Zucchero Fornaciari dalla depressione alla rinascita, ecco come

Ha venduto 60 milioni di dischi, ma il bluesman, che pubblica il primo album di cover, rivela: «Mio padre sperava facessi un lavoro “serio”, ma guardandomi in tv si commuoveva». «Volevo dilettare con i Maneskin, ma erano troppo occupati». E sul lockdown: «In famiglia sto bene, ma a stare chiuso in casa mi sembra di invecchiare».

Cappello da bluesman, giacca da showman, sorriso da soulman. Ma soprattutto il sorriso di chi finalmente torna alla musica, ai concerti, alla sua vita: «Spe’, che qualche scongiuro ancora lo faccio. Ma una cosa la voglio dire: io per la musica farei di tutto. Mi sono vaccinato, per fare concerti, come tutti noi musicisti, in tutto il mondo.

Sennò non vai da nessuna parte. E adesso che vedo proteste, dubbi, insisto: vaccinatevi. È l’unico modo per uscirne!». Zucchero si riaffaccia dopo due anni di lockdown, con Discover, il suo primo album di cover in 40 anni di carriera. Duetta con Bono, rifà i Genesis, poi eccolo con Elisa in Luce, in Ho visto Nina volare con un carneo, c’è persino la voce di Fabrizio De André. Un mix selezionatissimo. Molto soul, molta melodia, meno rhythm and blues.

Ha più voglia di riflettere che di far ballare in questo periodo? «Sono stati due anni strani. I primi due o tre mesi ho sofferto molto, mi sentivo in gabbia. Poi mi sono detto che l’unica cosa che potevo fare era lavorare. Perché anche se ho tre figli meravigliosi e in famiglia sto bene, a stare chiuso in casa a me sembra di invecchiare precocemente. Questo progetto nasce prima della pandemia, ma di certo ci ho lavorato in lockdown. Avevo scelto almeno 500 brani, tra le mie due anime, quella soul e quella melodica, perché poi io sono italiano. Sono tornato a rifare la musica degli altri, ma a modo mio, come con la mia band facevo agli inizi, nei locali, quando eravamo un’attrazione senza essere famosi.

La cosa più difficile è stata scegliere i brani da mettere nell’album. La prima è una cover di Bono, della canzone che lui stesso disse di aver scritto ispirato dallo spirito di reazione alla pandemia degli italiani, quando si cantava dai balconi nel 2020. Sembra passato un secolo, vero! Io sono anche quello che ha cantato con Sting September nel primo lockdown, pensando che sarebbe arrivato settembre e tutto sarebbe andato a posto. E invece… sta durando un po’ troppo questa faccenda!».

Reinterpreta i brani con cui ha lanciato due giovani, anni fa, Con te partirò di Bocelli e Luce di Elisa… «Che entrambi allora feci fatica a convincere, Elisa per ben due volte mi disse: “No, mai canterò in italiano”. Poi ero a San Francisco, accesi la tv e scoprii dalla tv che era andata a Sanremo e aveva pure vinto con Luce». Ma oggi con quali giovani talenti vorrebbe collaborare? «I Maneskìn (ndr: Zucchero accenta la “i”). Quando li avevo visti a Sanremo gli avevo mandato i complimenti. Sono un fenomeno, riempiono un vuoto che c’era da tempo, non solo in Italia: il rock trasgressivo e irriverente, che ultimamente era un po’ annacquato, unito a un’immagine fortissima.

Non vedo l’ora di sentirli dal vivo, perché secondo me sono anche ottimi musicisti. Li avevo chiamati per rifare una cover dei Rolling Stones, Honky Tank Women… ma mi sa che erano un pelino occupati ». Erano ad aprire il concerto proprio dei Rolling Stones… «Quello che stanno vivendo loro, è capitato anche a me. Nel periodo tra il 1989 e il 1992: Senza una donna era in vetta alle classifiche del mondo, mi chiamò Brian May per andare a suonare al Freddie Mercury Tribute, scrissi l’album Misererò, da cui poi vennero fuori i Pavarotti and Friends, e pensare che volevo mollare la musica. Che poi, invece, lei, la musica, ci mette sempre lo zampino».

Perché voleva mollare? «Vecchia storia: la separazione, una brutta depressione, non volevo nemmeno più uscire di casa. Roba vecchia ormai, superata, con la giusta terapia e con il lavoro». Oggi invece ha più voglia che mai di suonare? «Sì. Buffo che adesso doppio il personaggio di Calloway, in Sing 2, il film di animazione che esce a dicembre. Mi ci rivedo molto, è un vecchio leone un po’ burbero, rompicoglioni, ma molto generoso con i giovani. In una cosa solo non ci assomigliamo: lui si è ritirato. Io non ci penso nemmeno. Senza musica invecchio». Una volta raccontò che a suo padre la sua musica non piaceva. Preferiva Mozart o al limite le mazurche.

Oggi sarebbe contento? «I Fomaciari sono di poche parole. Lui per me voleva un lavoro serio, ma anni fa mia mamma mi disse che guardandomi in tv, si commuoveva. Penso che ancora oggi comunque mi direbbe: “Speruma che dura”. Ma sono in buona compagnia. Bono mi ha confessato che pure suo padre gli ha detto: “Ma allora sai cantare?”, solo quando lo ha visto al Pavarotti and Friends». Se dovesse rifare qualcuno dei suoi classici, cosa cambierebbe? «Magari in Donne, toglierei il “du du du”, ma solo perché ho 66 anni».

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