Valeria Fabrizi è passata da Miss universo Suor Costanza in Che Dio ci aiuti

Una vita non basta per contenere tutte le vita di Valeria Fabrizi, una delle più versatili attrici in Tv, al cinema e a teatro. La sua storia è come un diamante pieno di sfaccettature e, da qualsiasi angolazione la si guardi, brilla. «Da bambina andavo dalle suore canossiane e quando bisognava fare una recita ero la più entusiasta.

Papà è stato il primo a individuare in me piccina un talento. “Da grande farà l’attrice”, aveva scritto a mia madre. Crescendo, però, ho fatto tanta e varia gavetta: la sarta e la parrucchiera nei negozietti delle cugine di mamma, ho lavorato al catasto.

Ero bella, ma per nulla consapevole. Un giorno, appena diciottenne, mi notò un uomo che si era recato nel centro medico dove lavorava mia madre. Lui era della Mondadori: dopo avermi studiata da lontano, si avvicinò e ci propose di farmi fare un fotoromanzo su Garibaldi, nel ruolo di Anita da giovane.

Da lì è partito tutto». Un lungo viaggio tra set e copioni cominciato per caso, proseguito per passione, interrotto per 15 anni per fare la mamma e seguire la figlia Giorgia, e poi ripreso alla grande, interpretando, tra i tanti, un ruolo che le ha regalato immensa popolarità: suor Costanza in Che Dio ci aiuti, fiction di Raiuno.

«Quel personaggio me lo sono costruito addosso al mio temperamento schietto, all’essere spiritosa e alla mia gioia di vivere. Faccio me stessa, ho solo aggiunto il velo sulla testa», racconta, e ripercorre gli inizi della sua carriera: dai i fotoromanzi al teatro cominciato stando dietro le quinte del Lirico di Milano con gli insegnamenti della grande Abbe Lane: «È lì che mi notarono Garinei e Giovannini che stavano preparando la commedia Giove in doppio petto».

Nel 1957 Valeria arriva quarta a Miss Universo. «Per l’evento a Los Angeles mi prestò due abiti l’attrice Anna Maria Pierangeli che viveva laggiù». Chissà quanti corteggiatori… «Avevo capito di essere una bella figliola, ma ero anche molto semplice. Non mi atteggiavo. Sono nata a Verona e nel mio palazzo viveva Walter Chiari, di 12 anni più grande. Era un amico di famiglia e, da piccola, in lui vedevo il principe azzurro.

Crescendo abbiamo avuto un piccolo flirt innocente, una frequentazione platonica, che poi, a metà degli anni Cinquanta, è sfociata in una relazione segreta, sotterranea. Tradì la sua donna con me: lei era Ava Gardner», sorride Valeria. «La realtà è che, negli anni, tra me e Walter è rimasto un legame profondo, affetto sincero, anche quando io ho conosciuto l’amore della mia vita. Loro due erano amici».

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