La storia su chi è Francesco Schiavone


Casal di Principe (Caserta) 3 marzo 1954. Camorrista, della confederazione dei Casalesi (che prende il nome da Casal di Principe), che riunisce in un rapporto federativo autonomo tutte le famiglie camorristiche del casertano. – Conosciuto affettuosamente come “Sandokan” per la sua forte somiglianza con Kabir Bedi, il procuratore aggiunto Federico Cafiero de Raho ricorda che una volta, in un’udienza, Schiavone Francesco di Nicola si impuntò e sbraitò appassionatamente che all’anagrafe era solo Schiavone Francesco di Nicola. – Sposato con Giuseppina Nappa, sei figli (in ordine di età, Nicola, Carmine, Ivanhoe, Walter e due gemelle, nate durante la latitanza).

È detenuto al 41 bis dal giorno del suo arresto, l’11 luglio 1998. Per respingere il suo reclamo contro il decreto ministeriale di proroga del regime di carcere duro nei suoi confronti, il 14 dicembre 2006, ai giudici è bastato ricordare i “precedenti giudiziari” del soggetto e la pendenza a suo carico di ulteriori procedimenti per reati legati all’associazione camorristica. – È stato condannato a due ergastoli: il 30 giugno 2006, in secondo grado, per concorso nell’omicidio premeditato di Saverio Ianniello, per il reato di tentato omicidio ai danni di Sahli Mongi e per i reati di detenzione e porto abusivo di armi, fatti commessi a Falciano del Massico il 17 aprile 1983 (ma il 17 maggio 2007 la Cassazione ha annullato la sentenza e rinviato gli atti per un nuovo processo).

Da aggiungere ai 6 anni e 6 mesi di reclusione inflitti in via definitiva il 16 aprile 2004 per porto e detenzione illegale di armi comuni e da guerra e munizioni (tra cui due mitragliatori Kalashnikov tipo Akm70). Tra le ordinanze di custodia cautelare scontate in carcere il 17 marzo 2004, per estorsione ai danni del gruppo Cirio, “avvalendosi della forza di intimidazione derivante dall’appartenenza al clan dei Casalesi, imponendo la distribuzione di quel prodotto ed eliminando ogni tipo di concorrenza”.

Fin da giovane era noto per la sua vocazione criminale (a 18 anni finì in carcere per detenzione e porto abusivo di armi da fuoco). Arruolato nel clan di Antonio Bardellino (affiliato a Cosa Nostra, legato a Tano Badalamenti e Tommaso Buscetta, e sopravvissuto agli agguati dei Corleonesi, che nel frattempo avevano spazzato via il potere dei primi), per la lealtà e il coraggio dimostrati fu assunto nella scorta del narcotrafficante Umberto Ammaturo. Nell’81 divenne un affiliato a tutti gli effetti. Promosso responsabile militare, perseguì con passione le ambizioni di ascesa ai vertici e fece il doppio gioco per sostituire il capobanda Antonio Bardellino.

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