Streaming Online Milan Lazio diretta live Tv gratis dove e come vedere la partita (Serie A Ore 18.00)

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Milan Lazio, sarà quindi valida per la seconda giornata di campionato e scenderanno in campo tra pochi minuti allo stadio Luigi Ferraris di Genova. Rappresenta il 50% degli spettatori rispetto alla capienza massima dello stadio. Il calcio d’inizio è fissato per le ore 18:00. Il match sarà trasmesso in diretta TV ed in esclusiva da Dazn. Di conseguenza sarà visibile a tutti gli abbonati su Smart TV compatibile con l’apposita App o in alternativa su tutte le tipologie di televisori che sono collegati ad una console PlayStation 4 o 5 o XBox. Sarà possibile anche collegare il vostro televisore ad un dispositivo Amazon Fire TV stick oppure Google Chromecast o ancora al timvision box. La telecronaca sarà affidata a Stefano Borghi mentre il commento tecnico Curato da Dario Marcolin.

La notte dei centravanti, anche se al fischio d’inizio potrebbe esserci un imbucato alla festa, Ante Rebic . Ma Milan-Lazio di questa sera, per svariati motivi, più che per un duello personale fra i due, sarà la serata di Zlatan Ibrahimovic e Ciro Immobile . Lo svedese è al debutto stagionale dopo quattro mesi fermo ai box per un infortunio al ginocchio sinistro. Immobile, tanto per cambiare riparte da capocannoniere del campionato, grazie ai 4 gol segnati nelle prime due giornate con Empoli (1) e Spezia (3).

Ciro riparte però anche da una sosta per le nazionali che lo ha visto, non per la prima volta, protagonista in negativo per le critiche ricevute per le prestazioni in azzurro. Ma se in azzurro Immobile è come Clark Kent, nella Lazio, Ciro si trasforma in Superman e il Milan, colpito già sette volte dal capitano biancoceleste – fra cui una tripletta nella terza giornata, come stasera, del campionato ’17-18 -, ne sa qualcosa.

Anche Ibra si diverte abbastanza quando vede Lazio. Zlatan, che a causa degli infortuni la scorsa annata saltò entrambe le partite con l’allora squadra di Simone Inzaghi, ha segnato in carriera 8 reti agli avversari odierni, 4 con la maglia del Milan. Il suo primo centro in A con la maglia rossonera nel lontano 22 settembre 2010, arrivò proprio contro la Lazio. Ibra è carico a pallettoni, ieri con il suo inconfondibile stile ha postato una sua foto mentre si appresta a indossare la maglia numero 11 del Milan scrivendo un tranciante «D-Day».

Ibra è pronto a… sbarcare su questo campionato, ritrovando i tifosi a San Siro dopo aver esultato per una stagione in uno stadio vuoto. Vorrebbe spaccare tutto, probabilmente partire dall’inizio, anche se ieri Pioli ha fatto capire che potrebbe preservarlo per la ripresa, anche perché, se è vero che Giroud da domani sarà in gruppo, la prossima settimana il Milan se la vedrà con Liverpool e Juventus, due gare non da poco. E a proposito della Champions, Ibra ne ha parlato in una lunga intervista concessa a “France Football”: «Se si parla di qualità intrinseche io non ho nulla in meno rispetto a Messi e Ronaldo , se invece si considerano i trofei allora sì, io non ho vinto la Champions League – ha analizzato Zlatan -.

Se l’avessi vinta, sarebbe stato meraviglioso; non l’ho vinta, ma questo non fa di me un giocatore peggiore. Detto ciò, ho ancora obiettivi e voglio vincerla». Niente Champions come i suddetti rivali dell’epoca e niente Pallone d’Oro: «Non ne sono ossessionato, non so in base a cosa si decida per l’assegnazione del premio. In fondo, penso di essere il migliore al mondo. Se mi manca? No è il contrario – la risposta alla Ibra -, sono io che manco al Pallone d’Oro». Lo svedese ha parlato anche del suo presente agonistico: «Non ho più 35, 30 o 25 anni, ma sono rimasto lo stesso ed è la cosa più importante. Sono più maturo e gestisco le situazioni in modo diverso, dentro e fuori dal campo – ha aggiunto Ibra -. Non sono veloce come a 25 o 30 anni, ma faccio del mio meglio per aiutare la squadra». Infine, una battuta su Lukaku e LeBron James, con cui nei mesi scorsi ha discusso sul campo e via social («se amano la neve, li porto entrambi in motoslitta») e la rivelazione su cosa prevede il suo futuro: «Dopo la mia carriera, voglio scomparire e godermi la vita».

