Sergio Japino chi è l’ex compagno di Raffaella Carrà? Lavoro, figli, carriera, quanto guadagna e vita privata

Sergio Japino è un noto regista, autore televisivo ed anche coreografo italiano, il quale è conosciuto per essere comunque l‘ex compagno di Raffaella Carrà. È stato sicuramente uno degli autori televisivi, dei coreografi anche dei registi più amati più apprezzati ed anche più conosciuti del mondo dello spettacolo italiano. E’ anche particolarmente noto per essere stato per tanti anni legato Raffaella Carrà con la quale ha anche collaborato nella realizzazione di diversi programmi televisivi anche di un certo calibro. È stato particolarmente abile nel costruire una carriera fatta di grandi successi e non è di certo un caso che sia diventato uno dei personaggi più importanti del mondo dello spettacolo. Ma cosa sappiamo in realtà di lui? Chi è Sergio Japino? Qual è stata la sua carriera e quanto guadagna?

Sergio Japino chi è

È nato il 17 settembre 1952 a Ventotene in provincia di Latina. All’anagrafe il suo vero nome è Sergio Candido Japino ed è nato sotto il segno zodiacale della Vergine. È un noto regista. autore televisivo ed anche coreografo italiano il quale si è formato come ballerino alla scuola di Gino Landi. Ha debuttato nel mondo dello spettacolo e soprattutto della televisione negli anni Ottanta come coreografo. In quegli anni ha lavorato per programmi quale Fantastico 3 e pronto Raffaella lavorando proprio insieme alla Carrà ed è stato con questi due programmi che ha iniziato il sodalizio con la nota conduttrice e regina della televisione italiana.

Carriera

Nel 1988 insieme hanno lavorato al Raffaella Carrà Show e poi ancora nel 1989 è stato impegnato con Il principe azzurro e tra il 1990-1991 con Ricomincio da due. Nel 1991 è stato poi alla regia di Fantastico 12 e ha preso parte su uno dei programmi più importanti di Raffaella Carrà ovvero Carramba che sorpresa e successivamente poi Carramba che fortuna. Negli ultimi anni ed esattamente nel 2019 è stato poi il regista di un programma di interviste andato in onda su Raitre in prima serata, intitolato A raccontare comincia tu e condotto proprio dalla Carrà.

Vita privata e quanto guadagna

Riguardo la sua vita privata sappiamo che è stato per circa 17 anni il compagno storico di Raffaella Carrà. I due sono stati insieme esattamente dal 1980 fino al 1997. Anche in seguito alla loro separazione pare che i due siano rimasti in buoni rapporti.  Per quanto riguarda i suoi guadagni ovviamente non possiamo sapere con esattezza quanto abbia guadagnato Sergio durante la sua carriera. Una cosa però è certa ovvero che è un regista può arrivare a percepire un compenso tra 200 e 250 mila euro per 10 puntate di un programma. Un autore invece può guadagnare da 1200 euro al mese fino ad arrivare anche a 120 mila euro a trasmissione.

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Dopo le 17, il corteo funebre con le spoglie dell’artista ha lasciato la sua abitazione situata nel centro della capitale per fare un giro nei luoghi che hanno segnato la carriera professionale della cantante.

Il Teatro delle Vittorie, la Rai di Viale Mazzini 14 e l’Auditorium RAI del Foro Italico si sono riempiti di spettatori abbattuti dalla perdita che hanno applaudito al passaggio del carro funebre con il corpo senza vita di quello che è stato uno dei suoi artisti più internazionali. Sulla semplice bara dell’artista, non verniciata, è stata posta una corona di rose gialle, il colore preferito di Raffaella.

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Quest’ultimo viaggio si concluderà al Municipio di Roma dove una cappella in fiamme aprirà al pubblico nel pomeriggio di questo mercoledì e giovedì in modo che tutti i suoi fan abbiano l’opportunità di salutarsi. Sarà venerdì 9 luglio, quando i funerali si terranno presso la Chiesa di Santa María in Ara Coeli con la sola presenza dei suoi più stretti familiari e amici, come era desiderio della protagonista.

Il tutto sarà trasmesso in diretta televisiva per tutta l’Italia con l’obiettivo che tutti i suoi connazionali possano in qualche modo vivere l’ultimo saluto a ‘Raffa’, il soprannome con cui le si rivolgevano i suoi cari.

La star, morta all’età di 78 anni, vittima di un cancro ai polmoni, ha detto che voleva essere cremata in una bara molto semplice, fatta di legno non verniciato. Inoltre, ha anche dato precise indicazioni sul tipo di urna in cui riposeranno le sue ceneri, anch’esse molto discrete.

A far l’amore comincia tu. Cinque parole che raccontano, senza retorica, ciò che nostra signora dello spettacolo ha rappresentato nell’immaginario collettivo: l’erotismo innocente, certo allusivo ma mai volgare, come la passione che coglie due amanti durante un pomeriggio estivo, fotografata dalla luce intermittente che filtra attraverso una serranda. Ma che cosa è stato, invece e per davvero, l’amore per Raffaella Carrà? Forse accudimento, prima di tutto.

