La storia di Carlotta Rossi, chi è la presunta figlia segreta di Bud Spencer

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La figlia di Bud Spencer, Carlotta Rossi, ha dichiarato di aver richiesto il test del DNA e un risarcimento alla famiglia Spencer “per compensare il danno derivante dalla sostanziale mancanza di una figura paterna nel corso della sua vita”.

Sette anni dopo la morte della madre, Giovanna Michelina Rossi, che vive a Londra come produttrice, ha finalmente deciso di fare coming out sulla vera identità del padre, cosa che in Italia è molto sentita.

Il suo legame parentale è discusso anche in In the Middle, la sua storia pubblicata da Apple Books. Bud Spencer è il suo padre biologico. Dopo aver promesso alla madre di mantenere il segreto su Bud Spencer, Carlotta Rossi decide di chiedere un risarcimento a Maria Amato e ai suoi tre figli Giuseppe, Cristiana e Diamante. Ora che la madre è deceduta, però, è in grado di parlare. Ecco il suo racconto, come riportato dal Corriere della Sera:

Non c’è un motivo per cui ho deciso adesso di avanzare le mie richieste in Tribunale e di raccontare in un libro il grande amore che ha legato mia madre a mio padre. Oggi sono pronta, prima no. E mi sento affrancata dalla promessa fatta a mia madre, mancata il 9 novembre 2015, che non avrei mai detto a nessuno chi era mio padre.

Secondo il libro di Rossi, Bud Spencer non fu del tutto assente dalla sua vita e contribuì al suo mantenimento pagandogli la scuola e le vacanze. Nonostante la loro relazione sia sempre stata formale, Bud Spencer sembra essere stato in qualche modo coinvolto nella sua vita:

Di mio padre non avevo il numero privato, era sempre lui a chiamarci. Quando è morta mamma ho telefonato a Giuseppe Pedersoli, il suo primogenito, di cui mi ero procurata il numero. La telefonata è durata 30 secondi, il minimo indispensabile.

Durante la sua vita, l’attore ha continuato a pagare alla madre 1.000 euro al mese di mantenimento. Inoltre, lamenta di non aver ricevuto alcun trattamento speciale dopo la sua morte, come qualsiasi altra fan:

Mi sarebbe piaciuto andare al funerale, ma poi non avrei potuto salutarlo come avrei voluto. Così sono andata soltanto in Campidoglio, ho fatto la fila come tutti, accanto a ragazzi che avevano tatuato il suo nome e quello di Terence Hill sul braccio. Sono passata davanti alla salma, un cordone bordeaux separava “noi” dalla famiglia legittima. Io ero una spettatrice.

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