Marmolada crollo, i soccorritori: «I morti sono irriconoscibili, i corpi sono smembrati»

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Un’enorme valanga di ghiaccio e rocce ha spazzato via due chilometri di terreno, lasciando tre cordate bloccate sulla Marmolada, nei pressi di Punta Rocca. Il bilancio è stato altissimo – sei vittime, 14 feriti e almeno 16 dispersi – e decine di testimoni impotenti hanno assistito alla catastrofe.

Un grande seracco si è staccato vicino al rifugio Punta Penìa: “Questo è il giorno più brutto della mia vita. La catastrofe annunciata si è verificata. Da giorni sento scorrere sotto il ghiacciaio una quantità d’acqua notevole. La Marmolada è stata chiusa a causa delle alte temperature. E ora sappiamo perché. La tragedia è avvenuta domenica alle 14.00, uno dei momenti di maggiore affluenza della settimana. Voglio tornare a casa”, dice Carlo Budel, proprietario del rifugio.

Budel era sconvolto ieri mattina quando ha saputo che la maggior parte delle vittime si era rifugiata lì. “Uno di loro era una guida alpina di Padova, un mio amico. Io do tutto per spacciato. Nonostante il fatto che tutti gli altri fossero stati evacuati dalla zona, lui è rimasto doveroso”.

Michele Carpuso, tenente colonnello del Reparto operativo dei Carabinieri di Trento, nel primo pomeriggio, mentre le prime vittime venivano recuperate e trasportate allo stadio del ghiaccio di Canazei per l’identificazione, ha detto che “sarà molto difficile risalire alle loro identità, è stata una strage. I corpi martoriati dal ghiaccio e dai detriti sono irriconoscibili”, parlando di “strage”.

Il tenente colonnello Carpuso afferma che, a causa del tempo, le operazioni di recupero non potranno riprendere prima di domattina. Non siamo nemmeno in grado di determinare quante persone mancano all’appello, afferma, sottolineando che molte delle vittime erano prive di documenti. La situazione è tragica, dice ancora.

Per il drammatico momento in cui i pezzi di ghiaccio sono scivolati giù dalla vetta della Regina delle Dolomiti, i sopravvissuti sembrano terrorizzati. Una squadra di soccorso dell’Alta Val di Fassa è stata la prima a raggiungere la vetta: “Abbiamo visto una scena pazzesca”, raccontano, “blocchi di ghiaccio, pietre e corpi martoriati”. I soccorritori hanno scavato tra massi e detriti per più di tre ore alla ricerca dei dispersi: “È stato uno spettacolo terrificante”, racconta un altro soccorritore, sconvolto quando le operazioni sono state interrotte mentre nuovo ghiaccio continuava a cadere a valle perché il sistema era instabile. “Ho visto grandi massi, macigni e corpi senza vita”, racconta.

Tra le testimonianze di chi ha vissuto la catastrofe da vicino, c’è chi è in agonia. Anna, una giovane escursionista sopravvissuta alla valanga di ghiaccio e rocce, racconta la sua storia: “Ho sentito una grande pioggia, mi sono girata e ho visto che le persone davanti a me venivano travolte. Erano almeno in sette e stavano scappando così velocemente. È stato così veloce che tutto è venuto giù in un’onda scura. Mi sono chinato per proteggermi”. Molti turisti si trovavano al rifugio Punta Penìa quando si è verificata la valanga: “Abbiamo sentito un rumore incredibilmente forte, come il rombo di un motore a reazione. Hanno iniziato a correre per scappare e poi un’onda nera velocissima è venuta giù e ha coperto tutto”. Una guida alpina li ha calmati e sono state chiamate le squadre di soccorso che hanno detto loro cosa fare.

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