Raccontò una volta: «Dal 1973 la mia vita fu un continuo viaggio: Sudamerica e Spagna. Trasferte di tre, quattro mesi. Ero sempre io a telefonare a Gianni. “Come va?”, chiedevo. “Sono solo, mi annoio. E poi lo sai, Alicia non mi compra mai lo stracchino fresco, quello con la lacrima”. Alicia era la nostra governante, mandava avanti la casa. Così io mettevo giù e dall’Argentina chiamavo Alicia. “Ma che stracchino compra al signor Gianni? La prego, stia attenta”».

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Ecco, la misura dell’amore secondo Raffaella sta tutta qui. Il signor Gianni, ovviamente, è Gianni Boncompagni. Il primo, vero amore della Carrà. «Una storia bellissima, durata dal 1969 al 1980. Iniziò così: lui mi chiese un’intervista che girammo all’alba, a Trinità de’ Monti. Io ero figlia di separati, mi mancava la figura maschile: Gianni aveva la quantità giusta di anni, undici, più di me per darmi fiducia e sicurezza. Ma anche lo spirito, l’ironia di un ragazzo.

Un uomo pigro, pigrissimo. Ma anche questo mi ha sempre fatto ridere». Non fu il primo, Gianni. Dei suoi inizi, segnati da un diploma al Centro sperimentale di cinematografia (fu la nonna, violinista per vocazione e barista a Bellaria per necessità, a spronarla), Raffaella ha sempre parlato privilegiando più la gavetta cinematografica che gli affetti. Sul set del film Il colonnello Von Ryan, era il 1965, incontrò Frank Sinatra. «Giravamo tra Cortina e Hollywood. Lo ricordo come un gran signore », confidò proprio a Gente qualche anno fa. Però Sinatra era abituato a corteggiare e conquistare le partner di scena.

«Una sera mi disse: “Ti porto a Las Vegas in elicottero per il weekend, ho una casa bellissima, vedrai”. Ma io non ci pensavo minimamente. “Grazie, ma devo stare con mia madre”, gli risposi. E lui, imperterrito, arrivò a regalarmi una collana di perle e smeraldi. Rifiutai: era un affronto alla mia integrità. Il suo manager era sconvolto, mi disse che l’avevo offeso. Così la tenni. Me la rubarono anni dopo in un albergo. Ma, insomma, lui capì che proprio non c’era futuro per noi.

Io non me la sentivo di cambiare vita. Hollywood non faceva per me: non ho mai bevuto e non mi sono mai drogata». Raffaella l’americana: figurarsi come avrebbe potuto convincere sua madre. «Lei era una donna borghese, vagamente tedesca nelle regole.

Per me avrebbe voluto un matrimonio tradizionale, un marito professionista, magari medico, dei bambini…». I figli, però, a Raffaella, non sono mai arrivati. «Ho cominciato a pensarci intorno ai 40 anni», ci disse, quando già nella sua vita era entrato Sergio Japino. L’occasione fu lo show internazionale di Raffaella, Millemilioni del 1981, intitolato così perché, grazie a un sofisticato sistema di collaborazioni tra network, il programma, realizzato in giro per il mondo, poteva essere visto da una platea vastissima. Sergio era il coreografo, mostrava i passi di danza ai ballerini. E a Raffaella. Si guardarono negli occhi e scoccò la scintilla.

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«La natura, però, non risponde alle tempistiche che noi le dettiamo. Da bambina il mio grande sogno era dirigere i balletti classici da dietro le quinte. E invece mi sono trovata davanti alle telecamere e con sorpresa sono arrivati il successo, i viaggi, i concerti, i bagni di folla, i fiori, i riconoscimenti. Tutto questo mi aveva fatto credere che avrei potuto fare qualunque cosa quando ne avessi avuto voglia. E invece non è stato così. Un figlio non si può programmare come si fa con uno spettacolo televisivo o un concerto. E la natura non mi ha accontentata. Non ho nemmeno voluto insistere, anche perché allora non c’erano le tecniche di oggi».

Però la vita a volte cambia le prospettive: Raffaella non è diventata madre, ma è stata una presenza fondamentale per Federica e Matteo, figli dell’amato fratello Renzo, scomparso qualche anno fa. E per Barbara, Paola e Claudia Boncompagni, figlie di Gianni, che oggi la raccontano come si ricorda un genitore. E poi dei bimbi adottati a distanza, che grazie a lei hanno potuto studiare e costruirsi un futuro.

Il suo impegno a favore dell’infanzia disagiata si è tradotto, nemmeno a dirlo, in uno show: nel 2006 portò su Raiuno, in prima serata, Amore, un programma dedicato all’adozione a distanza che convinse 130 mila italiani ad avviare un sostegno a distanza. Gli amori nella vita di Raffaella non si sono esauriti, ma evoluti. Negli anni, con i suoi due uomini di riferimento, aveva addirittura sperimentato una sorta di coabitazione: lei, Gianni e Sergio hanno vissuto tutti nello stesso palazzo, a Roma. «Uno abita sotto di me, l’altro di fianco», ci confidò la Carrà prima della perdita di Boncompagni. «Con Gianni andiamo all’Ikea, poi lui mi accompagna negli store di cacciaviti, che adoro. Io e Sergio amiamo invece fare lunghe passeggiate sulle spiagge dell’Argentario. Vede? Il bene tra due persone non si cancella, anche quando l’amore finisce. E perché dovrebbe? È così raro trovare nella vita qualcuno di cui fidarti».


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