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Dici Liverpool-Milan e la mente va subito alle due finali che hanno segnato in modo indelebile la storia della Champions League. Quella del 25 maggio 2005, quando a Istanbul i Reds riuscirono in una delle imprese sportive più incredibili della storia della più importante competizione europea per club: sotto per 3-0 alla fine del primo tempo il Liverpool riuscì incredibilmente a riprendere i rossoneri e poi a vincere ai rigori grazie all’errore decisivo di Shevchenko . Due anni più tardi, nel 2007 ad Atene, arrivò la vendetta del Milan grazie ad una doppietta di Pippo Inzaghi .

Domani sera ad Anfield il Liverpool si troverà un Milan in stato di grazia e reduce da tre vittorie consecutive in campionato. Anche i Reds stanno attraversando un momento di forma notevole: i ragazzi di Klopp arrivano all’esordio in Champions dopo la convincente vittoria per 3-0 in casa del Leeds, in cui Salah e compagni, su un campo storicamente difficile, hanno dominato la partita dall’inizio alla fine. Una vittoria che ha permesso al Liverpool di raggiungere la vetta della classifica andando a fare compagnia a Chelsea e United.

I Reds, fra l’altro, arrivano da una serie importante di risultati utili: l’ultima sconfitta risale addirittura ai quarti di finale di Champions della scorsa stagione, quando gli uomini di Klopp furono battuti dal Real Madrid; da allora i Reds hanno inanellato una striscia positiva di 13 gare, con 9 successi e 4 pareggi. Il Liverpool sembra essersi messo alle spalle la scorsa deludente stagione. Il ritorno di Virgil van Dijk ha ridato grande sicurezza al reparto difensivo che lo scorso anno era stato il tallone d’Achille dei Reds. Inoltre, i movimenti offensivi sono tornati quelli di un tempo, con Salah , che domenica ha firmato il gol numero 100 in Premier League, sempre più leader della squadra di Klopp.

Unica nota stonata per i Reds il gravissimo infortunio subito da Harvey Elliott . Il centrocampista classe 2003 si è infatti slogato la caviglia a seguito di un duro contrasto di cui è stato sfortunato protagonista nella sfida di domenica scorsa contro il Leeds. Una perdita importante per Klopp, visto che Elliot, nonostante la giovanissima età era diventato una costante nell’undici titolare schierato da Klopp nella prima parte di questa stagione.

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E’ una brutta botta, l’indisponibilità di Zlatan Ibrahimovic , che rischia di interrompere il percorso di crescita del Milan, che stasera a Liverpool vivrà un momento particolare, con l’esordio in Champions League. Brutta e totalmente inaspettata, tant’è vero che lo svedese era annunciato nella conferenza stampa della vigilia e solo pochi minuti prima che cominciasse è arrivata la notizia che invece avrebbe parlato Kjaer .

Sofferenza al tendine achilleo, la motivazione che ha spinto il Milan a tenerlo precauzionalmente a riposo e a non farlo nemmeno partire per l’Inghilterra. Domenica sera c’è la Juventus, che non è sfida meno importante di Liverpool. Anche se il nuovo stop, dopo appena mezzora di partita ufficiale, non può non far nascere nuovi sospetti sulla effettiva tenuta fisica dello svedese, ormai a un passo dai 40 anni. Peraltro, le 19 partite sulle 38 totali disputate nello scorso campionato testimoniano ampiamente la sua fragilità attuale.

«E’ uscito dalla partita di domenica con il tendine infiammato – ha spiegato Pioli -, speravamo che potesse recuperare nel giorno di riposo ma non è stato così. Ha provato con la squadra, ma abbiamo deciso di non rischiarlo a scopo precauzionale. Doveva partire titolare, per quello che avevamo provato, mentre ora il dubbio sarà su chi giocherà tra Rebic e Giroud e uno che poi subentrerà». Non si piange addosso, Pioli, anche se è ben consapevole di quanto perda il suo Milan, senza lo svedese.

