Madre e fidanzato prete condannati: hanno ucciso di botte la figlia di tre anni

Ha 23 anni e si chiama Nicola Priest, la donna che è stata condannata per avere ucciso la figlia di soli 3 anni. Pare che nel commettere questo omicidio, la donna sia stata aiutata dal fidanzato e dal prete Callum redfern un giovane di 22 anni. E’ questa L’incredibile storia che arriva direttamente da Solihull, in UK dove una bambina di soli 3 anni è stata uccisa dalla sua mamma, ovvero la donna che avrebbe dovuto amarla e proteggerla più di chiunque altro al mondo. La bambina sarebbe deceduta per gravi lesioni toraciche e addominali. Ma facciamo un po’ di chiarezza e cerchiamo di capire che cosa effettivamente sia accaduto.

Uccide la sua bambina di soli tre anni con l’aiuto del fidanzato

La storia che vi abbiamo raccontato è quella di Kaylee-Jayde Priest, la piccola di soli tre anni uccisa dalla sua mamma. La piccola era stata rinvenuta all’interno della sua abitazione e praticamente in condizioni davvero pessime. Poi effettivamente la bambina è deceduta per via delle gravi lesioni toraciche e addominali. È stato così diffuso un filmato contenente delle immagini piuttosto raccapriccianti. In queste immagini effettivamente si vede bene quanto la madre fosse distante dalla sua bambina e sono dei filmati che risalgono a poche ore prima della morte di Kaylee-Jayde.

Lesioni profonde, costole rotte e fratture sparse sul corpicino della bambina

Sul corpo della bambina sono stati effettuati alcuni esami medici che hanno mostrato quanto effettivamente la piccola abbia sofferto. Sul suo corpo infatti sono state rinvenute delle lesioni profonde tra le quali costole rotte e frattura della parte inferiore della gamba e anche uno sterno rotto. Si presume quindi che la madre abbia colpito la figlia alla testa. Alcuni vicini hanno riferito di aver sentito il fidanzato piangere e urlare e sarebbero state ascoltate nello specifico queste parole «Dirò solo che è caduta dal letto». La giovane donna e il suo fidanzato pare fossero legati per lo più da una relazione sessuale e di conseguenza vivono sotto lo stesso tetto.

Ad incastrare la coppia oltre a gli esami effettuati sul corpo della piccola sono stati anche alcuni messaggi che si sarebbero scambiati pochi giorni prima della morte della piccola. «La ucciderò… la schiaffeggerò, perché continua a camminare in soggiorno o ad andare in cucina». Questo quanto scritto dalla donna. Il fidanzato le avrebbe invece ha risposto in questo modo «Bene, dagliene un po’ da parte mia». Adesso la donna è stata dichiarata colpevole di crudeltà verso un minore.


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