Ibra, per carattere e stile del personaggio, ama creare polemiche; Immobile, anche senza volerlo, le attrae soprattutto quando va in Nazionale. E’ stato il centravanti dell’Italia campione d’Europa, ha segnato pure due gol nel girone, ma negli occhi della gente rimangono gli errori nella fase finale e le zero reti nelle recenti uscite. Ciro è stato criticato e poi difeso dalla moglie Jessica («Parlano i fatti, anzi i numeri»), ma stasera tornerà nella sua confort zone, in quella Lazio dove segna a ripetizione – 154 gol, miglior marcatore di sempre del club, meglio anche del mito Piola – e che vuole riportare in Champions, la competizione che manca alla ricca bacheca di Ibra.

I successi con Sampdoria e Cagliari sono ormai nel dimenticatoio, ma hanno fatto molto comodo al Milan che affronterà questa sera la Lazio in un super match che promette, almeno sulla carta, fuoco e fiamme. Stefano Pioli guarda con saggezza una partita alla volta, dando più retta alle sensazioni del campo che a quelle esterne. E allora eccolo analizzare la profondità della sua rosa, che è sicuramente più completa rispetto a quella dello scorso anno: «Siamo migliorati come spessore e come composizione di rosa.

Messias è ancora più indietro, ha bisogno di un lavoro specifico. Bakayoko anche lui è un po’ indietro. Mi auguro di averli tutti con una condizioni più omogenea, ma al completa siamo una squadra che mi dà la possibilità di fare diverse scelte e di essere competitivi». Torneranno tra i convocati sia Zlatan Ibrahimovic sia Franck Kessie . Sullo svedese, Pioli afferma: «È un grande, sa benissimo quali sono le sue condizioni. Si è sacrificato tanto per recuperare, lavorando dalla mattina alla sera. Adesso sta bene, ma nessuno del gruppo squadra del Milan può giocare tutte e 7 le partite per intero in questi 21 giorni. Non ci saranno problemi a gestirlo, mi auguro che possa avere quella continuità che l’anno scorso ci è mancata». Sul centrocampista ivoriano, che ha finalmente smaltito l’infortunio palesatosi prima di ferragosto ma ancora alle prese con il rinnovo del contratto, l’allenatore del Milan ha detto: «Vorrei che Kessie firmasse, è una situazione che riguarda più il club e il suo agente. Quando c’è una trattativa si va avanti per tanto tempo, è normale che sia così. Con Franck parlo di campo e lo vedo motivato, sereno e positivo. Al momento non ci sono problemi».

E a chi gli ha chiesto se teme che lo stadio possa accogliere male Kessie (visti i numerosi messaggi social che invocavano una contestazione all’ivoriano per la questione rinnovo), Pioli ha risposto: « nostri tifosi sono troppo intelligenti per non mettere il Milan sopra ogni cosa. Anche domani sera San Siro sarà pieno. Se ne sta parlando troppo e troppo a sproposito. Quello che deve iinteressare ai tifosi e all’allenatore è che la squadra dia l’anima, Franck è uno di questi. Tutti i giocatori del Milan dovranno essere sostenuti come i tifosi hanno sempre fatto, non sono preoccupato».

La partita contro la formazione di Sarri è soltanto l’ultima di una serie di scontri diretti nei quali il Milan sembra essere tornato a sentirsi a suo agio: «Le vittorie ti danno condizione, morale. Ma sono le atteggiamenti che devono essere mantenuti nel corso della gara. – prosegue Pioli – È la disponibilità, il sacrificio, la corsa in più che possano essere sempre decisive. Vincere fa bene ma bisogna rimare sempre molto umili, consapevoli di quanto dobbiamo mettere nella partita». Pioli non condivide chi accomuna la Lazio al Liverpool e spiega che: «La Lazio gioca con un centravanti vero, il Liverpool con un centravanti mobile. Le partite sono troppo diverse, abbiamo il nostro modo di stare in campo su cui abbiamo fiducia. Da lunedì penseremo alla Champions, oggi siamo concentrati sulla Lazio» e poi sottolinea l’importanza del turnover: «L’anno scorso purtroppo una certa turnazione è saltata per gli infortuni. È normale che nella mia testa ci siano idee di cambiamenti, ho tanti giocatori forti e devo dare la possibilità di dimostrarlo».

Settembre è il mese delle ripartenze e anche uno come Ibra, che vuole essere eccezionale, finisce per adeguarsi alla tradizione. Del 19 settembre 1999 Zlatan ricorda la prima in assoluto tra i professionisti con il Malmoe; l’8 settembre 2001 la prima da titolare in campionato con l’Ajax (con gol al Twente) ; il 9 settembre il debutto in A con una squadra milanese (l’Inter) e altro gol alla Fiorentina. Ma il 12 settembre 2004, esattamente diciassette anni fa, Ibra si presentava all’Italia: 45 minuti da riserva di Trezeguet bastarono per il primo centro in Serie A con la maglia della Juventus. Oggi, 12 settembre, un nuovo debutto: alla terza giornata comincia la stagione di Zlatan, la quinta in rossonero. Ibra ha segnato all’esordio in campionato in quasi tutti i tornei del mondo che ha frequentato: in Spagna, Francia, Inghilterra e Stati Uniti.

