuti nei quali il dovere, prima ancora dell’obiettivo, è di non frenare la corsa iniziata sul nascere di questo nuovo anno tre giorni fa al Tardini di Parma. Nel pomeriggio il Toro andrà a caccia di conferme: esame impegnativo contro un Verona in ottima salute, ma lo spogliatoio granata è pervaso dalla convinzione che questa è la più classica delle partite-bivio da non fallire: allungare la striscia di tre risultati utili consecutivi (Bologna, Napoli e Parma) porterebbe sorrisi e leggerezza. Sarebbe una svolta vera, significante, di sostanza e di classifica.

Non sarebbe un’esagerazione raccontare che questa per il Torino si configura come la vigilia più importante della stagione, da quando la guida tecnica è stata consegnata nelle mani di Giampaolo. Negli ultimi venti giorni il tecnico ha ricostruito un gruppo riempiendolo di motivazioni ed autostima, non avendo avuto timore nel fare scelte nette come le esclusioni di Nkoulou, Meité e Zaza.

del risveglio, Parma dell’orgoglio, oggi il tecnico si aspetta che sia l’occasione per accelerare. È per questo che ha chiesto ai suoi di affrontare questa sfida nuovamente con coraggio, senza freni, e di puntare dritto al bis, alla seconda vittoria in pochi giorni. Anche per infrangere quello zero fastidioso alla casella dei successi casalinghi in questo campionato di Serie A. Un digiuno da spezzare in fretta, anche per acciuffare quella vittoria allo stadio Olimpico contro il Verona che manca addirittura dal 25 novembre 2001, all’epoca finì 5-1 per i granata. Sono passati vent’anni fa o poco meno. E se la cabala conta qualcosa, allora è curioso pure evidenziare come Giampaolo sia imbattuto in le partite-bivio da non fallire: allungare la striscia di tre risultati utili consecutivi (Bologna, Napoli e Parma) porterebbe sorrisi e leggerezza. Sarebbe una svolta vera, significante, di sostanza e di classifica.

Non sarebbe un’esagerazione raccontare che questa per il Torino si configura come la vigilia più importante della stagione, da quando la guida tecnica è stata consegnata nelle mani di Giampaolo. Negli ultimi venti giorni il tecnico ha ricostruito un gruppo riempiendolo di motivazioni ed autostima, non avendo avuto timore nel fare scelte nette come le esclusioni di Nkoulou, Meité e Zaza.

del risveglio, Parma dell’orgoglio, oggi il tecnico si aspetta che sia l’occasione per accelerare. È per questo che ha chiesto ai suoi di affrontare questa sfida nuovamente con coraggio, senza freni, e di puntare dritto al bis, alla seconda vittoria in pochi giorni. Anche per infrangere quello zero fastidioso alla casella dei successi casalinghi in questo campionato di Serie A. Un digiuno da spezzare in fretta, anche per acciuffare quella vittoria allo stadio Olimpico contro il Verona che manca addirittura dal 25 novembre 2001, all’epoca finì 5-1 per i granata. Sono passati vent’anni fa o poco meno. E se la cabala conta qualcosa, allora è curioso pure evidenziare come Giampaolo sia imbattuto in carriera contro il Verona: bilancio di 4 vittorie e un pari.

Rilancerà la formazione che ha travolto il Parma, la struttura insomma di quello che è stato un Toro affamato di urlare al campionato che è vivo e vorrà combattere fino all’ultimo minuto. Quel Toro affamato di riscatto che trasuda da ogni gesto, azione, comportamento, anche dalla postura di un personaggio come Armando Izzo, divenuto l’uomo in più, da copertina di questa rinascita. Contro il Verona Armando giocherà la sua quinta partita da titolare in campionato, la quarta da titolare consecutiva, e ci arriverà con un rendimento recente impeccabile: migliore in campo contro Bologna, Napoli e Parma. È tornato a fare quello che gli è sempre riuscito meglio: trascinatore in campo e un uomo ascoltato dai compagni nello spogliatoio. Un rientro fondamentale. Sul quale ha posto un accento in più: è reduce da due gol in due gare di fila. Non gli era mai accaduto in carriera. E ora punta al tris. Perché sfidare la storia gli è sempre piaciuto da matti.

La costante di questo Verona è la capacità di tornare dalle trasferte con qualcosa di buono. L’Hellas sta costruendo il suo personale viaggio fatto di allontanamenti dalla zona salvezza con vista Europa grazie molto ai punti realizzati fuori casa. La squadra di Ivan Juric, infatti, arriva da sei trasferte consecutive senza sconfitte lontana dal Bentegodi. Tre pareggi e tre
vittorie che piantano sulla tabella di marcia 12 bandierine. Dopo la sconfitta di Parma, nessuno è riuscito a battere il Verona nonostante abbia giocato nella propria casa. E i viaggi dei veneti sono stati non solo passeggiate di piacere.

Hanno pareggiato in casa della Juventus e del Milan, hanno vinto a Roma con la Lazio e a Bergamo con l’Atalanta. Solo a Firenze e a La Spezia l’Hellas ha giocato contro squadre attrezzate per obiettivi minori rispetto a quelli di Mattia Zaccagni e soci. Insomma, i test superati da Juric sono stati di altissimo livello. Allora dovrebbe sorprendere poco che dei 23 punti conquistati finora, 12 siano arrivati proprio in trasferta. Oltre la metà, un andamento che si può in parte giustificare con l’assenza di pubblico che anestetizza ormai qualsiasi fattore campo. Ma in parte, visti gli avversari, va ricercato nella capacità sempre più robusta di questa squadra di andare a casa di chiunque per spiegare il proprio gioco. Oggi a Torino sarà così. Il tecnico di Spalato non ha mai aspettato le mosse altrui, ha sempre impostato in partenza la propria idea costringendo i colleghi avversari a “litigare” con i propri pensieri per rispondere a Juric.

A Milano mise Dawidowicz su Calhanoglu. A Roma appiccicò Lovato su Milinkovic-Savic. A Bergamo utilizzò Tameze a uomo sul Papu Gomez. Oggi sarà interessante capire quale trovata proporrà per limitare e aggredire il Torino di Marco Giampaolo. E dire che nella scorsa stagione, dopo il lockdown, il Verona lontano dal Bentegodi si era smarrito. Da giugno ad agosto, in sei partite, 3 pareggi e 3 sconfitte per la miseria di tre punti. La salvezza era stata virtualmente costruita e impacchettata prima della sosta forzata a causa della pandemia, però quell’andamento limitò molto la rincorsa all’ottavo posto che alla fine andò al Sassuolo. Tra le sconfitte più dolorose ci furono quelle di Brescia per 2-0 e di Genova contro i rossoblù per 3-0. Tutti ricordi che evidentemente hanno aiutato Juric a spingere ancora di più su qualche aspetto. Non accontentarsi, per esempio. Come in questo periodo

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