Kate Middleton e Meghan provano a far pace in nome di Lady Diana

Da quando si sono conosciute, correva l’anno 2016, le due future cognate non hanno mai parlato volentieri l’una con l’altra, figuriamoci l’una dell’altra. A rompere il silenzio a fini mediatici, incalzata da Oprah Winfrey in un passaggio della nefasta intervista Tv dello scorso marzo, è stata ovviamente Meghan, che di Kate ha detto: «Mi hanno accusato di averla fatta piangere durante i preparativi del mio matrimonio. In realtà è accaduto il contrario, tutta colpa di una discussione sui vestiti delle damigelle.

Lei non ha mai smentito. E avrebbe dovuto farlo». Più diplomatica la futura regina. A domanda di un cronista durante il G7 in Cornovaglia, a giugno, ha risposto: «Lilibet? Non vedo l’ora di vederla». Lasciando così intendere che la secondogenita dei Sussex, a sette giorni della nascita, non era stata presentata in famiglia nemmeno tramite videochiamata. Punte di un iceberg, che da sempre rappresenta i rapporti tra le cognate. Più che non sopportarsi – si è sempre detto – nessuna delle due ha mai avuto davvero l’intenzione di conoscere l’altra, di creare un rapporto.

Oggi però l’indiscrezione che arriva dagli Stati Uniti sovverte la vulgata delle duchesse dai lunghi coltelli: altro che estranee, nonostante l’oceano – metaforico e topografico – che le divide, le signore di Cambridge e Sussex si sarebbero assai avvicinate, solidarizzando, scoprendosi per molti aspetti sulla stessa lunghezza d’onda. Per la verità l’inversione di tendenza è stata preparata da tempo e per la prima volta si è palesata il 17 aprile 2021, ai funerali del duca di Edimburgo. L’artifice è stata Kate.

Quei quattro passi tra William e Harry appena finita la funzione religiosa, durante i quali i due fratelli sono stati quasi obbligati a guardarsi negli occhi, è stata appunto orchestrata dalla perfetta Middleton, di professione esperta in diplomazia familiare prima che altezza reale: la duchessa ha capito che, indipendentemente dai torti e dalle ragioni, questa spaccatura nelle frange più giovani di casa Windsor non avrebbe potuto che nuocere, sul lungo periodo, alla monarchia.

Monarchia che un giorno, forse non troppo lontano, vedrà il volto suo e quello di William scolpiti nella storia. Dunque meglio agevolare una, seppur lenta e ardua, riappacificazione. Prima tra i fratelli. E poi tra cognate. Meghan ha seguito con attenzione la scansione degli eventi durante le esequie di Filippo. E i primi contatti con Kate si sono concretizzati nelle settimane successive, quando era alle prese con l’epilogo di una gravidanza delicata, visto il ricovero anticipato al Santa Barbara Cottage Hospital, la clinica dove è nata Lilibet. Gente lo aveva rivelato: la prima persona, dopo Elisabetta II, a essere informata dell’arrivo della piccola è stata proprio Ka-te, con un sms inviato da Meghan. E i contatti si sarebbero fatti via via più intensi, quasi quotidiani. Tanto da arrivare alle orecchie della stampa d’oltreoceano.

Us Weeky ha addirittura parlato di un progetto comune, ideato da Meghan: un documentario per Netflix – come sappiamo i Sussex hanno firmato un contratto multimilionario con il colosso dello streaming per produrre contenuti Tv e ora devono pur inventarseli – che celebri le attività filantropiche promosse dalla duchessa di Cambridge, dalla protezione della salute mentale infantile al sostegno alle madri single disagiate. Al di là della prospettiva di un duo artistico – Meghan regista, Kate protagonista – è certamente vero che le due donne stanno tessendo una pace silenziosa e duratura per il bene comune, che va oltre la corona.

C’è di mezzo la famiglia, intesa come il nucleo di affetti nati dal rapporto di fratellanza tra William e Harry, su cui così tanto aveva investito Diana, nel suo ruolo di madre. «Ricordate: dovrete sempre sostenervi, l’un l’altro», disse a più riprese. È chiaro quindi che questo riavvicinamento assume una forza simbolica ancora più dirompente, perché le prove di pace scoppiano proprio nei giorni in cui si celebrano i 24 anni dalla tragica scomparsa della principessa di Galles, morta in un incidente stradale, dai contorni mai fino in fondo chiariti, nel tunnell dell’Alma, a Parigi, il 31 agosto 1997.

Il tentativo di riportare armonia giova soprattutto all’immagine dei Sussex, che ancora una volta si devono confrontare con i riverberi dell’intervista a Oprah. Proprio il 31 agosto, infatti, esce la versione rinnovata del libro di Omid Scobie e Carolyn Du-rand, Libertà, in cui viene dato conto di un retroscena polemico: Harry e Meghan sarebbero rimasti turbati dalla mancata sensibilità dimostrata da sua maestà dopo aver appreso dagli stessi Sussex che all’interno della cerchia Windsor erano circolati commenti razzisti sul colore della pelle del loro primogenito, Archie. I giornali inglesi sono insorti, il Sun ha persino scritto che Elisabetta avrebbe assoldato un team di legali esperti in diffamazione da scagliare contro il nipote per smontare questo supposto retroscena, ma casa reale ha smentito. Il cancan, però, si è scatenato. E non aiuta, così come non aiuta la decisione dei Sussex di battezzare Lilibet in California e non a Londra, impedendo così alla regina di partecipare alla cerimonia. Questo cortocircuito tra affetti e protocollo si stringe come un cappio intorno alla fama, già di per sé dibattuta, dei duchi americani. E, a conti fatti, solo Kate è in grado di riabilitarli. In cambio potrebbe chiedere una resa incondizionata. Tradotto: basta veleni.


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