Ma non ha festeggiato alla sua prima rossonera in assoluto: il 28 agosto 2010 fu acquistato dal Barcellona, il giorno dopo partecipò a Milan-Lecce solo dalla tribuna. Iniziò dalla trasferta di Cesena, ma senza gol. E anche al debutto rossonero in A a San Siro, contro il Catania, niente.
Lazio nel destino Per la prima rete milanista di campionato aveva aspettato la Lazio, avversaria di oggi, il 22 settembre, quarta giornata . Nella seconda stagione al Milan il calendario proponeva l’esordio nello stadio del Cagliari, poi rinviato (come il resto del turno) per sciopero dei calciatori. Il campionato ripartì da Milano e Ibra segnò. Avversaria? La Lazio. Nella seconda parte della carriera rossonera di Ibra il debutto avvenne davvero nello stadio del Cagliari (con gol, a gennaio 2020) mentre nella passata stagione iniziò con una doppietta al Bologna. Il tempo passa e Zlatan migliora. Ci risiamo, potrà dimostrarlo anche nell’ennesima ripartenza.

Napoli-Juve ieri, Milan-Lazio oggi. Gli scontri diretti cominciano a fare chiarezza sulla consistenza reale delle sette sorelle. A San Siro il Milan misurerà la temperatura della nuova Lazio di Maurizio Sarri, è questo il senso della partita. Il Mi-lan lo conosciamo, da un anno e mezzo applica un suo format, il 4-2-3-1 di Pioli. La Lazio “sarria-na” è in costruzione e in esplorazione di se stessa, vive una fase in cui può essere tutto o niente. Ci aspettiamo una partita a trazione laterale, anche perché le fasce saranno “abitate” da giocatori importanti. Via Hakimi e in attesa che Spinazzola guarisca, lo scettro di miglior terzino del campionato lo assegniamo per il momento a Theo Hernandez. E quanto alla Lazio, non sono molte le squadre munite di ali dello spessore tecnico-velocistico di Pedro e Anderson.

Non solo cross Marusic-Pedro sulla destra e Hysaj-Ander-son a sinistra dovrebbero essere le “catene” laziali sugli esterni a San Siro. Usiamo il condizionale perché resiste un dubbio Maru-sic-Lazzari per il ruolo di terzino destro. Nel 4-3-3 di Sarri le ali non lavorano soltanto in funzione dell’allargamento per il cross, tutt’ altro. Attaccano la profondità e rientrano all’interno sul piede “sbagliato” per il tiro o l’assist.

Il Milan dovrà fare attenzione al pressing alto dei sartiami, sconsigliata la costruzione dal basso. Meglio affidarsi a Maignan, portiere che sa calibrare rilanci personalizzati per eludere le pressioni offensive. Perdere il possesso negli primi venti metri, anche in posizioni defilate, può essere letale contro tipi rapidi come Pedro Mosse Non è confermato al cento per cento, ma nel Milan l’asse di destra dovrebbe esser formato da Calabria come terzino e da Florenzi come esterno più avanzato. Florenzi al posto di Saelemaekers suona come scelta più conservativa, sebbene l’ex romanista e Calabria siano due laterali portati anche a spingere e a segnare. A Florenzi ne vengono attribuiti 41, tanti, ma i più li ha realizzati all’inizio della carriera. A Calabria, più giovane, soltanto 5. Calabria e Florenzi contro Felipe Anderson e Hysaj.

Il Milan sarà più offensivo sul versante mancino, dove Hernandez e Leao spingono più di quanto difendano. E con Marusic al posto di Lazzari come terzino destro anche Sarri farebbe una mossa più protettiva. Attenzione alla girandola delle inversioni. Spesso Pedro e Anderson si scambiano le corsie, l’uno passa a sinistra e l’altro a destra, e viceversa. Cose già viste, ma il tourbillon può confondere i Le novità Nella transizione da Inzaghi a Sarri colpisce il coinvolgimento richiesto a Immobile. Con Inzaghi il centravanti “tagliava” e attaccava la profondità. Con Sarri deve anche “venire incontro”, abbassarsi, appoggiare la palla per le ali o gli interni e ripartire. I numeri confermano. Contro l’Empoli alla prima giornata Immobile ha toccato 48 palloni in 82 minuti, contro lo Spezia alla seconda 45 in 81. Nella sua ultima partita della scorsa Serie A, contro il Torino, i tocchi di Ciro erano stati 31 in 90 minuti. Immobile partecipa di più alla manovra, ma non ha smesso di correre in avanti e di attaccare la porta. È sempre Ciro il vero centravanti, però Pedro e Anderson, con gli accentramenti, possono mutare in “falsi nove” pericolosissimi.


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