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Contro lo Spezia non ci sono in gioco solo i tre punti, ma il futuro di Fonseca e quindi della Roma. In caso di mancata vittoria, con uno spogliatoio in ebollizione, sarebbe durissima per il portoghese tenere la panchina. La proprietà americana e il neo ds Pinto si troverebbero così davanti alla necessità di scelte forti. E possibilmente rapide. Il nostro calcio purtroppo non permette i lunghi tempi di ambientamento. Soprattutto in piazza calde come Roma.

Molti si chiedono come sia possibile che Fonseca in 10 giorni sia passato da un possibile secondo posto a un possibile esonero. In realtà crepe tra staff tecnico e parte della squadra hanno radici lontane. Legate ad aspetti gestionali, scelte tecnico-tattiche, poca leadership, preparazione e gestione dei big match. Dal Milan primo al Verona nono: contro le squadre di alta classifica la Roma ha racimolato 5 punti su 24 (divenuti 4 dopo lo 0-3 di Verona).

La squadra lamenta assenza di punti di riferimento: la scelta di allontanare Fienga dall’area sportiva non è stata affatto apprezzata. I Friedkin parlano pochissimo, Pinto finora quasi solo con Fonseca. Dopo il k.o. sanguinoso con lo Spezia serviva un intervento rapido del club, una mano sicura, forse un ritiro. Invece è successo di tutto: dalle liti nel sottopassaggio a quelle nello spogliatoio, dalla difesa da parte della squadra del team manager sollevato dall’incarico (accusando lo staff tecnico di scarico di responsabilità) al rifiuto del gruppo di allenarsi con la richiesta di parlare con i vertici del club.

Fino allo scontro Fonseca-Dzeko con tanto di minaccia davanti a tutti di togliergli la fascia di capitano e la conseguente esclusione dai convocati. Troppo di tutto. Oggi, in formazione rimaneggiata, si capirà se la squadra sta ancora col tecnico. Allegri non è una idea, è molto di più. Se invece Fonseca vincerà e resterà, bisognerà comunque gestire alcune situazioni, a partire da Dzeko. A Trigoria il lavoro per i Friedkin e Tiago Pinto non manca…

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Il tempo è finito. Nell’ultimo paradosso che il calcio giallorosso regala, Paulo Fonseca si gioca il futuro oggi contro lo Spezia, ovvero proprio la squadra che 4 giorni fa ha fatto detonare la crisi. Sulla carta, pur senza gli infortunati Mkhitaryan e Pedro, per blasone, per esperienza, per tecnica per fatturato e per stipendi non dovrebbe esserci partita: troppo più forte la Roma, eppure la vigilia è stata terribile, addolcita un po’ in serata per la virtuale chiusura dell’accordo con El Shaarawy, che torna a Trigoria dopo aver rescisso con lo Shanghai Shenhua e trovato un accordo per un triennale da circa 3,5 milioni, bonus compresi. È il primo rinforzo portato da Tiago Pinto, che presto sarà bissato da quello del terzino Reynolds del Dallas (7 milioni, più 15% sulla rivendita)

Cose importanti, ma che non oscurano il caso Dzeko, che sembra destinato a non rientrare in tempi brevissimi. Fonseca ieri non lo ha inserito nell’elenco dei convocati (come i riottosi Fazio e Jesus), adducendo un problema fisico, ma in realtà dietro c’è anche un rapporto compromesso da tempo. Le critiche del capitano al termine di Roma-Siviglia in Europa League, ad agosto, non sono mai state metabolizzate, nonostante la mancata cessione del centravanti. Diciamo che Fonseca si sarebbe aspettato più appoggio e più leadership dal suo capitano e Dzeko si sarebbe aspettato più sapienza da parte del tecnico.

La situazione, però, è precipitata dopo il flop contro lo Spezia. Già in campo, dopo la doppia espulsione e il grottesco episodio del 6° cambio «illegale», si vedeva come il bosniaco fosse furioso. Poi, a fine match, la tensione è scoppiata. Prima nel tunnel – e ne hanno fatto le spese anche gli assistenti del portoghese – e poi nel ventre dell’Olimpico. Secondo alcuni calciatori, la lite è stata brutta davvero, con Dzeko che ha rimproverato a Fonseca sia la «gaffe» dei cambi, sia gli errori gestionali, e si è arrivati ad un passo da conseguenze peggiori, col tecnico che ha minacciato di togliergli la fascia. Il giorno successivo è stato quello in cui la dirigenza ha sollevato dall’incarico il team manager Gombar, benvoluto da tutta la squadra. Il gruppo, però, si è compattato e due giorni fa ne ha chiesto, senza successo, il reintegro. Alla fine di quella riunione, poi, Fon-seca ha annunciato a tutti che Dzeko non sarebbe stato convocato, e anche in questo caso i giocatori hanno provato a difendere il capitano. Si è esposto molto Pellegrini, amico di Edin, e questo non è piaciuto al portoghese, che crede di aver sempre difeso l’azzurro. Ma mentre sul bosniaco la dirigenza gli ha dato mano libera, su Pellegrini no.

«Ho sempre sentito l’appoggio del presidente e anche oggi (ieri, ndr) abbiamo parlato – ha detto Fonseca -. Il mio rapporto con Dzeko? Ha sentito un fastidio e non sarà pronto. Io devo focalizzarmi sui giocatori che ho. Sono qui da un anno e mezzo, conosco come funzionano le cose: quando non si vince, qualsiasi cosa si possa dire di male, arriva. Non voglio contribuire a queste speculazioni. La squadra è ancora dalla mia parte. Io poi sbaglio come tutti, ma non sono il tipo che si arrende». Sulle sue spalle, però, incombono le ombre di Allegri (disponibile a parlare coi Friedkin) e preferito su tutti, Certo, Mazzarri o Montella sono pronti a fare da traghettatori), come Jardim (che piace a Tiago Pinto, al momento primo difensore di Fonseca), mentre Sarri parrebbe più adatto alla prossima stagione). Ovvio, però, che la dirigenza, dando fiducia al portoghese, avrà il problema di Dzeko. Inter e Juve hanno fatto capire di non essere interessate, mentre sistemazioni estere (West Ham) non paiono gradite a un calciatore da 7,5 milioni a stagione. Non basta. Se partisse, ci sarebbe anche un centravanti da prendere, e difficilmente profili alla Diego Costa e alla Llorrente sembrano compatibili col progetto dei Friedkin. Morale: è possibile che la bufera Roma non sia ancora terminata.


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