Tom Cruise, sono scappate le ex mogli Holmes e Nicole Kidman

Maverick sono io». Anche senza scomodare Emma Bovary e lo scrittore Gustave Flaubert, guardando Top Gun: Maverick (in sala il 25 maggio dopo la presentazione questa settimana al Festival di Cannes) ci si convince che tra l’interprete, coproduttore e anima del film, Tom Cruise, e il pilota dell’aviazione a stelle e strisce di cui riprende il ruolo a 36 anni dal primo leggendario Top Gun, ci sia una sovrapposizione totale.

È come se Cruise lo affermasse lungo tutto il film, durante il quale il suo Maverick continua a spingersi oltre ogni limite – compresi quelli di velocità – con una incrollabile fiducia nella propria capacità di rendere possibili le missioni impossibili (è Cruise stesso a commentare: «Quando Maverick in scena dice: “Questo non è ciò che faccio, è ciò che sono”, ecco, sono anch’io così, nel lavoro, nella vita, nelle passioni»).

È lo stesso messaggio che ha dato alla première mondiale del film, a San Diego, quando ha raggiunto il red carpet dal cielo su un elicottero pilotato da lui stesso. Un’entrata in scena memorabile. Il minimo, dal punto di vista di Cruise, che per questa nuova avventura alla soglia dei 60 anni (li compie a luglio, ma per lui i 60 sono i nuovi 30 e lo dimostra anche in una lunga scena a torso nudo tra gli altri commilitoni), ha voluto fare ancora di più rispetto al film del 1986. Ecco perché qui le sequenze di volo sono tutte reali, sia le sue sia quelle dei più giovani piloti che Maverick è chiamato ad addestrare per una missione ad alto rischio.

E come sullo schermo Maverick “svezza” i suoi ragazzi, vola con loro, si spinge e li spinge al limite, così ha fatto Cruise per arrivare a realizzare un film in cui gli effetti digitali sono ridotti ai minimi termini e nelle cabine degli F/A-18 Super Hornet ci sono davvero gli interpreti, istruiti con un corso intensivo di tre mesi presso una base della Marina, corso pianificato nei minimi dettagli da lui stesso con la precisione maniacale che lo contraddistingue. «Pensavo da anni a un sequel di Top Gun, sapevo che il pubblico lo avrebbe voluto.

La mia idea però è sempre stata: se lo facciamo, deve esserci una buona storia e dobbiamo girarlo dal vero. Questo film significa molto per me, per la mia carriera, per gli studios ovviamente (che ci hanno messo 145 milioni di euro)», spiega Tom. Per le riprese del primo Top Gun Cruise era davvero a bordo di un F-14 Tomcat e sugli aerei sono saliti anche gli altri attori, ma alla fine furono utilizzate solo le sequenze di Cruise: quelle degli altri non risultavano credibili («Erano impreparati al volo, roteavano gli occhi, erano insicuri, vomitarono quasi tutti» ricorda il produttore di oggi e di allora Jerry Bruckheimer).

Adesso, invece, «con le scene di volo abbiamo creato qualcosa che scoprirete di non avere mai visto prima. Abbiamo mostrato al cast come si vola sui caccia, e ai più abili piloti del mondo come si fanno i film». Al di là della spettacolarità, però, «non c’è solo azione, è una vicenda umana che ti coinvolge, ti diverte, ti commuove. È un film sulla famiglia, sull’amicizia, sul sacrificio, sul prezzo degli errori».

In Maverick, come nel primo film, c’è anche posto per l’amore, questa volta impersonato da Jennifer Connelly nel ruolo di una vecchia fiamma del pilota che sembra riuscire a fargli mettere qualche radice a terra. Amore e radici che non ha Tom Cruise. Incredibile ma vero, l’attore risulta non avere una compagna da tanto tempo. A parte una breve storia, non si sa se effettiva o promozionale, con la collega di Mission: Impossible 7 Hayley Atwell, è dal divorzio da Katie Holmes, dieci anni fa, che la sua vita sentimentale sembra congelata.

Troppo lavoro? Troppo coinvolgimento con Scientology, da cui sono scappate le ex mogli Holmes e Nicole Kidman? Chissà. Aspettative troppo alte? Beh, stare con uno il cui mantra è: «Non smetto mai di spingermi oltre: so che la perfezione assoluta non è ottenibile, ma non significa che non la si possa cercare» può rendere più facile essere il suo pubblico in sala che la sua compagna a casa. Dunque, meglio applaudirlo che amarlo?

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