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Caso Flotilla, bufera sul giovane del PD: contestata la sua presenza negli istituti scolastici



Recentemente, un incontro organizzato dai Giovani Palestinesi d’Italia ha suscitato polemiche a Milano. Durante l’evento, i militanti hanno presentato una lezione di storia del sionismo, accompagnata da slide e affermazioni controverse, senza alcun contraddittorio. La situazione ha spinto la Comunità Ebraica milanese a intervenire, esprimendo preoccupazione per il crescente numero di eventi unilaterali che alimentano l’antisemitismo nella città.



Davide Blei, addetto alla comunicazione della Comunità Ebraica, ha dichiarato che è allarmante osservare come, in un periodo in cui gli atti di antisemitismo a Milano stanno aumentando, si continuino a organizzare incontri che non favoriscono un clima di pacificazione. “La Comunità guarda con particolare attenzione a quegli eventi che, invece di portare a un clima di pacificazione, buttano benzina sul fuoco dell’odio contro Israele”, ha affermato Blei. In vista della visita di un consigliere del Partito Democratico al liceo Severi Correnti, ha auspicato che ci sia spazio per il contraddittorio, fondamentale in ogni discussione democratica.

Secondo Blei, il ripetersi di dibattiti a senso unico, come quelli avvenuti recentemente in alcuni licei di Milano, rappresenta “una gravissima violazione del principio di imparzialità che scuole e atenei dovrebbero tenere”. Ha inoltre sottolineato che il profilo social di Paolo Romano, uno dei relatori, evidenzia posizioni estremiste, come nel video in cui definisce la situazione a Gaza un genocidio, accusando Israele di atrocità nei confronti di bambini.

Anche Davide Romano, direttore del museo della Brigata Ebraica, ha chiesto all’istituto Severi Correnti di garantire una pluralità di opinioni, affinché gli studenti possano formarsi un’opinione informata grazie a un contraddittorio. Romano ha lanciato un allarme, affermando che i dati attualmente disponibili indicano che eventi pro-Palestina senza contraddittorio creano pregiudizi antiebraici tra gli studenti. La notizia della presenza di Paolo Romano al Severi Correnti coincide con la pubblicazione da parte della rivista Il Mosaico, che racconta le esperienze di studenti ebrei che temono di rivelare la propria identità a causa di un clima di ostilità.

Le testimonianze sono preoccupanti. Un giovane ha dichiarato: “Oggi, chi non ‘tifa’ Palestina si sente a disagio”. Una studentessa di Giurisprudenza all’Università Statale di Milano ha descritto un ambiente in cui manifesti e slogan pro-Palestina sono onnipresenti. “Non posso esprimere la mia opinione”, ha affermato la ragazza, “essere pro-Pal ormai è uno status sociale”.

La giovane ha condiviso la sua esperienza, spiegando che se qualcuno contraddice le opinioni prevalenti viene maltrattato o escluso. “Ho nascosto sempre di più la mia identità”, ha continuato, rivelando che solo due amiche conoscono le sue origini ebraiche. Ha raccontato di aver visto scritte offensive nei bagni, come “bombe su Tel Aviv, morte ai sionisti”. Inoltre, ha evidenziato come il congelamento del rapporto tra l’Università Statale e la Reichman University abbia portato a un aumento delle tensioni, con gruppi studenteschi che occupano spazi e organizzano assemblee per discutere di boicottaggi contro Israele.

Un altro studente di un liceo di Milano ha espresso il suo disagio per la posizione assunta da alcuni docenti contro Israele. “Durante un minuto di silenzio per la morte di Papa Francesco, il professore di scienze ha chiesto di dedicarlo anche ai bambini di Gaza”, ha riferito, sottolineando come non siano stati menzionati gli ostaggi israeliani e come il primo ministro Netanyahu sia stato paragonato a Hitler.



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