Alessia Pifferi è passata da Milano mentre la figlia moriva ma non è andata a casa per vedere come stesse

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I dettagli morte di Diana Pifferi, di 16 mesi, hanno aggiunto dolore e sconcerto a una situazione già impossibile da comprendere. Alessia Pifferi, 37 anni, accusata di aver ucciso la figlia, ha lasciato Milano giovedì 14 luglio. È tornata in città qualche giorno dopo per motivi di lavoro del suo compagno, ma non ha pensato minimamente di passare da casa sua in via Parea per informarsi sulle condizioni di Diana.

Alessia Pifferi è passata da Milano ma non da casa

Secondo quanto ricostruito dalle indagini coordinate dal procuratore Francesco De Tommasi, la donna è passata da Milano tra lunedì 18 e martedì 19 luglio. L’ultima volta è stata vista lasciare Diana nel suo letto il 17 luglio, quattro o cinque giorni prima del suo ritorno a casa. Non è chiaro quanto la Pifferi si sia trattenuta in città, ma nulla spiegherebbe il controllo delle condizioni della figlia se dopo la toccata e fuga fosse tornata a casa – come è stato accertato – nella cittadina bergamasca dove risiede il compagno. La 37enne è finalmente tornata a casa mercoledì 20; per Diana era troppo tardi. La bambina è stata trovata morta accanto a un biberon ea una bottiglia di benzodiazepine riempita a metà.

Diana poteva essere salvata?

Poiché non è ancora stata effettuata l’autopsia, non si sa esattamente quando Diana sia morta. Tuttavia, si potrebbe rimanere sconcertati nell’apprendere che forse la bambina era ancora viva quando la madre se n’è andata senza nemmeno fermarsi a casa. Si tratta di un dettaglio di particolare interesse alla luce del fatto che, con il passare delle ore, gli investigatori stanno scoprendo sempre più prove di un’azione criminale in questo caso scioccante.




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