Intrattenimento

Simona Izzo e Ricky Tognazzi: “Svegliati amore mio, svegliati Taranto”

Squadra che vince non si cambia: Svegliati amore mio nasce sull’onda del successo di L’amore strappato, sempre con Sabrina Fenili». Simona Izzo è tornata dietro alla macchina da presa in coppia con suo marito Ricky Tognazzi per la nuova fiction, la cui prima puntata è andata in onda su Canale 5 il 24 marzo.

«E proprio come per L’amore strappato, anche Svegliati amore mio prende spunto da una storia vera. Non posso per parlarne ne dettaglio, perché la donna che mi ha affidato le sue confidenze ha sofferto troppo e non vuole che la sua famiglia venga a conoscenza della sua sofferenza». Svegliati amore mio, come sa chi ha visto la prima puntata, racconta la storia di Nanà, a cui presta il volto proprio la Fenili, mamma meravigliosa e moglie innamorata alla quale cambia la vita all’improvviso.

Sua figlia si scopre affetta da leucemia. Dopo un momento di buio e dolore Nanà inizia una battaglia, con la forza di una leonessa, contro il “Mostro”. Forse è da lì che proviene il veleno che si è inoculato nel corpicino della figlia e il “Mostro” è l’acciaieria dove da vent’anni lavora suo marito, interpretato da Ettore Bassi.

Oltre ad aver diretto la fiction, lei ne è anche autrice e sceneggiatrice. Perché ha scelto di puntare su un tema così forte? «In Italia ci sono quarantadue acciaierie ma, pur essendo nel 2021, ancora non c’è una conoscenza totale dei problemi che provocano le polveri sottili. Figuriamoci nel 2002, anno in cui è ambientata la serie.

Un altro titolo che avevamo preso in considerazione per la serie è II vento rosso perché nei depositi minerari si accumulano le polveri ferrose, più banalmente diossina, che entrano poi nelle case delle persone come fa un virus. Solo che non è invisibile. Ed entra nei polmoni, soprattutto in quelli dei bambini il cui sistema immunitario non è ancora sviluppato. La mortalità infantile nei pressi delle acciaierie è molto alta.

La Ferilli così interpreta una madre ferita, come purtroppo ce ne sono tante. Noi abbiamo iniziato questo film quando la pandemia non era ancora in corso e ci siamo avvicinati al mondo delle acciaierie, dove tutti avevano le mascherine. Oggi sono costretti ad indossarle sempre, anche fuori dal luogo di lavoro. E forse oggi anche noi possiamo comprendere meglio perché dover scegliere tra lavoro e salute, in un momento in cui molti hanno perso il lavoro come conseguenza dell’emergenza sanitaria, non è mai giusto».

Lei però aveva abituato il suo pubblico a grandi storie d’amore: ha cambiato rotta? «L’amore non manca nemmeno qui. Io dico sempre che è 1 ’ amore a salvarci. In questo caso, però, nella coppia formata da Sabrina e Ettore Bassi si inserisce Francesco Arca, che è un ex fidanzato di lei e porta scompiglio. Il dolore non sempre unisce una coppia. Purtroppo a volte è una lama che divide, per- I ché la malattia di un figlio è insopportabile. Quello che raccontiamo è un amore condizionato dalle circostanze».

Come la Ferilli, anche Francesco Arca ha già lavorato con successo con lei e suo marito: come nella vita, anche nel lavoro è riuscita a ricreare un’atmosfera decisamente familiare. E, scorrendo i nomi del resto del cast, si legge quello di suo figlio Francesco Venditti.

«Non solo. C’è anche sua figlia Alice, che però non è al suo debutto, al contrario del fratello Leonardino Venditti, che ha cinque anni e anche lui è nel cast. Noi siamo una famiglia circense, siamo i Tognizzo. I nostri piccoli devono diventare acrobati del cinema: io tramando la mia professione. Questi ragazzi vivono in una bottega dell’arte e sono costretti, se hanno talento, a seguire questa strada. Ma io di nipoti ne ho tanti e non tutti ci riescono».

Circondarsi di affetti anche sul set è un valore aggiunto per il lavoro? «Io percepisco Sabrina come una sorella minore: davvero le voglio bene e tra noi c’è un’empatia assoluta. Questo alleggerisce il lavoro e anche il fatto che lei abbia combattuto per fare questo film significa tanto.

Tra l’altro, le riprese sono iniziate in pieno periodo Covid e le difficoltà, pratiche, non sono mancate. Ma lei non si è mai frenata. E come lei Massimo Popolizio, di cui ci siamo tutti innamorati. E cosa dire di Francesco Arca? Anche lui, ormai è uno di famiglia.

Siamo stati una comunità che ha fatto proprie le preoccupazioni di tante persone che le vivono sulla propria pelle. In Italia ci sono dei luoghi dove sembra che ci sia sempre il tramonto, già dal mattino, perché il cielo è rosso. Ma quel colore è dato dall’inquinamento. E l’inquinamento porta malattia».

Come è venuta a conoscenza di queste tematiche troppo spesso dimenticate dalla cronaca? «Ero in aeroporto. Federico Fellini diceva: “Non sono io che cerco i film ma sono i film che trovano me” e lo stesso vale per me. Così, ero in aeroporto e mi si avvicina una signora, meridionale, molto bella.

Con lei c’era suo figlio e mi ha detto che l’altra figlia l’aveva lasciata al Bambin Gesù, perché malata di leucemia. Poi ha aggiunto: “Lei è una cantastorie, perché allora non racconta questa di storia?”. E io, sentendo che nei luoghi dove ci sono le acciaierei l’incidenza dei tumori infantili è superiore del 30 per cento, sono rimasta senza parole. Non lo immaginavo, benché di acciaierie ce ne sono 42 nel nostro paese e questo fa sì che tutti noi, chi più chi meno, siamo potenzialmente esposti alla malattia. Ha ragione l’ecologista Greta Thunberg quando dice che la ricchezza di pochi.

Anche con questo ultimo impegno lei e suo marito vi siete alternati alla macchina da presa: come riuscite a non prevaricarvi a vicenda? «Perché non ci alterniamo in realtà, ma lavoriamo in coppia sostenendo che ci sono sempre tre verità: la mia, quella di Ricky e la terza verità che è la sintesi di enti ambe.

Svegliati amore è quello che io considero il secondo capitolo di una trilogia. Il primo era dedicato ad un errore giudiziario, quello di un affido, poi contiamo di tornare a lavorare anche in futuro sempre con Sabrina nei panni di una madre. Anche se nelle nuove generazioni c’è una maggiore attenzione da parte degli uomini, l’accudimento dei figli è ancora delegato alle donne. E la salvezza del mondo passa dall’amore delle madri. Ripenso alla mia esperienza: quando ero sposata con Antonello Venditti a nostro figlio pensavo io. A lui era arrivato il successo e con gli impegni in tournée non era sempre presente. Io sì. E mi sono occupata di Francesco e della mia carriera.

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