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Marito e moglie ricoverati per Covid si incontrano e si tengono per mano

Giuseppe e Rosina, marito e moglie, entrambi ricoverati per Covid all’ospedale San Filippo Neri di Roma, si sono incontrati in reparto e si sono presi per mano. Le foto dei coniugi, di nuovo insieme, pubblicate da LaPresse, hanno fatto il giro del web, commuovendo tantissime persone. I due anziani, affetti da coronavirus e costretti ad indossare la maschera dell’ossigeno per respirare, si sono emozionati nel vedersi e si sono toccati, immortalati dalla fotografa mano nella mano, un po’ più sollevati nel constatare l’uno con l’altra che stanno bene. Immagini di speranza e di un amore che va oltre le difficoltà, trovandosi entrambi a combattere nello stesso momento contro il Covid, uniti anche nella malattia. La coppia è riuscita ad incontrarsi grazie all’aiuto e al sostegno del personale sanitario, che ha concesso loro di vedersi per qualche minuto, prima di salutarsi di nuovo, in attesa di riabbracciarsi una volta sconfitto il virus. La speranza è che entrambi, che per ora restano ricoverati nella struttura sanitaria romana adibita anche all’accoglienza dei pazienti Covid, possano farcela e che guariscano presto, tornando a casa insieme a vivere serenamente la loro vita.

La terapia intensiva Covid del San Filippo Neri è di nuovo piena

Nei giorni scorsi Fanpage.it ha documentato come la terapia intensiva Covid dell’ospedale San Filippo Neri di Roma sia di nuovo piena e come a finire ricoverati siano anche persone relativamente giovani, sui quarant’anni e non solo persone anziane, come per la maggior parte dei casi era accaduto per la prima ondata. “Abbiamo ridotto i posti perché non erano necessari – ha spiegato il dottor Mario Bosco, responsabile delle terapie intensive Asl Roma 1 – ma siamo pronti a riattivarli per fronteggiare questo nuovo aumento di casi”. Tuttavia per il dottor Bosco la situazione non può essere paragonata a quella di un anno fa, poiché “ora abbiamo più esperienza, a marzo 2020 stavamo affrontando l’ignoto”. Ora inoltre il personale sanitario è vaccinato, un’arma in più per combattere il virus. “Il principale strumento che abbiamo è il vaccino – conclude il dottor Bosco – dalla realizzazione di un programma vaccinale quanto più tempestivo e veloce dipende l’andamento dell’epidemia delle prossime settimane e dei prossimi mesi”.


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