Com’è possibile che i servizi sociali non sapessero nulla della piccola Diana finché non è morta sola in casa

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Diana aveva solo sedici mesi quando la madre l’ha lasciata per sei giorni nella loro casa di Ponte Lambro (Milano). Senza cibo né acqua, i vicini e coloro che conoscevano Alessia Pifferi – che attualmente sta scontando una condanna per omicidio – hanno dipinto un quadro sconcertante.

Alessia Pifferi non era amorevole e premurosa, nonostante al momento dell’arresto avesse detto di essere “una brava mamma”. Nessuno, a parte la Pifferi, conosce l’identità del padre di Diana: secondo i rapporti della polizia, la Pifferi ha detto agli agenti di non aver mai detto all’uomo di avere una figlia.

Nessuno aveva mai visto camminare la piccola Diana

La bambina, che nessuno aveva mai visto camminare e che trascorso il primo mese di vita in ospedale, è stata descritta come “magra”, “sorridente”, ma debole. Due mesi dopo vi ritornò per una malattia renale causata dalla nascita prematura.

Giovedì 21 luglio, Alessia Pifferi ha trovato Diana morta: il suo corpo era in una brandina. La 37enne l’aveva lasciata sola per sei giorni perché era andata a trovare il proprio compagno a Leffe, in provincia di Bergamo. La Pifferi è tornata a Milano sei giorni dopo, ma non è passata da casa sua né ha controllato la figlia. Accanto al corpo di Diana sono stati trovati un biberon e una bottiglia di benzodiazepina mezza piena.

La casa trovata in condizioni pessime

Gli investigatori hanno trovato la casa in stato di degrado: un frigorifero vuoto e pannolini sporchi infestati da vermi erano tra le cose che gli investigatori hanno scoperto. Inoltre, hanno detto di aver trovato disordine ovunque. La madre aveva già lasciato la figlia da sola in altre due occasioni; in entrambe le occasioni, la madre aveva voluto contattare il compagno. In ogni occasione, lui le ha chiesto perché non avesse portato la bambina con sé, ma lei ha affermato di non volerla portare con sé perché così poteva rispettarla e si sentiva più “libera”.

Il racconto del compagno

In una nuova intervista, l’ex relazione fidanzato di Pifferi ha affermato che i due avevano una quando lei è rimasta incinta. Lei lo aveva negato, anche se la madre sapeva della gravidanza già al terzo mese. Al settimo mese ha partorito nel bagno di casa ed è stata successivamente trasferita in ospedale. Diana non aveva un pediatra, non compariva nelle liste d’attesa di nessun asilo nido. Ed è proprio dalle ultime storie emerse che sorge la domanda: perché i servizi sociali non hanno fatto nulla? Come ha spiegato il Comune di Milano a Fanpage.it, la donna non era stata segnalata. Di conseguenza, la sua situazione era sconosciuta. Chi dovuto segnalarla? Era delle responsabilità vicine? Degli altri membri della famiglia?

Come funziona la segnalazione ai servizi sociali

In Italia, sono possibili due scenari in cui una situazione di degrado può essere segnalata ai servizi sociali: (1) l’accesso spontaneo o (2) la segnalazione da parte della Procura della Repubblica. Nel primo caso, è necessario che il diretto interessato si presenti all’ente competente e chieda assistenza. Nel secondo, invece, non basta presentarsi ai servizi sociali. Questi ultimi, infatti, non possono agire da soli se non su richiesta delle forze dell’ordine. Innanzitutto, è necessario che chi si presenta ai loro uffici fornisca una descrizione il più possibile accurata di quanto sta accadendo. Questo perché è fondamentale verificare che le informazioni fornite siano vere. Una voltati dalle forze dell’ordine o direttamente dai servizi sociali, entrambe le parti possono chiedere che contattate contattate le forze dell’ordine.




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