A maggior ragione non avendo ancora Giroud a pieno regime: «Due settimane fermo hanno inficiato sulla sua condizione, ed è un peccato perché stava veramente bene. Due giorni non sono sufficienti per tornare ad avere 90’, ma uno spezzone della gara Olivier lo farà. Lunedì era un po’ giù, ora sta meglio però. Ovviamente non ha i 90’ nelle gambe, ma sta bene ed è disponibile. Rebic arriva da una grande partita, chiunque giocherà si farà trovare pronto».

Problemini anche per Tonali : alla fine è partito per Liverpool, ma vedremo se si accomoderà in panchina o giocherà: «Sandro ha avuto una piccola indisposizione, ma è partito con noi e credo possa essere pronto. Ha lavorato sempre con grande disponibilità e attenzione e ora ha tutte le qualità per essere un titolare di questo Milan» Lo stop di Ibrahimovic fa passare un po’ in secondo piano quella che è invece il focus odierno, ovvero il grande ritorno del Milan in Champions League. «La storia del Milan parla di un Milan in Champions ma per sette anni la squadra non è stata in questa competizione.

Ora vogliamo provare a scrivere la storia del Milan di Ibra, Kjaer, Kessie , Bennacer e Calabria . Proveremo a fare la nostra partita contro un avversario forte, allenata da un grande allenatore e che due anni fa ha vinto la Champions. Non nascondiamo le difficoltà di questa partita, ma siamo arrivati qui con le nostre qualità. Ci siamo qualificati con le nostre idee e il nostro calcio. Dobbiamo continuare così, anche se è vero che in tanti non hanno mai giocato in Champions. Ma noi sappiamo lo stesso cosa dobbiamo fare. Ho studiato il Liverpool, ci siamo preparati bene».

Nella difficoltà di un girone tra i più complicati di tutta la Champions, non è poi così male partire da Liverpool. Perché questo è comunque uno stadio che mette i brividi, alla prima come all’ultima partita. E poi meglio cominciare senza troppe aspettative: è evidente che anche un eventuale ko non provocherebbe crisi o scossoni, né pregiudicherebbe la comunque remota chance di qualificazione agli ottavi. Pioli sul tema mantiene un atteggiamento distaccato: «Non ci saranno partite facili in questo girone, le avversarie sono tutte competitive.

Vogliamo scrivere la nostra storia in Champions, è abbiamo subito una grande opportunità. Grandissimo rispetto per il Liverpool, ma anche grande convinzione che possiamo fare bene». Quanto alla tattica, tutto abbastanza scontato: «Dovremo essere intelligenti in campo. Il Liverpool è sempre aggressivo, non aspetta, dovremo essere bravi a saltare la loro pressione con il palleggio o con un lancio lungo. Serviranno giocate tecniche di alto livello. E’ una squadra molto verticale con due attaccanti velocissimi come Manè e Salah che sanno penetrare in area con velocità. Le fasi di gioco, però, restano sempre due. Quando avremo noi la palla, dovremo avere la personalità e la qualità tecnica per trovare gli spazi giusti». Detta così, sembrerebbe semplice, ma poi la prova del campo è sempre diversa.

Accennato dunque alla leggera indisposizione di Tonali, resa meno grave dalla presenza di Bennacer (alla fine resta questo l’unico vero dubbio di formazione), Pioli ha ben chiare tutte le altre scelte. Al di là degli scontatissimi Maignan in porta, Calabria e Theo Hernandez sulle fasce, ecco un altro rientro, quello di Kjaer, al centro della difesa, a fianco di Tomori e al posto di Romagnoli , che pure ben aveva fatto contro la Lazio. Ma ormai le gerarchie sembrano essere queste. Anche Saelemaekers riprende il suo posto, dopo l’intermezzo di Florenzi domenica sera. Le partite si susseguono a breve distanza e il turn over, visto l’organico messo a disposizione di Pioli, potrebbe essere davvero l’arma in più di questo Milan.

