Paolo Bonolis il segreto del matrimonio con Sonia Brugarelli


In principio era la parola! Esternata con una creatività oratoria che potrebbe sfidare Cicerone, e fatta di neologismi, massime, citazioni, iperboli e gestualità, con cui Paolo Bonolis ha identificato il suo personaggio e i suoi programmi. Poi, ha deciso di trasferire la parola proferita a quella scritta, per esplorare se, attraverso l’esercizio della scrittura, l’obiettivo di raggiungere i lettori con ciò che si prova: emozioni, stati d’animo, riflessioni, arriva con la stessa potenza e la stessa energia del suo irresistibile eloquio.

Un ping pong dialettico espletato attraverso un dialogo, lungo 191 pagine, quello narrato dall’amato conduttore televisivo nel libro Notte Fonda, e pubblicato da Rizzoli. A contendersi le ragioni due protagonisti, cui non è stato assegnato un nome, ma semplicemente: un Lui – Paolo stesso – e una Lei – l’avvocato del diavolo, la vocina interiore – marito e moglie, che nel brevissimo arco temporale di una serata, al rientro a casa da un “apericena”, parlano di tutto.

La chiacchierata si protrae, appunto, fino a Notte Fonda, dove i contenuti trattati sono molteplici e vari, dalla quotidianità ai massimi sistemi. È la franchezza quella che amalgama con disinvoltura l’esposizione di temi semplici e privati, come la gelosia, ad altri più profondi, come quello della religione o della politica. A far capolino tra tutti, la gestione del loro unico figlio, Marco. Un adolescente con i problemi tipici dell’età e dell’epoca attuale, che trascina i genitori in una difficoltà comune quanto somma: la comunicazione.

Nella fattispecie, di Lui, il padre, che ha vissuto in un mondo tridimensionale, con tutti gli affanni dei giovani del suo tempo, e che non riesce a tenere il passo con i ragazzi d’oggi travolti dalla tecnologia. E di Lei, la madre, che nel confronto ha lo scopo di creare un contraddittorio ai pensieri, alle riflessioni, alle convinzioni di Lui. Situazioni in cui tutti possiamo ritrovarci. Un libro in molti tratti anche divertente, che per la ristrettezza temporale permette una lettura leggera, veloce, nella quale i lettori troveranno qualcosa che gli corrisponde.

Il sagace linguaggio di Bonolis, che ben conosciamo, è ben riconoscibile tra le righe, anzi, leggendo il libro sembra quasi di sentire la sua voce mentre, per esempio, nutre perplessità ammirando il Cupolone, la Chiesa, per tanto sfarzo ostentato in nome della religione, della fede. Sulle tante domande in cerca di risposte. E quindi credere che ci sia un senso più alto, perché la gente quelle risposte non le vuole solo cercare, ma le vuole anche trovare. E vuole dargli un senso nel qui ed ora.

Ma Lui, da agnostico, non comprende la necessità, contrapposta da Lei, di tramandare e mantenere viva questa fede. E con convinzione dice in Chiesa si recita il Credo, non il So. L’unica fede che si riconosce è quella per il calcio, e il vero miracolo per Lui- Bonolis è Pelè. Con la stessa facilità il protagonista guarda sua moglie e ne ammira la bellezza, e si ritrovano entrambi gelosi rispetto a vecchie esperienze amorose.

Si tengono a braccetto durante la passeggiata che li riporta a casa, e una volta giunti nella cucina del loro appartamento, si mettono comodi e proseguono con l’arcobaleno del ping pong senza rinunciare ad incontrarsi poi nello stesso letto, ridendo, dopo l’intimità, della classica fastidiosa domanda, ti è piaciuto? E sembra del tutto inconsistente il fatto che l’autore del libro, che è anche il protagonista, venga ultimamente stuzzicato, con curiosità, su argomenti personali a causa delle dichiarazioni, di entrambi i coniugi Bonolis, sul vivere in case diverse, sebbene comunicanti.

Ma il segreto del matrimonio di Sonia Brugarelli, opinionista verace del Grande Fratello Vip, e Paolo Bonolis sembra quello di essere uniti, ma distanti, con un sano ignorarsi che pare spalanchi le porte all’ambizione più diffusa, ossia di riuscire a stare insieme per tutta la vita. La risposta di Paolo al pungolo sul “dormite insieme o no?” è molto Bonolisiana: «Fatevi i fatti vostri ». Perché per Paolo il senso della vita è sempre il sorriso che, con un po’ di leggerezza dell’esistenza, è una buona scorciatoia per allontanare i disagi.

Disagi che il protagonista del libro, attraverso il figlio Marco, tocca con mano, sconfortato nel vederlo vivere attaccato al suo smartphone, uno strumento utile, se non se ne facesse un abuso smodato. Che mentre ti fa perdere in un vortice di forte attrattiva, veloce, irrinunciabile, ti ha già allontanato dal mondo reale. Che ti porta a non credere più a niente, perché non c’è nulla a cui credere, neanche alla consapevolezza di esserne anestetizzato. Che annebbia lo spazio e il tempo, due pilastri della vita.

Che permette una certa fluidità, forse leggerezza, certo! Solo che quando rimetti piede nella realtà ti lascia spaesato. Il dialogo si dipana e si accalora sul senso dei valori e dell’essenza delle cose, che hanno ragione di esistere se costruite e perseguite con fatica, con attese, con pause di riflessione. Un lungo dialogo tra Lui e Lei che rimarca il pericolo, un po’ per tutti, di perdere la capacità d’espressione. Ripiegando solo più sulle faccette degli Emoticon, grandi atrofizzatori del linguaggio, che propongono un disegnino al posto della parola: ti voglio bene, ti penso, mi piaci, vorrei darti un bacio, sto prendendo il treno.

Ma per Bonolis l’incalzare dello scambio di battute vuol forse essere anche un indugio sulla nostalgia, nell’accezione di trasmettere il concetto che mantenere vivo il supporto del passato non preclude alcunché al futuro. È una chiacchierata tra coniugi che non vuole lasciare una morale, ma una visione della vita, e che prosegue fino a Notte Fonda, di un libro, di una sera, di una vita.

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