Domenica si è riposato, consentendo peraltro al Milan di scoprire che Alessio Romagnoli è ancora un giocatore di livello, utilizzabile appena ce ne sarà bisogno. Ma adesso tocca di nuovo a Simon Kjaer sistemarsi al centro della difesa e cercare di fermare quell’autentica macchina da gol che risponde al nome di Liverpool.

Dall’alto della sua esperienza, indica ai tanti giovani del Milan che si apprestano a esordire in Champions League quale sia la strada migliore da seguire: «Abbiamo lavorato un anno per essere qua e ora affrontiamo il Liverpool con grande emozione, grande forza e grande volontà per fare il massimo. Come squadra possiamo fare veramente male a loro, ma anche loro possono fare male a noi. Hanno ottimi giocatori, ma dobbiamo giocare da Milan».

L’assenza di Zlatan Ibrahimovi c non aiuta, ma il giocatore danese non è certo tipo da cercare subito degli alibi:«Con o senza Ibra facciamo il nostro lavoro, prepariamo la partita nella stessa maniera e con la stessa mentalità. C’è solo il mister che deve pensare a quelle cose, la decisione che prende lui,noi la accettiamo». Da difensore, Kjaer deve preoccuparsi innanzitutto dell’attacco inglese. Che descrive così: «Hanno tantissima qualità, anche nel modo in cui giocano.

Dobbiamo rispettarli e pensare a quello. Se ci mettiamo a giocare uno contro uno contro quei tre che hanno davanti, perdiamo sicuro. E invece dobbiamo pensare che siamo una squadra che lavora molto bene insieme, sia davanti, sia dietro, e che siamo cresciuti tanto. Come dimostra il fatto che ci siamo qualificati per la Champions e adesso siamo qui a giocarcela con il Liverpool». Anche il tecnico Klopp è un valore aggiunto dei rivali: «Sappiamo come fa giocare le sue squadre, ma sappiamo anche che con le nostre qualità possiamo metterli in difficoltà. Noi rispettiamo loro, loro rispettino noi». E’ certo,comunque, che il Milan non sia stato particolarmente fortunato nel sorteggio: «Giocare in Champions è giocare contro i migliori. Cresci di più se incontri i campioni. Ho avuto grandi esperienze ad Anfield ed è sempre una bella sfida. La Champions è particolare e sappiamo quello che dobbiamo fare divertendoci e poi faremo i conti. Di sicuro, però, partite così rappresentano il motivo per cui giochiamo a calcio».

Lo spessore dell’uomo, se qualcuno avesse ancora avuto dei dubbi, lo abbiamo verificato tutti durante gli Europei e il dramma Eriksen . Ma lo si capisce anche da come parla dei compagni di reparto e, in particolare, di chi domenica ha giocato al posto suo e potrebbe ancora insidiargli la maglia da titolare: «Mi trovo molto bene con Tomori e Romagnoli. Il nostro lavoro è mettere il mister anche con Gabbia . Il rapporto tra noi difensori è sempre stato buono e sarà sempre buono. C’è una squadra che vuole giocare per fare il massimo, vincere lo scudetto e per questo servono due giocatori minimo per ogni posizione. Fino a Natale ci sono 32 partite e dovremo vincere da squadra»

Nel giorno in cui il Milan torna a disputare la Champions, non poteva mancare un pensiero di Paolo Maldini , che questo trofeo ha sollevato da capitano, così come lo aveva sollevato da capitano, nel 1963, anche suo padre Cesare: «Non si possono sbagliare queste partite, basta un errore e sei fuori. I momenti più intensi per me sono stati i sei giorni tra i due derby di Champions, nel 2003, poi la finale con la Juventus e anche l’ultima Champions vinta nel 2007 proprio contro il Liverpool. Alzare la Coppa da capitano è il raggiungimento di un obiettivo comune, però dà una soddisfazione enorme. Molti dei ricordi più belli sono legati all’emozione che trasmette la gente. Un’adrenalina che senti arrivando allo stadio e adesso che il pubblico è tornato la si può tornare a respirare».


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